|
martedì, 24 novembre 2009
pe-
ri-
to
despierto
perito
de-
ses-
pe-
ra-
do
finito
morto
hai risvegliato
la mia anima sopita e l’animale che l’ospita,
poi ci hai dato un taglio che io non posso dimenticare,
il corpo solcato da cicatrici che mantengono viva ogni piaga della mia memoria
lunedì, 09 novembre 2009
filastrocca farlocca dell'evanescenza e della scemenza
evanescente come una bolla / e bella più bella della bolla
che a guance gonfie la fanciulla / ridendo soffia e poi più nulla
nulla da dire, nulla da fare / scompari come un'onda del mare
scompari come un'onda scompare / scompari come scompare il mare
la notte di chi non sa amare / e scrive versi da far cagare
anche gli stitici più restii / e gli amanti dai molti addii.
mercoledì, 04 novembre 2009
ma se dio è in ogni luogo,
sarà anche su quel chiodo vuoto
venerdì, 30 ottobre 2009
Sfoglia sfoglia margarita, pe’ sapé si ‘sta vita
tene senso oppure no. Ma forse no.
Oh, no, no no, no no!
Quando la notte scende
dentro la botte cresce
trabocca e poi pende
vino che fuoriesce,
esce, mesce e m’esce.
Verso l’ultima ora,
verso della malora!,
verso un sorso ancora
verso quella pulzella
che il core mi accora;
Per lei bella più bella,
mora che m’innammora,
bevo a garganella
da dentro la mia cella,
sotto una buona stella
ca’ m’arrecreja ‘a pella.
La stella sempre quella
che vidi in una stalla
seduto sulla sella
d’una bella cavalla
di tanto tempo fa
(allisce ‘stu babà),
ma questo già si sa
(so’ propio baccalà)
e di più non dirò
pure perché non so
se sì è sì o no
o no,
no no,
no
no
.
domenica, 18 ottobre 2009
Comunista come l’acqua che scorre da tutti i rubinetti
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché vorrei che l’acqua potesse arrivare
a tutte le case
e sgorgare limpida e buona da bere
così come è,
senza filtri, additivi e infingimenti.
Forse sono comunista anch’io,
perché non vorrei più vederla imbottigliata
in assurdi contenitori di plastica ed etichettata
con improbabili specchietti per gli allocchi.
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché mi scandalizzo quando penso a
tutto il denaro che spandono e spendono
per indurci a bere proprio quella bottiglia lì
perché fa plin plin, plon plon, plun plun
e la beve pure quello là
che esce tutti i giorni in televisione
ed ha la tipica faccia da paraculo
di chi mangia solo a ristorante
e versa brocche di cristallo
in bicchieri di plastica.
Forse, ora, sono comunista anch’io,
perché mi incazzo come un tuareg assetato
quando penso che convincerci a comprare
l’acqua che era nostra e di tutti
ha aiutato qualcuno
il cui nome mi fa male ricordare
a costruire un impero in cui io sono suddito
e lui satrapo, sultano e imperatore.
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché non vorrei più vedere camion di bottiglie
scorrazzare per il paese da nord a sud e da sud a nord
e quintali e quintali di plastica che invadono le strade
nell’attesa di un riciclo che non si può fermare.
Forse sono comunista anch’io,
e brindo alla tua salute con un altro sorso
di rosso buono bevuto direttamente
dalla bottiglia di vetro riciclato e puro
che passo al compagno
che mi siede accanto
per allargare il giro
(perché l’allegria è un bene
che più lo condividi,
più si moltiplica
e ti ritorna
grato)
…
..
.
martedì, 29 settembre 2009
un amorevole consiglio da un amico
a volte basta solo un pacchetto,
un pacchetto di cioccolattini e
un paio di rose rosse o rosa,
per farla rientrare dai propositi
più oscuri e lasciarle aprire
il cofanetto aulentissimo
e odoroso di tutte quelle
cose preziose e linde
che porta dentro
ascose
solo per te e per sé,
che da soli fate
già più di tre,
tutte quelle cose,
deh, tutte quelle cose
che potrebbero essere
un po’ pure per me
che sono qui
a parlare di lei, di te,
di voi, del suo papa,
del suo pappa e del suo re,
che poi saresti sempre tu,
tu, tu e tu che mi leggi e che ascolti
come ti parlassi del tempo che fu,
ignorando il qui ed ora
su cui soffia la tua bora
di sbuffi e noia;
mentre lei,
è ovvio,
me-
ri-
te-
rebbe
di più,
molto di più;
qualcuno tipo me e me,
tanto per fare un esempio.
venerdì, 18 settembre 2009
(a salma fumante e calma calante)
Quando ci scappa il morto,
c'abbia ragione o torto,
vedi in televisione
la carne da cannone,
grondante di emozione.
