to
despierto
perito
de-
ses-
pe-
ra-
do
finito
morto
hai risvegliato
la mia anima sopita e l’animale che l’ospita,
poi ci hai dato un taglio che io non posso dimenticare,
il corpo solcato da cicatrici che mantengono viva ogni piaga della mia memoria
- E va be’, se proprio vuoi, usciamo. Ma…, che dici, mi metto la camicetta gialla o quella fucsia che comprammo insieme a Terracina?
- Che ne so, fa’ comme vuo’ tu.
- E dai, non cominciare a fare lo scorbutico… La gialla o la fucsia?
- Nun ‘o saccio, t’aggio ditto ca nun ‘o saccio e nun ‘o saccio.
- …
- E ja’, nu’ ‘ffa chella faccia, mo’…
- …
- ‘A gialla, ja’, ‘a gialla… pure pecché ‘a gialla…
- Ma dai, no… Perché la gialla? E’ così carina la fucsia. La verità è che tu non l’hai mai sopportata quella camicetta fucsia. La verità è che tu non sopporti come mi vesto…
- Ma comme? Tu primma vuo’ sape’ 'a me che cammisa t’e mettere e po’, appena t’o dico, me faje ‘sta piazzata? Ma tu che vvuo’, che caspita vvuo’ a me?
- Tu non capisci, tu non capisci… Io non sopporto che abbiamo gusti così differenti. Io non sopporto che tu mi tratti con tutta questa indifferenza e non sopporti i miei gusti.
- Ma che vvuo'? Ma che cazzo staje dicenno?
- Che dico? Che dico? Dico che non mi capisci..., che non mi rispetti... Ecco! Io, se faccio certe domande, è perché vorrei sentirti vicino, vorrei che fossimo più in sintonia, vorrei che corrispondessero di più i nostri gusti, che avessimo gli stessi desideri…
- E no, a ‘mme, invece, me piace quanno doje persone rummanneno ognuno ca capa soja, eppure se vonno e se vonno ‘bbene.
- No, no, no…, io questa cosa non la sopporto … Tu non vuoi bene a ‘mme. Tu insegui un tuo sogno, cerchi un amore irraggiungibile che superi tutto, che faccia cadere le barriere, che annulli le differenze. Io, invece, voglio che tu ami me, proprio me, per come sono, per le cose che mi piacciono e per quello che detesto.
- E mo’ chesta addo’ l’e sentuta, int’a ‘na telenovela o int’a uno ‘e chelli vajassate ‘i chillu mascuolne da mugliera 'e Mauriziocostanzo.
- No, eh, non cominciamo con la De Filippi, ora…
- Va bbuo’, niente De Filippi, niente televisione, stuto tutto cose e me ne vaco. Tu viestete comme vuo’ tu, jesce cu chi vuo' tu, che tanto cu tte nun se po’ parla’.
- Ah, questa è bella, mo’ sono io quella con cui non si può parlare.
- …
- …
- Ma comme si bella quanno te 'ncazze!
- Ma, veramente…?
- Viene cca, nun ffa' 'a scema!
- …
- Siente a 'mme, ma pecché nun ce stammo tutte e duje accucculate uno vicine 'a n'ate, ca televisione stutata, azzeccate azzeccate; e pe’ tramento tu te lieve pure chesta cammesella janca…
Una lingua è un dialetto con un esercito e una marina. (Max Weinreich)
Un dialetto è una lingua che qualche volta c’ha pure una ronda che ti sfonda le palle e ti fa vergognare d’essere nato dove sei nato.
A settembre chiuderanno molte fabbriche, qualche lavoratore in cassa integrazione continuerà a tempo indeterminato, altri saranno licenziati e basta, senza ammortizzatori sociali. Tanti precari si troveranno senza lavoro, a settembre, e forse non resisteranno neanche le fabbrichette in nero che pullulavano nei sottoscala del mio paese.
