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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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mercoledì, 25 giugno 2008
 

Muito Romântico
ventiquattresimo frammento

una sirena in un acquario
che attende l’amorevole padrone
che le porta da mangiare
le cambia l’acqua
e si prende cura
di tenere incontaminato
il ristretto ecosistema

una figlia coccolata
e periodicamente punita
che qualche volta
gioca a fare la madre
tra le lenzuola
di liquide notti incestuose

una geisha innamorata
e incondizionatamente dedita

un leone in gabbia
domato da un solo benevolo tiranno

una regina venerata e riverita
piena di capricci e voglie da soddisfare

.
.....
............
.................

una gatta ritrosa
da servire e ammirare
che qualche volta fa le fusa
ma più spesso morde
e si ritira nella sua statuaria solitudine

una padrona che rivolge fugaci sguardi
al suo schiavo adorante

una sorella
una segretaria
un’amante
una cameriera
una cuoca
una cagna fedele
uno strumento di riproduzione che assicura la conservazione della specie
una sgualdrina
un’infermiera molto professionale
una strega
una lavandaia
un cucciolo
una caverna
un enigma
un’attrice disponibile per ogni parte
un’indomita amazzone

una persona
una femmina
una donna
accanto
sopra
sotto
e in ogni dove

una donna come te

postato da aitan | 23:16 | Permalink | commenti (30)





sabato, 21 giugno 2008
 

¡OjO!
inter-ludio molto occhiuto con quiz allegato

Passano molte cose per gli occhi, e non tutte le vediamo. E anche quelle che vediamo, non sempre arrivano alle pupille della nostre mente e a quel complesso meccanismo di percezioni che chiamiamo cuore.

"Occhio che non vede, cuore che non sente."
È una frase che mi ripeto spesso, e credo di attribuirle più significati di quanto la semiotica dei proverbi preveda.
"Lontano dagli occhi, lontano dal cuore."
Eppure, in certi momenti, mi pare di pensarti ancora, mi pare di pensarvi ancora, ieri come ora e come allora. Non c'è chiarezza nel mio sguardo; salvo qualche volta, dopo che il pianto lo pulisce tutto oppure quando una risata sonora mi fa stringere parzialmente le ciglia e ogni cosa improvvisamente sembra a fuoco: in un batter d'occhio, la realtà si illumina di senso, come se fino ad un momento prima fossi stato ottenebrato, accecato e orbo di tanto spiro.

In spagnolo, occhio si dice "ojo", e a me sembra sempre di vedere due occhi e un naso nei segni grafici di queste tre lettere simmetricamente disposte.

'OjO' disegno di gaetano aitan veragara (c)(c) 2008

"Occhio, il medico dice sei depresso, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento."

¡Ojo! (ojo) ¡OjO! scritto così, tra due punti esclamativi (ma a volte anche senza) si usa per richiamare l'attenzione dell'interlocutore. Come se veramente ci fosse più concentrazione nella vista che in ogni altro senso di cui siamo naturalmente dotati; come se veramente dieci lingue che affermano non valgano due occhi, due occhi soli, dos ojos que miran o que se miran.
Ma davvero crediamo che la nostra vista percepisca la bellezza e la bruttezza che c'è, così come è? Crediamo veramente di cogliere le cose come sono e i fatti come avvengono?
Gli occhi ingannano, ci fanno vedere la pagliuzza nello sguardo di nostro fratello e ignorano il palo conficcato nel nostro. Gli occhi ci permettono di intravedere qualche lineamento del mondo, ma non ci danno mai la possibilità reale di guadare le nostre stesse fattezze. Gli specchi, i ruscelli e i pozzi sono solo trappole illusorie: noi non siamo più noi quando fissiamo una superficie lucida per scorgervi le nostre stesse sembianze; per questo tante volte non ci riconosciamo nelle ante di una vetrina, in una pozzanghera d'acqua torbida o in una foto scattata all'improvviso.

Passano molte cose per gli occhi, e non tutte le vediamo: non tutti gli occhi chiusi dormono né tutti gli occhi aperti vedono.

