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mercoledì, 04 novembre 2009
ma se dio è in ogni luogo,
sarà anche su quel chiodo vuoto
domenica, 18 ottobre 2009
Comunista come l’acqua che scorre da tutti i rubinetti
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché vorrei che l’acqua potesse arrivare
a tutte le case
e sgorgare limpida e buona da bere
così come è,
senza filtri, additivi e infingimenti.
Forse sono comunista anch’io,
perché non vorrei più vederla imbottigliata
in assurdi contenitori di plastica ed etichettata
con improbabili specchietti per gli allocchi.
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché mi scandalizzo quando penso a
tutto il denaro che spandono e spendono
per indurci a bere proprio quella bottiglia lì
perché fa plin plin, plon plon, plun plun
e la beve pure quello là
che esce tutti i giorni in televisione
ed ha la tipica faccia da paraculo
di chi mangia solo a ristorante
e versa brocche di cristallo
in bicchieri di plastica.
Forse, ora, sono comunista anch’io,
perché mi incazzo come un tuareg assetato
quando penso che convincerci a comprare
l’acqua che era nostra e di tutti
ha aiutato qualcuno
il cui nome mi fa male ricordare
a costruire un impero in cui io sono suddito
e lui satrapo, sultano e imperatore.
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché non vorrei più vedere camion di bottiglie
scorrazzare per il paese da nord a sud e da sud a nord
e quintali e quintali di plastica che invadono le strade
nell’attesa di un riciclo che non si può fermare.
Forse sono comunista anch’io,
e brindo alla tua salute con un altro sorso
di rosso buono bevuto direttamente
dalla bottiglia di vetro riciclato e puro
che passo al compagno
che mi siede accanto
per allargare il giro
(perché l’allegria è un bene
che più lo condividi,
più si moltiplica
e ti ritorna
grato)
…
..
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venerdì, 18 settembre 2009
(a salma fumante e calma calante)
Quando ci scappa il morto,
c'abbia ragione o torto,
vedi in televisione
la carne da cannone,
grondante di emozione.
Allor che scappa il morto,
s'abbia ragione o torto,
la carne da fucile
campeggia sul giornale
a scritta cubitale.
Tra pianti di sconforto
il morto quand'è morto
diventa immortale
eroe nazionale.
Dopo che è morto il morto
continua lo sconforto
dentro il suo proprio orto,
mentre ignara e fiera
sventola la bandiera
sopra la mitragliera.
mercoledì, 09 settembre 2009
0 9 0 9 0 9
Improvvisazione facile ma non troppo
o v v e r o
Il fascino indiscreto della megalomania
si dilegua senza l'avallo della plutocrazia.
(Intanto, io sto a pezzi, sto uno schifo;
mi fa male l’Italia, mi brucia la Liguria
e mi va in fiamme la Campania,
mentre dovrei parlare d'altro
e d'altro vorrei, se altrove fossi
e in altra epoca capitato.)
Salgo sul tetto come un gatto,
la gente sotto, infastidita,
mi tratta come fossi un matto
e tira avanti la sua vita
senza soluzioni né vie d'uscita.
M'agito come un berlusconi,
grido che regalerò milioni,
sfoggio promesse che non mantengo,
dico sconcezze, spargo emozioni,
faccio il bauscia, faccio il balengo,
urlo cazzate e non mi tengo:
ne dico tante senza ritegno,
giuro sul falso, prometto impegno
…
ma lo fo senza televisioni,
senza giornali, senza milioni,
senza balle d'accumulazioni,
senza puttane e senza troni,
senza sorrisi, senza canzoni,
senza minacce né uccisioni.
Arriva d'un tratto la polizia
e in nome della democrazia
m'afferra e mi porta via.
Serve poco la megalomania
non supportata da plutocrazia.
(Lo so, lo so, è tutta colpa mia.
È un'idiozia, è una fetenzia,
e dovrei parlar d'altro, tuttavia:
Povera Italia, Italia ria!)
appendice del giorno dopo
"La maggior parte degli Italiani vorrebbe essere come me e condivide i miei comportamenti.”