Di questo passo, da settembre circolerà molto meno denaro ed entreranno in crisi anche le salumerie, i negozi di abbigliamento, i cinema, i ristoranti e qualche centro commerciale.
Magari, questo settembre, passerà anche meno pubblicità per le televisioni e, questo sì, sembrerà veramente grave al nostro presidente del consiglio. Ma potrebbe essere troppo tardi…
Desde Nata, Nata. Desde Nada, Nada.
(Da Panna, Panna. Da Nulla, Nulla.)
Nada algo
entre las algas
Nada nada
entre la nada
y la nada
Nadie nace de nada
salvo la sombra invisible
de un hada
que no está
ni acá ni allá
(Muy positivista
me he despertado
esta mañana,
pero negativo
de sobra)
Nuota qualcosa
tra le alghe
Niente nuota
tra il niente
e il niente
Nessuno nasce da niente
salvo l'ombra invisibile
di una fata
che non c'è
né qui né là
(Mi sono svegliato
assai positivista
stamattina,
ma negativo
all'eccesso)
Giresun 21.01.2009 Interludio Breve Bizantino e alquanto Barocco
(in pratica, quasi un enigma che si autorivela) *
.
otla'l
osrev
ossab lad isodnevoum
artsinis a artsed ad av
osnes li etlov a ehc
ias ehc acifingis
,esarf atseuq
erid louv
asoc
icsipac
eS
..
.
*nota al margine del senso
Tante volte le risposte sono sotto i nostri occhi, ma non riusciamo a vederle, perché ci ostiniamo a ripercorrere sempre gli stessi passi, come se il senso fosse unico e uno solo il verso. E pensare che a volte basterebbe un lampo di riflessione per illuminare la realtà di luce nuova!
Poi forse un giorno vi racconterò della mia Turchia (ovvero della Turchia secondo Gaetano). Per ora, mentre canta per la quarta volta il muezzin e io non so assolutamente se c'è pace nei cieli e sulla terra di Gaza, vi dico solo che sono appena tornato da Sumela, un posto bellissimo nei pressi di Trabzon, la storica città della Turchia Orientale che fino all'altroieri chiamavo anch'io Trebisonda.
Si percorrono una quarantina di minuti di autobus e un'oretta di cammino a piedi per raggiungere un monastero ortodosso arroccato su una montagna assolata in mezzo a vette piene di ghiaccio e neve; si arriva col fiatone a 1300 metri di altezza, inoltrandosi nella boscaglia lungo un sentiero sinuoso e scosceso e, improvvisamente, si scorge tra i rami questa costruzione imponente che sembra venire fuori direttamente dalla pietra della montagna; e ti chiedi come fecero a costruirla là sopra, inerpicata sulla roccia, più di 1600 anni fa, alla fine del IV secolo dopo Cristo. Un miracolo umano in mezzo a una una natura miracolosa assai.
Purtroppo, è possibile visitare solo una piccola parte delle secolari stratificazioni che costituiscono l'edificio. Appena si entra, si assiste allo spettacolo architettonico di un insieme di costruzioni che dall'alto fanno un classico Presepe Effekt e da vicino rivelano meravigliosi affreschi e decine di finestre con scorci mozzafiato che inquadrano il cielo e la fitta vegetazione della montagna. C'è da restare incantati. E ti pare di perdere la trebisonda, grazie a dio. Non importa che sei e resti agnostico. Perché è sicuro che, come canta il muezzin: Lā ilāh illā Allāh, e come dico io, se c'è, se v'è, se ci fosse, non v'è dio se non Iddio. Insomma, se proprio vogliamo onorarlo, meglio su queste montagne che sui campi di battaglia.
Hayya 'alā l-falāh (questa si ripete due volte e vuol dire: Orsù, alla salvezza.)
......
:::::::::::
interludio
livoroso,
arrogante,
peDante
ed autocriticante
Dorme Publio di tanto in tanto,
trova sonno in ciascun canto
e sovente non porta il conto.
