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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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mercoledì, 30 gennaio 2008
 

Sull’orme di Gozzano, Gaetano

E’ l’ora di cercar anch’io fortuna
in un sonetto bello e pien d’ardore
e dove il core rimi con amore
e dove luna rimi con laguna.

Lo scriverò di getto, ma non tanto,
e sentirommi allegro ma non troppo,
ché se mi fermerò, al prim’intoppo,
bestemmierò irato ogni santo.

O forma esatta più d’ogni altra mai
in cui il dubbio frulla e si maciulla
in mezz’a lazzi, lagne e birignai,

di te non me ne cale ormai più nulla,
se io riempio e svuoto calamai
mentre la mente no, non si trastulla.

 

P.D.
Postilla della Domenica

Due di questi versi sono integralmente gozzaniani, uno, quasi.
Piacerebbemi che qualcuno, senza ricorrere alle facilitazioni troppo comode di ricerche internettiane, provasse ad attribuire a Guido quello che è di Guido e a Gaetano quello che è di Gaetano (e se vi venisse fatto di barare, abbiate per lo meno l'ardire e l’ardore di dirlo, per Dindirindina).

(Quanto a me, l'avrete capito, mi piace mischiare le carte in tavola, la carne con la semola, il basso con l’alto, le cose mie con le tue e le sue con le nostre, e poi pure l’utile e l’inutilizzabile, la montagna col mare e il frigo con l’altare, tanto per fermarmi ai primi esempi che mi vengono in mente di tutta questa indifferenziata in cui mi sollazzo, sguazzo e mi rompo il cazzo come un napoletano tra i suoi rifiuti organici ed inorganici; anche perché si sa ovunque, nonsoloanapoli, che per ogni là c'è sempre un qua, per ogni se c'è sempre un ma, per ogni su c'è sempre un giù, per ogni men c'è sempre un più. Su e giù, su e giù, più o men, vuoto o pien, questo il mondo fa girar; e qua, lì, costì e colà non c’è antico, non c’è moderno, viva viva il postmoderno. E viva evviva anche questa globalizzazione e tutti i filistei che ogni cosa tritano macellano e maciullano ai fini di un proficuo riciclaggio funzionante dal due al tre di maggio, e chi avrà la peggio, cambi seggio e confidi nelle prossime elezioni, oppure aspetti come me un evento sovrannaturale o una catastrofe che smuova un po’ le situazioni individuali e collettive delle persone vive di questa piccola terra in cui ci trasciniamo come se nulla fosse o fosse stato. 
Ed ora in coro: un du' tre, cantate appriesso a mme: "Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato,  scurdammece ’o passato: simmo e Napule, paisà!")

 

postato da aitan | 21:24 | Permalink | commenti (56)





venerdì, 25 gennaio 2008
 

Muito Romântico
ventesimo frammento
(che chiede indaga e risponde su chi sono io chi siamo tu e io e chi siamo noi)

chi sono io? io sono quello che quando si alza sazio e compiaciuto dal tavolo, si impiglia con la giacca nella tovaglia e fa cadere stoviglie, coltelli e bicchieri, e mentre raccoglie i cocci, sbatte con la testa contro la tua che cercavi di aiutarlo e tu, stordita per il colpo inferto, ti tagli con una scheggia di cristallo, senza nemmeno avere il tempo di renderti conto che lui sta portando le tue dita insanguinate sulla sua bocca e succhia la ferita guardando fisso negli occhi tuoi sconvolti, come di una che vorrebbe scappare via, ma non le riesce nemmeno di ritrarre la mano che ora questo strano tipo si strofina delicatamente sulla faccia; la tua mano, la tua mano sulla sua faccia per accarezzarsi la pelle rasposa del viso, perché lui si rade un giorno sì e un giorno no, e questo è un giorno no, non c’è dubbio, questo è proprio assolutamente un giorno no; ma tu non arrabbiarti, amore mio, che io sono quello che ti vuole un bene forsennato e pazzesco e ora si fa orciaio, arrotino, medico e vetraio per ricostruirti vasellami, coltelli, bicchieri e tagli da scaglie di cristallo, e poi tu e io, io e te, rideremo forte forte fino allo stremo delle nostre forze e saremo quelli che butteranno tutto giù dalla finestra e correranno in strada, dove innescheremo un ballo bello come il sole anche di notte, e intorno a noi danzeranno gli alberi, i cassonetti e le mignotte, e insieme grideremo al vento, alle automobili e alle bigotte nascoste a frotte dietro le gelosie che caschi pure il mondo a noi non ce ne fotte, perché, sia come sia e vada come vada, volteggeremo allacciati tra schegge di cristallo, lame affilate e stoviglie rotte, fino a che torna il giorno


