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mercoledì, 04 novembre 2009
ma se dio è in ogni luogo,
sarà anche su quel chiodo vuoto
venerdì, 04 settembre 2009
Muito Romântico
trentaquattresimo frammento
tu mi fai girar

la mia vita andava a rotoli, il paese andava a rotoli, tutto il mondo andava a rotoli e tu ci danzavi sopra forsennatamente mentre precipitavamo insieme verso l’abisso e io me ne stavo a bordo pista a vederti rotolare, come se non sapessi che insieme a te precipitavo anch’io e tutto il mondo intorno che gira ogni giorno e fermare non potrai, mai
lunedì, 17 agosto 2009
GetXo, Vizcaya, Notte
(con appendici del 19 e del 24 agosto)

La mattina del giorno dopo si svegliò di soprassalto, volse gli occhi al cielo e vide che non c’era più nemmeno una stella.
Pensò che fossero cadute tutte mentre dormiva e si rammaricò per la sfilza di desideri che non aveva fatto in tempo a recitare.
Il resto dell’anno l’avrebbe passato ad aspettare il X Agosto a venire.
Appendice del 24 Agosto
(Che ormai sta diventando una specie di abitudine che le cose le scrivo prima di getto sul tumblr e poi le copincollo qui.)

Questo drago di sabbia è opera di un migrante magrebino che si guadagna da vivere aspettando che i passanti si fermino a guardare e lascino qualche moneta in segno di consenso.
(Io gliel’ho lasciata volentieri, pensando che poi avrei fatto vedere la foto ai miei nipoti e avrei spacciato quella scultura di sabbia come opera mia. Ma poi non ho avuto il coraggio di mentire e attribuirmi il sudore e la maestria del lavoro altrui. Così, ora lo voglio dire pure qui, pubblicamente, che l’ha fatto Moh questo dragone qua. Che poi, a pensarci bene, non sono nemmeno sicuro al cento per cento, che l’abbia fatto proprio lui, da solo. A dire il vero non posso nemmeno dire che Moh lo abbia fatto in compagnia di qualcun altro, questo bel dragone qua. In verità, potrebbe anche non essere affatto un frutto del suo lavoro. Quello che so è che lui era lì, il migrante, fermo accanto alla scultura con un barattolo di latta sulla sabbia, e la gente gli lasciava qualche monetina, e anch’io gliene ho lasciata una, ma questo l’ho detto già.)
mercoledì, 15 luglio 2009
Sull'ultimo PMJ
La XIV edizione del Pomigliano Jazz Festival m'è parsa un po' sbiadita. Magari ero io che ero stanco e un po' fuori fase. (Il fruitore influisce sempre sull'opera d’arte, soprattutto quando si tratta di musica. Le note, con tutte le loro innumerevoli combinazioni, risuonano nelle orecchie di chi ascolta in modi ogni volta differenti, e se sei stanco possono anche suonare sorde o perfino irritanti. Senza contare che il miglior jazz - come anche tutte le musiche che non appartengono a una vasta categoria che frettolosamente etichetterei come easy listening - richiede una partecipazione attiva, uno sforzo interpretativo che è esso stesso gesto creativo e che difficilmente può essere compatibile con un ascolto distratto.)

I lettori della prima ora di questo blog, sanno che quello col PMJ è per me un appuntamento fisso della prima e seconda decade di luglio. Tuttavia, in questa edizione, proprio per i motivi di cui sopra, ho assistito solo alle prime tre serate, e due volte su tre sono andato via prima che finissero i primi due concerti dei tre che questo generoso festival offre ogni giorno (opperbacco, che groviglio di numeri e parole in una sola frase di un paragrafo di due periodi!).
Il concerto che m'è piaciuto di più è stato il primo (il più 'facile', in qualche modo ;o), quello di Marco Zurzolo che citava 'Bandiera rossa', 'Roma nun fa la stupida Stasera', 'Tutu' e 'Caravan', condendo il suo etno-jazz con sonorità latine e africane, echi post-rock e gli immancabili 'standard napoletani', dalla 'Rumba degli scugnizzi' ai ritmi bandistici che accompagnano le processioni della Madonna dell'Arco.
Enrico Rava, col suo new quintet, mi è apparso più spolverato di quando l’ho ascoltato, un paio di mesi fa, al Salone Margherita di Napoli; bravissimi tutti i musicisti che lo accompagnavano, e soprattutto il versatile et virtuoso Petrella; ma, nel complesso, ho avuto la sensazione di star assistendo a un'operazione un po' fredda, più cerebrale che viscerale.
Intensa, invece, l'esibizione in trio di Stefano Battaglia che apriva la seconda serata con il suo progetto dedicato a Pier Paolo Pasolini; alla batteria uno strabiliante Roberto Dani, col suo tipico modo di percuotere pelli, piatti e percussioni etniche alternando bacchette, spazzole, mani e soprattutto silenzi ben assestati. Tuttavia, il doppio ECM che presenta le stesse musiche con formazioni allargate lo sento più emozionante, più coinvolgente.
L'operazione “About a Silent Way”, che si ispira al jazz elettrico primigenio di Miles Davis bagnato in sonorità elettroniche contemporanee alla Nils Petter Molvaer, è un altro di quegli eventi che rendono meglio su disco che in versione live.
Tutt'altro discorso per i tre concerti della terza serata: tanto i classici dell'avanguardia William Parker e Anthony Braxton quanto il gruppo brasiliano di samba-jazz Orquestra Imperial danno il meglio di sé proprio dal vivo. Anche perché questa è musica che si esprime anche con una prepotente fisicità.
Ma al terzo giorno dovevo essere proprio io a essere stremato. E ho deciso di disertare il solito incontro con la ONJ (Orchestra Napoletana di Jazz) dell’ultima serata.
Vi lascio solo qualche fotina scattata (ahimé) col telefonino a ricordo di un’esibizione dell'Anthony Braxton Diamond Curtain Wall Trio che è riuscito comunque a tenermi sveglio con una musica nervosa, ironica, complessa e dal forte impatto dinamico.