Nell’aulica commedia
le strofe sono tante
ma tante tante tante
che di tanto in tanto
risulta vacillante
anch’il verso di Dante.
Dorme Omero ogni tanto,
dorme tanto pure Dante
e io sempre sonnecchiante
¡Por el amor / del arte, / el honor / de mi vida / y el buen nombre / de la poesía,
te ruego, / Machado, / enséñame
a despertar / el alma dormida / antes que se acabe / para siempre / la partida!
Yo me afano y me desvelo
da molti giorni e non mi decido: ¿ma a voi piace di più
"Dorme Publio di tanto in tanto,
trova sonno in ciascun canto
e sovente non porta il conto."
oppure
"Dorme Publio di tanto in tanto,
trova sonno in ogni canto
e pertanto non porta il conto."?
La muerte borrarà los recuerdos, pero no mis palabras è una scritta che campeggia su un muro di Salamanca e che vuol dire La morte cancellerà i ricordi, ma non le mie parole.
L'ho fotografata nella certezza che presto sarebbe stata borrata, cassata, cancellata; come capita con ogni umana produzione: pagina di quaderno, enciclopedia in cd-rom, figliolanza o cattedrale che sia.
Aggiungo, altrettanto futilmente, che non volevo parlare di questo, quando ho pensato di caricare il montaggio di fotine salamantine che campeggia sui muri di questo post a futura peritura memoria.
uffa, che sconquasso
già avevamo prima
problemi d'igiene
monnezza qua e là
tra abiti in taffettà
e donne in decolleté,
ora, ogni due e tre,
in città ci viene
pure,
scusate la rima,
capitan fracasso
mister ti-ripasso
visir del salasso
silvio berluscasso **
(e io mi sono proprio rotto il casso
e va a puttane anche la metrica,
ché sto troppo troppo incazzato
per badare a queste cose
fatte di numeri, formali
dissensi e parole,
mentre qui intorno
ogni giorno
si muore.
***
....
..
e
si muore
ammazzati,
mica d'amore
o di malumore.)
¡OjO! inter-ludio molto occhiuto con quiz allegato
Passano molte cose per gli occhi, e non tutte le vediamo. E anche quelle che vediamo, non sempre arrivano alle pupille della nostre mente e a quel complesso meccanismo di percezioni che chiamiamo cuore.
"Occhio che non vede, cuore che non sente."
È una frase che mi ripeto spesso, e credo di attribuirle più significati di quanto la semiotica dei proverbi preveda.
"Lontano dagli occhi, lontano dal cuore."
Eppure, in certi momenti, mi pare di pensarti ancora, mi pare di pensarvi ancora, ieri come ora e come allora. Non c'è chiarezza nel mio sguardo; salvo qualche volta, dopo che il pianto lo pulisce tutto oppure quando una risata sonora mi fa stringere parzialmente le ciglia e ogni cosa improvvisamente sembra a fuoco: in un batter d'occhio, la realtà si illumina di senso, come se fino ad un momento prima fossi stato ottenebrato, accecato e orbo di tanto spiro.
In spagnolo, occhio si dice "ojo", e a me sembra sempre di vedere due occhi e un naso nei segni grafici di queste tre lettere simmetricamente disposte.
"Occhio, il medico dice sei depresso, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento."
¡Ojo! (ojo) ¡OjO! scritto così, tra due punti esclamativi (ma a volte anche senza) si usa per richiamare l'attenzione dell'interlocutore. Come se veramente ci fosse più concentrazione nella vista che in ogni altro senso di cui siamo naturalmente dotati; come se veramente dieci lingue che affermano non valgano due occhi, due occhi soli, dos ojos que miran o que se miran.
Ma davvero crediamo che la nostra vista percepisca la bellezza e la bruttezza che c'è, così come è? Crediamo veramente di cogliere le cose come sono e i fatti come avvengono?