Ora che dalle feste del megalomane torna a spuntare pure la cocaina, si ripresenterà il solito copione del berluscone specchio ingigantito (si fa per dire) del paese; si dirà che a tutti gli italiani maschi, maschioni, piacciono le donne, e chi è senza peccato scagli la prima pietra; si ripeterà che siamo gente che ama divertirsi e abusare e ci gongoleremo di essere un popolo furbetto, gaudente e divertente, il più simpatico del pianeta.
Il cerchio si chiuderà ricordando che tirava anche Agnelli (che in fondo è il modello edipico del piccoletto).
E così gli italioti, grandi e piccoli, si sentiranno autorizzati a perseverare nei loro vizi privati e pubblici soprusi. Le cose non potranno che andare peggio, sprofonderemo nel baratro pieni di euforia.
(Accidenti, qua finisce che divento più moralista di mio padre, buona anima.)
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domenica, 30 agosto 2009
C’è gente e ci sarà
C’è gente che non ha neanche gli occhi per piangere; io ho questa casa in cui mi sposto di stanza in stanza nelle calde notti di agosto in cerca di refrigerio. C’è gente che non ha avuto niente dalla vita; io ho avuto tante occasioni da sprecare e sono salito e sceso da tanti treni da confondere una stazione con l’altra e non sapere più dove mi trovo e dove mi perdo. C’è gente che soffre, c’è gente che s’offre, c’è gente che non sa nemmeno contare fino a tre e gente che non conta niente; io, invece, so contare in tante lingue da non riuscire nemmeno a contare in quante lingue so contare e in quante cantare, per quanto stonato. C’è gente, tanta gente, che non leggerà mai queste parole e per loro non cambierà niente, e c’è anche gente, poca gente, che invece le leggerà queste parole, e per loro niente cambierà ugualmente.
Ci sarà gente, forse ci sarà gente che si chiederà perché s’è fermata a leggere che c’è gente e c’è gente, e quando saranno arrivati qui io non potrò fare niente per risarcire il tempo che avranno perso a leggere tutto questo nulla intriso di niente.
Oggi la battaglia per la ricerca di attenzione è più accanita che mai. Sembra che ormai ognuno produca i suoi propri racconti. Non narrano più solo gli scrittori di professione, quelli che pubblicano, quelli che perfino vivono della loro scrittura. Oggi raccontiamo e ci raccontiamo tutti, attraverso e-mail, blog, sms, tumblr e social network, e la battaglia per la ricerca di attenzione si è fatta più accanita che mai.
Eppure, tante volte, ci risulta facile suscitare l’interesse dei nostri interlocutori parlando di niente, parlando del niente che tutti condividiamo.
giovedì, 30 luglio 2009
interludio pseudo-cronachistico in attesa di vacanze
ovvero 3 o 4 cosette tra il faceto e il serio troppo serio
(Contenuto esplicito
e linguaggio che chiama culi i culi,
cazzi i cazzi e berlusconi i berlusconi)
I - Tom's Mispelling
Una coppia svedese è andata a fare in culo per aver scritto sul proprio GPS Natica di Mare invece che Pratica di Mare.
II - “A shprakh iz a dialekt mit an armey un flot”
Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina. (Max Weinreich)
Un dialetto è una lingua che qualche volta c’ha pure una ronda che ti sfonda le palle e ti fa vergognare d’essere nato dove sei nato.
III - Fondi stanziati per il sud nel 2009
- Patrizia D’Addario, trasferta 2.000 euro
- Noemi Letizia, collier Damiani 6.000 euro
- Mariano Apicella, cachet forfettario 12.000 euro
- Giampi Tarantini, servizi di intermediazione, eventuali e varie, 24.000 euro
Sud, Berlusconi: "Questo governo non ha mai trascurato i problemi del Sud.
Sono state anche stanziate somme rilevanti..."
III - Luglio, agosto, settembre (nero) - visione pessimistica assai
A settembre chiuderanno molte fabbriche, qualche lavoratore in cassa integrazione continuerà a tempo indeterminato, altri saranno licenziati e basta, senza ammortizzatori sociali. Tanti precari si troveranno senza lavoro, a settembre, e forse non resisteranno neanche le fabbrichette in nero che pullulavano nei sottoscala del mio paese.
