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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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giovedì, 24 settembre 2009
 
sesto anniversario sul viale del tramonto

stop the post! by gaetano aitan vergara

Oggi questo blog compie sei anni. Sei anni sono tanti. Ormai sembra un vecchietto un po' stanco con intorno tutta una miriade di giovani social network e twitter che lo trascurano, lo trattano come un vecchio bacucco sempre impegnato a dire cose barbose e a lamentarsi della realtà virtuale e di quella reale o presunta tale. Ma non importa, io gli faccio i miei auguri, faccio i miei migliori auguri al mio caro blog: gli auguro di continuare ad avere voce finché ci sarà qualcuno disposto ad ascoltare e, magari, anche a scambiare quattro chiacchiere con lui su questo viale sempre più desolato e oscuro.

 

postato da aitan | 19:19 | Permalink | commenti (32)





domenica, 12 aprile 2009
 

F e l i c e s  P a s c u a s
H a p p y    E a s t e r
F r o h e  O s t e r n

finché

la barca va

e la gallina italiota

starnazza, scorrazza e scacazza

frattanto che la terra tutta freme sussulta e trema

e sulla città distrutta si continuano a sparare cazzate senza tema

che la televisione non smette di trasmettere, implacabilmente, celebrando

il record delle nostre voyueristiche visioni
che i berlusconidi trasformano in milioni

gallina starnazzante su uovo di cioccolata - pasqua 2009 - by (c)(c) gaetano aitan vergara

{mioddio, mioddio! povera patria e povera natura strutta, distrutta e fra i sussulti risvegliata

[e so' cazzi amari quando si sveglia storta, madama madre matrigna la natura

(e in verità ultimamente neanche io ho dormito tanto bene –

ma di questo parleremo a pasqua fatta,

se resiteremo a tanta angoscia,

a tanta ambascia e a

tanta cioccolata.

)]}

Ancora auguri,
in ogni caso,
in ogni casa,
in ogni tenda,
in ogni terra,
in ogni senso.

Stàteve 'bbuono!


postato da aitan | 10:06 | Permalink | commenti (28)





martedì, 23 dicembre 2008
 

auguri in tempo di crisi by gaetano aitan vergara (c)(c) 2009

p a r e   c h e    t r a   u n   p a i o   d i   g i o r n i   s i a    n a t a l e 

postato da aitan | 17:23 | Permalink | commenti (40)





sabato, 13 dicembre 2008
 

Scorci Sanza Speme

È tutta una questione di prospettiva. Visti di sguincio, dal basso verso l'alto, i figli sembrano migliori dei padri; visti di sbieco, da cima a fondo, li percepiamo peggiori. Ma la fottuta realtà è che cresceranno e inciamperanno nelle stesse pietre.
E questo è solo un aforisma, un aforisma sanza speme, di quelli che fanno finta di interpretare il mondo, ma lo reinventano in forma di parola. E questo è solo un aforisma, un aforisma sans sperme, con poco senso e nullo seme, che di certo non perpetrerà la catena e non figlierà né troverà sulla sua strada fratelli, servi o padroni.
E questo è solo un aforisma; tutto il resto non sta qua.


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venerdì, 03 ottobre 2008
 

Recuerdos centrífugos que se borrarán

El Toro Osb - Recuerdo de gaetano 'aitan' vergara (c)(c) 2008 - clic here!

 La muerte borrarà los recuerdos, pero no mis palabras è una scritta che campeggia su un muro di Salamanca e che vuol dire La morte cancellerà i ricordi, ma non le mie parole.
L'ho fotografata nella certezza che presto sarebbe stata borrata, cassata, cancellata; come capita con ogni umana produzione: pagina di quaderno, enciclopedia in cd-rom, figliolanza o cattedrale che sia.
Aggiungo, altrettanto futilmente, che non volevo parlare di questo, quando ho pensato di caricare il montaggio di fotine salamantine che campeggia sui muri di questo post a futura peritura memoria.


postato da aitan | 23:20 | Permalink | commenti (26)





martedì, 05 agosto 2008
 

Etsi Deus daretur
Piccole teologie della negazione

160208
Se esisti e puoi fare qualcosa e te ne stai lassù a guardare come un coglione con le mani in mano e senza battere ciglio né dire una parola, allora sei un inetto o un sadico di merda, e io spero che finisca presto il tuo fottuto spettacolo da quattro soldi; ché io mi sono rotto le palle di muovermi e sbattermi come un dannato per dare sfizio a te.