Gli occhi ingannano, ci fanno vedere la pagliuzza nello sguardo di nostro fratello e ignorano il palo conficcato nel nostro. Gli occhi ci permettono di intravedere qualche lineamento del mondo, ma non ci danno mai la possibilità reale di guadare le nostre stesse fattezze. Gli specchi, i ruscelli e i pozzi sono solo trappole illusorie: noi non siamo più noi quando fissiamo una superficie lucida per scorgervi le nostre stesse sembianze; per questo tante volte non ci riconosciamo nelle ante di una vetrina, in una pozzanghera d'acqua torbida o in una foto scattata all'improvviso.
Passano molte cose per gli occhi, e non tutte le vediamo: non tutti gli occhi chiusi dormono né tutti gli occhi aperti vedono.
In questa immagine, per esempio, ci sono 36 occhi; è abbastanza facile contarli. Ma quanti volti possono mostrare e nascondere tre dozzine di occhi?
Tu, per esempio, se ti fermi ad osservare i dettagli di questo disegnaccio, quante facce distingui?
Io ne conto…
Anzi no, sai che ti dico, se vuoi verificare che ne scorgi proprio quante ne volevo disegnare io, clicca qui, e torniamo un po' a giocare come si faceva spesso, su queste pagine, tanto tempo fa, quando tutto si vedeva in un'ottica diversa e ogni cosa appariva sotto un'altra luce.
Perché la vista dipende sempre dal tempo, tanto da quello atmosferico quanto da quello cronologico degli orologi che ci corrono dietro ogni giorno più forte. E io mi nascondo qui, per non farmi vedere.
- E jammo bello, Giua’, ma quanno ‘a appicce ‘sta canna, che a tiene ‘nmano a nu quarto d’ora e nuje te stamme aspettanno comm’a tre baccalà.
- E ja’ Giuà, che cca ‘n’atu poco sparane ‘e botte.
- No, guagliù, nun facite ‘e scieme, m’e succieso ‘na cosa mentre stevo squaglianno ‘a stecca ‘e fummo…
- Matté, Marchetié, chisto nun sta bbuono!
- Tenevo annanze all'uocchie ‘a fiamma d'accendino, quanno all'intrasatto aggio visto ‘o fuoco…, aggio visto fuoco ‘a tutte parte, ‘a munnezza appicciate mmiezz’a via, ‘e baracche d’e zingare, ‘e case noste, fuoco a tutte parte e nuje comm’allaneme d’o Priatorio mmizz’e lampe. N’omme ca se regne ‘e benzina e appiccia 'o micciariello mmiezz’a via pecché vo’ a fatica e nun ‘a trova. ‘Na campagna chiena ‘e bidune e tutta abbruciata. ‘O Vesuvio ca vuttave lampe ‘e fuoco e nuje a sotta ca fujevano mmiezzo a ‘nu fummo nire nire…
- ‘A faccia d’o cazzo, me staje facenno fa fa sotto d’a paura.
- Guagliù, sentite a ‘mme, fuimmecenne, jammuncemme ‘a n’ata parte primma ca se fa troppo tarde.
(dall’Apocalisse secondo Giovanni ‘e coppa ‘e quartiere)
20 Maggio 2008, Napoli Centro
Domani Consiglio dei Ministri Berlusconidi a Piazza del Plebiscito, il centro nevralgico di feste farina e forche borboniche e postunitarie; tra il tempio di San Francesco di Paola e il potere sovrano del Palazzo Reale; alle spalle la musica sacra e profana del Regio Teatro di San Carlo; giù in fondo, il mare.
Brigam Espanha e Holanda / Pelos direitos do mar / Brigam Espanha e Holanda / Por que não sabem que o mar / Por que não sabem que o mar / Por que não sabem que o mar / É de quem sabe amar
Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat e Vittorio Emanuele II di Savoia convidados de piedra in attesa di Frattini Maroni Alfano Tremonti La Russa Scajola Gelmini Zaia Prestigiacomo Matteoli Sacconi Bondi Bossi Calderoli Rotondi Ronchi Carfagna Fitto Meloni Vito Letta e Brunetta.
Deh!
