Disamoroso apologo
(raccontino u-morale e sfiiduciato)
- A volte vorrei essere un altro. Ma poi resto sempre quello che ero…, quello che sono.
- …
- Insomma, io ti voglio bene, ma mi sono anche rotto le palle.
- E già, vedessi io, bello mio!
- …
- Io ti ho sempre voluto bene, t’ho sempre voluto…, ma lo sapevo, lo sapevo che non c’era da fidarsi, che non saresti cambiato mai, che non ti saresti mosso di un passo. Mannaggia, non mi dovevo affidare a te. Non mi dovevo fidare della prima impressione.
- Ma no, cosa dici? Che caspita c'entra la fiducia, ora? Queste sono cose della vita, le solite cose che capitano ai vivi prima di morire, prima che si arresti il cuore… Perché bene o male si finisce sempre così, con un arresto cardiaco… E tu sempre a sbatterti inutilmente e a fracassare i coglioni. Come avessimo tutto il tempo davanti, come se fossimo immortali…
- Ma che cazzo dici? Di che caspita parli?
- Stai calma, stai calma; misura le parole che poi…
- Ma va un poco a fare in culo da un’altra parte, brutto stronzo.
- E io solo questo volevo sentirti dire, cretina che non sei altro. Me ne vado, me ne vado, è certo che me ne vado.
Malgrado queste parole che sembravano di reciproca rottura, malgrado le porte sbattute e le telefonate bruscamente interrotte, di lì a qualche giorno lui sarebbe cambiato per far piacere a lei, lei avrebbe fatto di tutto per compiacere lui. E cambiando cambiando, cambiando lui, cambiando lei, avrebbero finito per non incontrarsi mai. Come sembra che capiti a tutti. Più o meno.
Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina. (Max Weinreich)
Un dialetto è una lingua che qualche volta c’ha pure una ronda che ti sfonda le palle e ti fa vergognare d’essere nato dove sei nato.
A settembre chiuderanno molte fabbriche, qualche lavoratore in cassa integrazione continuerà a tempo indeterminato, altri saranno licenziati e basta, senza ammortizzatori sociali. Tanti precari si troveranno senza lavoro, a settembre, e forse non resisteranno neanche le fabbrichette in nero che pullulavano nei sottoscala del mio paese.
Di questo passo, da settembre circolerà molto meno denaro ed entreranno in crisi anche le salumerie, i negozi di abbigliamento, i cinema, i ristoranti e qualche centro commerciale.
Magari, questo settembre, passerà anche meno pubblicità per le televisioni e, questo sì, sembrerà veramente grave al nostro presidente del consiglio. Ma potrebbe essere troppo tardi…
ritratto
di un paese
insozzato, ingozzato,
rimbecillito, raggirato
e sgozzato
da magnati milanesi,
malfattori mafiosi,
magistrati ammanigliati,
mignotte miracolate
e masse malleabili
e malaccorte
assolutamente
assuefatte
alle malefatte
del potere.
ritratto
di un paese
assimilato
e ammaliato
dalle macchinazioni
machiavelliche
dei gran maestri
della manipolazione
ritratto
di un paese
maledetto,
maldicente,
mammista,
mansueto,
malfamato,
malfido,
maneggione,
mediocre,
mangione,
megalomane,
mefitico,
menzognero,
meschino
e menefreghista
ritratto
di un paese
malmesso,
soprattutto
malmesso,
e
scarsamente
propenso
alla critica
e al cambiamento.
N.B.
Al sesto e settimo rigo (titolo escluso)
avrei potuto invertire l'ordine dei fattori e scrivere
da magnati mafiosi
e da malfattori milanesi.
oppure
da magnati malfattori
e da mafiosi milanesi.
e il prodotto non sarebbe cambiato più di tanto,
purtroppo.
Piccolo aggiornamento serale
E ancora non avevo letto dell'ignobile Ddl sulla sicurezza approvato oggi al senato. Praticamente una versione riveduta e scorretta delle leggi razziali. Ritratto di una paese intollerante e chiuso in se stesso come una crisalide nel suo bozzolo, come una lumaca immersa nella sua bava appiccicosa, come un ragno intrappolato nella sua stessa tela.
