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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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martedì, 28 novembre 2006
 

Riflessioni sul parlar pensatamente

Sempre vivo sarà in me il ricordo
del tempo che ancora io pensavo
silenzioso, chiuso tra le parole.
Ora che penso solo quando parlo
o nell’atto stesso della scrittura,
il dialogo è spesso del diavolo
e non oso mutarne l’andatura,
mentre la scrittura pensata è cosa
dura e il metro, atto di bravura
che non regge alla prima arsura.

Soliloqui su fogli sparsi,
ero(t)ici furori tra lui e lei,
due soli soli che ardono
reali come la morte di Molière
sui palchi di Parigi.

Berlusconi, invece…

Sui palchi di Parigi
reali come la morte di Molière
due soli soli che ardono
ero(t)ici furori tra lui e lei,
soliloqui su fogli sparsi.

 

postato da aitan | 21:54 | Permalink | commenti (23)





mercoledì, 22 novembre 2006
 

Lettera da Milano
Milano, 12 aprile 1990

Cara Mara,
tutto procede come due anni fa. Ora, però, non bevo e non fumo più. Sniffo solo un po' di coca sotto stretto controllo del mio medico. Se solo provo a tirarne un po' di più, me le strappa via e se la pippa tutta lui in quattro e quattro otto. Poi finisce che si alza e fa il lupo. Da un po' si mette a ululare anche nel corso delle visite ospedaliere, e il primario si è un po' infastidito. Sono molto preoccupato per lui e per il suo posto fisso in ospedale.
Il fatto è che da un paio di settimane il nostro fornitore di fiducia l'hanno messo dentro e noi non riusciamo più a trovarne di buona a prezzi decenti. Ormai prendiamo solo della roba scadente da un finanziere che abita qui vicino e arrotonda lo stipendio con qualche ritenuta sui sequestri. Quello che non capisco è se questo bastardo ce la taglia o se ne sequestra sempre di tagliata. Lui intanto non sniffa, il finanziere. Si tira solo un po' di gas esilarante e muore dalle risate. Giulio, invece, è morto per davvero. Mi doveva 900 mila lire.
Ma questi sono problemi che non ti riguardano, Mara cara. A proposito, i tuoi prezzi sono sempre così alti? Guadagni sempre tanto? Fai ancora sconti comitive, militari e verginelli? Lavori sempre "en plein air" o hai finalmente comprato la stanzetta col letto a una piazza e mezzo che hai sempre sognato? Ti fingi ancora colombiana, qualche volta? Puoi prestarmi tre milioni?
Ahi!
...Guarda che te li restituisco in men che non si dica. Ho una ragazzina per le mani che mi ricorda molto te quando avevi quindici anni; ma tu eri molto più attrezzata e già più puttana. Con lei sarà più difficile. Sapessi come è ingenua; e non ti dico quanto mi sta appiccicata addosso, la stronzetta. Però in un paio di settimane la scioglierò da me e da i suoi complessi, e potrà fruttarmi un 400 mila a settimana, escludendo le  400 che vanno a lei: fifty-fifty, come facevo con te prima che mi scivolassi via. Per la verità, tu ti sciogliesti un po' troppo in fretta dall'affezionato scopritore dei tuoi talenti. E mi lasciasti con debiti e cambiali. OK, forse mi ero adagiato eccessivamente sulla tua rendita, ma ora, dopo tanto, non puoi continuare a serbarmi rancori moralistici o accusarmi di averti fatto lasciare il liceo. Avrai capito che quella era la strada migliore per te. Ora, ormai, sarai milionaria.
Cara Mara, come vedi ho proprio bisogno di te. Imploro la tua protezione e un po' di soldi. 3 milioni. Per molto meno qualcuno potrebbe farmi la pelle. Non puoi negarmi questo.
Ti sogno sempre. In tutte le posizioni.

Sempre tuo
Angioletto dal Pippo duro.

postato da aitan | 23:26 | Permalink | commenti (28)





domenica, 19 novembre 2006
 

la dittatura dei mediocri

parte I - interludio moralistico
Nelle aule parlamentari accozzaglie di mediocri politicanti imprecano contro i senatori a vita, senza tenere conto del fatto che tra loro ci sono italiani che si sono distinti «per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario» - proprio quelli che la società che rappresentano ha riconosciuto come il meglio che da quella società sia stato prodotto.
Nelle aule scolastiche ciurme di alunni mediocri minacciano gli studenti che si distinguono per intelligenza, fantasia, vivacità intellettuale e capacità di concentrazione (“se continui così, a fine anno, verrai ad ammirare i tuoi bei voti sedut@ su una sedia a rotelle").
Per favore, fermiamoci un attimo e chiediamoci dove vogliamo andare a finire e come cavolo ci vogliamo arrivare. E per il momento vergogniamoci per loro, che da soli non sono proprio capaci di farlo.