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lunedì, 21 gennaio 2008
 

bar, blog bisestili, barbari, burini e buràn

Di burini e barBari di destra, centrosinistra, sopra, sotto, qua e là, in realtà non voglio parlare, già sono troppo costretto a suBirne e sentirne di tutti i colori ad ogni pie sospinto e per ogni stramaledetto canale. Tuttavia, quelle bi erano funzionali ai suoni reBoanti e rimBomBanti di questo titolo (che vuole essere anche blandamente puBBlicitario), e per questo ho introdotto burini ipocriti e barBari senza dignità, in mezzo a bar, buràn e blog bisestili. Insomma, questo che avete la pazienza di leggere vuole essere un post agit-prop ed escapista, di quelli che - come recita il diccionario Clave - tendono a “esquivar los proBlemas o evadirse de la realidad”: un post evasivo sotto forma di consigli per allontanarsi dal mondo e comprenderlo meglio.

Ma bando alle ciance, veniamo a qualche suggerimento per le acquisizioni di emozioni, saperi e conoscenze; perché, porca miseria e maremma maiala, fatti non foste per viver come bruti, e nemmeno come poveri di spirito, o come affamati ed assetati, a ben vedere!

Dunque, il primo consiglio che mi permetto di darvi è quello di andare a bere un goccio o due(cento) all’Osteria di Amalia. Farete il pieno di spirito (aka alcol) serviti da Majara e da CyB e, volendo, potrete pure lasciare una vostra traccia sui tavolini di legno. Io l’ho fatto con una cosa lieve lieve, ed anche molti di voi si sono già cimentati con roBa più tosta che ho avuto il piacere di gustare nel corso del fine settimana ultimo scorso.

Dopo questo succoso aperitivo, potrete trovare ciBo per i vostri denti sul nuovo numero di buràn che dovreBBe uscire a giorni, e vedrete che aBBondanza di piatti variati e ben speziati! (Ulteriori informazioni vi saranno date, ne sono certo, in casa Flounder e chez CalMa che, insieme con Effe, ci lavorano a tempo pieno a questo esotico progetto (io, invece, sono tra quelli che saltuariamente servono ai tavoli)).

Infine, potrete digerire passeggiando tra le stanze del blog che non c'è promosso, di nuovo, dall’ineffaBile sciùr Effe (ancora tu / ma non dovevamo verderci più?) a partire da una fugace idea di Zena.


Io ci sono già passato per ognuno di questi luoghi e mi sono trovato bene. Non vi fate sfuggire l’occasione. E i barBari e i burini lasciate che si estinguano da soli, dilaniandosi l’un l’altro come dinosauri o sgonfiandosi come bolle di bloB e patetici barBapapà.

Bene. This is the end. Fine del battage e inizio di un nuovo scamBio di idee con voi, lettori amaBilisssimi di questo trascuraBile blog che si onora della vostra presenza (segue leccata (assolutamente metaforica, beninteso.))

 

postato da aitan | 16:45 | Permalink | commenti (20)





mercoledì, 16 gennaio 2008
 

Campania felix, Campania fetida

Questa regione è così felice, così deliziosa, così fortunata, che vi si riconosce evidente l’opera prediletta della natura. Quest’aria vitale, la perpetua mitezza del cielo, la campagna così fertile, i colli solatii, le foreste sicure, le montagne perdute fra le nubi, l’abbondanza di viti e di ulivi…e tanti laghi, e dovizia di acque irrigue e di fonti, tanti mari e tanti porti! Una terra da ogni parte aperta ai commerci e che, quasi per incoraggiare gli umani, stende le sue braccia nel mare.
Plinio il Vecchio, I secolo d.C.