Chi pe la cimma e chi, / Michelemmà, Michelemmà, / Chi pe la cimma e chi, / Michelemmà, Michelemmà, / pe’ lo streppone, / pe’ lo streppone.
Partenopé '92
vergine svirginata,
passata e repassata,
stracciata, spurcata,
‘nsuzzuta e ‘nzvata,
vutata e arruvutata,
‘gnaccata, cacata,
smerdiata, slabbrata,
afferrata e spertusata
...pe’ tutte li late
passata e repassata
da ‘na mano a ‘n’ata,
spaccata e attaccata
‘na vota e ‘n’ata vota
e gira e gira rota,
va truvanno mo chi e’ stato
c’a cugliuto bbuon’ o tiro,
chillu fatte e’ niro niro
niro niro comm’a cche
e allisciame ‘stu bebé,
piglialo mmocca
e piglialo ‘nganno,
crisce sta canna
e ‘nfizzala ‘nculo
ca po vene ‘a pule
e se fa ‘nu giro pur’essa
e arape ‘sta fessa
ca s’arrape ‘stu cazzo,
e 'a capa do pazzo
va truvanno mo’ che fa
pesce fritto e baccala’,
chiagne e ride Michelemma’
mentre l’onna vene e va’,
ride, ride e rido je pure
ca me fotte ‘e paura
ca dimane ‘stu mare
cu li pisce s’arretire
e ‘o cielo se fa scuro
e se fa triste l’aria,
‘nserrate, fenestrella
‘e Marechiaro,
ca Nanninella e’ morta
e moro je pure!
chiagne ‘o pate d’e criature
e ‘na vergine sverginata
mo che ‘o mare l’ha lassata;
chiagne ‘a figlia
e chiagne ‘o frate;
chiagnene ‘e mamme
e chiagnene ‘e pate;
mentre ‘o mare s’arretire
e se fa triste l’aria
e 'o cielo se fa scura
ma sott’a luna
e Marechiaro
e lacreme regnene
‘natu mare
e affonnano ‘e piscature
int’a chest’acqua sporca,
‘mmiezz’a chest’aria scura.
‘Ncopp’a ‘na barca sulitaria
puorteme viento luntane,
luntane ‘a Napule, luntane a te.
...
Vesuvio, l’Etna chiama, rispondi forte
da Palermo a Milano diffondi morte
‘ncopp’a chest’aria scura,
‘ncopp’a chest’acqua sporca,
ca si ‘o scarpone affonna,
a te, che te ne ‘mporta?
to vote or not to vote
note di politica paesana, provinciale e universale
Berlusconi – Ci copiano! Veltroni – Ci copiano! I Nostri Coglioni – Ci scoppiano!
Fue por esa época que se le oyó decir: «La única diferencia actual entre liberales y conservadores, es que los liberales van a misa de cinco y los conservadores van a misa de ocho.» (1)
Che tradotto in italiano vuol dire che Berlusconi e Veltroni c’hanno entrambi rotto i coglioni.
Che parlino di fame, di sviluppo sostenibile e di occupazione e non di beghe di partito, aria fritta e religioni! Che illustrino programmi seri – con tanto di metodi e strategie di attuazione – non vaghe promesse senza coperture logiche e finanziarie! Che siedano intorno a un tavolo di trattative, ad una scrivania o al tavolino di un bar per concepire strategie di cambiamento dell’esistente, non per leggere sondaggi e dire sempre e solo ciò che la maggioranza vuole (o vorrebbe) sentire (senza contare che la maggioranza generalmente sente ciò che i telegiornali governativi o i media dei Berlusconi, dei Caracciolo, degli Agnelli e dei Ciarrapico lo abituano a voler sentire; e non è che stia sempre lì a maturare idee proprie su ogni cosa, lo stramaledetto 50%+X. Tante volte la maggioranza ondeggia e sventola come soffia il vento dei potenti, degli imbonitori e dei mercanti).
La maggioranza,
la maggioranza sta.