parte II - interludio u-morale ma non troppo
Mi sono rotto le palle di questi quattro imbecilli che dettano legge nell’indifferenza generale
- perseguitando e umiliando i deboli
- vivendo tutti chiusi e smarriti in se stessi
- mettendo il bastone fra le ruote dei più capaci
- rifiutando di soffermarsi su un pensiero complesso
- esaltando le leggi primitive di mafie, ndranghete e camorre
- perpetrando i più beceri modelli dell’aggressività e del cinismo
- imponendo su tutto la forza dei desideri indotti dalle regole del mercato.

Mi sono rotto le palle, ma so bene che dovrò sforzarmi di mantenermi calmo, concepire strategie di cambiamento e non perdere la ragione (la quale ultima non è solo il contrario del torto o la voglia di prevaricare in un dibattito dialettico). Perché il fascismo è davvero sempre dietro l’angolo ed è abilissimo a tendere agguati e prenderti di spalle quando meno te lo aspetti; ma bisogna stare attenti anche al fascismo della democrazia.

postato da aitan | 22:04 | Permalink | commenti (20)





mercoledì, 15 novembre 2006
 

Talento ed emulazione
(
dialoghetto u-morale)

la genialità non è in programma,
amica cara, però una luce,
se non ti illumina, ti infiamma.

- Ma porca miseria, vuoi dirci una benedetta volta perché ti ostini a seguire le orme di PP e disdegni il magistero di tuo padre?
- Calma, calma, vi prego, non vi agitate. E poi non è affatto vero che io disdegni il magistero di papà. Forse non ve ne rendete conto, però io seguo alla lettera almeno uno dei suoi più preziosi insegnamenti.
- Coooosa? Tu che segui uno degli insegnamenti di tuo padre? Ma lo senti…? Questa sì che mi giunge nuova.
Ma di che caspita stai parlando, vivaddio?
- Beh, pensateci bene…, in tanti anni, l’avete mai visto imitare qualcuno, lui? Io me lo ricordo quando mi ripeteva che in arte nessuno andava emulato e che si trattava di scavare dentro, non di cercare fuori.
- …
- Anche se…
- Anche seeehe?
- Anche se…, beh sì, se proprio mi costringete a citarvi un mio fottuto modello ideale…, è vero, è vero che mi piace lo stile di PP, avete colto nel segno. Contenti?, vi ho confessato il mio crimine. Ma lasciatemi in pace ora, e smettetela di puntarmi questa maledetta pistola alla gola.
- Ma perché, benedetto  ragazzo? Porca miseria, mi dici cosa ci trovi in lui e nelle sue opere? Perché proprio PP e non altri?
- Perché? Oh bella, perché credo sia un grande artista. E tu metti giù quell’arnese, cazzo!
- In che senso?
- In che senso cosa? Mi stai chiedendo una spiegazione sull’arte o sulla pistola?
- Non fare lo stronzo, sai benissimo di cosa parlo…
- Va bene, va bene sono pronto a dirlo, anche se avrei preferito addurre le mie ragioni senza un’arma puntata sulla faccia. Insomma, io seguo le orme di PP perché… come dire…?, ecco, ecco… io trovo che lui sia e resti… inimitabile, i-ni-mi-ta-bi-le!

e un corpo solido in fra mezzo
fa sì che quella luce non conduce
e si allunga l’ombra lì sul grezzo

postato da aitan | 21:33 | Permalink | commenti (35)





venerdì, 10 novembre 2006
 

Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris

Supero tutto un complesso di remore che mi porto addosso da decenni e posto qui una canzone che avevo promesso di far sentire a una cerchia ristretta di amici (tutto cominciò quando, tredicenne, imbracciavo la chitarra e provavo a cantare De André, Murolo e Guccini mentre mia mamma, saggia donna, irrompeva nella stanza e mi implorava: “Aita’, si ‘e suna’ sona, ma nun canta’, ca nun e’ arta toja”). Avevo promesso di farla sentire, questa canzone, dopo che mi era scappato di parlarne in un lampo di sconsiderata debolezza; ma al momento fatidico ho provato vergogna e mi sono tenuto il cd in tasca (“Aita’, si ‘e suna’ sona, ma nun canta’, ca nun e’ arta toja”). Poi, non so spiegare esattamente perché o percome, mi è scattato un meccanismo non dissimile a quello che ha spinto folle di italiani a dichiarare al Maurizio Costanzo Show corna personali che non avevano mai confessato nemmeno al loro miglior amico…, ed eccovi qui il brano. (D’altro canto, so bene che i miei dodici lettori corrispondono più o meno in toto alla cerchia privata di cui sopra, e sono certo che questo gesto inconsulto non farà mai arrivare la mia voce alle folle oceaniche della tivvù dei tempi che furono…, e mi tranquillizzo).