Allor che scappa il morto,
s'abbia ragione o torto,
la carne da fucile
campeggia sul giornale
a scritta cubitale.
Tra pianti di sconforto
il morto quand'è morto
diventa immortale
eroe nazionale.
Dopo che è morto il morto
continua lo sconforto
dentro il suo proprio orto,
mentre ignara e fiera
sventola la bandiera
sopra la mitragliera.
mercoledì, 09 settembre 2009
0 9 0 9 0 9
Improvvisazione facile ma non troppo
o v v e r o
Il fascino indiscreto della megalomania
si dilegua senza l'avallo della plutocrazia.
(Intanto, io sto a pezzi, sto uno schifo;
mi fa male l’Italia, mi brucia la Liguria
e mi va in fiamme la Campania,
mentre dovrei parlare d'altro
e d'altro vorrei, se altrove fossi
e in altra epoca capitato.)
Salgo sul tetto come un gatto,
la gente sotto, infastidita,
mi tratta come fossi un matto
e tira avanti la sua vita
senza soluzioni né vie d'uscita.
M'agito come un berlusconi,
grido che regalerò milioni,
sfoggio promesse che non mantengo,
dico sconcezze, spargo emozioni,
faccio il bauscia, faccio il balengo,
urlo cazzate e non mi tengo:
ne dico tante senza ritegno,
giuro sul falso, prometto impegno
…
ma lo fo senza televisioni,
senza giornali, senza milioni,
senza balle d'accumulazioni,
senza puttane e senza troni,
senza sorrisi, senza canzoni,
senza minacce né uccisioni.
Arriva d'un tratto la polizia
e in nome della democrazia
m'afferra e mi porta via.
Serve poco la megalomania
non supportata da plutocrazia.
(Lo so, lo so, è tutta colpa mia.
È un'idiozia, è una fetenzia,
e dovrei parlar d'altro, tuttavia:
Povera Italia, Italia ria!)
appendice del giorno dopo
"La maggior parte degli Italiani vorrebbe essere come me e condivide i miei comportamenti.”
Ora che dalle feste del megalomane torna a spuntare pure la cocaina, si ripresenterà il solito copione del berluscone specchio ingigantito (si fa per dire) del paese; si dirà che a tutti gli italiani maschi, maschioni, piacciono le donne, e chi è senza peccato scagli la prima pietra; si ripeterà che siamo gente che ama divertirsi e abusare e ci gongoleremo di essere un popolo furbetto, gaudente e divertente, il più simpatico del pianeta.
Il cerchio si chiuderà ricordando che tirava anche Agnelli (che in fondo è il modello edipico del piccoletto).
E così gli italioti, grandi e piccoli, si sentiranno autorizzati a perseverare nei loro vizi privati e pubblici soprusi. Le cose non potranno che andare peggio, sprofonderemo nel baratro pieni di euforia.
(Accidenti, qua finisce che divento più moralista di mio padre, buona anima.)
|
lunedì, 20 luglio 2009
Sonetto dell’etterno ritorno
(tratto da un manoscritto rinvenuto da un reiterante passato)
Per quanto non lo possa rimembrare
so per certo e non puotesi negare
che quand’ero un piccolo ‘nimale
che ansimava nel muover la coda
dentro l’antro umido e oscuro
ch’altrui labbra mi posson richiamare…
quando ero quel piccolo animale,
dicevo, io non sapevo, dicevo,
che cosa m’aspettava di là fuori,
e a saperlo avrei corso meno
per cercare di non essere primo
e restarmene in tra quelle cosce
ove dileguansi tutte le angosce
di chi troppo sa e nulla canosce.
mercoledì, 08 luglio 2009
Muito Romântico
trentatreesimo frammento
(l'una rossa, l'altra non so)
eccola qua,
un'altra notte insonne
a contare le nuvole addensate
sulle cose che sono ormai passate
nelle cosce delle trascorse donne
eccolo qua, l'allocco che non dorme
pensando a te che te ne andasti via
ma resti dentro com'una mania
grande, scura, inconsueta, enorme,
fuor d'ogni norma e calcata orma
che si conformi
alla normata forma
eccolo qua,
il povero gaetano,
ieri preso da foga,
oggi arreso alla fuga
e appeso a una figa
che se ne frega
se lui annega,
oppure annaspa,
tirandosi una sega
sotto una spada o una daga
mentre tutto intorno dilaga
e rompe gli argini la diga
dei sentimenti suoi
che vorrebbe
ancora
come prima
intrecciati ai tuoi.
