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sabato, 30 dicembre 2006
convocazione ufficiale
(e scusate se mi dilungo, che non ho il tempo di essere più breve)
È un periodo di tanti impegni, troppi per un anno che sta per finire, e uno si vorrebbe svegliare senza botti e stappamenti vari e trovarsi direttamente nella mattina dell’anno dopo a sperare che questo sia meglio e quello già bello e accantonato. Epperò non è che sia stato tanto brutto l’anno che volge al termine, è solo che uno sente dire ‘nuovo’ vicino a ‘anno’ e chissà che si pensa. (Che poi ogni anno già è una svolta aumentare di uno le ultime cifre nelle date dei documenti ufficiali e sugli appunti, gli schizzi e i disegnini che riempiono i quadernetti che altri chiamano block notes (laddove altri ancora, più trendy assai, parlano di moleskine e fanno la faccia di Bruce Chatwin al vento della Patagonia o tra le sabbie del Sahara). (E vattelo a ricordare, mo’, che laddove scrivevi duemilaessei, mo’ devi scrivere duemilaessette. Uffà, ogni anno la stessa storia!))
È un periodo di tanti impegni, dicevo (che poi pure questo ‘dicevo’ si fa per dire, in un contesto che uno sta scrivendo e mica vi parla nelle orecchie che poi dice ‘dicevo’), e così mi sono sfuggite tante cose, perché quando gli impegni sono tanti, tante cose si perdono alla nostra attenzione e uno uno solo è e non può andare appresso a tante cose. E tra le cose perse non m’ero accorto che pOg e Francesco (ma farei meglio a scrivere Francesco, in questo caso) m’avevano buttato in una mischia che da un momento all’altro trasforma questo post che vi scorre davanti agli occhi in una maglia di una catena di Sant’Antonio di quelle che imperversano per la rete e tutti si lamentano e tutti le tengono in vita, e quelli che non si vedono tirati dentro si rammaricano con se stessi e col mondo e si dicono che qualcosa hanno sbagliato nella loro vita virtuale o che tutto il mondo gira per il verso sbagliato se non c’è uno straccio di sodale che li tiri in ballo nell’ultimo giochetto della rete. (Che poi il fatto che a un certo punto le catene si interrompono è la riprova che esiste un numero finito di blogger sulla faccia della terra e che il blogger medio non è disposto a partecipare due volte alla stessa catena né a ribagnarsi nella stessa acqua, seppure potesse).
E così è un periodo tanto pieno di impegni che il buon Francesco me l’ha dovuto dire a voce che lui mi aveva nominato e che però prima mi aveva nominato pure pOg e allora lui mi ha scancellato (e per questo là sopra mi sono tolto lo sfizio di scancellare anche io il suo bel nome, pure se gli voglio tanto bene a lui e a tutta tutta la sua famiglia; e lui lo sa, e loro pure). E allora, dopo che Francesco me l’ha detto, sono andato da lui e da pOg a vedere di che si tratta; e si tratta di
Prendere il libro più vicino.
Sfogliare sino a pagina 123.
Contare le prime 5 frasi della pagina.
Riportare nel blog le 3 frasi seguenti.
Suggerire il gioco ad altri 3.
E il bello è che loro hanno scelto tutti e due, pOg e Francesco, Francesco e pOg, dei libri che non sono niente male: ché Javier Marías è uno che tiene pure un bel blog e è pure l’autore di Todas las almas (hai detto niente!) e ché io Centurie di Manganelli l’ho letto nel bagno (uno, due e a volte anche tre miniracconti a seduta) e ora ancora nel bagno di casa mia sta, che ogni tanto ci viene un ospite e dopo si commenta la centuria che si è letto o si commenta perché io avevo sottolineato questo o quel passo (che a me nel bagno mi piace pure sottolineare mentre leggo, e per questo ho sempre la matita appoggiata sul leggio; perché nel mio bagno, di fronte al vaso, ci sta pure un leggio vero, di quelli che ci puoi mettere sopra le pagine per leggere la musica; e vi prego di non pensare a male o commentare sconcezze volgari).
Vabbe’, mo’ basta con le tergiversazioni, e cominciamo subito a giocare a
Il gioco del libro vicino
Prendo il libro piu’ vicino.
È Il tango è la mia passione, di M.A. Numminen.
Che è un libro a tempo di tango, ma non di tango argentino, uruguaiano o parigino, e nemmeno romagnolo, no; Il tango è la mia passione è un libro che si muove a ritmo di tango finlandese e dice nella seconda di copertina “Tutti si chiedono quale sia il senso della vita. Io lo so: è il tango”. L’ha scritto un signore di Somero che si chiama Mauri Antero Numminem e che nella vita fa il musicista jazz, il batterista di tango finlandese e l’autore di opere d’avanguardia che rifanno La donna è mobile su strumentini di pazziella o mettono in musica il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein.
Il tango è la mia passione è un libro che leggi le prime pagine e ti sembra di trovarti di fronte a un saggetto che raccoglie pedanterie sui musicisti di tango finlandese, poi vai avanti e ti rendi conto che il libro per tre quarti quello è, una collezione di dati pedanti; ma resta un quarto, sparso a piccole dosi tra un capitolo e l’altro, che vale assolutamente la pena leggere (è la storia di Virtanen, maniaco di tango che sulla suggestione della lettura di un brano di Platone decide di rimanere vergine fino a 35 anni, e gira per le balere combattendo contro piacevolissime tentazioni in gonnella e un pene che non la smette di bussare e fare capolino).
O.k., lo so, sto divagando un’altra volta, ma mi serve per giustificare quanto segue, ché uno vuole pure giocare, ma non è che si può copiare bello e buono un testo che fa:
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Il primo tango di Viherluoto diventò un classico; risale al 1942 e porta il titolo di Kaukainen ystäväni (Amico mio lontano). Fu registrato da Eero Väre nel novembre del 1945. Non ne possiedo la versione degli anni Quaranta, bensì quella di Reijo Taipale del 1966 che è, secondo il gusto di oggi, “l’unica vera interperetazione”.
M.A. Numminem, Il tango è la mia passione, Edizioni Socrates, Roma 2006
pag. 123, frasi VI, VII e VIII
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Ed ora non mi resterebbe che passare il testimone ad altri 3. Ma il gioco mi ha un po’ preso la mano.
Dunque, da che ho finito di leggere Il tango è la mia passione sono passato a Putas asesinas di Roberto Bolaño. Però a pagina 123 non ci sono ancora arrivato, e così che faccio?, guidato dalla curiosità, ci vado apposta, conto le prime 5 frasi della pagina e ci esce una citazione troppo bella:
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Nadie comprenderá jamás mis palabras de amor. Tú, Max, ¿recuerdas algo de lo que dije mientras me lo metías?
-(El tipo mueve la cabeza, la señal es claramente afirmativa, sus ojos húmedos dicen que sí, sus hombros tensos, su vientre, sus piernas que no dejan de moverse mientras ella no lo mira, tratando de desatarse, su yugular que palpita.)
Roberto Bolaño, Putas asesinas, Anagrama, Barcelona 2001
pag. 123, frasi VI, VII e VIII
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Non la traduco, che in questi giorni già si è tradotto troppo buràn (che mo’ ne approfitto tra parentesi per ricordare a chi ancora non l’ha saputo che esce il primo numero l’anno nuovo dopo l’ epifania che tutte le feste si porta via.)