Contestualizzo. La registrazione risale all’ultimo decennio del secolo scorso. Il brano è stato composto nei favolosi anni ’80 con intenti sperimentali. Si tratta, per così dire, di un Lied concettuale in cui la forma tradisce il contenuto sovrapponendo un senso che è in contraddizione con le parole (un po’ come nella figura retorica dell’ironia o in certi gesti che negano quanto affermano le chiacchiere che li accompagnano).

Il testo recita (con voce incerta):

I will be immortal like dust 
that takes everything

Io sarò immortale come la polvere
che prende ogni cosa

ma il brano si fa via via più veloce, si deforma come un’immagine di Bacon o come la voce del Pierpaolo degli Squallor, fino a diventare uno stridio di un decimo di secondo tendente al nulla.


P.S. Nello spirito della composizione e in sintonia con la mia vergogna canterina (“Aita’, Aita’, si ‘e suna’ sona, ma nun canta’, ca nun e’ arta toja”), il brano potrà essere ascoltato per un tempo limitato di sette giorni, poi si polverizzerà come ogni cosa e tornerà a dissolversi nel nulla da cui era venuto.

P.P.S. A discolpa di tutti gli altri abitanti dell’universo mondo, chiarisco che oltre alla voce sono responsabile di ogni altro suono di questa canzonaccia, dalla chitarra pseudo-indiana al basso sintetico, alle percussioni in controtempo ed al loop di tastiere anni ’80. Nessun altro essere umano è stato sprecato per registrare queste note.


 

postato da aitan | 18:24 | Permalink | commenti (32)





martedì, 07 novembre 2006
 

‘o spuorc’ se vedeva, ‘o pulito no

Cumuli di rifiuti organici ed inorganici, composti e decomposti, e noi qui non ne sentiamo neanche più l’odore. Con la basura hasta el cuello. Con il lerciume che ci sommerge la bocca e le narici. Carogne imputridite, sostanze in decomposizione, esalazioni fetenti. Con la munnezza fin sopra i capelli. Buste, scatoloni, lattine e carcasse d’auto. Scarti di una società obesa, ipertesa, diabetica e camorrista. Ma quando nasceranno i fiori da tutto questo letame? Bottiglie di plastica, preservativi e siringhe usate, giocattoli senza bambini e fazzolettini pieni di muco. Ogni paese ha la spazzatura che merita. Tampax, cotton fioc e rasoi usa e getta. Intorno una diffusa indifferenza ed una postmodernissima incapacità di differenziare. Miscugli, accozzaglie e intrugli immondi. Il grado di civiltà di un popolo si misura dalla capacità di gestire i propri scarti. Copertoni di pneumatici, batterie scariche, cibo avariato. L’attitudine a generare immondizie via via più complesse è uno dei più affidabili indici del livello di vita di una nazione. Domopack, tetrapack, pet, amianto e pannolini sporchi di cacca. La pianificazione dovrebbe mettere argini alla nostra forza autodistruttiva. Cassonetti bruciati, rifiuti tossici, discariche abusive. Politici riciclati incapaci di gestire l’ordinario, lerci dentro, sudici fuori, insensibili all’autorottamazione. Gomme masticate, assorbenti insanguinati, garze purulente e protesi inservibili. A terra è così sporco che ti sembra ridicolo conservarti l’involucro delle caramelle fino al prossimo cestino (sfasciato). Bombolette spray, medicinali scaduti, residui hardware e radiografie accartocciate. Un branco di scugnizzi parea sui marciapiedi a colpi di sacchetti di spazzatura sui passanti.

basura napolitana - foto di aitan (c)(c) 2006 - collegamento esterno ad altre munnezze