ecchele qua,
ebbi' loco,
ebbi' llanne,
pecché
tu 'o saje
ca tira cchiu
nu pilo
'e pucchiacca
ca na pariglia
e vuoje;
ma chiste
mo' so fatte mie
e nun so cazze tuoje.
ecco qua,
me so' sfugato,
pure si sto alluccanno
cu na mano int'a sacca
o bavero aizzato
e 'na funa 'nganna.
giovedì, 02 luglio 2009
R i t r a t t o d i P a e s e
ritratto
di un paese
insozzato, ingozzato,
rimbecillito, raggirato
e sgozzato
da magnati milanesi,
malfattori mafiosi,
magistrati ammanigliati,
mignotte miracolate
e masse malleabili
e malaccorte
assolutamente
assuefatte
alle malefatte
del potere.

ritratto
di un paese
assimilato
e ammaliato
dalle macchinazioni
machiavelliche
dei gran maestri
della manipolazione
ritratto
di un paese
maledetto,
maldicente,
mammista,
mansueto,
malfamato,
malfido,
maneggione,
mediocre,
mangione,
megalomane,
mefitico,
menzognero,
meschino
e menefreghista
ritratto
di un paese
malmesso,
soprattutto
malmesso,
e
scarsamente
propenso
alla critica
e al cambiamento.
|
N.B.
Al sesto e settimo rigo (titolo escluso)
avrei potuto invertire l'ordine dei fattori e scrivere
da magnati mafiosi
e da malfattori milanesi.
oppure
da magnati malfattori
e da mafiosi milanesi.
e il prodotto non sarebbe cambiato più di tanto,
purtroppo.
|
|
Piccolo aggiornamento serale
E ancora non avevo letto dell'ignobile Ddl sulla sicurezza approvato oggi al senato. Praticamente una versione riveduta e scorretta delle leggi razziali. Ritratto di una paese intollerante e chiuso in se stesso come una crisalide nel suo bozzolo, come una lumaca immersa nella sua bava appiccicosa, come un ragno intrappolato nella sua stessa tela.
Pensassero piuttosto alla sicurezza sui mezzi di trasporto, alla sicurezza sul lavoro, alla sicurezza delle pene per i potenti che delinquono…
|
domenica, 21 giugno 2009
Due composizioni tardo settecentesche
scritte negli anni '80 del XX secolo
(perché non si può parlare sempre
e solo di passione, amore e politica) *
I - [senza titolo]
Ogni cosa ha due lati,
ed ogni lato ha due lati,
ha due lati, ha due lati
(qualche volta
casualmente
correlati).
--oOo--
II - L’infinito euclideo ('88 hh)
Per un punto
passa un numero
di rette
che non finirai
di contare.
Infinita
è la realtà
se alzi lo sguardo.
Per due
una e una sola
retta - infinita.
Passa l’infinito
per due punti,
passano gli infiniti
per uno.
Infinita
la realtà
se alzi lo sguardo.
Per due punti
passa una sola retta e
infinite curve
che si intrecciano
in una rete
infinita.
Infinita la realtà
finito lo sguardo.
P.s. Né finita
la tua immagine
in tra de specchi,
se riesci
a immaginare.
* Anche perché a quei tempi nella mia vita non c'eri né tu né Berluscass né questo suo regno che pare infinito.
(Ma siccome ogni cosa ha due lati, io non smetto di sognare che si sia finalmente giunti al finale dell'utilizzatoRe.
Al Capone chiuse la sua parabola per una questione di tasse, Alì Ber Loscone la chiuderà per una questione di mignotte. Un argomento su cui il Ministro delle Pari Opportunità prima o poi dovrà pur spendere un paio di parole. Nel suo ruolo istituzionale, intendo, non in quello di ex favorita.)
(Epperò,
la vera tragedia
di questo paese
è che
morto un papi,
se ne farà un altro)
((Quanto a te, già sai…))
lunedì, 01 giugno 2009
Suvvia, non s’agiti, signora mia,
è solo una questione di corna.
Apprendiamo stamane
dai liberi giornali
di lotta e di governo
che nella neo-etica italiota
un uomo, se cornuto,
è autorizzato dai fatti
e dalla pubblica opinione
a frequentare minorenni,
anche a frotte,
promettendo
mari, monti,
partecipazioni
cine-televisive
e pezzi di governo,
perché il maschio
è maschio,
la carne è carne
e chi dice male di lui
andrà all’inferno
e da laggiù,
nelle viscere
della terra,
continuerà
a vederlo
fotterci
in eterno;
perciò,
per cui la quale
mi pare anche normale
che colui cui tutto è concesso e può
riceva il consenso generale
espresso (ops!) in centinaia,
migliaia, milioni di voti
allegramente elargiti
dalla maggioranza
degli italioti
che mica sono tutti idioti,
perché, mi consenta,
la maggioranza, si sa,
ha sempre ragione,
che applauda Hitler,
Ceauşescu, Perón,
o Mussolini,
che consumi cocacole,
cocaine, coccoina,
o pannolini,
che deturpi, distrugga,
metta le dita al naso
o che inquini;
e poi, diobbuono,
lo sanno
anche i bambini
che da santachè
mondo è mondo
i grandi uomini
si inculano
i piccini.
