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domenica, 30 agosto 2009
C’è gente e ci sarà
C’è gente che non ha neanche gli occhi per piangere; io ho questa casa in cui mi sposto di stanza in stanza nelle calde notti di agosto in cerca di refrigerio. C’è gente che non ha avuto niente dalla vita; io ho avuto tante occasioni da sprecare e sono salito e sceso da tanti treni da confondere una stazione con l’altra e non sapere più dove mi trovo e dove mi perdo. C’è gente che soffre, c’è gente che s’offre, c’è gente che non sa nemmeno contare fino a tre e gente che non conta niente; io, invece, so contare in tante lingue da non riuscire nemmeno a contare in quante lingue so contare e in quante cantare, per quanto stonato. C’è gente, tanta gente, che non leggerà mai queste parole e per loro non cambierà niente, e c’è anche gente, poca gente, che invece le leggerà queste parole, e per loro niente cambierà ugualmente.
Ci sarà gente, forse ci sarà gente che si chiederà perché s’è fermata a leggere che c’è gente e c’è gente, e quando saranno arrivati qui io non potrò fare niente per risarcire il tempo che avranno perso a leggere tutto questo nulla intriso di niente.
Oggi la battaglia per la ricerca di attenzione è più accanita che mai. Sembra che ormai ognuno produca i suoi propri racconti. Non narrano più solo gli scrittori di professione, quelli che pubblicano, quelli che perfino vivono della loro scrittura. Oggi raccontiamo e ci raccontiamo tutti, attraverso e-mail, blog, sms, tumblr e social network, e la battaglia per la ricerca di attenzione si è fatta più accanita che mai.
Eppure, tante volte, ci risulta facile suscitare l’interesse dei nostri interlocutori parlando di niente, parlando del niente che tutti condividiamo.
lunedì, 17 agosto 2009
GetXo, Vizcaya, Notte
(con appendici del 19 e del 24 agosto)

La mattina del giorno dopo si svegliò di soprassalto, volse gli occhi al cielo e vide che non c’era più nemmeno una stella.
Pensò che fossero cadute tutte mentre dormiva e si rammaricò per la sfilza di desideri che non aveva fatto in tempo a recitare.
Il resto dell’anno l’avrebbe passato ad aspettare il X Agosto a venire.
Appendice del 24 Agosto
(Che ormai sta diventando una specie di abitudine che le cose le scrivo prima di getto sul tumblr e poi le copincollo qui.)

Questo drago di sabbia è opera di un migrante magrebino che si guadagna da vivere aspettando che i passanti si fermino a guardare e lascino qualche moneta in segno di consenso.
(Io gliel’ho lasciata volentieri, pensando che poi avrei fatto vedere la foto ai miei nipoti e avrei spacciato quella scultura di sabbia come opera mia. Ma poi non ho avuto il coraggio di mentire e attribuirmi il sudore e la maestria del lavoro altrui. Così, ora lo voglio dire pure qui, pubblicamente, che l’ha fatto Moh questo dragone qua. Che poi, a pensarci bene, non sono nemmeno sicuro al cento per cento, che l’abbia fatto proprio lui, da solo. A dire il vero non posso nemmeno dire che Moh lo abbia fatto in compagnia di qualcun altro, questo bel dragone qua. In verità, potrebbe anche non essere affatto un frutto del suo lavoro. Quello che so è che lui era lì, il migrante, fermo accanto alla scultura con un barattolo di latta sulla sabbia, e la gente gli lasciava qualche monetina, e anch’io gliene ho lasciata una, ma questo l’ho detto già.)
sabato, 01 agosto 2009
Preghiera dei miei vent'anni
Mioddìo, come è possibile che un uomo possa avere tanti interessi e così poco tempo per seguirli?
La durata della vita di una persona dovrebbe essere proporzionale ai suoi interessi: durano gli interessi, duri la vita; si esauriscono gli interessi, si esaurisca la vita; così, automaticamente, senza parole finali e immediati preavvisi.
Diomìo, io non so se esisti, ma se non sei troppo impegnato a fare l'indifferente altrove, dammi un segno concreto della tua presenza, anche perché, se oltre ad esserci sei pure onnisciente come ti raccontano, già sai che io solo cose concrete percepisco e capisco.
Come vedi, non ti chiedo il sole anche di notte, squilli di trombe e tocchi di campane che risuonino nel deserto. Non ti chiedo neanche di rendermi immortale o todopoderoso. Ti chiedo solo di mantenermi in vita fino all'esaurimento dei miei interessi e del mio interesse per la vita. Ecco tutto, e grazie per la cortese attenzione.
(due giorni più tardi), storditi ancora, quasi inerti: e pensare (dissi)
che noi (quasi piangendo dissi); (e volevo dire, ma quasi mi soffocava,
davvero, il pianto; volevo dire: con un amore come questo, noi):
un giorno (noi); (e nella piazza strepitava la banda; e la stanza era
in una strana penombra);
(noi) dobbiamo morire:
da Edoardo Sanguineti, Purgatorio de l'Inferno, 1960-1963, 8
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