In Napoli son trecento mila anime, e non faticano cinquanta mila; e […]  molta gente guastano tenendoli in servitù e povertà o fandoli partecipi di lor vizi, talché manca il servizio pubblico, e non si può il campo, la milizia e l'arte fare, se non male e con stento.
Tommaso Campanella, “La città del sole”, 1606

Via Toledo è una delle più belle vie che sia dato vedere, però è fetida e sudicia! In quali mani si trova, gran Dio! Perchè mai il Cielo invia tali ricchezze a gente così poco in grado di apprezzarle?
Marchese de Sade, “Voyage d’Italie”, 1776

Si dica, si racconti o si dipinga quel che si vuole ma qui ogni attesa è superata. Queste rive, golfi, insenature… Siano perdonati tutti coloro che a Napoli escono fuori di senno!
Johann Wolfgang Goethe,  “Italienische Reise”, 1787

Parto. Non dimenticherò né via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo.
Stendhal, “Rome, Naples, Florence”, 1817.

The people are filthy in their habits, and this makes filthy streets and breeds disagreeable sights and smells. There never was a community so prejudiced against the cholera as these Neapolitans are. But they have good reason to be. The cholera generally vanquishes a Neapolitan when it seizes him, because, you understand, before the doctor can dig through the dirt and get at the disease the man dies. The upper classes take a sea-bath every day, and are pretty decent.
Mark Twain, “The Innocents Abroad”, 1869

Voi vi domandate se non siate vittima di un'allucinazione, se una parte di quel che vedete non sia falso, poichè troppo forte è il contrasto, poichè non può essere tutto vero, a pochi metri di distanza, il decente e l'indecente, il pulito e lo sporco, la pompa e l'inguaribil miseria, il lusso e la povertà più abbietta. Che cosa è falso, che cosa è vero? Sono, forse il portato di un incubo tutte quelle masse di abitazioni luride, fetide, cascanti, ove pare che si moltiplichino la tristizie e la tristezza, il morbo e il disonore, il delitto e la morte? Sono forse gli spettacoli che vi fecero inorridire, come uomini e come cristiani, venti anni prima, sono questi spettacoli che si rinnovano, falsamente nella memoria, nella fantasia, così, come nei momenti di nostra malinconia spirituale e di nostra debolezza fisica? O, forse è falsa l'altra parte, cioè la parvenza moderna del Rettifilo e i suoi palazzi che vorrebbero essere splendidi, ma che sono almeno, nuovi, netti, solidi, grandi, appartengono al sogno? Non sono forse, un lungo scenario di tela, su cui un abile scenografo abbia dipinto a grandi tratti, una serie di edifici maestosi, e intanto, non si sa come, non si sa perchè, la tela ha delle grandi soluzioni di continuità e lascia vedere l'oscurità, il luridume delle quinte, ove tutto è rancido, è puzzolente, è nauseante? O, forse, non sono di carta pesta, di legno dipinto, queste case, come quelle che estrae, lentamente, da una scatola, la mano di un bimbo e le dispone sovra un piano, ad angoli retti? Non è, forse, a destra, a sinistra del Rettifilo, lo svolgersi di un bizzarro paravento, i cui pezzi non sono bene congiunti, anzi sono disgiunti, e il paravento non giunge a nascondere, quel che non si deve vedere?
Matilde Serao, “Il ventre di Napoli”, 1884

...case crollanti, vicoli ciechi, ricovero d'ogni sporcizia: tutto è restato com'era, talmente sporco da fare schifo, senza mai uno spazzino che vi appaia, senza mai una guardia che ci faccia capolino. [...] Un intrico quasi verminoso di vicoletti e vicolucci, nerastri, ove mai la luce meridiana discende, ove mai il sole penetra. Ove per terra la mota è accumulata da anni, ove le immondizie sono a grandi mucchi, in ogni angolo, ove tutto è oscuro e lubrico.
Matilde Serao, ibidem

“Quando sono andato a Pavia mi hanno proibito di buttare a terra la scatola vuota delle sigarette; ho detto io: A Fratta i bambini cacano a terra!”
Mio nonno, considerazione di un suo cliente riportata in “Cronache mediche”, 1965 (?)