070408
Ahi, se tanti prelati e porporati vivessero, etsi Deus daretur, come se Dio esistesse!

030808
Che poi negli ultimi tempi mi torna spesso un pensiero… E se ognuno di noi avesse a disposizione un determinato numero di anni, mettiamo 100, tanto per fare un esempio, e di questi 100 siamo destinati a viverne un tot qui, in modo più o meno affannoso, e un tot dall'altra parte, in un clima di gioia, allegria e passioni da paradiso mussulmano.(*) Immaginate, dunque, che io e voi siamo così coglioni da affannarci a tenercela stretta stretta, questa vita, e invece tutto il bello ci aspetta da quell'altro lato e noi, quaggiù, ci stiamo pure consumando il nostro bonus giorno per giorno, contenti di esserci svegliati un'altra volta e sentire ancora i nostri passi risuonare su questa maledetta terra…
Che enorme inculata sarebbe questa vita!
--------------
(*) Parlo di paradiso mussulmano perché quello cristano esercita su di me un fascino pressoché nullo; ma se a voi piace l'idea di vivere in un'atmosfera di serenità perenne e immobilità assoluta, liberi di immaginarvi il prosieguo del percorso in un'altra vita cristiana, cattolica, apostolica e romana.

050808
Ok, è chiaro, ho bisogno di staccare. È stato un anno lungo e faticoso. Comincio a uscire fuori di senno… Bisogna assecondare i segni che vengono dal nostro corpo e dalla mente che vi risiede.
Sto pensando di ritirarmi in mistica meditazione nella cella di un monastero. Possibilmente ortodosso. In onore delle mie amiche serbe, rumene ed armene.
Devo solo decidere se la mia stanzetta debba inerpicarsi sul cucuzzolo di una montagna vista nuvole o restare adagiata sulle rive del mare, col sottofondo dello scroscio delle onde sugli scogli. (Ho sempre pensato che si sente più forte la voce di Dio nel fragore delle onde e negli strepiti della tempesta.)

 

postato da aitan | 12:01 | Permalink | commenti (26)





martedì, 01 luglio 2008
 

Cose che (incredibilmente) sfuggono alla nostra attenzione
oppure che non si sa, non si vuole o non si può vedere

Il colore degli occhi del controllore che ti ha fatto sobbalzare il cuore e che la notte, pensandolo tra le lenzuola bagnate, ti sei sentita vuota "come un tunnel tra le sabbia del Sahara".
Le cose che ho mangiato oggi a colazione e a pranzo e quelle che mangerò a cena (ok, lo so, me lo avrai già detto trecento volte, ma proprio non riesco a ricordarlo).
Le ferite sul braccio del bambino che ti pulisce i vetri.
Il modo di toccarsi il naso e cambiare il tono di voce quando parla di lei.
L'odio nello sguardo del tossico a cui avete negato la monetina dopo che lui vi aveva raccontato una lunga storia di treni persi, neonati a casa, e ora-non-mi-buco-più.
Il pelo pubico degli attori maschi dei film porno, che per quanto ti concentri non sai dire se ce l’hanno una qualche ombra di peluria o sono completamente rasi come indecenti bambini (e neanche riusciresti a dirti se ti piacerebbe di più guardare il loro cazzo spuntare come un albero da un cespuglio o vedere ergersi quella colonna dal pavimento di marmo glabro di una piazza di De Chirico.)
I modi bruschi con cui un padre tratta i suoi figli nello scompartimento in cui leggi svogliatamente il giornale.
Una perversa ombra di malvagità nel sorriso del primo ministro del paese in cui vivi.
Un uomo che, brandendo due fiori, sculaccia una donna (o un altro uomo, questo non lo ricordo nemmeno io) nel pannello centrale del Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch.
Una giovane donna che porta a spasso il suo cadavere con sfrontata nonchalance.
Il suo sguardo quando tu parli di quell’altro o lui di quell’altra e ogni altra possibile variazione.
La terza traccia del cd che ti ho regalato la seconda volta che ci siamo visti e che già preannunciava il nostro finale.
Un'involontaria citazione da A Love Supreme nell'assolo di sax di quel nostro amico di non ricordo dove.
Le rime e gli anagrammi sparpagliati nella prosa che leggi distrattamente senza soffermarti su nessuna parola e su niente.
Le dimensioni delle sue pene.
L'anello al dito.
Le dimensioni del suo pene (in specie quando è al riposo).
Un fremito nella voce, mentre abbassava lo sguardo.
Una parola che ripete in continuazione e che è un chiaro segno di ciò che vuole da te.
Un uomo che si accascia al suolo mentre tu corri a prendere l'ultimo treno.
Lo strano modo in cui qui passo da lui al lei, dal tu al noi, dall’io a non so che e perché.
La ragione per cui continuate a leggere mentre potreste essere altrove e io, chiaramente, potrei pure continuare all'infinito, ma mi fermo qui perché mi duole un dito e preferirei avere altro da fare.