Pensassero piuttosto alla sicurezza sui mezzi di trasporto, alla sicurezza sul lavoro, alla sicurezza delle pene per i potenti che delinquono…
Io sono qui che scrivo, scrivo e mi chiedo dove andremo a finire, intanto che a pochi metri dal mio piccì Luigi Cesaro, cavallo vincente del piddielle provinciale, parla al suo popolo insieme a una ciurma di politicastri locali riciclati da centri e sinistre. La ministra Carfagna, annunciata sui manifesti come una diva in tournée, non è potuta venire. La gente maschera la delusione seguendo la traiettoria dei fuochi d’artificio che ora rimbombano nella piazza. Tra i botti, qualcuno grida Viva Berlusconi, viva la libertà. Nell’aria scroscia una caterva di applausi, mentre a me mi si scrosciano i maroni.
Pensavo che non se ne facessero più di comizi, pensavo bastassero le televisioni e i porta a porta.
Si sta chiudendo la campagna elettorale, questi sono proprio gli ultimi fuochi. Il comizio è un comizio alla vecchia maniera, molto gridato e pieno di avverbi che finiscono in mente, mente, mente. Per un attimo mi affaccio alla finestra per aggiungere qualche immagine al sonoro: la gente in piazza è poca. Ormai il popolo vota, li vota massivamente (mente, mente, mente), ma non sa nemmeno più perché; seguono il flusso, il mandriano del gregge, quello che la spara più grossa.
E' una vecchia storia, e io non so come andrà a finire né vedo vie di uscita.
Provo a distrarmi ripensando a un articolo che ho letto sul Corriere: David Carradine è morto, ieri, alla veneranda età di settantatré anni, per un gioco autoerotico. (Bondi, invece, è vivo e fa il ministro della cultura di questo scalcagnato paese). L'attore è stato trovato con una corda intorno al collo ed una intorno ai genitali. (El País stamattina ha pubblicato cinque fotine di Villa Certosa; la più cliccata mostra un cazzo eretto e una faccia oscurata). Le due funi calavano da un attaccapanni. L’hanno trovato in una stanza di un lussuoso albergo di Bangkok.
Ecco, a me piacerebbe tanto averci un presidente settantatreenne che fa giochini autoerotici con corde e attaccapanni in una camera d'albergo.
Mi piacerebbe tanto avercelo, avercelo, avercelo, e non avercelo più.
Ma so bene che nemmeno questa sarebbe una via di uscita e continuo a chiedermi dove andremo a finire, mentre la folla si allontana dalla piazza, Cesaro si prepara a raggiungere un altro comizio e io penso che, ovunque sia, ovunque andremo, mi piacerebbe portare con me un grappino, una chitarra e un paio di amici.
Suvvia, non s’agiti, signora mia,
è solo una questione di corna.
Apprendiamo stamane
dai liberi giornali
di lotta e di governo
che nella neo-etica italiota
un uomo, se cornuto,
è autorizzato dai fatti
e dalla pubblica opinione
a frequentare minorenni,
anche a frotte,
promettendo
mari, monti,
partecipazioni
cine-televisive
e pezzi di governo,
perché il maschio
è maschio,
la carne è carne
e chi dice male di lui
andrà all’inferno
e da laggiù,
nelle viscere
della terra,
continuerà
a vederlo
fotterci
in eterno;
perciò,
per cui la quale
mi pare anche normale
che colui cui tutto è concesso e può
riceva il consenso generale
espresso (ops!) in centinaia,
migliaia, milioni di voti
allegramente elargiti
dalla maggioranza
degli italioti
che mica sono tutti idioti,
perché, mi consenta,
la maggioranza, si sa,
ha sempre ragione,
che applauda Hitler,
Ceauşescu, Perón,
o Mussolini,
che consumi cocacole,
cocaine, coccoina,
o pannolini,
che deturpi, distrugga,
metta le dita al naso
o che inquini;
e poi, diobbuono,
lo sanno
anche i bambini
che da santachè
mondo è mondo
i grandi uomini
si inculano
i piccini.
Insomma,
signora mia,
se indaga a fondo
si renderà conto che ha
un sapore antico
tutta questa
neo-etica
italiota,
destinata
a diffondersi
per l’Europa intera
e da qui per tutto il mondo
in un allegro girotondo
di nani, noemi, brunette, ghedini, carfregne e ballerine.
In the meantime,
nell’attesa che l’Italia tutta subissi
lui e il suo partito di calorosi voti, Palermo è subissata dalla monnezza,
e anche qui a Napoli cominciano
a riaffiorare i rifiuti dai cassonetti.
Ma questa non è colpa sua,
Del capo sono solo i meriti.
Le colpe sono tutte
dell’opposizione
e del popolo
che non si lascia
guidare a dovere.