Di questo passo, da settembre circolerà molto meno denaro ed entreranno in crisi anche le salumerie, i negozi di abbigliamento, i cinema, i ristoranti e qualche centro commerciale.
Magari, questo settembre, passerà anche meno pubblicità per le televisioni e, questo sì, sembrerà veramente grave al nostro presidente del consiglio. Ma potrebbe essere troppo tardi…
domenica, 21 giugno 2009
Due composizioni tardo settecentesche
scritte negli anni '80 del XX secolo
(perché non si può parlare sempre
e solo di passione, amore e politica) *
I - [senza titolo]
Ogni cosa ha due lati,
ed ogni lato ha due lati,
ha due lati, ha due lati
(qualche volta
casualmente
correlati).
--oOo--
II - L’infinito euclideo ('88 hh)
Per un punto
passa un numero
di rette
che non finirai
di contare.
Infinita
è la realtà
se alzi lo sguardo.
Per due
una e una sola
retta - infinita.
Passa l’infinito
per due punti,
passano gli infiniti
per uno.
Infinita
la realtà
se alzi lo sguardo.
Per due punti
passa una sola retta e
infinite curve
che si intrecciano
in una rete
infinita.
Infinita la realtà
finito lo sguardo.
P.s. Né finita
la tua immagine
in tra de specchi,
se riesci
a immaginare.
* Anche perché a quei tempi nella mia vita non c'eri né tu né Berluscass né questo suo regno che pare infinito.
(Ma siccome ogni cosa ha due lati, io non smetto di sognare che si sia finalmente giunti al finale dell'utilizzatoRe.
Al Capone chiuse la sua parabola per una questione di tasse, Alì Ber Loscone la chiuderà per una questione di mignotte. Un argomento su cui il Ministro delle Pari Opportunità prima o poi dovrà pur spendere un paio di parole. Nel suo ruolo istituzionale, intendo, non in quello di ex favorita.)
(Epperò,
la vera tragedia
di questo paese
è che
morto un papi,
se ne farà un altro)
((Quanto a te, già sai…))
venerdì, 05 giugno 2009
Cronaca locale
Io sono qui che scrivo, scrivo e mi chiedo dove andremo a finire, intanto che a pochi metri dal mio piccì Luigi Cesaro, cavallo vincente del piddielle provinciale, parla al suo popolo insieme a una ciurma di politicastri locali riciclati da centri e sinistre. La ministra Carfagna, annunciata sui manifesti come una diva in tournée, non è potuta venire. La gente maschera la delusione seguendo la traiettoria dei fuochi d’artificio che ora rimbombano nella piazza. Tra i botti, qualcuno grida Viva Berlusconi, viva la libertà. Nell’aria scroscia una caterva di applausi, mentre a me mi si scrosciano i maroni.
Pensavo che non se ne facessero più di comizi, pensavo bastassero le televisioni e i porta a porta.
Si sta chiudendo la campagna elettorale, questi sono proprio gli ultimi fuochi. Il comizio è un comizio alla vecchia maniera, molto gridato e pieno di avverbi che finiscono in mente, mente, mente. Per un attimo mi affaccio alla finestra per aggiungere qualche immagine al sonoro: la gente in piazza è poca. Ormai il popolo vota, li vota massivamente (mente, mente, mente), ma non sa nemmeno più perché; seguono il flusso, il mandriano del gregge, quello che la spara più grossa.
E' una vecchia storia, e io non so come andrà a finire né vedo vie di uscita.
Provo a distrarmi ripensando a un articolo che ho letto sul Corriere: David Carradine è morto, ieri, alla veneranda età di settantatré anni, per un gioco autoerotico. (Bondi, invece, è vivo e fa il ministro della cultura di questo scalcagnato paese). L'attore è stato trovato con una corda intorno al collo ed una intorno ai genitali. (El País stamattina ha pubblicato cinque fotine di Villa Certosa; la più cliccata mostra un cazzo eretto e una faccia oscurata). Le due funi calavano da un attaccapanni. L’hanno trovato in una stanza di un lussuoso albergo di Bangkok.
Ecco, a me piacerebbe tanto averci un presidente settantatreenne che fa giochini autoerotici con corde e attaccapanni in una camera d'albergo.
Mi piacerebbe tanto avercelo, avercelo, avercelo, e non avercelo più.