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sabato, 21 giugno 2008
 

¡OjO!
inter-ludio molto occhiuto con quiz allegato

Passano molte cose per gli occhi, e non tutte le vediamo. E anche quelle che vediamo, non sempre arrivano alle pupille della nostre mente e a quel complesso meccanismo di percezioni che chiamiamo cuore.

"Occhio che non vede, cuore che non sente."
È una frase che mi ripeto spesso, e credo di attribuirle più significati di quanto la semiotica dei proverbi preveda.
"Lontano dagli occhi, lontano dal cuore."
Eppure, in certi momenti, mi pare di pensarti ancora, mi pare di pensarvi ancora, ieri come ora e come allora. Non c'è chiarezza nel mio sguardo; salvo qualche volta, dopo che il pianto lo pulisce tutto oppure quando una risata sonora mi fa stringere parzialmente le ciglia e ogni cosa improvvisamente sembra a fuoco: in un batter d'occhio, la realtà si illumina di senso, come se fino ad un momento prima fossi stato ottenebrato, accecato e orbo di tanto spiro.

In spagnolo, occhio si dice "ojo", e a me sembra sempre di vedere due occhi e un naso nei segni grafici di queste tre lettere simmetricamente disposte.

'OjO' disegno di gaetano aitan veragara (c)(c) 2008

"Occhio, il medico dice sei depresso, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento."

¡Ojo! (ojo) ¡OjO! scritto così, tra due punti esclamativi (ma a volte anche senza) si usa per richiamare l'attenzione dell'interlocutore. Come se veramente ci fosse più concentrazione nella vista che in ogni altro senso di cui siamo naturalmente dotati; come se veramente dieci lingue che affermano non valgano due occhi, due occhi soli, dos ojos que miran o que se miran.
Ma davvero crediamo che la nostra vista percepisca la bellezza e la bruttezza che c'è, così come è? Crediamo veramente di cogliere le cose come sono e i fatti come avvengono?
Gli occhi ingannano, ci fanno vedere la pagliuzza nello sguardo di nostro fratello e ignorano il palo conficcato nel nostro. Gli occhi ci permettono di intravedere qualche lineamento del mondo, ma non ci danno mai la possibilità reale di guadare le nostre stesse fattezze. Gli specchi, i ruscelli e i pozzi sono solo trappole illusorie: noi non siamo più noi quando fissiamo una superficie lucida per scorgervi le nostre stesse sembianze; per questo tante volte non ci riconosciamo nelle ante di una vetrina, in una pozzanghera d'acqua torbida o in una foto scattata all'improvviso.

Passano molte cose per gli occhi, e non tutte le vediamo: non tutti gli occhi chiusi dormono né tutti gli occhi aperti vedono.

OjOs+Caras disegno di gaetano aitan vergara (c)(c) 2008


In questa immagine, per esempio, ci sono 36 occhi; è abbastanza facile contarli. Ma quanti volti possono mostrare e nascondere tre dozzine di occhi?
Tu, per esempio, se ti fermi ad osservare i dettagli di questo disegnaccio, quante facce distingui?
Io ne conto…
Anzi no, sai che ti dico, se vuoi verificare che ne scorgi proprio quante ne volevo disegnare io, clicca qui, e torniamo un po' a giocare come si faceva spesso, su queste pagine, tanto tempo fa, quando tutto si vedeva in un'ottica diversa e ogni cosa appariva sotto un'altra luce.

indovojo

Perché la vista dipende sempre dal tempo, tanto da quello atmosferico quanto da quello cronologico degli orologi che ci corrono dietro ogni giorno più forte. E io mi nascondo qui, per non farmi vedere.