Sedie senza seduta, frigoriferi rotti e materassi sfondati. Un tempo erano in pochi a generare rifiuti e la miseria ci serviva da scopa. Mozziconi usati, tozzi di pane, abiti dismessi (e generalmente molto dimessi). Nulla di più. E intorno una massa di affamati capace di smaltire ogni residuo. Prima del consumo di massa non c’erano spazzini. Prima, quando i residui venivano dalla terra ed alla terra tornavano. Ora i gabbiani arrivano a centinaia di chilometri dal mare. Altrove se ne occupano schiere di meninos de rua. E noi qui aspettiamo che la pulizia venga da altrove ed altrove immaginiamo di poter mandare il nostro sterco. Ma viviamo sommersi, e non ne sentiamo neanche più l’afrore.

omnia munda mundis (ai puri tutte le cose sembrano pure)
agli indifferenti le cose non sembrano
o hanno smesso di sembrare
da un bel po’

(almeno prima lo sporco si vedeva
ed il pulito
no)

 

postato da aitan | 19:10 | Permalink | commenti (24)





sabato, 04 novembre 2006
 

Dipendenza assoluta

A casa mia era proibito anche nominarla. Mia madre arrivava a mettere via le pagine dei giornali che ne parlavano, per timore che potessimo venire attratti nel vortice delle sue ragnatele. Ma tra noi la curiosità cresceva morbosa e nell’intimità della nostra camera buia non esisteva altro argomento di conversazione. Sentivo confabulare voi che ne eravate costantemente a contatto e non facevo altro che pensarci anch’io.
Sapessi quante ore di sonno ho perduto prefigurandomene gli effetti e immaginando come sarebbe stato!

All’inizio è stato facile tenerci alla larga. Abbiamo vissuto i primi anni della nostra vita in un villaggio africano lontano da tutti e da tutto. Mio padre era un missionario laico molto riverito e piuttosto pedante. Mamma lo seguiva con dedizione assoluta e ci insegnava a rispettare i suoi ammaestramenti. Gli volevamo bene, ma una volta che arrivammo in Italia, sia lui che mamma persero tutta la loro influenza e la capacità di controllo su di noi.

Ti ricordi quella mattina che marinammo la scuola e ce ne andammo a casa tua?
Saranno passati quattro o cinque anni…
In verità, alla prima esperienza rimasi deluso e pensai che in fondo i miei avevano le loro buone ragioni a vietarcela. Ma da allora non feci che inventare le scuse più assurde e scappare continuamente di casa per rifugiarmi in questa stanza buia.
Avevo cominciato a prenderci gusto.
Lentamente la vostra vita si è insinuata nella mia.

Nei primi tempi mi illudevo che non sarei mai arrivato a questo stato di sudditanza. Pensavo che per me sarebbe stato solo un  diversivo, un passatempo come un altro; mi dicevo e ti ripetevo che avrei potuto smettere in ogni momento; insistevo che non avrei mai e poi mai incentrato la mia esistenza su di lei.
Quante sciocchezze!

Ora posso solo pentirmi di non aver prestato ascolto ai miei poveri vecchi.
Loro non hanno retto, e se ne sono tornati in Somalia. Non ne potevano più di vederci rincitrulliti e spenti. A volte sogno di raggiungerli. Ma sono convinto che ormai anche lì è tutto cambiato. E poi la realtà è che non riuscirei più a staccarmi da tutto questo torpore. E me ne resto qui a maledire il fottuto giorno che tuo padre ci regalò il vostro vecchio apparecchio usato.

maggio 1995

postato da aitan | 00:07 | Permalink | commenti (30)





mercoledì, 01 novembre 2006
 

31 OTTOBRE 2006, LA NOTTE DEI LÈMURI

ritratto di mio nipote in bianco - foto di aitan (c)(c) 2006


Al mattino, in ognuno degli invitati risuonava lo stesso pensiero: “Se qualcuno si rende conto che sono morto, lo ammazzo, lo sbrano, lo faccio a brandelli.”

ritratto di mio nipote in nero - foto di aitan (c)(c) 2006

Un turbinìo notturno disturba
la triste ciurma dei turpi lemuri
mentr’essi si rivoltano sconvolti
tra le volute dei lugubri templi
al plenilunio. Tempi luminosi
ricordano, prima che vagassero
vuoti nelle viscere della notte

(gaetanovergara, 1988)

 


 

 
Le foto che scorrono qui sopra sono di MagicDido e mie, e ci rappresentano insieme con (in ordine di apparizione) Bruja-Zar, Zauberer  Franz e gentile signora, Mistery-Kaiuuuscia, Bat-Flounder e Cat-Hangin’.

Le foto che non scorrono ritraggono un nipote di aitan che è molto più bellino di così.


 

postato da aitan | 18:52 | Permalink | commenti (18)