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità
di verità. (2)
Oppure se ne stiano zitti e muti, tutti questi politicanti di partito, e lascino che ci autogoverniamo in pace; suddivisi in piccole comunità di intenti e sentimenti. Ci lascino diventare così adulti e responsabili da decidere per noi stessi, senza la balia ingannevole dei loro lerci interessi.
Insomma, qualche giorno fa un amico mi implorava: “Non facciamo i fessi, questa volta bisogna esprimere un voto utile!”
Questa volta, un’altra volta, una volta ancora, il naso turato e un voto utile, un voto utile…, ma se io mi sto chiedendo se sia il caso di esprimerlo, un voto, o restarmene a casa, affacciato alla finestra a vederci decadere lentamente. Che magari c’è pure gusto a vedere l’Occidente crollare sulle sue macerie in attesa che accada qualche altra cosa.
(1) Traduzione letterale: Fu in quell'epoca che lo si sentì dire: "L'unica differenza attuale tra liberali e conservatori, e che i liberali vanno alla messa delle cinque e i conservatori alla messa delle otto." (Gabriel García Márquez, Cien años de soledad, cap. XII, 1967)
Per i più pedanti aggiungerò che quella frase, deve essere una specie di amara barzelletta piuttosto diffusa in Colombia, visto che la ritroviamo anche attribuita al poeta colombiano Jorge Gaitán Durán. E non a caso Jorge Gaitán dirigeva a Bogotá la rivista "Mito", sulle cui pagine apparivano, tra gli altri, testi di Álvaro Mutis, de Sade, Ezra Pound, Paul Eluard e dello stesso García Márquez.
Carlos Fuente ricorda infatti che intorno ai lontani anni cinquanta, quando ancora il narcotraffico non imperava e le guerriglie nascevano dalla speranza, una sera, in Messico, Jorge Gaitán […] disse: «I liberali e i conservatori muoiono soltanto se sono poveri e contadini. La guerra si fa in campagna. I liberali e i conservatori delle città si danno del tu, vanno agli stessi matrimoni e sono soci degli stessi club. L'unica differenza, dice una barzelletta, è che i liberali vanno alla messa delle sei, così nessuno li vede, e i conservatori a quella di mezzogiorno, così li vedono tutti». (in Carlos Fuentes, Muerte de un Guerrillero, 2004)
(2) Sono versi tratti da Smisurata Preghiera (1986) di Fabrizio De André e Ivano Fossati, ispirata alla poetica di Álvaro Mutis ed in particolare alla sua Summa di Maqroll il Gabbiere. E così si chiude il cerchio sudamericano che aleggia su questo post postqualunquisto e ademocratico. Che poi io stanotte me lo sono sognato De André che mi ripeteva: “Berlusconi, Casini, Bertinotti, Veltroni… Ma come si può essere così coglioni da non capire che non ci sono poteri buoni.”
- Signo’, che scalogna, che sfortuna. Nun ce pozzo penzà, nun ce pozzo penzà. E aggio jettate pure 15 mila euro. Oh, 15 mila euro, ca mica so’ ficusecche.
- Embé, sì, effettivamente, 15 mila euro… Che uno cu ’na somma ‘e chesta se potesse fa pure nu fatto do suoje.
- Ma po’, che v‘aggia dicere… si uno ce penza bbuono, cheste nun è niente. Tante che so’ e denare? Chille mariteme, cu quatto o cinche Natale comme si deve, m'e porta n’ata vota a casa 15 mila scorze, accussì… vennenno ‘e pazzielle mmiezzo ’a via ‘ncopp’e bancarelle ‘e Via Foria. Pecché aje voglia ‘e dicere ca ce sta ‘a crise, ma chelle e pazzielle pe’ criature se venneno sempe.
- E va ‘bbuo’, però miettele uno ‘ncoppa ‘a nato, 15 mila piezze.
