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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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lunedì, 17 agosto 2009
 

GetXo, Vizcaya, Notte
(con appendici del 19 e del 24 agosto)
 

Getxo, Vizcaya, Playa Ereaga - foto di (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2009

La mattina del giorno dopo si svegliò di soprassalto, volse gli occhi al cielo e vide che non c’era più nemmeno una stella.
Pensò che fossero cadute tutte mentre dormiva e si rammaricò per la sfilza di desideri che non aveva fatto in tempo a recitare.
Il resto dell’anno l’avrebbe passato ad aspettare il X Agosto a venire.

piccola appendice vizcaina
11-19 Agosto: Bilbao – Napoli via Vibrisse

Seguendo un'iniziativa pseudo-ludica e pseudo-letteraria promossa su Vibrisse, ho mandato una cartolina da Bilbao a Giulio Mozzi.
Oggi è stata pubblicata sul Bollettino di Vibrisse.

Volendo, ne potete vedere qui il fronte e il retro, e poi, magari, potreste anche perpetrare il gioco con vostri contributi da inviare a Giulio Mozzi, via Giuseppe Comino 16/b, 35126 Padova.

Appendice del 24 Agosto
(Che ormai sta diventando una specie di abitudine che le cose le scrivo prima di getto sul tumblr e poi le copincollo qui.)

Getxo - Drago di Sabbia - by gaetano aitan vergara, 2009

Questo drago di sabbia è opera di un migrante magrebino che si guadagna da vivere aspettando che i passanti si fermino a guardare e lascino qualche moneta in segno di consenso.

(Io gliel’ho lasciata volentieri, pensando che poi avrei fatto vedere la foto ai miei nipoti e avrei spacciato quella scultura di sabbia come opera mia. Ma poi non ho avuto il coraggio di mentire e attribuirmi il sudore e la maestria del lavoro altrui. Così, ora lo voglio dire pure qui, pubblicamente, che l’ha fatto Moh questo dragone qua. Che poi, a pensarci bene, non sono nemmeno sicuro al cento per cento, che l’abbia fatto proprio lui, da solo. A dire il vero non posso nemmeno dire che Moh lo abbia fatto in compagnia di qualcun altro, questo bel dragone qua. In verità, potrebbe anche non essere affatto un frutto del suo lavoro. Quello che so è che lui era lì, il migrante, fermo accanto alla scultura con un barattolo di latta sulla sabbia, e la gente gli lasciava qualche monetina, e anch’io gliene ho lasciata una, ma questo l’ho detto già.)


postato da aitan | 12:21 | Permalink | commenti (14)





martedì, 16 giugno 2009
 

Confessioni di un orso cubano emigrato a Berlino

Aitan a Berlino in compagnia dell’Orso Cubano (c)(c) 2009

Di giorno faccio l’orso in uno zoo e me ne sto tutto il tempo a sognare ad occhi aperti; sogno di lavorare in un circo equestre, perché sotto il tendone i bambini stanno più lontani e non si sentono protetti dalle gabbie.

Di notte dormo, sperando di cadere in letargo, o di liberarmi da questa finta pelliccia e di correre nudo in riva al mare come se fosse sempre primavera.


postato da aitan | 19:31 | Permalink | commenti (24)





sabato, 30 maggio 2009
 

Interludio senza parole

Ivan Capote, Relax, 2003 (c)(c) foto by Gaetano 'Aitan' Vergara, Milano 2008

postato da aitan | 21:35 | Permalink | commenti (14)





sabato, 23 maggio 2009
 

Milano, avanti ieri.

Due improvvisazioni / in ottava senza rima /
che non c'entrano con questa / bella cosa che sta qua / e m'ha fatto salutare / da vicino tanta gente / che fino a poco fa / sapevo solo a parole / (grazie, grazie, prego, grazie)


I

Come essere umano
mi è d'uopo affermare
che i momenti più belli
di tutta la mia vita
li ho per certo vissuti
allorché ti ho sentita
veramente animale
e come tale amata
sbattuta et adorata
su vette rasente cielo
(détta coi toni mocciosi
che vanno per la maggiore,
tanto per dimenticare
che soffro l'eterno male
di every day invecchiare
come una vela al mare
sott'un vento senza fine.)