Perché lo sa lui
che cosa
è meglio per noi
e come fare per superare il brutto momento
aspettando con ottimismo che giri il vento!
Orsù, antico, operoso e nobile popolo italiano
affidiamoci, dunque, alla sua magica potenza
e liberiamo la mente da ogni incombenza.
Tutto il resto, signore mie,
sono solo private questioni di corna
o è lo spettro comunista che s’aggiorna
con tutta la sua lugubre luce notturna
come la mala erba che sempre ritorna
ignara delle buone ragioni dell’urna!
E mo’,
alluccate
tutte quante
appriesse a 'mme:
Chi dice ca sì, chi dice ca no,
e’ sempe ‘o popolo ca‘o vo’,
da Casoria a Mondragone,
viva ‘o ‘rre, viva ‘o padrone
Chi dice ca no, chi ca dice sì
chesta storia adda firni’
e chi parla male
‘e Berluscone
o e’ ‘nvediuso o e' ricchione.
E in mezzo a storiacce di corna sempre affilate, galletti arzilli, asini infoiati e papere stranazzanti, la fattoria degli animali italioti si distrae dalla crisi e dall'immondizia nascosta sotto i tappeti.
Ignari che il debito avanza, che la fama s'infama e che la fame cresce, i domestici animali del casolare restano a guardare a bocca spalancata il grande maiale travestito da re e sognano castelli, ville faraoniche, stalle e pollai ampliati di un tot per cento; ottenebrati narcotizzati e sedati come sono dall'influenza nefasta dei suini governativi, che crapulano e fanno i loro porci comodi tra il plauso generale di muli, capretti, capponi, zoccole e cani ammaestrati.
[con mille scuse al nobile regno animale,
ed, in particolare, al generoso maiale,
al nerboruto asino ed all'oca giuliva,
per il poco cortese accostamento.]
Non ti piace Luana De Palma? Guarda un po’, a me Luana De Palma mi attizza molto, mi fa impazzire; mi piace tutta, tranne il naso.
Sì, è vero, tu non le somigli per niente, sei diversa da lei in tutto; tranne il naso. Il vostro naso sì, è identico e identicamente orripilante, come tutto il resto del tuo corpo e della tua anima; se c’è l’hai un’anima, brutta stronza che non sei altro. Brutta senz’anima e senza un granello di cervello; brutta, senza niente e nulla di bello. Brutta senza sale, senza pepe né alcun condimento. Brutta senza senso e senza possibilità di cambiamento. Brutta brutta come è brutto ciò che sento quando ti vedo e resto tutto il tempo turbato, livroso e scontento, come sorpreso da un mal vento in un oscuro giorno d’inverno che sembra un inferno, dopo aver visto te.
Mi piacerebbe, ora, che vi cimentaste voi a rimuginare insulti, sgarberie, invettive, sbeffeggiamenti, cialtronerie, dileggiamenti vari e implacabili esecrazioni da rivolgere ai vostri peggiori nemici ed alle persone più antipatiche che avete avuto la sfortuna e il dispiacere di conoscere.
Bene accette (molto ben accette) anche ingiurie furiose e feroci imprecazioni indirizzate al popolo maggioritario delle libertà. Come ho scritto altrove, se quello della premiata ditta Berlusconi-Fini è il popolo degli italiani liberi, io mi dichiaro prigioniero (politico) e dalla mia cella buia mi preparo a imbastire le peggiori insolenze, maledizioni e bestemmie.
Questo era solo un esercizio di riscaldamento.
mercoledì, 1 aprile 2009 ha inveito anche melacecca
Beati gli uomini capaci
di creare senso
e sensi suscitare
percorrendo il cammino
fino alle estreme conseguenze.
Costi quel che costi.
Beati quelli che non hanno fedi
ma credono che sia loro dovere
spargere bene,
perché il bene
resta, torna
e molti semi sparge.
Beati quelli che sanno
che è tutto un gioco
ma non perdono
il gusto di giocare.
E beata te, sverginata Maria,
che continui a bere il tuo caffé
anche se aumenta l'inflazione
e il debito pubblico è alle stelle.
Per nulla beata, invece, quell'altra non-mi-importa-se-vergine Maria, che continua imperterrita la sua litania come la pupazza più sciapa e pazza che ci sia.