Ma so bene che nemmeno questa sarebbe una via di uscita e continuo a chiedermi dove andremo a finire, mentre la folla si allontana dalla piazza, Cesaro si prepara a raggiungere un altro comizio e io penso che, ovunque sia, ovunque andremo, mi piacerebbe portare con me un grappino, una chitarra e un paio di amici.
lunedì, 01 giugno 2009
Suvvia, non s’agiti, signora mia,
è solo una questione di corna.
Apprendiamo stamane
dai liberi giornali
di lotta e di governo
che nella neo-etica italiota
un uomo, se cornuto,
è autorizzato dai fatti
e dalla pubblica opinione
a frequentare minorenni,
anche a frotte,
promettendo
mari, monti,
partecipazioni
cine-televisive
e pezzi di governo,
perché il maschio
è maschio,
la carne è carne
e chi dice male di lui
andrà all’inferno
e da laggiù,
nelle viscere
della terra,
continuerà
a vederlo
fotterci
in eterno;
perciò,
per cui la quale
mi pare anche normale
che colui cui tutto è concesso e può
riceva il consenso generale
espresso (ops!) in centinaia,
migliaia, milioni di voti
allegramente elargiti
dalla maggioranza
degli italioti
che mica sono tutti idioti,
perché, mi consenta,
la maggioranza, si sa,
ha sempre ragione,
che applauda Hitler,
Ceauşescu, Perón,
o Mussolini,
che consumi cocacole,
cocaine, coccoina,
o pannolini,
che deturpi, distrugga,
metta le dita al naso
o che inquini;
e poi, diobbuono,
lo sanno
anche i bambini
che da santachè
mondo è mondo
i grandi uomini
si inculano
i piccini.
Insomma,
signora mia,
se indaga a fondo
si renderà conto che ha
un sapore antico
tutta questa
neo-etica
italiota,
destinata
a diffondersi
per l’Europa intera
e da qui per tutto il mondo
in un allegro girotondo
di nani, noemi, brunette,
ghedini, carfregne e ballerine.
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In the meantime,
nell’attesa che l’Italia tutta subissi
lui e il suo partito di calorosi voti,
Palermo è subissata dalla monnezza,
e anche qui a Napoli cominciano
a riaffiorare i rifiuti dai cassonetti.
Ma questa non è colpa sua,
Del capo sono solo i meriti.
Le colpe sono tutte
dell’opposizione
e del popolo
che non si lascia
guidare a dovere.
Perché lo sa lui
che cosa
è meglio per noi
e come fare per superare il brutto momento
aspettando con ottimismo che giri il vento!
Orsù, antico, operoso e nobile popolo italiano
affidiamoci, dunque, alla sua magica potenza
e liberiamo la mente da ogni incombenza.
Tutto il resto, signore mie,
sono solo private questioni di corna
o è lo spettro comunista che s’aggiorna
con tutta la sua lugubre luce notturna
come la mala erba che sempre ritorna
ignara delle buone ragioni dell’urna!
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E mo’,
alluccate
tutte quante
appriesse a 'mme:
Chi dice ca sì, chi dice ca no,
e’ sempe ‘o popolo ca‘o vo’,
da Casoria a Mondragone,
viva ‘o ‘rre, viva ‘o padrone
Chi dice ca no, chi ca dice sì
chesta storia adda firni’
e chi parla male
‘e Berluscone
o e’ ‘nvediuso
o e' ricchione.
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venerdì, 15 maggio 2009
La bicicletta rossa
Tornò nella casa dove era nato, si mise a letto e trovò lì, intatti, tutti i sogni di quando era bambino. Dopo un attimo di esitazione, scelse quello della bicicletta rossa e non la smise più di girare tra mobili, soffitti e suppellettili.