La parte più consistente dei traffici di rifiuti tossici ha un vettore unico: nord-sud. Dalla fine degli anni ‘90 diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta e un milione di tonnellate, in quattro anni, sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere.
Roberto Saviano, “Gomorra”, 2006

Bottiglie di plastica, preservativi e siringhe usate, giocattoli senza bambini e fazzolettini pieni di muco. Ogni paese ha la spazzatura che merita. Tampax, cotton fioc e rasoi usa e getta. […] Il grado di civiltà di un popolo si misura dalla capacità di gestire i propri scarti. Copertoni di pneumatici, batterie scariche, cibo avariato. […] A terra è così sporco che ti sembra ridicolo conservarti l’involucro delle caramelle fino al prossimo cestino (sfasciato). Bombolette spray, medicinali scaduti, residui hardware e radiografie accartocciate. Un branco di scugnizzi parea sui marciapiedi a colpi di sacchetti di spazzatura sui passanti. Sedie senza seduta, frigoriferi rotti e materassi sfondati […] viviamo sommersi, e non ne sentiamo neanche più l’afrore.
aitan, 7 novembre 2006

¡Cólera! ¡Cólera! Moriremos todos. La angustia no es tan lejana si se tiene en cuenta que Nápoles fue la última ciudad europea que padeció una epidemia de cólera en 1973.
La situación es tan grave que las autoridades italianas han declarado el estado de emergencia. Pero se trata de una emergencia crónica, pues dura desde hace trece años.
[…] El alcalde de Frattamaggiore, Francesco Russo, decretó ayer el cierre de los mercados a cielo abierto y de las escuelas, lo que ha dejado en casa a diez mil estudiantes.

El País, 23/05/2007

Un’emergenza di più di cinquemila giorni, cinquemila giorni di lordura e miasmi.
aitan, 5 luglio 2007

mio cugino che ora sta in America […] vende mozzarelle agli americani fatte col latte liofilizzato, e chissà che schifezza che viene fuori, anche se magari [...] è molto meglio di quella che mangiamo noi e producono a Cancello e Arnone o ad Acerra in mezzo alle discariche e a tutta quella diossina che sprizza dalla monnezza bruciata agli angoli delle strade, per non parlare dei cumuli di rifiuti speciali sotterrati nei campi dalla camorra, che quella la camorra mica si fa scrupolo di avvelenare i suoi propri figli, o forse non è esattamente così, perché è risaputo e ci sta scritto pure nei sacrosanti testi di Roberto Saviano che i figli dei camorristi più pesanti vivono a Oxford o se la spassano coast to coast negli Stati Uniti e si mangiano la mozzarella liofilizzata che produce mio cugino
aitan, 11 settembre 2007

Napoli ormai siamo noi, i nostri consumi culturali non fanno una gran differenza, sono la poltiglia di familismo, violenza, maschilismo, superstizione, pornografia con l'ossessione consumistica come unico criterio di giudizio. Il consumismo ha travolto con le sue immondizie le ultime resistenze civili di Napoli.
Giorgio Bocca “Napoli maledetta” in L’espresso 10/01/2008

Lungo la strada, letteralmente invasa da una fetenzìa che proprio non si può immaginare, c’è la puzza delle diossina, che è un odore che non so raccontare, che non somiglia a nient’altro di conosciuto. […]
Vedo sulla mia sinistra un grande stabilimento. E’ una fabbrica, sulla quale campeggia la scritta: Concimi biologici.
Potrebbe essere una scena comica o drammatica, a scelta.
Il coro greco nella mia testa intanto fa il sottofondo, incessantemente. Innalza lai, birignai e lamentazioni. Insistono: perché non te ne vai? Perché non te ne vai?

Flounder, 13 gennaio 2008

"Aversa munnezza, Aversa munnezza. C'amma fa? C'amma fa?".
Marzuk Mejiri, a un concerto all'Auditorium Bianca D'Aponte di Aversa, la scorsa settimana

Situazione oltre ogni limite civiltà. 
Napoli.

ilsole24ore.com, oggi

 

munnezza a napoli, foto di (c)(c) aitan 2005

 

Leggo, ascolto e guardo e mi turo il naso cercando ragioni nel passato e nel presente; guardo, ascolto leggo e mi turo il naso e mi sento io stesso un cumulo di immondi rifiuti lasciato in un angolo di strada senza una fetente di discarica in cui andare a finire.


postato da aitan | 18:16 | Permalink | commenti (40)





giovedì, 10 gennaio 2008
 

Mi piace condensare, mi piace farla breve.

La scorsa settimana, a inizio d’anno nuovo, mi sono intervistato ed ho raccolto un breve racconto autobiografico da mandare a Barbara Garlaschelli e Daniela Losini per l’iniziativa Corto si può fare. Appena ne ho avuto notizia, ho aderito senza indugi, perché a me piace tanto la scrittura condensata e tutta quella roba del multum in parvo e de  "lo bueno, si breve dos veces bueno, si malo, menos malo".