Non lo traduco e passo la staffetta a chiunque c’era ieri sera o ci sarebbe dovuto essere e non c’era perché non ha potuto o perché quel giorno lì inseguiva una sua chimera.
Anche se lo so che molti di voi sono in partenza e già stanno pensando di fare cose turche lontano dai sesti righi delle pagine 123 e lontano altresì da questi schermi qui. Ed è cosa buona e giusta.
mercoledì, 27 dicembre 2006
*
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perdono
o chiedere
per invocare aiuto
mentre aprirai la bocca
dentro quella tua melma acida
e che poi possa affogare
nel tuo stesso vomito,
fino a rimanere sommerso
ininterrottamente per tre giorni e per tre notti
e che in quel bidone tu possa cominciare a vomitare
perché sarai chiuso in un bidone di latta arrugginita,
che tu possa svegliarti domattina senza rivedere la luce,
*
**
invettiva
* Si legge più sensatamente dal basso verso l’alto, dalle radici alla stella che sormonta l’albero e fa da riferimento a codesta nota. (Inutile dire che io faccio cenno ad un albero, ma voialtri potrete ben vederci la punta di una lancia, l’apice di un petardo, un clistere postmoderno o qualsiasi altra cosa solletichi la vostra immaginazione annaffiata di vini, limoncelli, mirti, nocilli -altrove detti nocini-, grappini e amari bevuti tutti di un sorso per digerire e prepararsi al botto dello spumante finale - altrove detto champagne (che la Franza mi perdoni).)
** È possibile girare l’invettiva a chiunque vi pare e (non vi) piace come augurio di buona fine.
giovedì, 21 dicembre 2006
va bene che quando viene natale
tutti ci vogliamo meno male,
però questo racconto cattivello
è troppo bello, liggitavell’.

intanto, buonefeste et smacks vobis
(e po’ pe tutte quante love, love and peace)
lunedì, 18 dicembre 2006
cazzo, la settimana prossima è già natale

