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martedì, 29 settembre 2009
un amorevole consiglio da un amico
a volte basta solo un pacchetto,
un pacchetto di cioccolattini e
un paio di rose rosse o rosa,
per farla rientrare dai propositi
più oscuri e lasciarle aprire
il cofanetto aulentissimo
e odoroso di tutte quelle
cose preziose e linde
che porta dentro
ascose
solo per te e per sé,
che da soli fate
già più di tre,
tutte quelle cose,
deh, tutte quelle cose
che potrebbero essere
un po’ pure per me
che sono qui
a parlare di lei, di te,
di voi, del suo papa,
del suo pappa e del suo re,
che poi saresti sempre tu,
tu, tu e tu che mi leggi e che ascolti
come ti parlassi del tempo che fu,
ignorando il qui ed ora
su cui soffia la tua bora
di sbuffi e noia;
mentre lei,
è ovvio,
me-
ri-
te-
rebbe
di più,
molto di più;
qualcuno tipo me e me,
tanto per fare un esempio.
giovedì, 24 settembre 2009
sesto anniversario sul viale del tramonto
Oggi questo blog compie sei anni. Sei anni sono tanti. Ormai sembra un vecchietto un po' stanco con intorno tutta una miriade di giovani social network e twitter che lo trascurano, lo trattano come un vecchio bacucco sempre impegnato a dire cose barbose e a lamentarsi della realtà virtuale e di quella reale o presunta tale. Ma non importa, io gli faccio i miei auguri, faccio i miei migliori auguri al mio caro blog: gli auguro di continuare ad avere voce finché ci sarà qualcuno disposto ad ascoltare e, magari, anche a scambiare quattro chiacchiere con lui su questo viale sempre più desolato e oscuro.
mercoledì, 23 settembre 2009
Pale Cruelty
...perché ogni guerra è una guerra civile
Quando ci accorgemmo che le corde dei nostri archi sfregate con i crini tesi di cavallo avevano un suono più dolce e avvolgente del dolce canto di Luptwak, deponemmo l'ascia, imboccammo il calumet e facemmo l'amore e non la guerra.
La formica lavora in primavera mentre canta la cicala, e in inverno si rintana al caldo e mangia il grano. Affamata e infreddolita, la cicala canterina chiede pane ed offre canto. La formica la lascia entrare e spezzano la monotonia del focolare e la fame dell'inverno facendo l'amore e non la guerra.
Le nostre squaw amarono l'uomo del sesto cavalleggeri e noi le loro donne. Ma loro continuarono a fare la guerra e ci sterminarono strombettando e sproloquiando mentre noi cantavamo sulle corde dei nostri archi e le cicale e le formiche facevano all'amore e mai alla guerra.
[1991]
venerdì, 18 settembre 2009
(a salma fumante e calma calante)
Quando ci scappa il morto,
c'abbia ragione o torto,
vedi in televisione
la carne da cannone,
grondante di emozione.
Allor che scappa il morto,
s'abbia ragione o torto,
la carne da fucile
campeggia sul giornale
a scritta cubitale.
Tra pianti di sconforto
il morto quand'è morto
diventa immortale
eroe nazionale.
Dopo che è morto il morto
continua lo sconforto
dentro il suo proprio orto,
mentre ignara e fiera
sventola la bandiera
sopra la mitragliera.
lunedì, 14 settembre 2009
Disamoroso apologo
(raccontino u-morale e sfiiduciato)
- A volte vorrei essere un altro. Ma poi resto sempre quello che ero…, quello che sono.
- …
- Insomma, io ti voglio bene, ma mi sono anche rotto le palle.
- E già, vedessi io, bello mio!
- …
- Io ti ho sempre voluto bene, t’ho sempre voluto…, ma lo sapevo, lo sapevo che non c’era da fidarsi, che non saresti cambiato mai, che non ti saresti mosso di un passo. Mannaggia, non mi dovevo affidare a te. Non mi dovevo fidare della prima impressione.
