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martedì, 30 gennaio 2007
New Year’s Requirements - 01011995 - frammenti di appunti ritrovati
Urgenza di vita. Cambiamento. Immersione nel flusso. Più dentro.
Afferrarla a morsi fino a ingozzarsi.
Visto che deve comunque finire, meglio morire di questa morte. Anziché strisciare.
Più sole. Più luce. Rinnovamento. Carne. Sangue e anima.
Ma soprattutto sangue, sangue e carne di questa carne.
Viaggi dentro e fuori, ma soprattutto fuori.
Eroici furori, et erotici, si parva licet componere magnis; o viceversa.
Gioia ed ansia di vivere. Urgenza infinita. Urgenza di vita.
Succhiare il senso delle cose fino al nocciolo; ma mai oltre.
Attraversare gli oceani. Approfondire e galleggiare in superficie. Conoscere e conoscersi.
Annullarsi nel desiderio. Seguire il dovere di ogni impulso. Assecondarsi. Lasciarsi andare.
Vagare per il gusto di vagare. Senza mete. Senza mente e senza mentire
(mente chi è schiavo o ha paura di farsi liberare).
Cambiare i parati alle pareti.
Stop obiettivi e finalità!
Ibernazione dell’etica.
Urgenza infinita di vita
di vita
di vita.
Ridere molto.
[Ma forse trattasi solo di banale paura.
Angoscia di attraversare la tragica realtà
della crescita che porta
alla vecchiaia
e alle soglie
della
M
o
r
t
e
(grattata di palle)]
FIN
(y comienza un nuevo año).
BUENA ENTRADA
de coño
per te
per me
per voi
per tutti.
E tanti auguri
in campagna ed in città.
Tanti auguri, bum!,
a chi tanti amanti ha.
(Com’èbellofarl’amoredaTriesteingiù
l’importanteèfarlosempreconchihaivogliatu
esetilascialosaichesifa?
troviun’altrapiùbellacheprobleminonha.
Bum!)
venerdì, 26 gennaio 2007
190107
Sono tanti e tali i ricordi belli che mi si affollano nella mente che non riesco a dormire
(non è facile sostenere la fortuna di averti conosciuto, di esserti stato così vicino.)
Ed io voglio scrivere la mia fiducia che ce ne saranno altri e rideremo insieme di questa notte
in cui siamo in tanti a non dormire, ne sono sicuro, come sono sicuro che piango e sorrido.
Ufff, aspettavo da giorni una buona notizia che pare essere finalmente arrivata. (Segue sospiro di sollievo moderatamente lungo.)
Di quella buona nuova non aggiungerò ulteriori dettagli, dal momento che trattasi di cose di vita che per queste pagine circolano solo tangenzialmente o trasfigurate; anche perché la vecchiaia ci fa un po’ superstiziosi e ci fa tenere nascoste le cose preziose per paura che muovendosi di mano in mano possano infrangersi o sgualcirsi; epperò, visto che ormai mi è tornato un pizzico di buon umore, ho voluto diffondere ai quattro venti la mia momentanea gioia con il ricordo di una nottata passata e l’attesa di un pieno risveglio.
martedì, 23 gennaio 2007
interludio miniato
in cerca di senso

giovedì, 18 gennaio 2007
un paio di cosarelle buone e nuove (o seminuove) che vengono dalla rete o per la rete passano
I - ¿Conoces a Victor Jara? (grabado en vivo)
Daniele Sepe, ci regala tutto intero, in mp3, con tanto di copertina scaricabile, la versione live di "Conosci Victor Jara?". Si tratta di un album inedito cui potrebbero seguirne altri che vanno ascritti a tutto diritto alla sua folta e poliedrica discografia di giullare impegnato e spugnoso:
non sarà l'unico cd che vi metterò in rete a gratis. A pensarci bene fino ad oggi ho fatto 17 cd e mica posso pretendere che vi compriate tutto. Considerato che c'ho non pubblicato e pronto da tempo ancora almeno un 120 minuti di musica me lo posso permettere di regalarvi qualcosa. Voi però fate i bravi ed ogni tanto comprate qualche cd. (Sono parole di Sepe tratte dal suo blog)
La cosa mi fa particolarmente piacere perché così, per una volta, potrò masterizzare un cd anch’io che sono un famigerato fondamentalista del disco originale, e magari mi metterò pure a darlo in giro come uno spacciatore di opere d’arte nell’epoca della loro riproducibilità tecnica.
E poi, sentite a me, compratevi anche la versione in studio di quel cd che è molto bella e costa pure poco (dagli 8 ai 10 euro) e la trovate facilmente nei luoghi di distribuzione dei Dischi del Manifesto o ai concerti di Daniele che si muove incessantemente per la penisola e fuori portando in giro musica e parole che aiutano a confermare e generare idee, emozioni e passioni politiche (maggiori dettagli sul cd e sul musicista in un mio post di un paio di anni fa). E giacché vi trovate facendo, non fate i pidocchiosi, che quello lui pure tiene famiglia, e portatevi a casa anche la sua ultima divertita fatica: Suonarne uno per educarne 100.
II - Conosci il Quotablog?