Ma no, no, mi avete frainteso, smentisco ogni mia precedente dichiarazione, io resto critico con ogni sua idea ed opinione, però non intendo affatto offendere la persona in quanto persona, ché tanto lei s'offende già da sé ogni volta che vomita fuori qualche parolona con quell'aria da musona bacchettona impettita bambolona dall'alto della sua (ma-come-cacchio-c'è-finita-lì?) immeritata poltrona.
(E s'io fossi un sessista d'altra zona direi senza alcuna esitaziona: "Fosse almeno, come l'altra, una bella figona e non una minestra senza sale e finocchiona, di quelle che ti rovinano la digestiona ogni volta che la loro voce ti bastona, e te l'immagini prona, aggiogata ai tuoi ordini come una squallida battona asservita alla legge della mona, ché al buio fa bona anche la ministra meno bona…".
Mio dio, che ho detto, sarà la notte, ma qui è tutta 'na granda confusiona, e mo' finisce che si mischia pure la lana con la seta 'bbuona.)
Arrileggerci domani e graziassaje per la vostra attenziona!
e che in quel bidone tu possa cominciare a vomitare
perché sarai chiuso in un bidone di latta arrugginita,
che tu possa svegliarti domattina senza rivedere la luce,
*
**
invettiva
* Si legge più sensatamente dal basso verso l’alto, dalle radici alla stella che sormonta l’albero e fa da riferimento a codesta nota. (Inutile dire che io faccio cenno ad un albero, ma voialtri potrete ben vederci la punta di una lancia, l’apice di un petardo, un clistere postmoderno o qualsiasi altra cosa solletichi la vostra immaginazione annaffiata di vini, limoncelli, mirti, nocilli -altrove detti nocini-, grappini e amari bevuti tutti di un sorso per digerire e prepararsi al botto dello spumante finale - altrove detto champagne (che la Franza mi perdoni).)
** È possibile girare l’invettiva a chiunque vi pare e (non vi) piace come augurio di buona fine.
parte I - interludio moralistico
Nelle aule parlamentari accozzaglie di mediocri politicanti imprecano contro i senatori a vita, senza tenere conto del fatto che tra loro ci sono italiani che si sono distinti «per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario» - proprio quelli che la società che rappresentano ha riconosciuto come il meglio che da quella società sia stato prodotto.
Nelle aule scolastiche ciurme di alunni mediocri minacciano gli studenti che si distinguono per intelligenza, fantasia, vivacità intellettuale e capacità di concentrazione (“se continui così, a fine anno, verrai ad ammirare i tuoi bei voti sedut@ su una sedia a rotelle").
Per favore, fermiamoci un attimo e chiediamoci dove vogliamo andare a finire e come cavolo ci vogliamo arrivare. E per il momento vergogniamoci per loro, che da soli non sono proprio capaci di farlo.
parte II - interludio u-morale ma non troppo
Mi sono rotto le palle di questi quattro imbecilli che dettano legge nell’indifferenza generale
- perseguitando e umiliando i deboli
- vivendo tutti chiusi e smarriti in se stessi
- mettendo il bastone fra le ruote dei più capaci
- rifiutando di soffermarsi su un pensiero complesso
- esaltando le leggi primitive di mafie, ndranghete e camorre
- perpetrando i più beceri modelli dell’aggressività e del cinismo
- imponendo su tutto la forza dei desideri indotti dalle regole del mercato.
Mi sono rotto le palle, ma so bene che dovrò sforzarmi di mantenermi calmo, concepire strategie di cambiamento e non perdere la ragione (la quale ultima non è solo il contrario del torto o la voglia di prevaricare in un dibattito dialettico). Perché il fascismo è davvero sempre dietro l’angolo ed è abilissimo a tendere agguati e prenderti di spalle quando meno te lo aspetti; ma bisogna stare attenti anche al fascismo della democrazia.
Vergin’ svirginata,
passata e repassata,
stracciata, spurcata,
‘nsuzzuta e ‘nzvata,
vutata e arruvutata,
‘gnaccata, cacata,
smerdiata, slabbrata,
afferrata e spertusata
...pe’ tutte li late
passata e repassata
da ‘na man’ a ‘n’ata,
spaccata e attaccata
‘na vota e ‘n’ata vota
e gira e gira rota,
va truvanno mo chi e’ stato
c’a cugliuto bbuon’ o tiro,
chillu fatte e’ nir’ niro
nir’ niro comm’a cche
e allisciame ‘stu bebe’,
piglialo mmocca
e piglialo ‘nganno,
crisce sta canna
e nfizzala ‘nculo
ca po vene ‘a pule
e se fa ‘nu giro pur’essa
e arape ‘sta fessa
ca s’arrap’ ‘stu cazzo,
e 'a capa do pazzo
va truva’ mo’ che fa
pesce fritto e baccala’,
chiagne e ride Michelemma’
mentre l’onna vene e va’,
ride, ride e rid’ je pure
ca me fotte d’a paura
ca dimane ‘stu mare
cu li pisce s’arretire
e ‘o ciel’ se fa scuro
e se fa triste l’aria,
‘nserrat’, fenestrella
‘e Marechiaro,
ca Nanninella e’ morta
e moro je pure!