FINE


II

Finito il tempo in cui
si scoppiava di parole,
ora si scoppia in strada,
al caldo delle polveri,
o sotto il duro giogo
delle replicate crisi
che sconvolgono le vite,
anche se il premier ride
e l'opposizione siede
aspettando cadaveri
sulla sponda di un fiume
melmoso e inquinato
in cui sarà triste fare
l'irreversibile parte
del cadavere, un giorno
che per noi ormai il tempo
sarà pure lui finito.

FINITO


[Se vi va, esprimete la vostra preferenza per la uno (I) o la due (II). E siate clementi. A Milano faceva un caldo della madonnina ed io non ero molto in me. Peraltro, mi ha sconvolto trovare ribaltato il mio immaginario. Pensavo che la capitale della crisi italiana fosse una città brutta e noiosa. E invece mi sono ricreduto, grazie anche a chi me l'ha fatta passeggiare da dentro nei limiti del tempo brevissimo che avevo disponibile. Mannaggia la miseria, mannaggia la morte e mannaggia il tempo che non la smette di cingerci d'assedio!
(E grazie puranco a tutta la redazione e all'organizzazione di B&N che m'ha offerto l'occasione e dato la soddisfazione di questa premiazione in mezzo a tutta questa popolazione che m'ha dedicato tanta immeritata attenzione che vorrei rivolta soprattutto all'illustatrice della mia obliqua immaginazione: Eugenia Monti.)
]



postato da aitan | 18:09 | Permalink | commenti (36)





mercoledì, 25 febbraio 2009
 

Poesia d'una fotografia
contro la prosa che dall'alto spia
fuori dal senno della fantasia

Quando i passeggeri vanno via
Negli occhi le valige si guardano
Si sorridono, s'amano e parlano,
Prima in posa, in fotografia,
Poi rimando in questa poesia. 


ovunque, foto ed elaborazione grafica di gaetano 'aitan' vergara (c) 2008

dedicato a te
che
mi
hai
suggerito
più di una rima
mentre scorreva
sui binari l'allegria

 

postato da aitan | 22:29 | Permalink | commenti (46)





martedì, 03 febbraio 2009
 

Giresun 21.01.2009
Interludio Breve Bizantino e alquanto Barocco
(in pratica, quasi un enigma che si autorivela)
*


 .
otla'l
osrev
ossab lad isodnevoum
artsinis a artsed ad av
osnes li etlov a ehc
ias ehc acifingis
,esarf atseuq
erid louv
asoc
icsipac
eS
..
.


 *nota al margine del senso
Tante volte le risposte sono sotto i nostri occhi, ma non riusciamo a vederle, perché ci ostiniamo a ripercorrere sempre gli stessi passi, come se il senso fosse unico e uno solo il verso. E pensare che a volte basterebbe un lampo di riflessione per illuminare la realtà di luce nuova!

 

postato da aitan | 19:15 | Permalink | commenti (24)





giovedì, 29 gennaio 2009
 

A Postcard from Sumela Monastery by Gaetano Aitan Vergara (c)(c) January, 2009

postato da aitan | 01:23 | Permalink | commenti (28)





domenica, 25 gennaio 2009
 

mela, Trabzon/Trebisonda
Note sparse dall'Est

Poi forse un giorno vi racconterò della mia Turchia (ovvero della Turchia secondo Gaetano). Per ora, mentre canta per la quarta volta il muezzin e io non so assolutamente se c'è pace nei cieli e sulla terra di Gaza, vi dico solo che sono appena tornato da Sumela, un posto bellissimo nei pressi di Trabzon, la storica città della Turchia Orientale che fino all'altroieri chiamavo anch'io Trebisonda.
Si percorrono una quarantina di minuti di autobus e un'oretta di cammino a piedi per raggiungere un monastero ortodosso arroccato su una montagna assolata in mezzo a vette piene di ghiaccio e neve; si arriva col fiatone a 1300 metri di altezza, inoltrandosi nella boscaglia lungo un sentiero sinuoso e scosceso e, improvvisamente, si scorge tra i rami questa costruzione imponente che sembra venire fuori direttamente dalla pietra della montagna; e ti chiedi come fecero a costruirla là sopra, inerpicata sulla roccia, più di 1600 anni fa, alla fine del IV secolo dopo Cristo. Un miracolo umano in mezzo a una una natura miracolosa assai.
Purtroppo, è possibile visitare solo una piccola parte delle secolari stratificazioni che costituiscono l'edificio. Appena si entra, si assiste allo spettacolo architettonico di un insieme di costruzioni che dall'alto fanno un classico Presepe Effekt e da vicino rivelano meravigliosi affreschi e decine di finestre con scorci mozzafiato che inquadrano il cielo e la fitta vegetazione della montagna. C'è da restare incantati. E ti pare di perdere la trebisonda, grazie a dio. Non importa che sei e resti agnostico. Perché è sicuro che, come canta il muezzin: Lā ilāh illā Allāh, e come dico io, se c'è, se v'è, se ci fosse, non v'è dio se non Iddio. Insomma, se proprio vogliamo onorarlo, meglio su queste montagne che sui campi di battaglia.