A stretto giro le due gentili organizzatrici della sfida mi hanno comunicato che il racconto era piaciuto, “ma doveva essere di massimo 1800 battute”. Senza pensarci due volte su, ho ripreso il téxticulo, l’ho tagliuzzato fino a giungere a 1795 battute (titoli esclusi) e l’ho mandato di nuovo insieme con altri due racconti che avevo condensato in giusto mille e ottocento battute (titolo incluso, questa volta).
Dopo qualche giorno, la revisione del primo dei tre racconti è stata pubblicata sul blog di BG nella versione che potrete leggere cliccando qui.
Quella che segue questa frase è invece la versione originale (il che non vuol dire affatto che sia la più compiuta, naturalmente).


Venezia-Bologna e ritorno

Non so se ti ho mai detto di un mio appuntamento a Firenze che se ci fossi andato sarebbe cambiato radicalmente il corso della mia vita. Erano gli inizi degli anni ‘80, era settembre o ottobre, io avevo 17 anni e mi trovavo su un treno da Bologna a Napoli con zio Gennaro. L'avevo raggiunto a Parma dopo un lungo viaggio in cui cercavo una linea che desse un futuro alla mia vita. E credevo di averla trovata suonando per strada con un gruppo di brasiliani, argentini e una spagnola, Ana, che aveva esattamente un anno più di me e che da tre viaggiava senza una meta e con brevi soste. È tutto così vivido e lontano. Mi sembra il sogno di un altro rievocato da un altro gaetano. Poi prendemmo una multa -credo di avertene già parlato- e Ricardo e Jeovà dovettero allontanarsi da Venezia perché avevano il foglio di via scaduto. Ci demmo appuntamento a Firenze, presso la gente che fa musica. Disse proprio così, il buon Ricardo: ¡Hasta luego, nos vemos en Florencia, hacia la gente que toca música! Sembrava tutto così facile e tutto possibile, in quei giorni.
Quella mattina, non trovai più Ana distesa accanto a me su un sacco a pelo fuori i gradoni della Stazione Santa Lucia. C'era solo un biglietto in cui credo che dicesse che si avviava da sola (non avevo ancora tanta dimestichezza con lo spagnolo, a quei tempi).
Decisi di cambiare itinerario: andai a Bologna, e da lì a Parma, e da Parma sulle montagne, come uno di quegli innamorati delusi che nelle pagine del Don Chisciotte si ritirano a vita pastorale su vette inesplorate. A Neviano degli Arduini c'era Gennaro che cominciava il suo primo anno da direttore didattico, e si vide arrivare in direzione il nipote in abiti post-hippy consunti da molti giorni vissuti e dormiti sulle stesse strade. Mi accolse con il tipico aplomb della mia famiglia paterna, anche un po' divertito, dopo il primo imbarazzo; ma mi invitò a chiamare a casa, dove mi davano per disperso. Mi era arrivata la cartolina militare e dovevo presentarmi una settimana dopo ai fatidici tre giorni (è anche così che si costruisce la personalità di un futuro obiettore di coscienza impegnato nel movimento della Difesa Popolare Nonviolenta).
Una settimana dopo, mi trovavo nella stazione di Firenze sul treno Bologna-Napoli con Gennaro che mi diceva che se volevo scendere potevo anche farlo, ma poi sarebbe stato difficile tornare indietro. E io decisi di andare avanti.


Chi si è preso la briga di leggere qua e  avrà notato che si sono perse un  paio di parentesi, un compagno brasiliano e una battuta di dialogo in lingua pseudo-originale. Inoltre, zio Gennaro è diventato zio Ugo, cosa che non potevo proprio perdonarmi. Ecco perché ho scritto questo post. Sentivo il bisogno di ristabilire la verità dei fatti e dirvi che zio Gennaro si chiama zio Gennaro e che qui di zii Ugo proprio non ne sono mai passati e mai ne passeranno.



Un’altra cosa. In breve.

thinking blogger award

Barbara mi ha gentilmente incatenato scegliendomi in una sua cinquina di thinking bloggers, blogger che leggendosi e "piacendosi" si tengono a mente e creano il "percorso", la "storia" della propria esistenza su internet. Devo dunque a mia volta segnalare i miei cinque selezionati e riportare le regole per partecipare a questa iniziativa d’origine yankee. Eseguo:

Regolamento
1. Partecipare se si è stati nominati
2. Lasciare un link al post originario inglese
3. Inserire nel post il logo del Thinking blog award.
4. Indicare 5 blog che hanno la "capacità di farti pensare".