 

postato da aitan | 18:22 | Permalink | commenti (46)





martedì, 17 giugno 2008
 

niente fiori
(
una goccia di senso nel vuoto pneumatico delle mie parole)

Ecco, sì, lo diceva anche mio nonno che si può scrivere di tutto. E per questo io qui ed ora scrivo di lui che lo diceva. Ma non aggiungo altro, perché altro non ricordo né saprei inventare o dire.

Mia nonna, invece, guardandomi teneramente negli occhi, normalmente non diceva proprio niente, ma un bel giorno mi fissa acutamente e puntando un dito ammonitore, esclama all'improvviso: "Quando non hai niente da dire, dillo con gli avverbi". Io ho sempre rotondamente tradito il suo consiglio; e non sto certo qui, ora, a pentirmene amaramente, come dice di fare e fa tanta gente a nord e a sud, da occidente a oriente.

[Pausa lunga con riflessioni sensate del lettore o della lettrice di qualunque sesso, etnia, religione, piazza, viale o via egli o ella sia mai stato o sia.]

 

 


[Ripresa della lettura, dove si scorreranno con gli occhi e con la mente nuove considerazioni dello scrivente qui presente ma lontano nel tempo, e forse anche nello spazio, dalla summenzionata lettrice o dal lettore suddetto, che, sì, sei proprio tu, amica o amico mio.]

Accidenti, ancora una volta ho scritto ho scritto, ma non ho detto niente. E qui resto e m'arraesto, in attesa di commenti intelligenti per codesto testo demente che vi propino testardamente come un perverso test della vostra persistente pazienza della quale, sentitamente, vi ringrazio a chioppe a chioppe e a uno a uno.

[Pausa breve, anche irriflessiva, se vuoi o volete.]

[Segue breve captatio benevolentiae e post dictum a effetto blandamente umoristico.]

Meno male che ci siete voi a dare un senso a questo vuoto di parole spruzzato di aggettivi inutili e avverbi zoppicanti.

P.d. Che poi io non mi ricordo neanche se le ho mai conosciute le buonanime dei miei nonni.

[Pausa ad libitum in attesa di commenti intelligenti da par tuo o vostro.
Gradite, letture politiche e interpretazioni etiche dei fatti narrati e delle considerazioni fatte e disfatte. Se no, basta pure un cenno di saluto e qualche opera di bene.
]

 

postato da aitan | 12:18 | Permalink | commenti (36)





martedì, 13 maggio 2008
 

keywords

È dall’inizio di quest’anno che sto giocando con le parole chiave che in modo più meno inopinato e casuale portano alcuni sfortunati navigatori sulle pagine di questo blog. Il gioco consiste nel riorganizzare alcune delle 25 parole più gettonate in un determinato giorno in un testo che abbia una vaga forma poetica (intendendo per poetica l’abitudine ad andare ostinatamente a capo prima che si esaurisca lo spazio lineare del rigo).
Di seguito, trascrivo quelli che a mio insindacabile e monocratico giudizio sono i migliori risultati di questi primi 5 mesi.

keywords 310108
dal
giovane
mio
corpo
partono
immagini
intriganti:
gambe
aperte
e
chiuse
che
digrignavano
smorfiose

keywords 110208
morena,
sniffando 
un
cazzo
ebano, 
fece 
ipotesi
di
pura
fantasia

keywords 070308
aitan
vuole 
mangiarsi 
terra 
come
acqua 

fare 
movimento

keywords 170308
contaminazione:
fiche
fresche
e
belle
intellettuali:
volti
diversi,
sguardi
uguali

keywords 110408
cazzo
bitonale
ridotto
come
una
bocca
chiusa
non
facendolo
più
giocare

keywords 120508
a
pomigliano
gatto
nero
dentro
rifiuti
tossici;
penso
di
vincere
la
paura,
scrivo:
neviano
afroamericano
fa
un
pompino
jazz

Se volete provare a cimentarvi, basta consultare il programma di statistiche di un determinato sito (nel caso di questo blog, uso motigo webstats). Troverete le parole più cliccate nei motori di ricerca nella sezione how do visitors come to my site o similaria. A questo punto, non vi resterà che prendere nota delle parole che vi sembreranno più significative e comporre i vostri versi.