chiagne ‘o pate d’e criature
e ‘na vergine sverginata
mo che ‘o mare l’ha lassata,
chiagne ‘a figlia
e chiagne ‘o frate,
chiagnene ‘e mamme
e chiagnene ‘e pate,
mentre ‘o mare s’arretire
e se fa scura l’aria
e se fa triste 'o cielo
ma sott’a luna
e Marechiaro
e lacreme regnene
‘natu mare
e affonnano ‘e piscature
int’a chest’acqua sporca,
‘mmiezz’a chest’aria scura.
‘Ncopp’a ‘na barca sulitaria
puorteme vient’ luntane,
luntane ‘a Napule, luntane a te.
...
Vesuvio, l’Etna chiama, rispondi forte
da Palermo a Milano diffondi morte
‘ncopp’a chest’aria scura,
‘ncopp’a chest’acqua sporca,
ca si ‘o scarpone affonna,
a te, che te ne ‘mporta?
Uffff! A me questo passaggio di consegne da Letta a Letta sembra una rancida allegoria del gattopardismo italico. Tutto cambia perché tutto resti uguale.
(Per non parlare di mastella alla giustizia, un margheritino alla scuola privata, sei donne e 5 senza portafoglio, parisi alla difesa, gerontocrati riciclati, il paese all’ultimo stadio, l’Italia nel pallone, ministeri divisi in due per far contenti tutti e chi più ne ha più ne metta. Evviva evviva prodoni e giannenrico letta!)
Ma come si può diventare così coglioni da non riuscire a capire che non ci sono poteri buoni?
Che avesse avuto ragione il fratello alfar a non violar le urne?
Va be’, mi taccio, tanto per non far gongolare qualche passante destrorso, che qui siamo un paese spaccato in due, e in verità mi sento spaccato in due (o in tre o quattro) anche io stesso e i miei tumefatti coglioni (intendendo proprio quelli nei pantaloni e non quelli di cui sopra né il 50% -ometto più ometto meno- pronti a inalberare bandiere contro la prossima discesa in campo del cavaliere di turno…).
Aggiornamento ottimistico del mattino dopo:
Ma sì, accontentiamoci per ora dello Stretto (non) necessario (con buona pace degli amici siciliani).
Illustre professeur che ti accompagni alla bella ragazzetta in décolleté nei cinéma d'essai, non abbassare lo sguardo se ti fisso insistente dopo aver mangiato con gli occhi e la mente le gambe, il culo, i seni e lo sguardo ammaliante di lei. Voyer.
Quando vi guardiamo, pensi che dentro di noi stiamo esecrando il vecchiaccio accompagnato dalla bella verginella sverginata; se non vi guardiamo pensi vi abbiamo confuso per un tableau familiare di padre e figlia in giro di riconciliazione o in innocente camminata, e resti ancor più contrariato.
Come pesano gli anni quando lei si fissa nelle cuffie quella musica che si ascolta con le gambe mentre tu torni con la mente al tuo Debussy da sentire col cuore sintonizzato sul cervello. Per lei persino Chet Baker è musica passata. Per lei un museo è un bel posto per passeggiare con te accanto che parli d'arte e di bellezza con excursus saltellanti da Babilonia a Istanbul, da Manet a Monet (o era da Monet a Manet?), da Picasso a Picabia, dalla sala del quattrocento al bar - "Due pernod per tirarci un po' su" - e dal bar al giardino dove cerchi di baciarla e lei continua ancora a negarsi, come ormai da tre giorni. Che abbia qualcun altro per la testa? Che ci sia qualcun altro tra le sue cosce e nei suoi pensieri? Avances giovanili, immagini osé, corna à gogo, à gogo, à gogo.
Quando la guardiamo troneggiare tra le poltrone del cinema d'essai, diventi nervoso e fané, ma cerchi di controllarti (glacé), di non fare la parte del vecchio geloso - cose da pochade démodé, roba d'altri tempi, vaudeville déjà vu. Non essere ridicolo. Non ti disse che tu le dai quello che nessun dei suoi coetanei potrebbe darle?