Dall'ufficio lo chiamavano al cellulare, ma lui non rispondeva, perché a quei tempi non c'era il cellulare, e nemmeno Berlusconi. Cioè, non è che non ci fosse, Berlusconi, ma credo che costruisse solo caserme e palazzi, limitandosi a governare cantieri edili e comitive di pianisti di pianobar e animatori turistici. Forse non ci crederete, ma a quei tempi la televisione aveva solo due canali e, per passare dal secondo al primo o dal primo al secondo, ti dovevi alzare e dovevi schiacciare un bottone che faceva un gran rumore. Lo so, lo so, anche questo vi sembrerà strano, ma quando sull'altro canale cominciava una trasmissione nuova, appariva in basso a sinistra un grande triangolone bianco, e se ci mettevi il dito sopra, non succedeva un bel niente, perché quegli apparecchi non erano sensibili al tatto, e anche grandi e piccini sembravano essere molto meno sensibili ai caroselli, in quei lontanissimi tempi là. Ma forse, a pensarci bene, non è del tutto vero che si era meno sensibili a quella decina di minuti di sarabande e pubblicità; perché io mi ricordo bene che ci ritrovavamo tutti riuniti, alle nove in punto, per sentire di Giò Condor, olandesine volanti e rossi antichi; per quanto poi, siparietti a parte, di pubblicità e propaganda ne girasse molto meno, in quei tristallegri tempi là. Giravano, invece, molte biciclette, e a me pare di rivederne una rossa con cui mi addentravo tra mobili e suppellettili e progettavo sistemi infallibili per far risalire le sue ruote gommate lungo finestre e pareti e gironzolare sulle soffitte e sui tetti. Avevo grandi sogni, ai tempi di quei caroselli, ma il più bello era quello di pedalare giorno e notte col vento in faccia alla luce del sole e della luna.
Va be', sto divagando: questa è un'altra storia, e anche quella sembrava essere un'altra storia, a pensarci bene.
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Lo so che Carosello faceva alle 8 e 50 e non alle nove in punto come c'è scritto qua sopra. Ma la voce narrante di questo pezzullo si ricordava così e così ha scritto, magari anche per non appesantire ulteriormente quel già lungo e arzigogolato periodo di interruzione pubblicitaria. Questioni di stile. Mica cose da poco...
domenica, 10 maggio 2009
c o s ' è c o s ' è
ecco perché
se penso a questa banda
il vomito m'inonda
m'allaga e poi m'affonda
e non faccio che sognare
di stare in mezzo al mare
lontano insieme a te
ah l'amore, ah l'amore,
ah l'amore che cos'è
mercoledì, 29 aprile 2009
Il casolare degli italioti idioti
E in mezzo a storiacce di corna sempre affilate, galletti arzilli, asini infoiati e papere stranazzanti, la fattoria degli animali italioti si distrae dalla crisi e dall'immondizia nascosta sotto i tappeti.
Ignari che il debito avanza, che la fama s'infama e che la fame cresce, i domestici animali del casolare restano a guardare a bocca spalancata il grande maiale travestito da re e sognano castelli, ville faraoniche, stalle e pollai ampliati di un tot per cento; ottenebrati narcotizzati e sedati come sono dall'influenza nefasta dei suini governativi, che crapulano e fanno i loro porci comodi tra il plauso generale di muli, capretti, capponi, zoccole e cani ammaestrati.

[con mille scuse al nobile regno animale,
ed, in particolare, al generoso maiale,
al nerboruto asino ed all'oca giuliva,
per il poco cortese accostamento.]
martedì, 31 marzo 2009
scomplimento (esercizio di stile)
Non ti piace Luana De Palma? Guarda un po’, a me Luana De Palma mi attizza molto, mi fa impazzire; mi piace tutta, tranne il naso.
Sì, è vero, tu non le somigli per niente, sei diversa da lei in tutto; tranne il naso. Il vostro naso sì, è identico e identicamente orripilante, come tutto il resto del tuo corpo e della tua anima; se c’è l’hai un’anima, brutta stronza che non sei altro. Brutta senz’anima e senza un granello di cervello; brutta, senza niente e nulla di bello. Brutta senza sale, senza pepe né alcun condimento. Brutta senza senso e senza possibilità di cambiamento. Brutta brutta come è brutto ciò che sento quando ti vedo e resto tutto il tempo turbato, livroso e scontento, come sorpreso da un mal vento in un oscuro giorno d’inverno che sembra un inferno, dopo aver visto te.
Mi piacerebbe, ora, che vi cimentaste voi a rimuginare insulti, sgarberie, invettive, sbeffeggiamenti, cialtronerie, dileggiamenti vari e implacabili esecrazioni da rivolgere ai vostri peggiori nemici ed alle persone più antipatiche che avete avuto la sfortuna e il dispiacere di conoscere.
