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venerdì, 30 novembre 2007
la foresta nel naso
“Lo sa tutto il mondo che non si vive di solo pane: si vive anche di cocaina. […]
Rina, […] se la prende a colazione, pensando a Gastone. […]
Ventidue lire al grammo, l’ho pagata ieri sera!
Sessantasei lire per vivere tre ore!
Ci mancava anche la crisi della cocaina!”.
(Ettore Petrolini, 1915)
Mi sembra una metafora dei nostri tempi. Lo leggevo la settimana scorsa sul Corriere. Ogni sniffata distrugge 10 metri quadrati di foresta amazzonica colombiana. Ogni ettaro di coltivazione di coca porta al disboscamento di quattro ettari di bosco, senza contare l’inquinamento delle falde acquifere causato dall’uso indiscriminato di solventi necessari per la raffinazione. Se ne va a fare fottere, attraverso i malandati nasi dei nostri amici, uno dei polmoni della terra. (L’altro va in fumo giorno per giorno per creare l’energia utile a spostarci, starcene comodi e temperati e muoverci senza posa da qui a lì e da là a qua.) Anche questa è globalizzazione, baby.
venerdì, 23 novembre 2007
Lazarilla de Gomera
Dices que te vas,
dices que te vas
para la Gomera,
dices que te vas,
pero no me llevas.
Si conoscono sulla strada che porta a una rappresentazione di marionette messicane, in un parco di Parigi.
Lei è un'isolana spagnola poco più grande di lui, ma sembra una ventenne. È snella e morena; ha due grandi occhi neri in cui perdersi. È sveglia, sensibile ed inquieta. Lavora come animatrice teatrale utilizzando musica e danza. Ha undici fratelli e decine di corteggiatori che passano e spassano davanti la porta della sua blanca casa blanca. È di modeste origini contadine. Si trasferirono dai colli in città quando aveva sette anni. Prima non aveva mai visto un treno, un cinema o una scuola. Ha una profonda coscienza sociale, un’incessante voglia di agire e un perfetto dominio del proprio corpo: canta e danza anche quando parla e cammina. Mi incantano i tuoi occhi da cerbiatta. Ma non oso dirtelo. È ingenua e perspicace, innocente e piena di esperienze. Limpida. Parla con gli occhi, con le mani e con tutto il tuo corpo sinuoso.
E il naufragar mi è dolce in questo mare...
Lui eri tu. Tu che ancora io compiango. Tu che piango e rimpiango.
Vi conosceste e parlaste per cinque giorni e quattro notti di voi, delle vostre vite, delle vostre sensazioni e segreti. Come sembrava variopinto e interessante il nostro reciproco passato concentrato così in un racconto di pochi giorni! Poche ore! Il tempo di un respiro! Il suo ultimo respiro. Il tuo ultimo sospiro…
Esplorarono Parigi insieme. Mangiarono insieme. Dormirono insieme Cantarono insieme. Guardarono insieme la luna fino a vederla sparire dietro i palazzi di boulevard Magenta. [*]
"Come è caldo il sapore delle tue labbra... Come è aspra la tua pelle scura".
L'ultimo giorno andaste a Les Tango; c'era una festa di salsa e merengue. Danzaste e brindaste insieme decine e decine di volte. Lei era una gazzella, tu un orso in letargo risvegliato al ritmo dei suoi passi sapienti. E presto ti sentisti anche tu a tempo con la tuba e la grancassa.
"Qui è molto bello, peccato che non c’è il mare... Domani torno alla Gomera. Mi dispiace. Lo siento...". E i discorsi sul futuro, gli impegni e bla bla bla: l'unica volta che ti assentasti dalla sue parole: sentisti e non ascoltasti, come facevi sempre anche con noi. Poi brindaste ancora una volta. L'ultimo giro di danza a Parigi.
"Mi gira la testa. Mi gira la stanza intorno. Gira Parigi. Gira tutto il mondo al ritmo pigro dei nostri passi. "
"Non andare più a tempo con la musica di fuori. Uno-dos-Uno--dos---Uuno--Doos. Rallenta. Rallenta. Ascolta solo il ritmo lento della nostra canzone..."
Al ritorno lei gli fa da lazarillo e lui fa il cieco. [**]
Al ritorno, ti conduce per mano per le strade di Parigi e tu ti affidi completamente a lei.
Dopo quasi un'ora di perfetta sintonia, per quanto ubriachi, giungono alle porte della pensione in cui lei alloggia. Lui finalmente riapre gli occhi. Si baciano. Lei non vuole che lui salga. Tornano a baciarsi. Si abbracciano e si baciano ancora. Lei gli scrive il suo indirizzo dietro il cuoio grezzo della cintura.