Questa, per esempio, era la lista di ieri che ha ispirato keywords 120508.

parole chiave nelle statistiche web del 12 maggio

Naturalmente, non è una cosa seria; ergo, potrebbe diventare un'altra effimera moda di questa trastullante blogosfera, un modo per trascorrere il tempo mentre il mondo va a rotoli e noi ci affacciamo ai monitor in attesa che succeda qualche altra cosa.


P.s. Suppongo che sia balzata agli occhi anche a voi la netta preponderanza di argomenti legati alla sfera sessuale. Propendo a pensare che ciò possa dipendere dal fatto che le parole del sesso sono le più ricercate fuori e dentro la rete. Ma non escludo che possa trattarsi del fatto che che io sono un vecchio porco.

 

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domenica, 24 febbraio 2008
 

Para i dossi, aitan, / se non vuoi che i dossi / parino te

Non ci posso pensare. E’ tutto il giorno che sono fisso sullo stesso pensiero, che mi arrovello nella stessa idea, fissa fissa fissa e dominante. Mi scervello, rimugino e non posso pensare ad altro, m’hanno fatto inceppare i pensieri. Io dico che se non sono in compagnia non penso, che non sono in grado di riflettere o ponderare se non c’è nessuno che si confronta coi miei pensieri; sostengo da tempo che  quando sto da solo mi metto in pausa, sto in stand-by, o leggo; e quando non leggo, scrivo o ascolto musica. Penso che penso solo quando parlo e quando scrivo. Glielo dico, glielo dico e glielo ripeto che penso che io penso solo quando parlo e quando scrivo, ma loro niente, non mi credono. Io per pensare ho bisogno di un interlocutore, o di un foglio. Così glielo dico, gli dico anche che io per pensare ho bisogno di un foglio o di un interlocutore. Ma loro no, tutto il tempo a contraddirmi, a dirmi che questo non è possibile, che tutti pensano, perfino io, che cogito ergo sum, che l’uomo è un animale pensante, che senza pensiero non c’è vita umana. Sì, l'uomo è un animale pesante, e io ancora stamattina a  ingarbugliare i miei pensieri coi loro. Io qui, da solo, a pensarci e ripensarci su, a congetturare, ipotizzare e scervellarmi come un matto scatenato, e loro chissà a chi o a cosa penseranno questa sera. Basta, basta, non ci posso pensare, non ci posso pensare. 

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sabato, 16 febbraio 2008
 


anche se noi ci crediamo assolti,
siamo lo stesso piuttosto coinvolti


soldatini scarsi, eserciti s-cadenti e individui di bassa levatura,
carne umana in ferma obbligatoria, soldati di leva, soldati di ventura,
sempre as-soldati sono, e non riesco a concepire motivazioni più consone alla realtà, all’intelligenza e ai tempi
(altro che patria);
e poi… qui basta che si intraveda un piatto di lenticchie che tutti saltano allupati sul tavolo;
oppure come lupi combattono, per il gusto umano troppo umano di sterminare, sopraffare e vincere;
mai per la gioia di vivere
(povera patria);
spero di non essere così e di non diventarlo mai;
spero di non covarmelo dentro acquattato, il mio limite ignoto;
preferisco di gran lunga restare il bambino scemo del villaggio globale,
e vorrei tanto, ma proprio tanto tanto, che nessuno si offendesse e tutti si sentissero chiamati in causa,
almeno un po’


(“toni pacati in campagna elettorale”,
sono d’accordo,
ma dovremmo prima suicidarne qualche migliaio)

(patria infelice,
patria lordata
vituperata e deturpata,
che quasi quasi divento
pure io patriota di tanto vederti
sballottata, sfregiata e sbigottita)


 

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lunedì, 21 gennaio 2008
 

bar, blog bisestili, barbari, burini e buràn

Di burini e barBari di destra, centrosinistra, sopra, sotto, qua e là, in realtà non voglio parlare, già sono troppo costretto a suBirne e sentirne di tutti i colori ad ogni pie sospinto e per ogni stramaledetto canale. Tuttavia, quelle bi erano funzionali ai suoni reBoanti e rimBomBanti di questo titolo (che vuole essere anche blandamente puBBlicitario), e per questo ho introdotto burini ipocriti e barBari senza dignità, in mezzo a bar, buràn e blog bisestili. Insomma, questo che avete la pazienza di leggere vuole essere un post agit-prop ed escapista, di quelli che - come recita il diccionario Clave - tendono a “esquivar los proBlemas o evadirse de la realidad”: un post evasivo sotto forma di consigli per allontanarsi dal mondo e comprenderlo meglio.