Bene accette (molto ben accette) anche ingiurie furiose e feroci imprecazioni indirizzate al popolo maggioritario delle libertà. Come ho scritto altrove, se quello della premiata ditta Berlusconi-Fini è il popolo degli italiani liberi, io mi dichiaro prigioniero (politico) e dalla mia cella buia mi preparo a imbastire le peggiori insolenze, maledizioni e bestemmie.
Questo era solo un esercizio di riscaldamento.
mercoledì, 1 aprile 2009 ha inveito anche melacecca
giovedì, 05 marzo 2009
Die große Krisis
Gaza, Gas, Crisi.
Che fare, che fare,
che farete voi stasera?
Resterete in casa
a guardare la tivvù
o ci si affaccia
a intrecciare
quattro chiacchiere
su Facebook?
Che fare, che fare,
che si fa stasera?
Ci si siede in poltrona
a sentire il tempo
fluire nei cucù
o si mette in scena
un nuovo look
per vedere
l'effetto che fa
e sentirci eroici
e perfetti
almeno
per un minuto?
Che fare, che fare,
che si fa stasera?
¿Qué tal se si scende in strada
tutti belli e agghindati
a fare una ronda
e ci si riscalda
al fuoco di uno straniero;
anche se poi va a finire
che nel quartiere
puzza un po'
e ai bambini
ci viene
la tosse?
Ahi, ahi,
große Krisis.
Mondo Marcio,
ma per me
va Tutto Bene
e non sento
le mie pene
mentre gioco
al Fantacalcio.
Crisi Grande,
Mondo Marcio,
ma se butto
un po' di blu nel pene
e un altro grammo
nelle vene
nulla m'è più
di intralcio.
Grande Crisi,
ma io marcio
nel marcio
e apro un varco,
uno squarcio
in cui lanciarmi dentro
come se niente fosse
o fosse stato.
E va bene così
nel mio migliore
dei mondi possibili.
domenica, 25 gennaio 2009
Sümela, Trabzon/Trebisonda
Note sparse dall'Est
Poi forse un giorno vi racconterò della mia Turchia (ovvero della Turchia secondo Gaetano). Per ora, mentre canta per la quarta volta il muezzin e io non so assolutamente se c'è pace nei cieli e sulla terra di Gaza, vi dico solo che sono appena tornato da Sumela, un posto bellissimo nei pressi di Trabzon, la storica città della Turchia Orientale che fino all'altroieri chiamavo anch'io Trebisonda.
Si percorrono una quarantina di minuti di autobus e un'oretta di cammino a piedi per raggiungere un monastero ortodosso arroccato su una montagna assolata in mezzo a vette piene di ghiaccio e neve; si arriva col fiatone a 1300 metri di altezza, inoltrandosi nella boscaglia lungo un sentiero sinuoso e scosceso e, improvvisamente, si scorge tra i rami questa costruzione imponente che sembra venire fuori direttamente dalla pietra della montagna; e ti chiedi come fecero a costruirla là sopra, inerpicata sulla roccia, più di 1600 anni fa, alla fine del IV secolo dopo Cristo. Un miracolo umano in mezzo a una una natura miracolosa assai.
Purtroppo, è possibile visitare solo una piccola parte delle secolari stratificazioni che costituiscono l'edificio. Appena si entra, si assiste allo spettacolo architettonico di un insieme di costruzioni che dall'alto fanno un classico Presepe Effekt e da vicino rivelano meravigliosi affreschi e decine di finestre con scorci mozzafiato che inquadrano il cielo e la fitta vegetazione della montagna. C'è da restare incantati. E ti pare di perdere la trebisonda, grazie a dio. Non importa che sei e resti agnostico. Perché è sicuro che, come canta il muezzin: Lā ilāh illā Allāh, e come dico io, se c'è, se v'è, se ci fosse, non v'è dio se non Iddio. Insomma, se proprio vogliamo onorarlo, meglio su queste montagne che sui campi di battaglia.
Hayya 'alā l-falāh (questa si ripete due volte e vuol dire: Orsù, alla salvezza.)
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