I 5 prescelti
(E qui casca l’asino! Si offenderanno se non li nomino? Si offenderanno se li nomino? Boh!? Mi muovo un po’ a capa di caso e scelgo 5 amici di blog tra quelli che non appaiono né tra i miei link né tra le mie frequentazioni extra-bloggistiche…)
1. Aldebaran
2. Majara
3. Meta(llica)fisica
4. Nellacoloniapenale
5. Petarda


(Mi piace condensare, ma questo post è venuto lungo lungo. Uffa, vado di fretta e questa volta non ho tempo di farla più breve. Scusatemene tanto e grazie per l’attenzione.)



postato da aitan | 16:50 | Permalink | commenti (35)





giovedì, 03 gennaio 2008
 

H e s i t a t i o n   B l u e s

Dicevi di essere un gambler,
ma questa volta hai perso,
e la posta in gioco era alta.
Hai bluffato come l’ultimo dei novellini
sperando che io ti facessi fare,
che mi alzassi dal tavolo
e lasciassi il piatto tra le tue grinfie;
ma la posta in gioco
era alta, amico mio,
e la posta in gioco,
la posta in gioco
questa volta ero io.

Dicevi di essere imbattibile,
ma hai perso indegnamente
e forse non lo sapevi ancora
che la posta in gioco
era alta,
perché la posta in gioco
ero io.

Credevi che ti bastasse
mostrarti sicuro di te,
pensavi mi facessi confondere
dal tuo sguardo ammaliante,
vagheggiavi che sarei caduta ai tuoi piedi
sparpagliando al suolo il mio full di re
con un otto di picche e l’altro di cuori.
Contavi davvero di essere invincibile,
povero illuso, ma hai perso,
hai perso disonoratamente,
e la posta in gioco era alta,
più alta di quanto
ci dicessimo,
giocando e
ridendo
tu e io.

Ti sentivi già in tasca tutto il malloppo
e ti carezzavi compiaciuto la tasca
muovendo volgarmente la mano
sotto il tavolo (a un certo punto
ho persino temuto che stessi
per cacciare fuori la pistola),
però si vedeva che le tue certezze
stavano per vacillare,
che cominciavi a perdere fiducia
nelle carte e nella tua capacità
di giocarle a dovere;
si notava che eri terrorizzato,
anche se continuavi a ripetere
di essere un giocatore imbattibile,
un gambler da tavoli pingui,
un vincitore senza macchia né paura.

Io fingevo di crederci
e ti facevo dire e fare
mentre preparavo le mie mosse
più concentrata che mai;
perché lì la posta in gioco era alta,
quella posta in gioco ero io.

A un certo punto hai cominciato
a sudare come un maiale
e ad abbassare e rialzare le carte.
Le guardavi, le riguardavi e le riponevi;
le chiudevi una sull’altra e le riaprivi;
eri inquieto e tremolante,
fissavi il piatto e sollevavi
la mano dai pantaloni:
si vedeva che stavi cominciando
ad avere paura,
era chiaro che eri terrorizzato
e non vedevi l’ora
di arrivare alla fine della partita.

E la fine
non s’è fatta attendere
nemmeno un minuto,
visto che di lì a poco
hai perso la posta in gioco
ed ora mi stai di fronte
che fai tenerezza,
che mi viene voglia
di prenderti la testa tra le mani
ed abbracciarti,
che mi viene da stringerti
al petto e rassicurarti,
che mi viene da baciarti
lentamente la fronte
e dirti di smetterla
con tutte queste
preoccupazioni,
che hai perso,
ma il piatto è
tutto tuo, se lo vuoi,
e la posta in gioco,
la posta in gioco
si consegna ora stesso
nelle tue belle mani
e non aspetta altro
che la prossima puntata
da imbattuto giocatore
e gambler imbattibile,
caro il mio inclito
ineffabile
inarrestabile
campione
senza macchia né paura.

gaetanovergara (c) 2008
(no, in realtà più che altro
l'ho scritto  per il gusto  di
mettere in calce l'anno
d u e m i l a   e   o t t o
che è la prima volta che
lo scrivo e per il momento
mi viene facile, mi pare.)

 

postato da aitan | 14:03 | Permalink | commenti (30)