OjOs+Caras disegno di gaetano aitan vergara (c)(c) 2008


In questa immagine, per esempio, ci sono 36 occhi; è abbastanza facile contarli. Ma quanti volti possono mostrare e nascondere tre dozzine di occhi?
Tu, per esempio, se ti fermi ad osservare i dettagli di questo disegnaccio, quante facce distingui?
Io ne conto…
Anzi no, sai che ti dico, se vuoi verificare che ne scorgi proprio quante ne volevo disegnare io, clicca qui, e torniamo un po' a giocare come si faceva spesso, su queste pagine, tanto tempo fa, quando tutto si vedeva in un'ottica diversa e ogni cosa appariva sotto un'altra luce.

indovojo

Perché la vista dipende sempre dal tempo, tanto da quello atmosferico quanto da quello cronologico degli orologi che ci corrono dietro ogni giorno più forte. E io mi nascondo qui, per non farmi vedere.


 

postato da aitan | 18:22 | Permalink | commenti (46)





martedì, 17 giugno 2008
 

niente fiori
(
una goccia di senso nel vuoto pneumatico delle mie parole)

Ecco, sì, lo diceva anche mio nonno che si può scrivere di tutto. E per questo io qui ed ora scrivo di lui che lo diceva. Ma non aggiungo altro, perché altro non ricordo né saprei inventare o dire.

Mia nonna, invece, guardandomi teneramente negli occhi, normalmente non diceva proprio niente, ma un bel giorno mi fissa acutamente e puntando un dito ammonitore, esclama all'improvviso: "Quando non hai niente da dire, dillo con gli avverbi". Io ho sempre rotondamente tradito il suo consiglio; e non sto certo qui, ora, a pentirmene amaramente, come dice di fare e fa tanta gente a nord e a sud, da occidente a oriente.

[Pausa lunga con riflessioni sensate del lettore o della lettrice di qualunque sesso, etnia, religione, piazza, viale o via egli o ella sia mai stato o sia.]

 

 


[Ripresa della lettura, dove si scorreranno con gli occhi e con la mente nuove considerazioni dello scrivente qui presente ma lontano nel tempo, e forse anche nello spazio, dalla summenzionata lettrice o dal lettore suddetto, che, sì, sei proprio tu, amica o amico mio.]

Accidenti, ancora una volta ho scritto ho scritto, ma non ho detto niente. E qui resto e m'arraesto, in attesa di commenti intelligenti per codesto testo demente che vi propino testardamente come un perverso test della vostra persistente pazienza della quale, sentitamente, vi ringrazio a chioppe a chioppe e a uno a uno.

[Pausa breve, anche irriflessiva, se vuoi o volete.]

[Segue breve captatio benevolentiae e post dictum a effetto blandamente umoristico.]

Meno male che ci siete voi a dare un senso a questo vuoto di parole spruzzato di aggettivi inutili e avverbi zoppicanti.

P.d. Che poi io non mi ricordo neanche se le ho mai conosciute le buonanime dei miei nonni.

[Pausa ad libitum in attesa di commenti intelligenti da par tuo o vostro.
Gradite, letture politiche e interpretazioni etiche dei fatti narrati e delle considerazioni fatte e disfatte. Se no, basta pure un cenno di saluto e qualche opera di bene.
]

 

postato da aitan | 12:18 | Permalink | commenti (36)





venerdì, 13 giugno 2008
 

i n t e r l u d i o
con + di 3 parole

"tre parole"
sono due parole,
“son due parole”
ne sono tre

(dedicato a
te e me
che a parole
siamo sempre tre
ma nei fatti
siamo moltitudine
e qualche volta
ci sentiamo pure
solitudine pura
e solitaria paura)

(ma questo
che cavolo
importerà
a voi, che passate e spassate di qua,
è uno di quei fatti della realtà
che non m'è dato sapere.

e va bene
così,
+ o
-
)

 

postato da aitan | 00:00 | Permalink | commenti (40)





lunedì, 09 giugno 2008
 

Di Divi e altri Demoni

Da che ho visto Il Divo, la scorsa settimana, mi sento tormentato dallo spettro dell'immagine incurvata, torva e malaticcia di Andreotti. E come se in quel corpo deforme e singolare vedessi riassunti i mali, la malattia e i misteri di questo disgraziato paese. A un certo punto ho cominciato a pensare al suo profilo ingobbito come a un punto interrogativo, un segno di domanda, il simbolo di un mistero inestricabile; e m'è venuto il ghiribizzo di rappresentare i contorni dell'enigma manipolando una stupenda foto che ho trovato in internet  e di cui, purtroppo, non sono riuscito ad individuare l'autore per tributargli il giusto credito intellettuale (ma sono pronto a farlo in ogni momento; anche perché, trattandosi di credito intellettuale, non costa nulla, come capita spesso in rete.)