- Ma le cose che loro possono e io no..! (filosofia del boudoir).
Le cose che noi possiamo darle e tu no. Quelle ti preoccupano, caro vecchio professore. (Ma forse non sei il docente di letteratura francese che io ho immaginato. Forse sei un vecchio architetto con la erre rotonda; uno stronzo ingegnere bleso e blasé; un luminare delle scienze che studiò alla Sorbone de Paris - ecco perché quell'accento francese. Forse sei solo un ricco patron, un commerciante, un avvocato di grido: disonesto leguleio a difesa di una padronanza mafiosa e ben pagante - ne hai proprio il physique du rôle, non c'è che dire. Certo non sei un monsù Travet e non sei mai stato uno studentello qualunque come me. Ai tempi della Sorbone pagava papà, vecchio bastardo; o forse ti sei fatto da te. Con quel ridicolo foularino al collo - che possa strozzarti da solo ammirandoti allo specchio e aggiustandotelo! Si vede subito che sei un parvenu. Forse sei proprio suo padre. Ma allora perché non la smetti di stringerle la mano? Perché rimani a guardarla rapito. Perché la tocchi lascivo? Perché non la lasci avvicinare un po' a noi? ...un po' più a me).
Alla fine della proiezione le chiederai di andare a fare quattro salti in discoteca. (Un modo come un altro per rompere la barriera generazionale, fargliela vedere a quegli sbarbatelli: revanche. Dimostrare a lei e anche un po' a te quello che è ancora in grado di fare questo vegliardo arzillissimo: rêverie).
Ballerai boccheggiando, cercando di tenerle testa. Ansimerai ballando, sforzandoti di non darlo a vedere. Ti batterà forte il cuore. Le gambe smetteranno di reggerti. Ti si annebbierà la vista. Il sangue affluirà copioso alla tua testa: un fiume che rompe gli argini; il Vesuvio in eruzione. L'ultima tempesta prima della quiete eterna.
Lei impegnata a ballare con uno di noi, forse con me, non avrà neanche il tempo di vederti morire di infarto tra i suoni assordanti di un rumore che chiamano musica ed è un ritmo tribale. Un tambureggiare prima durante e dopo l'esecuzione del vecchio bavoso. Rullanti elettronici celebrano la fine del vecchio professeur nella calca sudaticcia del Satyricon di Pompei. La libertà della bella ragazza in décolleté che ora s'accompagna con noi, forse con me.
E' crollato l'Ancien Régime. Liberté, Fraternité e Amour. Amour. Amour. Amour Fou.
FIN
L'ultimo spettacolo è terminato. Lei è lì con lui mano nella mano. È tardi. Quanto durava questo film? Devo proprio andare. Mi restano poche ore per ripetere il mio fottuto programma di francese. Domani ho l'esame e non so un cazzo.
Ho recuperato questo raccontino scritto una decina di anni fa, sull'onda dell'indignazione per l'articolo 25 del decreto legislativo 226 e dedico la rabbia che lo pervade al ministromoratti ed a tutta la banda governativa. Parlando e scrivendo molto in questi giorni di pluralismo linguistico e difesa della diffusione delle lingue comunitarie altre dall'inglese, mi sono reso conto che in questo blog c'era molta presenza di spagnolo, portoghese e tedesco, ma nulla o quasi nulla della lingua di Molière, Rabelais, Voltaire, Brassens e Brel (che peraltro io non mastico). Così, come una postilla ideale al post qui sotto, ho copia-incollato le parole che ritrovate qui sopra.
Una moltitudine di teste di coglione che sperano nel vento buono di una riforma che promette nuove tasse e miglior vita.
Un soldato, eterna carne da cannone, che si spara con la sua stessa arma.
Un presidente che giudica da solo il suo operato brandendo alla tivvù un contratto di cui sarei anch'io contraente (sono o non sono un italiano?), eppure a me nessuno ha mai chiesto niente; ché altrimenti avrei palesato che l'unico cambiamento apprezzabile è stata la crescita dei capelli sulla sua testa (e intanto la mia resta calva e liscia proprio quando sarebbe più utile una fitta capigliatura che arrivi a coprire gli occhi e ci impedisca di vedere oltre, lasciandoci immaginare veritiera ogni rappresentazione del belpaese diffusa dal potere.)