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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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mercoledì, 28 febbraio 2007
 

Hai un certo muso, oggi.

Giocare col mondo
facendolo a pezzi
bambini che il sole
ha ridotto già vecchi

A quel punto della storia mi immaginai un vecchio dalla barba bianca (ma nel regno della probabilità e delle teogonie possibili sarebbe potuta essere pure una vecchia dalla lunga chioma d’argento o un Apollo in gonnella e tacchi a spillo). Quel vecchio si adagiava sul giaciglio di una candida nuvola e sognava un filosofo francese che, al lume fievole di una candela sballottata come una canna al vento, scriveva: “considerando che tutti gli stessi pensieri che abbiamo da svegli possono venirci anche quando dormiamo senza che ve ne sia uno solo, allora, che sia vero, presi la decisione di fingere che tutte le cose che da sempre si erano introdotte nel mio animo non fossero più vere delle illusioni dei miei sogni. [Bravo, bravo! ‘Na cosa tipo la vida es sueño…, tutto è illusione…, noi siamo il sogno di un sogno…, lo zimbello del tempo, siamo…, una macchia d’inchiostro scritta da non so chi…, il delirio di un mentecatto et cetera et cetera.] Ma subito dopo mi accorsi che mentre volevo pensare, così, che tutto è falso, bisognava necessariamente che io, che lo pensavo, fossi qualcosa. [Ma mo’ sei proprio sicuro di quello che pensi?, di quello che scrivi? Improvvisamente mi fai una deviazione verso una certezza che ho difficoltà a concepire; anche perché tu non lo sai ma io lo so che tu sei proprio un’illusione, il sogno di un vecchio che l’ho pensato io (e sarebbe pure potuta essere una vecchia o un Apollo in gonnella, se avessi voluto prendere un’altra direzione (eppure fai questi pensieri autonomi e fuori di senno, caro il mio filosofo francese dei miei golcioni.))] E osservando che questa verità: penso, dunque sono, era così ferma e sicura, che tutte le supposizioni più stravaganti degli scettici non avrebbero potuto smuoverla [Mah!?], giudicai che potevo accoglierla senza timore come il primo principio della filosofia che cercavo.”
Eh, stiamo freschi, se questo è il principio primo, povero Destarces
Mulo sodo, stordisce, e non c’è discorso o metodo del cavolo che tenga a una certa ora del giorno o della notte …
Ma per cortesia, scorriate o non scorriate il suo libro, povero Castreio, la verità rivelata è relativa quanto quella trovata, perché esiste la mia verità, la tua verità e la verità di quaquaraquà! Oppure, versione ottimistica e costruttiva: esiste la tua mezza verità, la mia mezza verità e la verità tutta intera. Come le mele, come le pere (le orme, pece), come le arcane arance, come il limone, come i i meloni.
(Mi rifugio tra gli anagrammi -ma rimanga tra noi- perché in fondo non c’è più senso in tanta filosofia che in un’arte combinatoria che è come barattare coi nomi la realtà e la realtà coi nomi. E non mi chiedete cosa significhi quello che ho scritto o chi sono, ché penso e cogito di non saperlo nemmeno io, ergo nemmeno io lo so: io melmoso neon, leone mimo sono. E niente più di questo, niente più.

E lei,
lei era
un piccolo regno d’amare
solo un piccolo regno d’amare
niente più di questo... niente più...
Mi manca da morire
quel suo “merda, rompo legacci
adesso che  saprei cosa dire 
adesso che  saprei cosa fare
adesso che  voglio
un piccolo regno d’amare
solo un piccolo regno da mare.)

postato da aitan | 22:04 | Permalink | commenti (24)





domenica, 25 febbraio 2007
 

Muito Romântico
dodicesimo frammento

Você é meu caminho
Meu vinho, meu vício
Desde o início estava você
Meu bálsamo benigno
Meu signo, meu guru
Porto seguro
Onde eu voltei

Sono contento di aver di nuovo osato sfidare le leggi della statistica e la forza psico-gravitazionale che ci sprofonda verso il basso con il peso dei timori e delle superstizioni.
E sono pronto, spalanco le mie braccia, e sono pronto: che tu desideri farti piccola piccola fino a scomparirmi dentro o che ti senta abbastanza grande da accogliermi e contenermi tutto, io sono qui.

Meu mar e minha mãe
Meu medo e meu champagne
Visão do espaço sideral
Onde o que eu sou se afoga
Meu fumo e minha yoga
Você é minha droga
Paixão e carnaval

Tu sei la mia droga e il mio yoga. La senti la canzone? Tu sei il mio balsamo, l’elisir dell’allegria e il sedativo che mi sa infiammare quando e come vuole. Tu, l’unico eccitante che mi sa placare. […] No, non traduco, reinvento. Che tanto Caetano non si piglia collera.
E non lo so… non so se sarebbe o sarebbe stato meno agitato o più limpido il mare della mia vita se non t’avessi conosciuta; so solo che sarebbe (stato) più vuoto, stagnante e statico ogni minuto; ed io più muto.