l'enigma andreotti di gaetano aitan vergara (c)(c) 2008

Del film di Sorrentino, invece, ho già detto sul mio tumblr lo scorso 4 maggio.
Ma, nella convinzione che molti dei lettori di aitanblog non siano abituati a sfogliare la mia web-teca, lascio qui una rielaborazione di quel post:

Il Divo l’ho visto martedì scorso. Va visto il Divo, è un film molto intenso, molto bello; una mescolanza di stili in equilibrio instabile; un inventario di soluzioni tecniche che si susseguono in modo frenetico, ma sorprendentemente efficace. La realtà vista attraverso gli specchi deformanti dell'immaginazione diventa più chiara, e anche il nonsenso del male si fa più percepibile, quasi palpabile: il realismo grezzo della soggettività si presenta ai nostri occhi attoniti con una forza di verità che è più vera del vero, ed altrettanto enigmatica; perché solo una visione radicalmente soggettiva può riuscire a restituirci qualche scheggia di verità.
Assistere alla rappresentazione che fa Sorrentino di Andreotti, mettendo insieme immaginazione e testimonianze più o meno affidabili, è come un esercizio di psicanalisi collettiva: la moltiplicazione dei punti di vista rende omaggio alla complessità del reale attraverso un coro di voci i cui solisti sono pentiti, vittime, parenti, compagni di merenda, sodali e nepoti. Altro che post-neorealismo. In Spagna per dire impressionante, spaventoso, grottesco, si dice “dantesco”: qui siamo da quelle parti, dalle parti di Alighieri, dalle parti di Rabelais, di Valle-Inclán e di Jarry; qui siamo da quelle parti, dalle parti di Bosch, Goya, Grosz, Buñuel e Fernando Solanas. A tratti mi sembrava di assistere a un chronicle play shakespeariano con Cirino Pomicino nel ruolo di Falstaff e il potere che trascende i singoli personaggi, la loro storia, la Storia.
L'interpretazione, spesso marcatamente teatrale, di Servillo, Bucci, Buccirosso e compagnia recitante sembra essere un consapevole riflesso espressionista del teatrino tragicomico della politica. Meravigliose (e più pacatamente cinematografiche, più a tutto tondo, più umanamente donne) Anna Bonaiuto e Piera Degli Esposti.
Il montaggio alterna silenzi e strepiti, tensioni e distensioni, realtà e surrealtà, con una sapienza che sembra venire da ben assimilate lezioni di dinamica musicale. Qualche lungaggine solo nei dialoghi. L’uso del sonoro è stre-pi-to-so. Da da da!

l'enigma andreotti (dettaglio) di gaetano aitan vergara (c)(c) 2008

Aggiungo che il film di Sorrentino non è un film politico, come non strettamente politici né esclusivamente propagandistici erano i drammi storici di Shakespeare che citavo qui sopra. Il mio beneamato Juan Goytisolo ha spesso stigmatizzato l'errore di confondere l'efficacia politica con l'efficacia estetica. "Al contrario della politica - per forza di cose più diretta, più di circostanza - l'arte attua in modo profondo sulla coscienza umana. L'opera letteraria, per esempio, amplia e generalizza la nostra esperienza, arricchisce la nostra visione del mondo, illumina il nostro passato. […] La cultura è, per principio, creatrice di libertà. La sua finalità è aiutare l'uomo ad esprimersi di più, trasformando la vaga nozione del 'destino' in coscienza. L'intellettuale rifiuta l'automatismo del mondo." (El furgón de cola, 1967)

Ma sto andando fuori tema. Voi, se non lo avete ancora fatto, andate a cinema. Poi mi farete sapere.
E vi consiglio di andarci in buona compagnia. Io ci sono andato con alfar e gentile germana, e questo avrà sicuramente influito sulla buona percezione della pellicola. Il senso di un testo risiede sempre anche nel contesto in cui avviene la sua percezione.

