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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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venerdì, 30 ottobre 2009
 
Sfoglia sfoglia margarita, pe’ sapé si ‘sta vita
tene senso oppure no. Ma forse no.

Oh, no, no no, no no!

Quando la notte scende
dentro la botte cresce
trabocca e poi pende
vino che fuoriesce,
esce, mesce e m’esce.

Verso l’ultima ora,
verso della malora!,
verso un sorso ancora
verso quella pulzella
che il core mi accora;

Per lei bella più bella,
mora che m’innammora,
bevo a garganella
da dentro la mia cella,
sotto una buona stella
ca’ m’arrecreja ‘a pella.

La stella sempre quella
che vidi in una stalla
seduto sulla sella
d’una bella cavalla
di tanto tempo fa
(allisce ‘stu babà),

ma questo già si sa
(so’ propio baccalà)
e di più non dirò
pure perché non so
se sì è sì o no
o no,
no no,
no
no
.


 

 

postato da aitan | 12:47 | Permalink | commenti (6)





venerdì, 23 ottobre 2009
 
Dialogo umorale in 2 colori e 3 camicette


- E va be’, se proprio vuoi, usciamo. Ma…, che dici, mi metto la camicetta gialla o quella fucsia che comprammo insieme a Terracina?

- Che ne so, fa’ comme vuo’ tu.

- E dai, non cominciare a fare lo scorbutico… La gialla o la fucsia?

- Nun ‘o saccio, t’aggio ditto ca nun ‘o saccio e nun ‘o saccio.

- …

- E ja’, nu’ ‘ffa chella faccia, mo’…

- …

- ‘A gialla, ja’, ‘a gialla… pure pecché ‘a gialla…

- Ma dai, no… Perché la gialla? E’ così carina la fucsia. La verità è che tu non l’hai mai sopportata quella camicetta fucsia. La verità è che tu non sopporti come mi vesto…

- Ma comme? Tu primma vuo’ sape’ 'a me che cammisa t’e mettere e po’, appena t’o dico, me faje ‘sta piazzata? Ma tu che vvuo’, che caspita vvuo’ a me?

- Tu non capisci, tu non capisci… Io non sopporto che abbiamo gusti così differenti. Io non sopporto che tu mi tratti con tutta questa indifferenza e non sopporti i miei gusti.

- Ma che vvuo'? Ma che cazzo staje dicenno?

- Che dico? Che dico? Dico che non mi capisci..., che non mi rispetti... Ecco! Io, se faccio certe domande, è perché vorrei sentirti vicino, vorrei che fossimo più in sintonia, vorrei che corrispondessero di più i nostri gusti, che avessimo gli stessi desideri…

- E no, a ‘mme, invece, me piace quanno doje persone rummanneno ognuno ca capa soja, eppure se vonno e se vonno ‘bbene.

- No, no, no…, io questa cosa non la sopporto … Tu non vuoi bene a ‘mme. Tu insegui un tuo sogno, cerchi un amore irraggiungibile che superi tutto, che faccia cadere le barriere, che annulli le differenze. Io, invece, voglio che tu ami me, proprio me, per come sono, per le cose che mi piacciono e per quello che detesto.

- E mo’ chesta addo’ l’e sentuta, int’a ‘na telenovela o int’a uno ‘e chelli vajassate ‘i chillu mascuolne da mugliera 'e Mauriziocostanzo.

- No, eh, non cominciamo con la De Filippi, ora…

- Va bbuo’, niente De Filippi, niente televisione, stuto tutto cose e me ne vaco. Tu viestete comme vuo’ tu, jesce cu chi vuo' tu, che tanto cu tte nun se po’ parla’.

- Ah, questa è bella, mo’ sono io quella con cui non si può parlare.

- …

- …

- Ma comme si bella quanno te 'ncazze!

- Ma, veramente…?

- Viene cca, nun ffa' 'a scema!

- …

- Siente a 'mme, ma pecché nun ce stammo tutte e duje accucculate uno vicine 'a n'ate, ca televisione stutata, azzeccate azzeccate; e pe’ tramento tu te lieve pure chesta cammesella janca…

- Ma come… non mi ti piace neanche questa, ora?

 

postato da aitan | 21:00 | Permalink | commenti (24)





domenica, 18 ottobre 2009
 

Comunista come l’acqua che scorre da tutti i rubinetti

Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché vorrei che l’acqua potesse arrivare
a tutte le case
e sgorgare limpida e buona da bere
così come è,
senza filtri, additivi e infingimenti.

Forse sono comunista anch’io,
perché non vorrei più vederla imbottigliata
in assurdi contenitori di plastica ed etichettata
con improbabili specchietti per gli allocchi.

Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché mi scandalizzo quando penso a
tutto il denaro che spandono e spendono
per indurci a bere proprio quella bottiglia lì
perché fa plin plin, plon plon, plun plun
e la beve pure quello là
che esce tutti i giorni in televisione
ed ha la tipica faccia da paraculo
di chi mangia solo a ristorante
e versa brocche di cristallo
in bicchieri di plastica.

Forse, ora, sono comunista anch’io,
perché mi incazzo come un tuareg assetato
quando penso che convincerci a comprare 
l’acqua che era nostra e di tutti
ha aiutato qualcuno
il cui nome mi fa male ricordare
a costruire un impero in cui io sono suddito
e lui satrapo, sultano e imperatore.

Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché non vorrei più vedere camion di bottiglie
scorrazzare per il paese da nord a sud e da sud a nord
e quintali e quintali di plastica che invadono le strade
nell’attesa di un riciclo che non si può fermare.

Forse sono comunista anch’io,
e brindo alla tua salute con un altro sorso
di rosso buono bevuto direttamente
dalla bottiglia di vetro riciclato e puro
che passo al compagno
che mi siede accanto
per allargare il giro

(perché l’allegria è un bene
che più lo condividi,
più si moltiplica
e ti ritorna
grato)


..
.
 

 

postato da aitan | 10:46 | Permalink | commenti (12)





domenica, 11 ottobre 2009
 
Muito Romântico
trentacinquesimo frammento

Beneath an underdog


Adesso sono solo come un cane; malmesso come chi non c’ha da fare, ricerco senso per valli, monti e mare in mezzo a strade vacue, insane e vane. Ormai non faccio che spolpare l’osso. Brancolando sull’orlo di un fosso, giro su me stesso come un fesso e senza posa d’abbaiar non cesso. Ormai sono peggio di un bastardo. Arrovellato nel mio stesso lardo, fisso lo sguardo su un punto piantato nel fondo più profondo di me, ma in fondo in fondo ritrovo sempre te, e non so più se carezzarti ancora o scappare via, mandandoti in malora come la notte al fondo d'ogni aurora.

 

postato da aitan | 11:05 | Permalink | commenti (20)





lunedì, 05 ottobre 2009
 

Vorrei scrivere prose che illuminino la realtà

e poesie che le diano senso.

 

postato da aitan | 22:26 | Permalink | commenti (28)