Hayya 'alā l-falāh (questa si ripete due volte e vuol dire: Orsù, alla salvezza.)

postato da aitan | 16:23 | Permalink | commenti (22)





martedì, 20 gennaio 2009
 

Turchia e Nuvole

Tra qualche ora parto. Domani pomeriggio sarò a Trebisonda (parece mentira) e da lì a Giresun. Sono ancora affaccendato negli ultimi preparativi, ma prima di chiudere le valigie volevo diffondere tra i lettori di questo blog ancora ignari una notizia che mi ha fatto molto piacere: su Blog & Nuvole è stato pubblicato il fumetto che Eugenia Monti ha illustrato a partire dal mio XX frammento della serie languida di codesta bitácora.

Sfogliatevelo e fatemi sapere.

prima pagina del fumetto Muito Romântico - XX frammento di eugenia monti e gaetano vergara (c) 2008

Secondo me Eugenia ha fatto un lavoro magistrale. Prima di vedere le sue tavole, pensavo fosse irrisolvibile la resa grafica del mio XX frammento; temevo, insomma, che quelli di Blog & Nuvole avessero fatto malissimo a selezionare quel testo. Ma il lavoro di EM mi ha fatto ricredere.

Eugenia è brava, sensibile ed anche tosta. Mica sono tutte romanticherie le sue illustrazioni e mica per niente sto contraddicendo una regola che mi sono imposto fin dalla creazione di questo blog: quella di utilizzare, qua dentro, solo immagini di mio pugno (perché forse non lo sapete, ma questo è uno spazio assolutamente autarchico e collettivo).
E ora, sentite a 'mme, andatevi a vedere qualche altra illustrazione di EM su myspace. Ne vale la pena.
Io ammiro molto il tratto acido delle sue chine e degli acquerelli e trovo adorabile la vena surreale che percorre alcuni suoi disegni. E poi sono felicissimo di averla incontrata. Volevo farvelo sapere e sarei contento se lo venisse a sapere pure lei.

Vabbuo', mo' vado a chiudere la valigia che, tra una cosa e l'altra, si è fatto tardi.

postato da aitan | 22:20 | Permalink | commenti (30)





venerdì, 03 ottobre 2008
 

Recuerdos centrífugos que se borrarán

El Toro Osb - Recuerdo de gaetano 'aitan' vergara (c)(c) 2008 - clic here!

 La muerte borrarà los recuerdos, pero no mis palabras è una scritta che campeggia su un muro di Salamanca e che vuol dire La morte cancellerà i ricordi, ma non le mie parole.
L'ho fotografata nella certezza che presto sarebbe stata borrata, cassata, cancellata; come capita con ogni umana produzione: pagina di quaderno, enciclopedia in cd-rom, figliolanza o cattedrale che sia.
Aggiungo, altrettanto futilmente, che non volevo parlare di questo, quando ho pensato di caricare il montaggio di fotine salamantine che campeggia sui muri di questo post a futura peritura memoria.


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giovedì, 28 agosto 2008
 
Recuerdos de Segovia y Campos de Castilla

Segovia, Alcázar (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

Segovia, Alcázar (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

Campos de Castilla (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

Segovia (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

 Catedral de Segovia (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

Segovia (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008


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domenica, 24 agosto 2008
 
Recuerdos de Salamanca

Salamanca dall'altra riva del Tormes (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

Una gargula de Salamanca (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

Natura e Cultura a Salamanca (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

 


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mercoledì, 20 agosto 2008
 
Recuerdos de Madrid

El oso de Madrid (c)(c) gaetano aitan vergara, agosto 2008

 


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venerdì, 23 novembre 2007
 

Lazarilla de Gomera

Dices que te vas,
dices que te vas
para la Gomera,
dices que te vas,
pero no me llevas
.