Ma bando alle ciance, veniamo a qualche suggerimento per le acquisizioni di emozioni, saperi e conoscenze; perché, porca miseria e maremma maiala, fatti non foste per viver come bruti, e nemmeno come poveri di spirito, o come affamati ed assetati, a ben vedere!

Dunque, il primo consiglio che mi permetto di darvi è quello di andare a bere un goccio o due(cento) all’Osteria di Amalia. Farete il pieno di spirito (aka alcol) serviti da Majara e da CyB e, volendo, potrete pure lasciare una vostra traccia sui tavolini di legno. Io l’ho fatto con una cosa lieve lieve, ed anche molti di voi si sono già cimentati con roBa più tosta che ho avuto il piacere di gustare nel corso del fine settimana ultimo scorso.

Dopo questo succoso aperitivo, potrete trovare ciBo per i vostri denti sul nuovo numero di buràn che dovreBBe uscire a giorni, e vedrete che aBBondanza di piatti variati e ben speziati! (Ulteriori informazioni vi saranno date, ne sono certo, in casa Flounder e chez CalMa che, insieme con Effe, ci lavorano a tempo pieno a questo esotico progetto (io, invece, sono tra quelli che saltuariamente servono ai tavoli)).

Infine, potrete digerire passeggiando tra le stanze del blog che non c'è promosso, di nuovo, dall’ineffaBile sciùr Effe (ancora tu / ma non dovevamo verderci più?) a partire da una fugace idea di Zena.


Io ci sono già passato per ognuno di questi luoghi e mi sono trovato bene. Non vi fate sfuggire l’occasione. E i barBari e i burini lasciate che si estinguano da soli, dilaniandosi l’un l’altro come dinosauri o sgonfiandosi come bolle di bloB e patetici barBapapà.

Bene. This is the end. Fine del battage e inizio di un nuovo scamBio di idee con voi, lettori amaBilisssimi di questo trascuraBile blog che si onora della vostra presenza (segue leccata (assolutamente metaforica, beninteso.))

 

postato da aitan | 16:45 | Permalink | commenti (20)





martedì, 25 dicembre 2007
 

Il raggiungimento della conclusione
(mentre dicembre sta finendo e un anno se ne va)

Basta, ho deciso, chiudo! Ci stavo pensando da un bel po’, ma fino ad ora non riuscivo a giungere a una risoluzione così ferma e decisa. Forse non sentivo ancora crescermi dentro quest’impulso così prepotente da spingermi all’azione e non lasciare entrare più niente e nessuno.
Sono stato lì lì una decina di volte, però poi mi sono sempre trattenuto. Ma adesso no, adesso è diverso, devo chiudere e chiuderò; è venuto il momento; la faccio finita! Non ha senso restare aperti se ci si sente costantemente in balia delle correnti e di tutto quello che viene. E poi mi girano già intorno troppi segni che mi sussurrano e gridano che questo non è il tempo adatto per esporsi tanto. Questi sono tempi da piloni nel deserto e torri d’avorio. Sì, sì, è giunta finalmente l’ora di non lasciare entrare più nessuno, qui dentro, e nemmeno un alito di vento o la coda lunga di uno spavento. In questo stesso preciso istante mi alzo in piedi e accosto la stramaledetta porta che sto pensando di serrare già da un paio d’ore, ma non mi veniva fatto di alzare il culo dalla poltrona. E già che ci sono, chiudo anche le finestre. Ché tante volte si chiude una porta e si spalanca un portone. O centinaia di imposte. Dirette o indirette.
Deh!

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venerdì, 21 dicembre 2007
 

Fu un attimo, solo un attimo, e tutto il mondo si dissolse. Tutto il mio mondo, per lo meno. Dopo restavano solo frammenti che fluttuavano nell’aria e tanta polvere da coprire il cielo intero.

 

 

L’indomani sorridevo al vento che mi scompigliava i capelli di fronte a una nuova prospettiva.

 

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