"Scrivimi presto". E lo saluta carezzandogli il viso e la mano.
Lui non dice una parola.
Per la strada facesti di nuovo il cieco. Ma senza la guida istintiva e sensuale della tua Lazarilla, ti sentivi già perso. Del tutto smarrito. Naufrago e disperato. Gli occhi chiusi, stretti, ermeticamente serrati. Attraversando Boulevard Lenoir con la borsa penzolante sulla spalla sinistra, risentisti il braccio di lei. Sorridesti. Poi un auto. Un grido. Il suono prolungato e disperato di un clacson nella notte. La fine di un'altra storia.
[*]
In realtà non c'entra niente con questo racconto, ma boulevard Magenta m'ha fatto pensare a questo segno dei tempi che imperversa per la rete. [N.d.B.]
[**]
Si riferisce al noto episodio del romanzo picaresco Lazarillo de Tormes, dove Lazarillo accompagna un mendicante cieco per le strade di Salamanca ed Escalona. Sulla scorta di questo classico romanzesco, in Spagna si chiama lazarillo tanto la persona che guida i ciechi quanto un esercizio di animazione psicomotoria in cui un accompagnatore conduce, in un percorso più o meno accidentato, un compagno bendato che deve seguire pedissequamente i suoi suggerimenti per potersi muovere in quello spazio sconosciuto.
Alla fine del capitolo col mendicante orbo, lo scaltro Lazarillo tradisce il suo padrone facendolo sbattere contro un pilastro nella piazza di Escalona. Ma non credo che questo gesto abbia qualche relazione con la nostra storia. [N.d.B.]
martedì, 20 novembre 2007
…forse non è neanche il caso di trovarlo questo punto di equilibrio, questo benedetto centro di gravità permanente che non ci faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente… trovo più interessante oscillare da un estremo all’altro lasciandomi cullare dalle onde di una realtà mutevole e cangiante… e lungo tutto il tragitto fermarmi a scrutare le mutazioni del panorama… percepire ogni sfumatura di senso ripercorrendo ogni lato del prisma come fosse quello il centro di tutto… e dentro di me saperlo bene che non esiste un nucleo né un nocciolo duro, e che è eccentrico ogni posto e che io stesso sono uno del posto ovunque mi sposto, o sosto…
venerdì, 16 novembre 2007
Il tempo passa. A volte corre, perfino.
Forze centrifughe e centripete si scontrano nel mio cervello e mi lasciano qui, immobile ed estraneo.
Tutto passa, e io resto fermo nel flusso del tempo che scorre e ogni cosa porta via.
Sono gli spostamenti che danno un ritmo al tempo. Ed io mi trovo ormeggiato in un lasso immobile e inesistente.
Restano solo i nostri attimi eterni, che restano eterni finché durano.

necrologio a lancette conserte - inspired by senzaqualita
martedì, 13 novembre 2007
Ideologie vs. Gefühl
“Sono sempre stata un uomo vero; come mia madre. Mia sorella e i miei fratelli, invece, hanno preso da mio padre. Loro non hanno polso. Un sangue annacquato scorre nelle loro vene. Dentro di me il fuoco.
Temo di essere attorniata da una ciurma di debosciati degenerati. Quel negro che corre come una gazzella e con incedere ordinato e perfetto è mio fratello più di Reiner ed Helmut, più di Angelica e Friederick. Quel nero dentro di me per tonificare la razza ariana. Un coro di valchirie mulatte canta uno spiritual in disposizione ordinata e perfetta. Corpi di bronzo tra le rocce di Germania.
Perdonami, mein Führer, io volerò in Africa a ripercorrere con gli occhi e le mani quelle statue di ebano e acciaio laminato. Carezzare i loro colli tesi e levigati, sentire tra le mani la pelle liscia e luccicante, percorrere tutta la loro superficie poro per poro e misurare ogni muscolo del loro corpo… L’animale più bello del creato incede verso di me. Vienimi dentro, inondami della tua forza bestiale; voglio che il mio spirito e la mia volontà galoppino sulle tue gambe nere, voglio il tuo sangue e la tua anima”.
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[Registrazione inedita dei pensieri di Berta Helene Amalie Riefenstahl, detta Leni (1902 - 2003), raccolta mentre la geniale regista al servizio di Hitler riprendeva la corsa dell’atleta nero-americano Jesse Owens nelle Olimpiadi berlinesi del 1936.
Dopo la caduta del Nazismo, Leni si trasferirà in Africa dove comincerà una brillante carriera di fotografa. Bellissimi i suoi tre libri dedicati ai corpi statuari dei neri della Nubia (Sudan). A 71 anni, virerà la sua creatività verso una nuova deriva, dedicandosi a fotografare forme astratte e suggestive negli abissi marini.