La seconda notizia viene dall’instancabile Strelnik. Si tratta di un nuovo blog-gioco per il quale Stre
si auspica se non proprio la (meritata) diffusione che ha avuto il Fincipit, almeno una terntina di coverizzazioni. Il gioco è un esperimento di falsificazione blogcentrica aperto a tutti in cui per partecipare basta prendere una citazione (più o meno famosa) e sostituire al soggetto della frase in questione la parola blog.
Io ho già mandato in casa Strelnik alcune cosacce cui aggiungo queste due pseudo-citazioni esistenzialiste nichiliste:
- Il blog è una lotta contro il nulla. (Gabriel Marcel (1889-1973))
- Il blog è solo un'ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si dimena per un'ora sulla scena e poi non s’ode più; una storia piena di rumore e di furore raccontata da un idiota, una storia che non significa nulla" (William Shakespeare (1564-1616))
Ne parlano e giocano con noi anche 8:49, eio e ormai a quest'ora non so più quanti altri.
Buttatevi nella mischia che ne vale la pena.
Aggiornamento:
Con tutto che tengo molto da fare e parecchi pensieri per la testa, anzi, proprio perché tengo molto da fare e parecchi pensieri per la testa, ogni tanto ho sentito il bisogno di svagarmi bisbigliando qualche altra citazione in casa Strelnik. Tipo queste due (che sono riciclate), queste tre (che sono più sceme anziché no) e quest’altro mucchio che è bello perché vario; ma sono certo che voi potete fare di meglio.
Guagliu’, vuttate ‘e mane e nun ve facite piglia' 'e chiacchiere!
Aggiornamento ulteriore:
Hommage à Fabrice De André
Ma un post un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di blog in bocca.
La chiamavano blog di rosa
metteva l'amore, metteva l'amore,
la chiamavano blog di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
Tua madre ce l'ha molto con me
perché sono sposato e in più bloggo
però bloggo bene e non so se tua madre
sia altrettanto capace a vergognarsi di me.
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un blog di tanti anni fa.
Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non farà mai
un cavaliere del lavoro,
io sono d'un'altra razza,
son bloggarolo.
martedì, 16 gennaio 2007
Muito Romântico
undicesimo frammento
Le promesse che passano per l’arco delle pupille
non si lasciano schiacciare dal peso delle parole.

Un attimo lungo un viaggio
Tu e io su un treno senza destinazione, le gambe intrecciate e lo sguardo perso l’uno negli occhi dell’altro scambiandoci promesse che non sprecano il suono di nessuna parola.
Lentamente, inesorabilmente, ci lasciamo trasportare dal flusso, mentre il vagone si svuota di gente e rumori.
Fuori la porta ondeggia la scritta: “Assenti dal mondo. Non disturbare.” Dentro, ci culliamo abbracciati al ritmo dei nostri sospiri.
Insieme a te tutto cambia e ogni cosa assume un’altra dimensione, e anche il coso.
Perché uno più uno a volte fa tutto. E tutto il resto è niente. A volte.
venerdì, 12 gennaio 2007
Les 10 choses que je voudrais faire avant de mourir.
Bando alle ciance, sciorino all’aria un’altra catena. Mica potevo dire di no a una staffetta che via radio è rimbalzata attraverso gli oceani del tempo da Georges Perec alla carta stampata per poi ripartire in rete da Melpunk a Dido e da Dido a Zaritmac.
Dunque, le 10 cose che vorrei fare prima di morire:
1. ottenere una proroga
2. ottenere una proroga lunga
3. ottenere una proroga lunga fino a quando non perderò il gusto
4. ottenere una proroga lunga fino a quando non perderò il gusto di vivere
5. ottenere una proroga lunga fino a quando non perderò il gusto di vivere e avrò ancora voglia
6. ottenere una proroga lunga fino a quando non perderò il gusto di vivere e avrò ancora voglia di chiedere
7. ottenere una proroga lunga fino a quando non perderò il gusto di vivere e avrò ancora voglia di chiedere e ricevere
8. ottenere una proroga lunga fino a quando non perderò il gusto di vivere e avrò ancora voglia di chiedere e ricevere una proroga
9. ottenere una proroga lunga fino a quando non perderò il gusto di vivere e avrò ancora voglia di chiedere e ricevere una proroga anche per le persone che vorrei vive accanto a me
10. ottenere una proroga lunga fino a quando non perderò il gusto di vivere e avrò ancora voglia di chiedere e ricevere una proroga anche per le persone che vorrei vive accanto a me, per sempre.
Insomma, prima di morire vorrei chiedere di non morire né vedere altri morire. Un atto di egoismo puro.
Ma forse sono stato convocato in un brutto momento, ed interrompo qui la catena rimbalzata da Georges Perec alla carta stampata e poi ripartita in rete da Melpunk a Dido e da Dido arrivata da Zaritmac, e da Zaritmac qua e tra tanta bella gente che so io. Che ci penseranno loro a tener viva la catena…
lunedì, 08 gennaio 2007
Fuori programma, un testo di Ravager
tradotto e tradito da Gaetano Vergara per Burán
(ma mai pubblicato in lingua italiana né colà né altrove)

Il disco e la sfera
Non ricordo come arrivammo su quella montagna. Io la seguivo in silenzio e lei avanzava sicura: sembrava che ci fosse già stata altre volte, e più andavamo avanti più cresceva in me l’impressione che conoscesse a perfezione tutti quei sentieri in cui io mi sentivo perso e straniero.
