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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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mercoledì, 26 novembre 2008
 

......
:::::::::::
interludio
livoroso,
arrogante,
peDante
ed autocriticante

Dorme Publio di tanto in tanto,
trova sonno in ciascun canto
e sovente non porta il conto.

Nell’aulica commedia
le strofe sono tante
ma tante tante tante
che di tanto in tanto
risulta vacillante
anch’il verso di Dante.

Dorme Omero ogni tanto, 
dorme tanto pure Dante
e io sempre sonnecchiante

¡Por el amor / del arte, / el honor / de mi vida / y el buen nombre / de la poesía,
te ruego, / Machado, / enséñame
a despertar / el alma dormida / antes que se acabe / para siempre / la partida
!

Yo me afano y me desvelo
da molti giorni e non mi decido:
¿ma a voi piace di più


"Dorme Publio di tanto in tanto,
trova sonno in ciascun canto
e sovente non porta il conto."

oppure

"Dorme Publio di tanto in tanto,
trova sonno in ogni canto
e pertanto non porta il conto."?

 

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venerdì, 21 novembre 2008
 

grazialcèlo

Alzò gli occhi verso il cielo in cerca di luce, e si rese conto che da lì non si vedeva, il celo. Troppe case a grattare le nuvole. Riabbassò lentamente lo sguardo e ringraziò, pensando che anche se ora non lo poteva vedere, lo avrebbe ringraziato, quel cielo negato, per tutto il tempo che sarebbe rimasto in vita, e lo avrebbe ringraziato perché nel riabbassare lo sguardo vide lei, e gli sembrò che si fosse trattato di un meraviglioso colpo di fortuna; indubbiamente era stato proprio un colpo di fortuna riabbassare gli occhi proprio nel momento in cui gli si parava di fronte, bellissima, raggiante, più bella anche del celo, e lui avrebbe voluto ringraziarla, e ringraziare ancor più lei piuttosto che sentirsi grato verso gli dei della volta celeste, perché in fondo era stata lei (e non gli dei) a passare di lì, sì, era stata lei, proprio lei in carne ossa e due occhi profondi e bellissimi ad essergli passata accanto proprio in quell'esatto momento e aver ridato luce a quelle mura e orizzonte al suo sguardo; e voleva dirle che prima d'allora non aveva alcun senso la sua vita e forse nemmeno c'era vera vita nei sensi suoi sopiti e illanguiditi da un'esistenza grama e oscura piena di ansie vuoti e paura. Trascinato da questi pensieri, andò incontro al suo destino come attratto da una forza magnetica che lo risucchiava verso l'auto che lei guidava altera e noncurante. Ma lei non lo vide e lo travolse tra le ruote del suo mercedes blu; lei non lo vide, non avrebbe potuto vederlo: stava guardando lo smalto scolorito dell'unghia del mignolo sinistro poggiato sul volante accanto alla leva della freccia, e non si rese nemmeno conto di averlo investito. Così, non sentì nemmeno quell'ultimo rantolo che prolungò la 'e' dell'estremo suo grazie.

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lunedì, 17 novembre 2008
 

Ritratto singolare

Ora vuoi un ritratto,
un ritratto che ti descriva
in una dozzina di righe…

Secondo me, vuoi troppo;
chi troppo vuole nulla stringe e ogni cosa stinge,
incluso la mala pianta della malinconia.

Io ho chiuso, ho concluso, è finita.

(E se metti tutte queste parole in fila,
non sono neanche sette righe;
e in fondo neppure la nostra vita è una vita.)

Mi alzo dal foglio e mi metto in disparte.
Ritratto, ritratto tutto, ritratto in prima persona singolare
e butto il lutto a mare, ché tanto ogni cosa fatta,
in quanto fatta, si può cambiare.

E così sia.

postato da aitan | 21:43 | Permalink | commenti (22)





giovedì, 13 novembre 2008
 

The Right Thing

Picchiare a sangue uno studente ghanese,
trattarlo come la peggiore delle bestie
e sfogare su di lui
i nostri istinti più brutali
(che quello al Vanni
dovresti vederlo
quando si incazza
che sembra un toro scatenato
e li travolge tutti
quegli animali di merda.)

Yes, we can.

Sequestrare la merce ai marocchini
per le strade di tutto il paese
senza rilasciare uno straccio di denuncia,
 e far sfilare le nostre mogli e figlie
con borse pezzotte, orologi cinesi
e gioie etniche
(quelle tutte colorate
che vanno tanto di moda
e si vedono pure addosso
a deputate e ministre
forzitaliane e leghiste.)