Una vita piena di senso.]
venerdì, 09 novembre 2007
Muito Romântico
diciottesimo frammento
Quei momenti che tutto sembra così inutile e vuoto provo a riempirli col ricordo delle tue labbra che sfiorano le mie, le nostre bocche che si cercano, fingono di sfuggirsi, si avvinghiano, lottano, sfidano i denti e la lingua; i corpi che fremono, spasimano, ansimano; le mani che saggiano varchi dove varchi trovano, mentre la materia si fa ogni momento più fluida per avvolgerci dell’altro e altro diventare.
[…] Perché lo so, lo sai, ne sono certo, che sarebbe tutto diverso se stessimo di nuovo l’un l’altro vicino oppure se io potessi portarti a visitare giardini nuovi che non conosci e non hai visto mai, per ritrovarci lì, avvinghiati, avvoltolati e disciolti in quelli e in tutti i bei momenti, che io ne conto tanti anche nelle baite del nostro passato, nonostante io […] e nonostante tu […]
martedì, 06 novembre 2007
Temi il tuo prossimo come te stesso
Basta con le chiacchiere. Prima di tutto, la sicurezza.
Asserragliato nel suo appartamento di Guidonia, s’è affacciato al balcone ed ha sparato almeno 50 colpi di pistola e di fucile tentando di uccidere 17 persone, ammazzandone una e ferendone otto.
Poteva essere una strage.
L’assassino si chiama Angelo Spagnoli ed è un ex ufficiale dell'esercito già decorato al merito come artigliere.
Purtroppo, non è la prima volta che capita che un militare o un ex tale si metta a sparare all’impazzata.
Pertanto, alla luce di tante ripetute tragedie e per la piena sicurezza del paese,
propongo
l’autoespulsione coatta e immediata di tutti i militari, carabinieri, poliziotti, finanzieri, guardie giurate, metronotte e vigili urbani in servizio o in pensione sul nostro martoriato territorio. Da un dato momento, tutte le forze dell’ordine si porteranno alle dogane e in fila per tre lasceranno l’Italia per raggiungere la Guinea Equatoriale, la Libia, il Pakistan, il Sudan, la Repubblica Centrafricana o la Birmania. E’ probabile che nel tragitto molti si spareranno addosso tra di loro, come si usa fare nelle caserme, e qualcuno s’ammazzerà anche da solo, tanto per non smentire una vecchia consuetudine dell’arma. Vada come vada, il popolo tutto apprezzerà il bel gesto e sarà eternamente grato alle FF.OO. per lo spirito di servizio dimostrato. Da quel dato momento, la patria intera si sentirà più libera, più bella e più sicura e io festeggerò sorseggiando un bicchierino di Amaro del Carabiniere che mi sembrerà più buono e più dolce cha mai.
Il prossimo passo: l'espulsione del vicino.
Perché fidarsi è bene, ma diffidare è meglio.
E, nel mentre, non aprite le porte ai conosciuti.
venerdì, 02 novembre 2007
Alberi, Alberti e Altro
Qualcuno, forse Alberti (forse io), ha scritto da qualche parte che conoscere una lingua straniera significa saper dire uno ad uno i nomi degli alberi della terra in cui essa (lingua) è diffusa.
Quando l’ho letto (o me lo sono inventato), ho prontamente condiviso, ma poi, a pensarci meglio, mi sono detto che in fondo (e pure in superficie) io sono il primo a ignorare l’esistenza di migliaia di alberi, piante e fiori; né sono o mi sento diverso dai tanti che non conoscono la nomenclatura, nemmeno in lingua materna, della flora (e financo della fauna) più ordinaria e comune. Prontamente ho trovato molti alibi e plausibili giustificazioni, ma neanche il profumo di una foglia che potesse mitigare la mia cocente delusione.
(E intanto torna l’autunno a scarnificare gli alberi e lasciare ingiallire le foglie. In attesa di una nuova primavera. Come se fosse di nuovo l’ultima volta.)
(Ma, in verità in verità, qui di alberi se ne vedono ben pochi, e ormai sono quasi tutti sempreverdi. Sarà per questo che vanno progressivamente scomparendo le mezze stagioni e io mi sento ogni giorno di più un coglione tra i coglioni (senza offesa per chi passa di qui con le migliori intenzioni in cerca di parole riccamente assortite e nuove emozioni, e finisce per sorbirsi le mie elucubrazioni in forma di striscioni che si muovono a tentoni e ci ammorbano i maroni.))
Per favore, se non l’avete ancora fatto, leggete anche il post sottostante e votate per il riconoscimento del genocidio armeno. Anticipatamente, ringrazio.
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