 

postato da aitan | 16:15 | Permalink | commenti (28)





venerdì, 06 giugno 2008
 

dedike in3cciate

alla meravigliosa creatura .......................... alla tormentosa satanassa
che mi tiene desto ogni notte .... che m’accompagna nel buio dei sogni
e che ripenso ad ogni risveglio ................ e che di me poco se ne fotte
se il cuore strutto si sconquassa  ........ con immenso, immutato amore

postato da aitan | 23:17 | Permalink | commenti (30)





lunedì, 02 giugno 2008
 

ecosistema
(apologo degli ultimi battiti)

Stanno morendo ad uno ad uno. È una tragedia che si consuma al di sopra dei nostri occhi, ma siamo in tanti a sapere che stanno crepando ad uno ad uno, stramazzati al suolo e ruzzolati giù dalla Montagna come tronchi spezzati, come mele marce, come castagne secche. Si stanno spegnendo uno alla volta come si fa anche noi qui da basso ed in molti sentiamo in cuor nostro che si va spopolando il cielo, anche se non osiamo dirlo, timorosi delle conseguenze che possono avere le nostre parole sulla realtà e su tutta quanta la fisica, la metafisica e la cosmologia.
Si stanno estinguendo ad uno ad uno, come fiamme al vento, e tutto è cominciato con la moria delle api.
Al principio eravamo scettici, stentavamo a crederci, ma adesso che stanno crollando uno per uno, siamo costretti a rivedere le nostre teorie teologiche e cosmogoniche; adesso che li vediamo finire come fossero fatti della nostra stessa materia e carne, non possiamo che rivedere i nostri punti di vista e riscrivere la realtà così come è e dovrebbe essere.
Li avevamo sempre creduti immortali. Inesistenti o immortali. Ma adesso stanno morendo uno per uno… I primi sono stati Yama e Dike-Astrea, poi è stata la volta di Ame-no-Uzume, Snotre e Dioniso-Bacco. Da ieri, si è sparsa la voce che stanno molto male anche Tlaloc e Amon, e pare che perfino Balam, San Ciro e le furiose Erinni siano ormai esausti. Noi credevamo fossero immortali, ma il segreto era tutto nel miele, e ora stanno morendo uno ad uno, porco Thanatos e maledetto Śiva (che tanto, prima che il drago dell'apocalisse sputi dalle sette teste il suo fuoco, ci troveremo senza protezioni e scoccherà anche la nostra ora, travolti dall’estinzione dell’ultima ape maya)!

 

 



Ipotesi di commento proveniente da nord di Gaeta
(ovvero, come agitare la propria coda di paglia davanti agli esercizi di semplificazione e produrre futili sbuffi di vento)

Eccoli qua, eccoli qua questi fottuti intellettuali della Magna Grecia, eccola qua questa cazzo di borghesia napolana che si mette a discettare di metafisica ed estinzione delle api mentre la loro regione sta crollando sotto quintali di immondizia e rischia di trascinare nel baratro dei loro liquami tutto il Paese.
Ma possibile che non si rendano conto? Ma lo vogliono capire o no che debbono cominciare a confrontarsi col mondo?
Che si diano una mossa, che si sveglino dal loro torpore e la smettano di scrivere boiate incomprensibili! Scendano in piazza, piuttosto, e spieghino alla plebaglia come stanno le cose. Che smuovano i culi dalle loro sedie, dalle loro poltrone, dai loro tronetti di quartiere! Non possono starsene più tutto il tempo a grattarsi l'ombelico aspettando che noi risolviamo i loro problemi… Con quello che costerà tutto sto benedetto piano di emergenza… Tutti soldi sprecati. Povera finanza pubblica! Povere tasche mie! Un'altra cazzo di Cassa del Mezzogiorno. Un altro buco senza fondo.
Quando ci penso, mi arrabbio per davvero. Che facciano dell'Etna e del Vesuvio i loro inceneritori e si buttino tutti dentro, questa ignobile massa di scansafatiche, debosciati, depravati, ladri di polli, camorristi e africani dalla pelle quasi bianca.
Vedrete come la sapremo ripopolare noi la loro terra di pomodori, olive, fichi d'india e sole! Il Padreterno dà il pane a chi non ha i denti, ma la Lega ristabilisce l'ordine e la disciplina. Per Diana, è venuto il momento di mettere le regole e portare a sud un po' di civiltà; e non ci fermeranno certo quattro manifestanti, un paio di anarchici e un gruppuscolo di camorristi insubordinati.


 

postato da aitan | 12:28 | Permalink | commenti (40)