Yes, we can.

Dirci tra di noi
che se la Camorra
mo' si mette a sparare
addosso ai negri
ci fa pure un piacere
e ci evita a noi
di sporcarci le mani
(pure perché quelli crescono come conigli
e noi da soli non ce la potremmo mai fare,
ché questo stato investe poco in Polizia
e invece di pagarci a noi gli straordinari
mo' ha messo pure
a quei fessi di soldatini per le vie.)

Yes, we can.

Battere le mani davanti alla tivvù
quando la Lega
chiede classi separate
e l'obbligo per i medici
di denunciare il clandestino ammalato
(datosi che quelli vengono
da paesi che portano un sacco di malattie
e nelle classi dei nostri figli
non ce li vogliamo,
ché l'ha detto pure la Signora Maestra
che rallentano l'appendimento,
e quello io già sono rimasto appeso con la scuola
per tanto tempo
che ho fatto tre volte il primo anno di superiore
e non c'erano tutti quei mau mau tra i banchi;
figuriamoci mo' mio figlio
che è tale e quale a 'mme.)

Yes, we can,
yes we can
and we do it.

E a me mi rode il fegato
che quella zoccola di mia moglie
ha detto che a lei ci piace
quel presidente nero.
Ma po' tu te lo immagini
uno di questi scurotti
al posto del Nostro Cavaliere
che meno male che Lui ha detto
che ci campa 120 anni,
e stai certo che non la lascia
quella poltrona
nemmeno se casca il mondo.
E meno male,
meno male che uno come Lui
non ce la dà in mano ai zulù
questa Nostra Nazione
che ce la invidiano
in tutto il mondo.
E se Lui ha detto
che campa altri 120 anni
stai sicuro che ci campa,
perché Lui
se dice una cosa
po' la fa.

Yes, He can.

 

postato da aitan | 22:19 | Permalink | commenti (38)





lunedì, 10 novembre 2008
 

Beatus Illy
(sed etiam Beati Kimbus et Aloia)

Beati gli uomini capaci
di creare senso
e sensi suscitare
percorrendo il cammino
fino alle estreme conseguenze.
Costi quel che costi.

Beati quelli che non hanno fedi
ma credono che sia loro dovere
spargere bene,
perché il bene
resta, torna
e molti semi sparge.

Beati quelli che sanno
che è tutto un gioco
ma non perdono
il gusto di giocare.

E beata te, sverginata Maria,
che continui a bere il tuo caffé
anche se aumenta l'inflazione 
e il debito pubblico è alle stelle.

tazon, tazon, taza de mi corazon (c)(c) de gaetano aitan vergara

Per nulla beata, invece, quell'altra non-mi-importa-se-vergine Maria, che continua imperterrita la sua litania come la pupazza più sciapa e pazza che ci sia.
Ma no, no, mi avete frainteso, smentisco ogni mia precedente dichiarazione, io resto critico con ogni sua idea ed opinione, però non intendo affatto offendere la persona in quanto persona, ché tanto lei s'offende già da sé ogni volta che vomita fuori qualche parolona con quell'aria da musona bacchettona impettita bambolona dall'alto della sua (ma-come-cacchio-c'è-finita-lì?) immeritata poltrona.

(E s'io fossi un sessista d'altra zona direi senza alcuna esitaziona: "Fosse almeno, come l'altra, una bella figona e non una minestra senza sale e finocchiona, di quelle che ti rovinano la digestiona ogni volta che la loro voce ti bastona, e te l'immagini prona, aggiogata ai tuoi ordini come una squallida battona asservita alla legge della mona, ché al buio fa bona anche la ministra meno bona…".
Mio dio, che ho detto, sarà la notte, ma qui è tutta 'na granda confusiona, e mo' finisce che si mischia pure la lana con la seta 'bbuona.)

Arrileggerci domani e graziassaje per la vostra attenziona!

 

postato da aitan | 00:18 | Permalink | commenti (26)





giovedì, 06 novembre 2008
 

Muito Romântico
ventisettesimo frammento

S o n g - I

Un tè da té
soli io e te
tet a tet
stritt' stritt'
mentre
fa scuro
là fora
e se fa night
int'a stu core
et into the street,

po' tu stut'
e light
e uìt uìt
me dice
ca nun me ne vuo' fa 'i.

"E chi se ne va cchiu,
chi se ne vo' 'i.",
penso je,
e t'astregno
cchiu forte
e saccio
ca si tu fusse
a Morte
mo' stesso
vulesse muri'.

(E chesto è,
e chisto
song' je.)