Sulla sommità, a un paio di metri da noi, si intravedeva una distesa piena di crateri e piante misteriose; ma non facevi in tempo a fissare lo sguardo su nulla che già il panorama cambiava davanti ai tuoi occhi, come su una giostra sospesa nell’infinito.
All’improvviso Anna fece un salto ed io la seguì senza neanche avere il tempo di chiederle dove stessimo andando.
Un branco di gatti selvatici ci salutò affettuosamente mentre avanzavamo verso una grotta stretta e oscura. Dall’altro lato ci aspettava una micia in calze a rete per mostrarci le meraviglie del suo mondo. E, in verità, lì ogni cosa era straordinaria e la realtà assumeva le forme del prodigio: intorno a noi un siamese costruiva un edificio di mattoni azzurri, un persiano suonava il clarinetto e due cuccioli guardavano ammirati le acrobazie di un gatto volante.
Per tutta la mattinata saltammo con loro da un lato all’altro del villaggio contemplando mummie e sfingi e mangiando prelibatezze di ogni foggia e colore. Dopo pranzo ci sedemmo ad ascoltare concerti di ultrasuoni scritti e improvvisati; giocammo con l’acqua e con l’erba; ridemmo di cani, roghi ed altre inquisizioni.
Il tempo passò in un battito d’ali.
A notte fatta Anna e io riprendemmo la strada di casa. Ma quando arrivammo all’altro lato della grotta, la nostra montagna non era più lì. Da un momento all’altro, sentii crescere in me la disperazione, mi accasciai al suolo e accusai Anna tra urla, gemiti e singhiozzi.
Impietosita dal mio pianto, la gatta con le calze a rete ci venne incontro, leccò le mie lacrime e ci consigliò di aspettare al margine di un precipizio: tra pochi minuti di fronte a noi sarebbe tornata ad apparire la montagna. Dalle sue parole intuii quello che fino ad allora non avevo osato pensare: Anna ed io eravamo capitombolati in un mondo piatto tangente il nostro.
Parzialmente tranquillizzati, ci adagiammo su una pietra in attesa della coincidenza con la sfera.
La micia miagolò un saluto. Io lasciai scivolare lentamente la mia coda tra le sue gambe e sibilai qualcosa prima di sparire.
Il testo è stato segnalato da: Viejo Payaso
Versione originale: http://www.ficticia.com/yate.php?i=953621
martedì, 02 gennaio 2007
Oggi ho fatto un po’ di pulizie alla blog-casa.
Lo so, non ve ne siete accorti.
Lo diceva sempre mia nonna…
Guaglio’, nun te sbattere, ca tanto ‘o spuorco se vede e ‘o pulito no.
È triste la vita del casalingo. S’ann’a sta a senti’ ‘e ditte de viecche antiche.
Guarda qua, uno si mette tutta la giornata a rassettare, buttare via gli oggetti sorpassati, riordinare le stanze…, insomma, il poveretto si fa prendere dall’atmosfera di anno-nuovo--vita-nuova e vuole rendere lo spazio più accogliente, vuole farvi sentire liberi di muovervi con gli occhi, vuole che possiate spaziare tra le righe come se foste a casa vostra; ma voi entrate distratti, dopo che già avete fatto case e casarelle, e non ve ne accorge di niente. Comm’ si niente fosse, o fosse stato.
E va bbuo’…
Però mo’ ve la faccio notare una cosa.
Ve la ricordate nella colonna di sinistra l’immagine di quel pagliaccio che si sbacantava l’intestino e quelle scritte che si muovevano sopra e sotto, a sinistra e a destra comme si tenevano ‘arteteca?
Va be’, ho capito, non ve le ricordate. Oppure vi resta una vaga impressione di certi segni e certe parole inquiete, però mica vi possono rimanere stampati nelle chiocche tutti quei segni, ché oggi la vita è caotica e uno non si può concentrare su tutte le cose che gli passano davanti alle palle degli occhi. Mo’, però, cop-incollo quel vecchio pezzetto un’altra volta e ci togliamo il pensiero (e così pure io, quando tengo nostalgia, posso tornare al primo post del 2007 -questo!- e mi rivedo il mio pagliaccio come se il tempo si fosse fermato lì, ai primi passi del 2003).
los payasos?
los payasos?
los payasos,
no está ninguno
madre mía?
Questo è, e già che ci siamo, vi azzecco pure una traduzione del pezzullo ispanico (che poi l’originale in italiano era, e stava rintanato in un cantuccio della mia memoria dentro un cassetto che si chiama Angelo Maria Ripellino):
Dove vanno
i pagliacci?
Che mangiano
i pagliacci?
Dove dormono
i pagliacci?
Che fanno
i pagliacci,
quando non
c’è più nessuno
che ride,
madre mia?
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