venerdì, 15 dicembre 2006
Frammenti di un discorso autoreferenziale
(brani diffusi nel 2003 su questo weblog,
con intervalli canori, citazioni e sprazzi
del secondo e del terzo millennio)
ognuno sta solo nella bloggosfera
trafitto da un raggio di parole:
ed è subito sera
guardati allo specchio
e guarda un poco intorno a te,
c'è tutto un mondo intorno che
gira ogni giorno e che
fermare non potrai
e viva viva il mondo
tu non girargli intorno
ma entra dentro al mondo dai
ma entra dentro al mondo dai
ci sono tre tipi di lettori:
il primo gode senza giudicare;
il terzo giudica senza godere;
il secondo giudica godendo
e gode giudicando;
è quest’ultimo
che propriamente parlando
ricrea l’opera d’arte
leggendo ci si allontana dal mondo
per comprenderlo meglio
errare, errare
come i cavalieri erranti
alla ricerca del senso,
sperimentare,
provare nuove esperienze,
interessarsi al processo
più che alla meta,
navigare senza rotta,
navigare
navegar è preciso
viver não è preciso
o forse no
(coro)
c'è tutto un mondo intorno
che gira ogni giorno e
che fermare non potrai
e viva viva il mondo
tu non girargli intorno
dai
scrivendo si ricostruisce il mondo
per cambiarlo meglio
i l b l o g,
che sia un altro ombelico
intorno a cui arrovellarmi
alla ricerca del senso unico?
che sia solo un modo
per riempire il tempo
col vuoto di parole
che fanno rumore
nella cassa cava
dei pensieri?
che sia un altro disperato
segno per controllare
che esisto e resisto?
gira il mondo, gira,
nello spazio senza fine
ho lasciato aperto
il rubinetto dell’inconscio
e ora mi sta allagando
tutto il soppalco,
già una macchia
comincia a distinguersi
dal primo piano
e chiunque
alzi gli occhi
potrà vederla
il mondo,
non si è fermato
mai un momento
la notte segue
sempre il giorno
e il giorno verrà
che colpa hanno gli alberi?
che colpa il lino, la canapa o il ramiè?
perché continuare a sprecare carta
senza un senso o un perché?
no leggi
no principi
nessuna totalità,
poche coordinate
che assicurino
la comunicazione,
gesti pizzichi schiaffi
baci
parolegridateesussurrate
slogan canti rumori suoni
grugniti scontri incontri
raffronti singhiozzi sorrisi
f r a m m e n t i
leggere, come io l’intendo,
vuol dire profondamente pensare
e cos’altro non è lo scrivere
che parlare pensatamente?
giocare col mondo
facendolo a pezzi
bambini che il sole
ha ridotto già vecchi
(arrileggerci
e grazie per
l'attenzione)
e grazie anche agli aerea, ad alfieri, a bembo, a goethe, a jimmy fontana, ai matia bazar, a pessoa e a quasimodo per le loro imprescindibili riflessioni sul blog e sulla realtà che ne è riflesso, spicchio e specchio deformato (o forse era il contrario, che qui più passa il tempo più mi confondo)
e poi c’è la rete di interconnessioni che fa di tutte le nostre isole un arcipelago tenuto unito dall’acqua che ci separa (ma questo è argomento per un altro pastiche di parole o per una chiacchierata fuor di blog)
lunedì, 11 dicembre 2006
più libri

meno blog
sabato, 02 dicembre 2006
Fincipit nel sabato della
piazza rossa, bianca e verde
(perché è da quando Francesco ha
parlato di questa idea di eio titolata da stark
che volevo postarne qualcuno, e ora finalmente trovo il tempo)
((che è anche un modo per distrarsi dalle sbracatezze della piazza folla
e da sussurra e grida che urgono dentro e spingono, strepitano e schiamazzano))))
Introduzione / Cuento inicial
Mordendosi la coda, il serpente pensava:
"Ogni fine è un principio".
(da ai-)
En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo cuyas andanzas no tengo ganas de contar.
(da Miguel de Cervantes)
In un luogo della Mancia che non voglio ricordare, non molto tempo fa, viveva un uomo le cui imprese non mi va di raccontare.
(idem, traduzione di ai-)
Essere o non essere…,
basta che Ofelia me la dia,
una buona volta!
(da William Shakespeare)
- I celebrate myself, and sing myself,
And what I assume you shall assume…
- Your name is Silvio, I presume!
(da Walt Whitman, traduzione non riportata ma di senso tanto ovvio quanto la colpevolezza di Previti fuori e dentro del caso SME)
Stai per cominciare a leggere il nuovo fincipit di Gaetano “Aitan” Vergara. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. È appena iniziata una nuova puntata di «Ballando tra vomiti e stalle». Alza la voce della tivvù, se no non sento; e poi chiudi il becco e lasciami in pace, che voglio sapere chi viene eliminato.
(da Italo Calvino)
If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
Then you'll be Romano Prodi, my son!
(da Ruyard Kipling)
Se puoi mantenere la calma quando tutti intorno a te
La stanno perdendo e te ne attribuiscono la colpa;
Se puoi fidarti di te stesso quando tutti dubitano di te,
Allora devi essere Romano Prodi, figlio mio!
(idem, traduzione di -tan)
Piazza, bella piazza
ci passò una lepre pazza,
uno lo cucinò, uno se lo mangiò,
uno lo divorò, uno lo torturò,
uno lo scorticò, uno lo stritolò,
uno lo impiccò
e del mignolino ch'è il più piccino
più niente so.
Piazza, bella piazza
ci passò una lepre pazza,
Ci passarono le bandiere
un torrente di confusioni
in cui sentivo che s’appassiva
l'energia dei miei coglioni.
(da Claudio Lolli)
Epilogo / Cuento final
Stretta tra i denti acuminati del serpente,
la punta della coda si dimenava e gridava ai quattro venti:
"Ogni principio, una fine.”
(da -an)

fine
(a voi
il nuovo
principiare
se così vi pare)
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