giovedì, 02 luglio 2009
R i t r a t t o d i P a e s e
ritratto
di un paese
insozzato, ingozzato,
rimbecillito, raggirato
e sgozzato
da magnati milanesi,
malfattori mafiosi,
magistrati ammanigliati,
mignotte miracolate
e masse malleabili
e malaccorte
assolutamente
assuefatte
alle malefatte
del potere.

ritratto
di un paese
assimilato
e ammaliato
dalle macchinazioni
machiavelliche
dei gran maestri
della manipolazione
ritratto
di un paese
maledetto,
maldicente,
mammista,
mansueto,
malfamato,
malfido,
maneggione,
mediocre,
mangione,
megalomane,
mefitico,
menzognero,
meschino
e menefreghista
ritratto
di un paese
malmesso,
soprattutto
malmesso,
e
scarsamente
propenso
alla critica
e al cambiamento.
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N.B.
Al sesto e settimo rigo (titolo escluso)
avrei potuto invertire l'ordine dei fattori e scrivere
da magnati mafiosi
e da malfattori milanesi.
oppure
da magnati malfattori
e da mafiosi milanesi.
e il prodotto non sarebbe cambiato più di tanto,
purtroppo.
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Piccolo aggiornamento serale
E ancora non avevo letto dell'ignobile Ddl sulla sicurezza approvato oggi al senato. Praticamente una versione riveduta e scorretta delle leggi razziali. Ritratto di una paese intollerante e chiuso in se stesso come una crisalide nel suo bozzolo, come una lumaca immersa nella sua bava appiccicosa, come un ragno intrappolato nella sua stessa tela.
Pensassero piuttosto alla sicurezza sui mezzi di trasporto, alla sicurezza sul lavoro, alla sicurezza delle pene per i potenti che delinquono…
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martedì, 16 giugno 2009
Confessioni di un orso cubano emigrato a Berlino

Di giorno faccio l’orso in uno zoo e me ne sto tutto il tempo a sognare ad occhi aperti; sogno di lavorare in un circo equestre, perché sotto il tendone i bambini stanno più lontani e non si sentono protetti dalle gabbie.
Di notte dormo, sperando di cadere in letargo, o di liberarmi da questa finta pelliccia e di correre nudo in riva al mare come se fosse sempre primavera.
mercoledì, 10 giugno 2009
M u i t o
Romântico
trentaduesimo
frammento
...
Mi chiedi dove ci scaraventerà l A p r O S s i M a oNda.
Ti chiedi se sapremo cavalcarla o se ne saremo arrovellati.
Senza risponderti ci a u g u r o che io possa essere
il sollevatore d'ogni tua croce,
e la tua croce;
e che tu
sappia
essere
il mio
calvario
e il mio
sollievo.
E poi,
ancora,
balsamo,
condanna,
legno storto
e follia,
in secula
seculorum,
o solo almeno
giorno per giorno
o r a per o r a
d'anno in anno,
fino alla fine
del gioco,
'till when
the
p
a
r
t
y
is
o
v
e
r
:
di
gioia
in gioia
di noia in noia
e di danno in danno,
fino al giorno in cui
i vermi pasteggeranno
tra le t u e e m i e ossa
confuse sotto lo stesso
metro cubo di terra,
come se fossero
una sola cosa,
finalmente,
unacosasola
fino alla
fine del
tempo
e di
te,
p
e
r
f
i
n
o
.
.
.
Che non credevo / ci potesse essere / qualcun'altra / a cui giurare / per sempre /
tra i fili / della barba di Piazzolla. /
('Azzor!)
sabato, 30 maggio 2009
Interludio senza parole

mercoledì, 29 aprile 2009
Il casolare degli italioti idioti
E in mezzo a storiacce di corna sempre affilate, galletti arzilli, asini infoiati e papere stranazzanti, la fattoria degli animali italioti si distrae dalla crisi e dall'immondizia nascosta sotto i tappeti.
Ignari che il debito avanza, che la fama s'infama e che la fame cresce, i domestici animali del casolare restano a guardare a bocca spalancata il grande maiale travestito da re e sognano castelli, ville faraoniche, stalle e pollai ampliati di un tot per cento; ottenebrati narcotizzati e sedati come sono dall'influenza nefasta dei suini governativi, che crapulano e fanno i loro porci comodi tra il plauso generale di muli, capretti, capponi, zoccole e cani ammaestrati.