Si conoscono sulla strada che porta a una rappresentazione di marionette messicane, in un parco di Parigi.
Lei è un'isolana spagnola poco più grande di lui, ma sembra una ventenne. È snella e morena; ha due grandi occhi neri in cui perdersi. È sveglia, sensibile ed inquieta. Lavora come animatrice teatrale utilizzando musica e danza. Ha undici fratelli e decine di corteggiatori che passano e spassano davanti la porta della sua blanca casa blanca. È di modeste origini contadine. Si trasferirono dai colli in città quando aveva sette anni. Prima non aveva mai visto un treno, un cinema o una scuola. Ha una profonda coscienza sociale, un’incessante voglia di agire e un perfetto dominio del proprio corpo: canta e danza anche quando parla e cammina. Mi incantano i tuoi occhi da cerbiatta. Ma non oso dirtelo. È ingenua e perspicace, innocente e piena di esperienze. Limpida. Parla con gli occhi, con le mani e con tutto il tuo corpo sinuoso.

E il naufragar mi è dolce in questo mare...

Lui eri tu. Tu che ancora io compiango. Tu che piango e rimpiango.
Vi conosceste e parlaste per cinque giorni e quattro notti di voi, delle vostre vite, delle vostre sensazioni e segreti. Come sembrava variopinto e interessante il nostro reciproco passato concentrato così in un racconto di pochi giorni! Poche ore! Il tempo di un respiro! Il suo ultimo respiro. Il tuo ultimo sospiro…
Esplorarono Parigi insieme. Mangiarono insieme. Dormirono insieme Cantarono insieme. Guardarono insieme la luna fino a vederla sparire dietro i palazzi di boulevard Magenta. [*]
"Come è caldo il sapore delle tue labbra... Come è aspra la tua pelle scura".
L'ultimo giorno andaste a Les Tango; c'era una festa di salsa e merengue. Danzaste e brindaste insieme decine e decine di volte. Lei era una gazzella, tu un orso in letargo risvegliato al ritmo dei suoi passi sapienti. E presto ti sentisti anche tu a tempo con la tuba e la grancassa.

"Qui è molto bello, peccato che non c’è il mare... Domani torno alla Gomera. Mi dispiace. Lo siento...". E i discorsi sul futuro, gli impegni e bla bla bla: l'unica volta che ti assentasti dalla sue parole: sentisti e non ascoltasti, come facevi sempre anche con noi. Poi brindaste ancora una volta. L'ultimo giro di danza a Parigi.
"Mi gira la testa. Mi gira la stanza intorno. Gira Parigi. Gira tutto il mondo al ritmo pigro dei nostri passi. "
"Non andare più a tempo con la musica di fuori. Uno-dos-Uno--dos---Uuno--Doos. Rallenta. Rallenta. Ascolta solo il ritmo lento della nostra canzone..."

Al ritorno lei gli fa da lazarillo e lui fa il cieco. [**]
Al ritorno, ti conduce per mano per le strade di Parigi e tu ti affidi completamente a lei.
Dopo quasi un'ora di perfetta sintonia, per quanto ubriachi, giungono alle porte della pensione in cui lei alloggia. Lui finalmente riapre gli occhi. Si baciano. Lei non vuole che lui salga. Tornano a baciarsi. Si abbracciano e si baciano ancora. Lei gli scrive il suo indirizzo dietro il cuoio grezzo della cintura.
"Scrivimi presto". E lo saluta carezzandogli il viso e la mano.
Lui non dice una parola.

Per la strada facesti di nuovo il cieco. Ma senza la guida istintiva e sensuale della tua Lazarilla, ti sentivi già perso. Del tutto smarrito. Naufrago e disperato. Gli occhi chiusi, stretti, ermeticamente serrati. Attraversando Boulevard Lenoir con la borsa penzolante sulla spalla sinistra, risentisti il braccio di lei. Sorridesti. Poi un auto. Un grido. Il suono prolungato e disperato di un clacson nella notte. La fine di un'altra storia.


[*]
In realtà non c'entra niente con questo racconto, ma boulevard Magenta m'ha fatto pensare a questo segno dei tempi che imperversa per la rete. [N.d.B.