- Ma no, cosa dici? Che caspita c'entra la fiducia, ora? Queste sono cose della vita, le solite cose che capitano ai vivi prima di morire, prima che si arresti il cuore… Perché bene o male si finisce sempre così, con un arresto cardiaco… E tu sempre a sbatterti inutilmente e a fracassare i coglioni. Come avessimo tutto il tempo davanti, come se fossimo immortali…
- Ma che cazzo dici? Di che caspita parli?
- Stai calma, stai calma; misura le parole che poi…
- Ma va un poco a fare in culo da un’altra parte, brutto stronzo.
- E io solo questo volevo sentirti dire, cretina che non sei altro. Me ne vado, me ne vado, è certo che me ne vado.
Malgrado queste parole che sembravano di reciproca rottura, malgrado le porte sbattute e le telefonate bruscamente interrotte, di lì a qualche giorno lui sarebbe cambiato per far piacere a lei, lei avrebbe fatto di tutto per compiacere lui. E cambiando cambiando, cambiando lui, cambiando lei, avrebbero finito per non incontrarsi mai. Come sembra che capiti a tutti. Più o meno.
mercoledì, 09 settembre 2009
0 9 0 9 0 9
Improvvisazione facile ma non troppo
o v v e r o
Il fascino indiscreto della megalomania
si dilegua senza l'avallo della plutocrazia.
(Intanto, io sto a pezzi, sto uno schifo;
mi fa male l’Italia, mi brucia la Liguria
e mi va in fiamme la Campania,
mentre dovrei parlare d'altro
e d'altro vorrei, se altrove fossi
e in altra epoca capitato.)
Salgo sul tetto come un gatto,
la gente sotto, infastidita,
mi tratta come fossi un matto
e tira avanti la sua vita
senza soluzioni né vie d'uscita.
M'agito come un berlusconi,
grido che regalerò milioni,
sfoggio promesse che non mantengo,
dico sconcezze, spargo emozioni,
faccio il bauscia, faccio il balengo,
urlo cazzate e non mi tengo:
ne dico tante senza ritegno,
giuro sul falso, prometto impegno
…
ma lo fo senza televisioni,
senza giornali, senza milioni,
senza balle d'accumulazioni,
senza puttane e senza troni,
senza sorrisi, senza canzoni,
senza minacce né uccisioni.
Arriva d'un tratto la polizia
e in nome della democrazia
m'afferra e mi porta via.
Serve poco la megalomania
non supportata da plutocrazia.
(Lo so, lo so, è tutta colpa mia.
È un'idiozia, è una fetenzia,
e dovrei parlar d'altro, tuttavia:
Povera Italia, Italia ria!)
appendice del giorno dopo
"La maggior parte degli Italiani vorrebbe essere come me e condivide i miei comportamenti.”
Ora che dalle feste del megalomane torna a spuntare pure la cocaina, si ripresenterà il solito copione del berluscone specchio ingigantito (si fa per dire) del paese; si dirà che a tutti gli italiani maschi, maschioni, piacciono le donne, e chi è senza peccato scagli la prima pietra; si ripeterà che siamo gente che ama divertirsi e abusare e ci gongoleremo di essere un popolo furbetto, gaudente e divertente, il più simpatico del pianeta.
Il cerchio si chiuderà ricordando che tirava anche Agnelli (che in fondo è il modello edipico del piccoletto).
E così gli italioti, grandi e piccoli, si sentiranno autorizzati a perseverare nei loro vizi privati e pubblici soprusi. Le cose non potranno che andare peggio, sprofonderemo nel baratro pieni di euforia.
(Accidenti, qua finisce che divento più moralista di mio padre, buona anima.)
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venerdì, 04 settembre 2009
Muito Romântico
trentaquattresimo frammento
tu mi fai girar

la mia vita andava a rotoli, il paese andava a rotoli, tutto il mondo andava a rotoli e tu ci danzavi sopra forsennatamente mentre precipitavamo insieme verso l’abisso e io me ne stavo a bordo pista a vederti rotolare, come se non sapessi che insieme a te precipitavo anch’io e tutto il mondo intorno che gira ogni giorno e fermare non potrai, mai
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