Insomma,
signora mia,
se indaga a fondo
si renderà conto che ha
un sapore antico
tutta questa
neo-etica
italiota,
destinata
a diffondersi
per l’Europa intera
e da qui per tutto il mondo
in un allegro girotondo
di nani, noemi, brunette,
ghedini, carfregne e ballerine.
|
In the meantime,
nell’attesa che l’Italia tutta subissi
lui e il suo partito di calorosi voti,
Palermo è subissata dalla monnezza,
e anche qui a Napoli cominciano
a riaffiorare i rifiuti dai cassonetti.
Ma questa non è colpa sua,
Del capo sono solo i meriti.
Le colpe sono tutte
dell’opposizione
e del popolo
che non si lascia
guidare a dovere.
Perché lo sa lui
che cosa
è meglio per noi
e come fare per superare il brutto momento
aspettando con ottimismo che giri il vento!
Orsù, antico, operoso e nobile popolo italiano
affidiamoci, dunque, alla sua magica potenza
e liberiamo la mente da ogni incombenza.
Tutto il resto, signore mie,
sono solo private questioni di corna
o è lo spettro comunista che s’aggiorna
con tutta la sua lugubre luce notturna
come la mala erba che sempre ritorna
ignara delle buone ragioni dell’urna!
|
E mo’,
alluccate
tutte quante
appriesse a 'mme:
Chi dice ca sì, chi dice ca no,
e’ sempe ‘o popolo ca‘o vo’,
da Casoria a Mondragone,
viva ‘o ‘rre, viva ‘o padrone
Chi dice ca no, chi ca dice sì
chesta storia adda firni’
e chi parla male
‘e Berluscone
o e’ ‘nvediuso
o e' ricchione.
|
sabato, 23 maggio 2009
Milano, avanti ieri.
Due improvvisazioni / in ottava senza rima /
che non c'entrano con questa / bella cosa che sta qua / e m'ha fatto salutare / da vicino tanta gente / che fino a poco fa / sapevo solo a parole / (grazie, grazie, prego, grazie)
I
Come essere umano
mi è d'uopo affermare
che i momenti più belli
di tutta la mia vita
li ho per certo vissuti
allorché ti ho sentita
veramente animale
e come tale amata
sbattuta et adorata
su vette rasente cielo
(détta coi toni mocciosi
che vanno per la maggiore,
tanto per dimenticare
che soffro l'eterno male
di every day invecchiare
come una vela al mare
sott'un vento senza fine.)
FINE
II
Finito il tempo in cui
si scoppiava di parole,
ora si scoppia in strada,
al caldo delle polveri,
o sotto il duro giogo
delle replicate crisi
che sconvolgono le vite,
anche se il premier ride
e l'opposizione siede
aspettando cadaveri
sulla sponda di un fiume
melmoso e inquinato
in cui sarà triste fare
l'irreversibile parte
del cadavere, un giorno
che per noi ormai il tempo
sarà pure lui finito.
FINITO
[Se vi va, esprimete la vostra preferenza per la uno (I) o la due (II). E siate clementi. A Milano faceva un caldo della madonnina ed io non ero molto in me. Peraltro, mi ha sconvolto trovare ribaltato il mio immaginario. Pensavo che la capitale della crisi italiana fosse una città brutta e noiosa. E invece mi sono ricreduto, grazie anche a chi me l'ha fatta passeggiare da dentro nei limiti del tempo brevissimo che avevo disponibile. Mannaggia la miseria, mannaggia la morte e mannaggia il tempo che non la smette di cingerci d'assedio!
(E grazie puranco a tutta la redazione e all'organizzazione di B&N che m'ha offerto l'occasione e dato la soddisfazione di questa premiazione in mezzo a tutta questa popolazione che m'ha dedicato tanta immeritata attenzione che vorrei rivolta soprattutto all'illustatrice della mia obliqua immaginazione: Eugenia Monti.)]
domenica, 10 maggio 2009
c o s ' è c o s ' è
ecco perché
se penso a questa banda
il vomito m'inonda
m'allaga e poi m'affonda
e non faccio che sognare
di stare in mezzo al mare
lontano insieme a te
ah l'amore, ah l'amore,
ah l'amore che cos'è
|
|