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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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venerdì, 28 settembre 2007
 

Multipli di 4 e 8 fatti miei

Chiamato in causa da Tamai, senza pensarci su due volte (ché se ci penso desisto e trovo controindicazioni su controindicazioni), rispondo alla catena che mi invita a parlare di otto fatti a caso che mi riguardino:

1. Stamattina mi sono svegliato più tardi del solito, ho spuntato la barba e sono andato a una presentazione delle attività dell’Instituto Cervantes di Napoli.

2. Strada facendo, pensavo che quello tra le lamiere è uno dei finali più imbecilli che riesco a immaginare. Di peggio, c'è solo la morte per un telefonino piombato in testa al passante ignaro, dopo una lite sul balcone tra moglie e marito.

3. Immediatamente mi sono reso conto che stavo evocando due delle mie idiosincrasie del presente: il cellulare e l’automobile. Eppure, a 40 anni suonati e passati, ho comprato il primo telefonino della mia vita. È stato quest’estate, per timore di perdere i contatti con chi non m’era vicino, e che poi vicino m’è stato, ma qualche volta m’ha parlato pure al cellulare, che non è la stessa cosa che sussurrarsi parole direttamente nelle orecchie o guardandosi negli occhi, ma almeno giustifica l’acquisto idiosincrasico.

4. Strada facendo ho pensato anche che ora sto per comprare la mia prima automobile. Una Suzuki Swift argento metallizzato. (Questo lo pensavo in tram e pensavo anche che mi piacerà sempre e comunque prendere il tram, che è pulito, rapido e inquina poco, e ho sperato che continuerò a pensarla così anche quando avrò la mia SS argentata).

5. Il punto 5 considera un fatto saliente e da raccontare il fatto che i punti 3 e 4 testimoniano una grande ansia di cambiamento – chi mi conosce sa quanto radicale – avvenuta dopo i miei primi quarant’anni, e aggiunge che già sto pensando a come cambierò alla fine di questa fase e nei 40 anni a venire, quelli tra gli 80 e i 120.

6. Il fatto al punto 6 chiarisce che nei miei primi 40 anni l’ultima volta che avevo portato un’automobile era all’esame di guida sostenuto intorno ai vent’anni. Ma è bello cambiare, no?

7. Qui al punto 7 vi racconto che sono arrivato al Cervantes verso le 11 con occhiae derivate dalla notte prima, quando si è suonato e cantato allegramente fino alle 3 del mattino, per la gioia dei miei vicini.
Eppure, in istituto, persone che non vedevo da anni mi hanno trovato immutato o ringiovanito (effetto della barba spuntata e di qualche chilo perso in estate, penso io). Una persona molto amica che vedo spesso mi ha confessato che mi trova presuntuoso e immaturo. Ho incassato e ho pensato che un giorno, forse tra gli 80 e 120 anni, mi riserverò di considerare se abbia ragione lei a vedermi così come mi vede (e nonostante tutto dice e ripete di volermi bene e continua a considerarmi suo buon amico).

8. Giunto al punto 8 ho deciso di parlare del fatto che non mi piacciono queste catene di Sant’Antonio, ma puntualmente ci cado; e questa mi piace ancora meno, perché non mi va di parlare sul blog dei fatti miei. Qui la mia vita dovrebbe affiorare qua e là solo in modo trasfigurato e non si dovrebbe mai confondere quello che sono io con quello che dicono la voci narranti dei miei post.
Anche alla luce di questa contrarietà per la catena, infrangerò una parte delle regole del gioco che stabiliscono che bisognerebbe scegliere altre otto persone da taggare e dire loro che sono taggate. Naturalmente vale il principio che chiunque voglia può raccogliere l’invito e autotaggarsi dicendo in giro che l’ho invitato io. Giuro che non lo smentirò. Basta che non restituisca all'ipotetico mittente (che poi sarei io) un altro anello della catena.
 

postato da aitan | 18:54 | Permalink | commenti (20)





lunedì, 24 settembre 2007
 

Quattro anni fa pubblicai
il primo post di questo blog.

Diceva solo:
Un utile strumento per scrivere di cose inutili.

postato da aitan | 23:36 | Permalink | commenti (42)





venerdì, 21 settembre 2007
 

interludio

in attesa di auto-celebrazione

autocelebrazione - disegno di gaetano aitan vergara (c)(c) 2006

 

 

postato da aitan | 22:13 | Permalink | commenti (26)





martedì, 18 settembre 2007
 

Muito Romântico
sedicesimo frammento

Continuo a tirare petali... Un cimitero di fiori divelti nella mia stanza, e chiunque vi metta piede non può fare a meno di celebrare una prece.

[…] Col tempo, sai, col tempo tutto se ne va, e a me non resterà altro che raccogliere le tracce sparse sul pavimento. Cercherò di riassegnare un posto ad ogni singolo petalo nell’intento di recuperare la simmetria spezzata. Mi struggerò per ritrovare la corrispondenza tra le parti. Il rapporto armonico del petalo singolo col fiore del tutto; l’equilibrio perduto di un’ala infranta dentro il rantolo di un desiderio interrotto. Cercherò di ridarmi una parvenza di staticità nel tumulto che mi volteggia fuori e dentro. Poi continuerò a strappare petali e li computerò al contrario cercando di fottere la realtà dei fatti.