Você é minha droga
Paixão e carnaval
Meu zen, meu bem, meu mal

Meu zen
Meu bem
Meu mal

 

postato da aitan | 22:45 | Permalink | commenti (31)





giovedì, 22 febbraio 2007
 

i s t a n t a n e a

l’inverno impazza
con moderazione
dentro di me piove
da   tre  settimane
il  governo  cade
solo com’un cane
ed io ho vinto, ho
vinto una maglia
di consolazione.

 t-shirt

(c’è poco da esser allegri,
e poco c’era anche prima;
a parte la mia previsione)

 

postato da aitan | 15:30 | Permalink | commenti (27)





martedì, 20 febbraio 2007
 

aria di risanamento
(d.c. al segno indicato)

io mi accontenterei pure
di un piccolo miracolo
sparso quotidianamente
in mezzo ai giorni suoi
perché ogni cosa scorra [*]

[1]
senz’altra esitazione
[da capo fino al * poi segue al 2]

[2]
nella giusta direzione
[da capo fino al * poi segue al 3]

[3]
come senza la lesione
[da capo fino al * poi segue fino alla coda]

[coda]
da capo fino al segno
della completa ripresa
sul filo del recupero
della previa situazione
[fine, con speranza
di nuovo inizio]

Negrar, Verona,
18.02.2007

 

postato da aitan | 12:36 | Permalink | commenti (30)





giovedì, 15 febbraio 2007
 

Certo che sento la tua mancanza,
io la sento già quando scendi
a dare l’acqua ai fiori

(Vorrei scriverti poesie smisurate
ma mi vengono tutti pezzi a metro
incrinati come screzi del vetro
tra le rime baciate o alternate).

Certo che sento la tua mancanza,
io la sento già quando apro la porta
per comprare la frutta al mercato
e portare su dall’orto gli odori.

Ti amo, ti adoro,
tu sei la vacca
e io il toro.

* ¿ *
vvv
;
 

postato da aitan | 00:16 | Permalink | commenti (35)





venerdì, 09 febbraio 2007
 

La dialettica della nullità

Tesi:
yo, que siempre me afano y me desvelo
por parecer que tengo de poeta
la gracia que no quiso darme el cielo

Antitesi:
ma al mondo non v’è qualcuno
che sia nulla di più che nessuno,
e un nulla io medesimo
che scrivo, strepito
e tanto spasimo

Sintesi:
io… che mi struggo e mi affanno
per sembrar che tengo del poeta
la grazia che i cieli non mi danno

(tanto più che c’è solo un blogger
aspirante ispano autore
poeta musicista pittore,
e non v’è mai stato alcun buon
musicista poeta pittore
aspirante non-so-che autore)

con il che mi taccio e aspetto
un lesto cenno, seppur ristretto,
inchinato al vostro cospetto
in segno di cordiale rispetto

 


  • La tesi è tratta dal Viaje del Parnaso di Cervantes.
  • L’antitesi è di Aitan.
  • Nella sintesi, quest’ultimo opera uno stroppiamento del testo cervantino, per il quale chiede umilmente scusa a tutto il parnaso occidentale.

 

postato da aitan | 22:55 | Permalink | commenti (18)





domenica, 04 febbraio 2007
 

Cipro. Pigmalione. Alcune migliaia di anni fa.

Maledetta Afrodite! Maledetto il giorno che ascoltasti il mio pianto e facesti di lei una donna vera... Maledetto il movimento lento della sua gamba destra sul busto eburneo ancora immobile di statuaria bellezza; e maledetto ancor di più il momento in cui la sua bocca nominò la prima parola: "Amore". Maledetto il senso di fuga perenne che ho sperimentato immediatamente, e immediatamente dopo il suo primo passo. Maledizione, maledizione e maledetto me che cerco ancora di farle assumere la stessa identica statica posizione dell'avorio che io plasmai.
La statua che mi innamorò ora mi gira per casa e svolge volgari azioni quotidiane. La statua che mi innamorò ora non dura zitta  e ferma per più di due minuti. Afrodite, la mia vita non vale quei due minuti. Maledetta! perché non senti ora che piango e piango ancor di più?


[Questo post ha una quindicina d'anni, e forse li dimostra tutti.
L’ho scritto, non mi ricordo più perché o per chi nel 1992.
Ma è molto probabile che dietro non ci fosse un preciso chi né un come. Anche se potrebbe portarsene dentro tanti, anche ora, ed anche ora non significherebbe molto di più di quello che dice.
]


 

postato da aitan | 23:01 | Permalink | commenti (18)