Al margine di questo ennesimo testo della serie languida di questo blog, annuncio sottovoce che il XX frammento romantico è stato scelto dalla giuria di Blog&Nuvole insieme con altri 34 testi che attendono di essere illustrati (sempre che si trovi un fumettista che voglia far sue quelle parole e trovarne una chiave di lettura visiva per presentarle sotto un'altra veste).

 

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sabato, 01 novembre 2008
 

Ufffffffff

Che io ora avrei preferito parlare d'amore o discettare dei principi che reggono la struttura di un buon sonetto o la tenuta di un'improvvisazione musicale. Che io ora avrei preferito cercare il tuo amore e celebrarlo in un poema o suonarlo appassionatamente in una ballad che me ne ricordasse l'andamento sinuoso e altalenante come il battito sugli hi-hat di Max Roach e seguaci. Che io avrei preferito fare l'amore con la compiutezza formale di una strofa che ti viene fuori perfetta senza bisogno di cesellature, come un brano composto lì per lì con la forza e la veemenza della passione e l'armonia della sapienza millenaria del lato buono della historia humana. Che io ora avrei preferito essere altrove e tutt'altro fare; ma sto trascorrendo il tempo a parlare di politiche, scuola, decreti e argini contro il dilagare dell'ignoranza coatta e delle persuasioni occulte e palesi tra le menti sopite della maggioranza silenziosa degli italioti.
E ogni tanto provo anche qualche brivido che somiglia alla passione nello stare tutti insieme a difendere un'idea, a cercare di costruire un'alternativa più sana, più vera, più viva.
È successo lo scorso giovedì a Roma. L'ho già scritto da qualche altra parte, lo riscrivo qui, ora, a distanza di un paio di giorni. Quando sono più sedimentate le ragioni e meno forti le emozioni.

30 ottobre 2008 - Belle Bandiere (c)(c) gaetano aitan vergara

Lo scorso 30 ottobre era una giornata di sciopero generale in difesa della scuola pubblica. Eravamo tanti, tantissimi; tanto che si è intasato il traffico in entrata a Roma e i pullman ci hanno lasciato sul raccordo anulare. Siamo arrivati alla metro dell’Anagnina a piedi tra automobili ed autobus, intossicati ma carichi di energia buona. Eravamo tanti, tantissimi. Continuavano ad arrivare schiere di manifestanti anche quando i comizi di Piazza del Popolo erano finiti. Ma in fondo, i comizi, erano la cosa meno importante.

30 Ottobre 2008 - Sciopero Generale (c)(c) gaetano aitan vergara

La verità è che non conta se eravamo 100, 100 mila o centinaia di migliaia; eravamo tanti, tantissimi, nonostante i mezzi di dissuasione post-kossighiani e il tempo che minacciava tempeste che non sono arrivate. Ed era nell'aria una potente carica di cambiamento.
Erano belle le bandiere, pacifiche le persone ed il corteo festoso e creativo, nonostante le incombenti preoccupazioni per una crisi che non è solo economica e finanziaria.

30 ottobre 2008 - Il carro dei tagli (c)(c) gaetano aitan vergara

Insomma, ha piovuto poco malgrado il governo ladro e ingannevole che ci troviamo e la manifestazione è stata bella e partecipata a dispetto delle malelingue, delle malevole trappole e della cattiva stampa che fa eco alla voce del padrone.

Se questa mia testimonianza non vi basta, se non siete paghi e volete leggere anche qualche resoconto non allineato sui fatti di Piazza Navona di mercoledì, ne ho raccolto qui qualcuno (ma c'è già tanto di più aggiornato e approfondito, se cercate nella rete).

Se poi preferite soffermarvi solo sulle figure che illustrano quella splendida giornata, cliccate su questo carosello di foto.

E se volete pure la moseca, c'ho messo anche un video, girato in modo piuttosto scalcagnato e buttato un po' alla carlona nel magma di iutùb (che là Mediaset non c'è ancora arrivata, e forse nemmeno i soci di Gelli ci hanno ancora messo le mani):

[Quelli che suonano e marciano in questo video sono gli Errichetta Underground. Li potete ascoltare e conoscere meglio nel loro spazio web. Sono giovani, sono bravi; fanno una musica klezmer molto contaminata (come è giusto che sia). Io auguro loro di continuare a divertirsi e divertirci suonando e abballando finché non muore il giorno; ogni giorno.]

Va be', per il momento, mi fermo qui.
Arrivederci, grazie per l'attenzione e fozz'itaglia!

 

postato da aitan | 20:44 | Permalink | commenti (30)