[...] Ma adesso dimmi dove sei, tu che hai saputo dare un senso al tempo e ai giorni miei. Dove sei, tu che nascondi il segreto e la mappa della ricostruzione? Dove sei? Che da solo mi sento smarrito e non so più andare avanti né dietro...
[…] Aspetto un tuo segno. Se ci sei batti un colpo. Un colpo ancora al centro del mio cuore. Oppure comparimi qui tra le lenzuola, nelle mie braccia vuote. Qui, avvolta intorno al mio corpo. […] Getta via questi fogli e la penna, getta via il tuo ritegno e il mio contegno, getta via il tuo passato e le nostre paure: stringiamoci così, ancora una volta per sempre per un attimo ancora.
Aspetto un tuo segno, una tua chiamata.
Aspetto te, tutta intera...

Oppure getterò tutto all’aria e mi metterò alla ricerca di un’altra te fuori di me o dentro di te. E non importa se questa volta cercando di fottere la realtà dei fatti rimarrò fottuto. Che fottuto è meglio che spento, o finito.

postato da aitan | 00:53 | Permalink | commenti (29)





martedì, 11 settembre 2007
 

finché c'è vita, respiriamo ancora e continua a battere quella troia di tua madre che s'è portata a letto pure mio cugino che ora sta in America e vende mozzarelle agli americani fatte col latte liofilizzato, e chissà che schifezza che viene fuori, anche se magari, igienicamente parlando, è molto meglio di quella che mangiamo noi e producono a Cancello e Arnone o ad Acerra in mezzo alle discariche e a tutta quella diossina che sprizza dalla monnezza bruciata agli angoli delle strade, per non parlare dei cumuli di rifiuti speciali sotterrati nei campi dalla camorra, che quella la camorra mica si fa scrupolo di avvelenare i suoi propri figli, o forse non è esattamente così, perché è risaputo e ci sta scritto pure nei sacrosanti testi di Roberto Saviano che i figli dei camorristi più pesanti vivono a Oxford o se la spassano coast to coast negli Stati Uniti e si mangiano la mozzarella liofilizzata che produce mio cugino, quello che si è sbattuto quella troia di tua madre, che non ti pigliare collera se te lo dico che, tanto, basta che continua a battere, il cuore, e poi finché c'è vita e respiriamo ancora c'è speranza che qualche cosa possa sempre cambiare perché qui tutto cambia e dunque che io cambi non è strano e nemmeno mi si può fare una colpa se mentre penso una cosa ne penso un'altra e salto di palo in frasca e di Paladin in Frascati mentre mi riempio un altro bicchiere pensando che il tempo passa e non ci restano che pochi attimi eterni, che restano eterni finché durano e finche c'è vita e ci resta la speranza di respirare e pensare di sbattersi quella troia di tua madre, che sai che divertimento a pensare che tanti anni fa s'è portata a letto pure mio cugino che ora sta in America, e a me me ne importa poco di sapere dove cazzo sta ora, ma allora non teneva neanche tredici anni, mio cugino, e lo so che non sono fatti miei e infatti l'ho detto che me ne importa poco, e mentre lo dico me lo svuoto quest'altro bicchiere e voi penserete che è per questo che io scrivo così, perché bevo troppo, e invece io c'ho un controllo di me molto avanzato, per esempio, so benissimo dov'è che non c'ho messo lo stramaledetto congiuntivo e con chi vorrei stare ora, facendo cosa, e poi in questo momento, non ci crederete, ma sto scrivendo su una gamba sola e respiro, respiro ancora finché vivo e c'ho speranza, che quella è sempre l'ultima a morire, se uno non crepa prima che abbia il tempo di esprimerla, la sua fottuta speranza di restare in piedi finché c'è vita

 

postato da aitan | 00:45 | Permalink | commenti (42)





giovedì, 06 settembre 2007
 

A volte provo vergogna nel trovarmi tutto ripiegato sul mio privatissimo ombelico, 
a volte provo pudore persino a  ripiegarmi sul tuo.
Non so se capirai.

A volte ho paura che stiamo diventando il risultato di una catena di incomprensioni.
Ed evito di spiegare.

A volte vorrei che in ogni angolo del fronte occidentale
ci fosse un lavacoscienze in serena attesa accanto ad un semaforo.
Ne approfitterei per liberare le tasche da qualche monetina.

A volte gettiamo via cazzate che altri raccolgono come perle.
Ma questa è un’altra storia.

Altre volte temo che le parole si possano mettere davanti alla vita
e penso di accartocciare il monitor e gettare tutto nel cestino.


postato da aitan | 19:31 | Permalink | commenti (24)





martedì, 04 settembre 2007
 

In attesa
della prossima
caduta

Cominciammo
ad azzuffarci,
aggredirci
ed azzannarci
mentre
scivolavamo via,
cadevamo,
precipitavamo
inesorabilmente
al suolo.

Poi, all’improvviso,
le presi la mano
o mi prese la mano,
ché questo proprio
non lo ricordo,
e ci sembrò
più dolce
anche
la caduta.

Fatto sta che
quando
i nostri corpi
arrivarono
a contatto
con la terra,
ognuno
avrebbe pensato
che ci saremmo
sfracellati
al suolo
in miglia
di brandelli
sanguinanti,
e invece
si spiccò
un salto
che ci proiettò
in un’altra
dimensione

(in attesa
della prossima
caduta.)

 

moto perpetuo di palla animata

postato da aitan | 16:48 | Permalink | commenti (18)