[con mille scuse al nobile regno animale,
ed, in particolare, al generoso maiale,
al nerboruto asino ed all'oca giuliva,
per il poco cortese accostamento.]
venerdì, 24 aprile 2009
E s s o è l a Q u e s t i o n e . . .
Tolse da sé il suo sguardo sommesso
poi ci fissò e disse di se stesso:
"Prossimamente avrò più successo
di quanto n'abbia avuto fino a adesso
perché scriverò di droga e sesso."
Ridendo come matta dentro al cesso,
la moglie celebrava il terzo amplesso
col bellimbusto dalla faccia da fesso
che lui all'esame non aveva ammesso.
E non m'importa che troviate il nesso,
che comunque per me farà lo stesso
giacché della storiella sono il messo
e non l'omino ansioso di successo,
la moglie sua o mister pesce lesso.
Eppure, leggendo il mondo / da un'altra prospettiva, / so bene d'essere / tutti e tre /
e pure tutti quanti / gli altri astanti; / per non dire / delle mura del locale, /
del bicchiere poggiato sul tavolo / e dell'acqua del bidet /
che sciacqua / lui, lei, noi, / loro, essi e pure te, /
che ora ridi di me / e di chi come me /
non sa dir me ne frego. /
va be', tante belle cose
e hasta luego
..................
...........
.......
.
(con cordiali saluti da me, dai tre
e da ognuno dei miei alter ego
che tengo in frigo, piego e ripiego
e non mi spiego davvero perché)
domenica, 12 aprile 2009
F e l i c e s P a s c u a s
H a p p y E a s t e r
F r o h e O s t e r n
finché
la barca va
e la gallina italiota
starnazza, scorrazza e scacazza
frattanto che la terra tutta freme sussulta e trema
e sulla città distrutta si continuano a sparare cazzate senza tema
che la televisione non smette di trasmettere, implacabilmente, celebrando
il record delle nostre voyueristiche visioni che i berlusconidi trasformano in milioni

{mioddio, mioddio! povera patria e povera natura strutta, distrutta e fra i sussulti risvegliata
[e so' cazzi amari quando si sveglia storta, madama madre matrigna la natura
(e in verità ultimamente neanche io ho dormito tanto bene –
ma di questo parleremo a pasqua fatta,
se resiteremo a tanta angoscia,
a tanta ambascia e a
tanta cioccolata.
)]}
Ancora auguri,
in ogni caso,
in ogni casa,
in ogni tenda,
in ogni terra,
in ogni senso.
Stàteve 'bbuono!
mercoledì, 25 marzo 2009
S l i w o v i t z
Il giorno della fine del mondo
capirai che il male più grande
sono le parole che non hai detto,
le cose che potevi e non hai fatto;
ma sarà già tutto distrutto mentre
nell'aria si stenderà l'ultimo rutto
senza cavalli, carri e cortei a lutto
pronti a mettere in scena
un'altra parodia
del dolore.
Insomma,
alla fine,
ed anche ora stesso,
tutto quello che resta
è ciò che hai dato.
Perciò, / non farmiti pregare / e lasciamele accarezzare / quelle prugnette / che custodisci a cosce strette / come se te le potessi robare / o se da lì in mezzo potessero cadere / e il mondo intero con loro sprofondare / per farti finalmente capire / che il male più grande / è che non me l'hai data abbastanza /
e io non posso più farne senza.
E questo è il senso
e qui c'è l'essenza,
a l t r o n o n s o .
mercoledì, 25 febbraio 2009
Poesia d'una fotografia
contro la prosa che dall'alto spia
fuori dal senno della fantasia
Quando i passeggeri vanno via
Negli occhi le valige si guardano
Si sorridono, s'amano e parlano,
Prima in posa, in fotografia,
Poi rimando in questa poesia.

dedicato a te
che
mi
hai
suggerito
più di una rima
mentre scorreva
sui binari l'allegria
martedì, 03 febbraio 2009
Giresun 21.01.2009
Interludio Breve Bizantino e alquanto Barocco
(in pratica, quasi un enigma che si autorivela) *
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otla'l
osrev
ossab lad isodnevoum
artsinis a artsed ad av
osnes li etlov a ehc
ias ehc acifingis
,esarf atseuq
erid louv
asoc
icsipac
eS
..
.
*nota al margine del senso
Tante volte le risposte sono sotto i nostri occhi, ma non riusciamo a vederle, perché ci ostiniamo a ripercorrere sempre gli stessi passi, come se il senso fosse unico e uno solo il verso. E pensare che a volte basterebbe un lampo di riflessione per illuminare la realtà di luce nuova!
giovedì, 29 gennaio 2009
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