[**]
Si riferisce al noto episodio del romanzo picaresco Lazarillo de Tormes, dove Lazarillo accompagna un mendicante cieco per le strade di Salamanca ed Escalona. Sulla scorta di questo classico romanzesco, in Spagna si chiama lazarillo tanto la persona che guida i ciechi quanto un esercizio di animazione psicomotoria in cui un accompagnatore conduce, in un percorso più o meno accidentato, un compagno bendato che deve seguire pedissequamente i suoi suggerimenti per potersi muovere in quello spazio sconosciuto.
Alla fine del capitolo col mendicante orbo, lo scaltro Lazarillo tradisce il suo padrone facendolo sbattere contro un pilastro nella piazza di Escalona. Ma non credo che questo gesto abbia qualche relazione con la nostra storia.
[N.d.B.
 

postato da aitan | 16:43 | Permalink | commenti (36)





martedì, 30 ottobre 2007
 

Per il riconoscimento del genocidio armeno
(post político, amistoso y solidario)

votate qui (here), votate (yes)

e,  per favore,  diffondete  colà  e  costì

Si tratta di aggiungere la propria voce a quella di chi chiede che anche gli Stati Uniti riconoscano ufficialmente come genocidio lo sterminio armeno perpetrato dai turchi ottomani nel corso della I guerra mondiale. Da sottolineare che questo genocidio è già stato riconosciuto come tale dal Parlamento Europeo ben venti anni fa e, in seguito, anche la Russia, il Canada e svariati altri paesi europei ed extraeuropei hanno appoggiato la causa, condannando, di fatto, l’atteggiamento negazionista dello stato turco.
Ma quello che più scandalizza è che, mentre la Germania ha prontamente riconosciuto e condannato la Shoah vivendo con diffusi sensi di colpa i crimini nazisti, le autorità post-ottomane non solo non riconoscono la verità storica del genocidio, ma arrivano al punto di mettere sotto processo qualunque cittadino turco osi parlarne (il premio nobel Orhan Pamuk è stato vittima di questo atteggiamento censoreo e illiberale che mortifica la libertà di espressione in una nazione che aspira da decenni a far parte dell’Unione Europea).

Il riconoscimento tardivo degli Stati Uniti sembra invece dovuto a biechi motivi di opportunismo politico. Il presidentastro americano e la sua cricca di guerrafondai scaltri e inveterati temono che questa risoluzione possa arrecare danno all’alleanza con un paese come la Turchia che risulta di fondamentale importanza strategica, in quanto membro del patto atlantico fin dagli anni '50 ed in quanto confinante con paesi canaglia come l’Iraq, la Siria e l’Iran.
Come mi scrive la mia amica Nariné, per i politici yankee la questione non è “negare o discutere il genocidio come dato di fatto”, “il problema consiste piuttosto nel dirlo o nel tacerlo. In effetti nessuno di questi politici parla del genocidio, il loro interesse è tutto incentrato sulle relazioni diplomatiche con la Turchia. Non si tratta di stabilire la verità storica, si tratta solo di decidere se vale la pena dirlo o non dirlo. Ed è ridicolo fino a fare male che si ripeta ancora una volta lo stesso gioco di far riaffiorare l’attenzione sulla questione armena quando i politici ne sentono il bisogno come metodo di ricatto, risorsa di riserva per esercitare pressione e spaventare un po’ i turchi se e quando non si comportano bene…” (traduco dallo spagnolo, in attesa del tempo, secondo me non tanto lontano, in cui Nariné impari anche l’italiano).

Insomma, contro la mortificazione della libertà di espressione, contro il negazionismo, contro l’opportunismo statunitense e in omaggio al senso di amicizia e fratellanza che ci lega, aggiungete il vostro a questo sondaggio e vogliate scusarmi per l’invadente insistenza.

bandiera armena


Piccolo aggiornamento a mezzo stampa e tv

Il Corriere dell Sera pubblica oggi (31 Ottobre) un articolo sulla Turchia del giornalista, scrittore e commentatore politico britannico Christopher Hitchens. L’articolo  si chiude così:

Non dobbiamo acconsentire che la nostra condotta venga condizionata dall’arroganza turca. Faremo anzi un favore alla democratizzazione e modernizzazione di quel Paese se sapremo insistere che vengano ritirate le truppe da Cipro e dai confini dell’Iraq, che la Turchia affronti una volta e per tutte la verità storica sull’Armenia, e che la smetta di comportarsi come se il potere fosse ancora nelle mani dell’Impero Ottomano.”

Senza nulla avere contro il popolo turco, condivido.

...

Qui è possibile vedere un servizio televisivo di Francesco Esposito tratto dall'Infedele di Gad Lerner.

 

postato da aitan | 13:36 | Permalink | commenti (24)