- No, no, cumma’, ve l’aggio ditto, nun è pe’ solde: ‘e denare nun so’ niente; però je ce songo rummase troppo malamente. Nun ce pozzo penzà, ‘o veramente nun ce pozzo penzà. Sto chiagnenne da matina a sera. E mariteme nun magne cchiu; ca chille fa cheste e chelle, ma chesta vota c’aveva mise ‘o penziero pure isse. Nuje già c’ha facevano ‘nnanze all’uocchie, tutta linta e pinta, che avevame fa crepa’ ‘e mmiria a tutto ‘o quartiere. Che chella ‘a gente è malamente, e se spogna a fresella: chelli cose ’e dicere: “Tié, tié, nuje ‘a tenimme e tu no” e ‘e te schiaffà sempe a robba loro ‘nnanze ‘e piede, sule pe’ te fa rusecà.
- Uhé, ma v’avissera penzà che pure je…
- No, no, cummà, vuje site sempe stata n’ata cosa.
- Eh…
- E menu male che a nuje nun c’hanno acchiappate, si no mo’ steveme pure ‘ncarcere, int’e cancelle, ‘nchiuse prigiuniere, senza avé fatto niente. Pecché, signo’, nuje niente avimma fatte.
- ‘O sacce, ‘o sacce, chella ‘a legge tante 'vote è malamente: addò vede e addò ceca…
- E po’, dico je, tu stato italiano, che t’a piglia a ffa cu 'a povera gente, che nuje già simme nate sfurtunate.
- …
- No, no, nun ce pozzo penzà, nun ce pozzo penzà, che scalogna, che scalogna, che ciorta nera! L’avevame scartata mmiezzo ’a tante, c’era piaciuto o culore, janche, e nun avimma fatte quistione 'e prezze. Tutto in contante, 15 mila euro uno ‘ncoppa ‘a n’ate, “e altri 15 alla consegna”. Accussì c’aveva ditte chella signora. “Non vi preoccupate, non vi preoccupate, ca qua se ne pigliano due o tre alla settimana e nun è succieso mai niente.” Nun è succieso maje niente, nun è succieso maje niente… e propio mo’ s’aveva scetà a criatura?
No, no, è ‘na cosa troppa brutta.
Tu te pienze che ‘a fine da semmana ‘a tiene pure tu cca, comme all’ata gente..., comme a tutte quante...; t'a vide 'nnanze all'uocchie ca te regne 'a casa e pure 'a vita... E invece niente. Appiccia a televisione e siente dicere: Operazione Ladri di bambini a Nocera Inferiore. E vide che hanno arrestato a chella signora. E se songo perdute 15 mila scorze e pure a speranza da tené pure tu ‘na criature, che ‘a piglie ‘mbraccia, jesce pa’ via, vaje annanze e areta pe’ quartiere, ‘a faje magnà e ‘a digne ‘e tutte chello ca tu nun ‘e tenute: ce daje ‘na muntagne ‘e pazzielle, ca chelle a nuje nun ce mancano e nun ce ponno mancà… ‘e pazzielle.
Utenza 081 788 63 84 (in uscita)
Data
Posizione
Sintesi delle conversazioni
7 Marzo 2008 - h.19,45
Bobina 5 -
Nr. dei giri 1056
[Manca la prima parte della telefonata, forse registrata su un’altra bobina che non mi è stata consegnata.
Tutta la conversazione è svolta in dialetto.]
La titolare dell'utenza 0817886384 racconta ad una conoscente (forse una sua comare di cresima o di battesimo) di una trattativa per comprare qualcosa, presumibilmente una bambina o una bambino (lei dice “una creatura"). Ha anticipato 15.000 euro ed altri 15.000 avrebbe dovuto versare a fine trattativa. Parla di una non ben definita signora che avrebbe fatto da intermediario per la transazione. Alla fine della conversazione comunica con rammarico che, avendo ascoltato in televisione dell’Operazione di Polizia Ladri di bambini, si è vista svanire il suo sogno e se la prende con lo Stato e le sue leggi che sembra considerare inique e vessatorie.