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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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sabato, 30 settembre 2006
 

Partenopé '92

Vergin’ svirginata,
passata e repassata,
stracciata, spurcata,
‘nsuzzuta e ‘nzvata,
vutata e arruvutata,
‘gnaccata, cacata,
smerdiata, slabbrata,
afferrata e spertusata
...pe’ tutte li late

passata e repassata
da ‘na man’ a ‘n’ata,
spaccata e attaccata
‘na vota e ‘n’ata vota

e gira e gira rota,
va truvanno mo chi e’ stato
c’a cugliuto bbuon’ o tiro,
chillu fatte e’ nir’ niro
nir’ niro comm’a cche

e allisciame ‘stu bebe’,
piglialo mmocca
e piglialo ‘nganno,
crisce sta canna
e nfizzala ‘nculo
ca po vene ‘a pule
e se fa ‘nu giro pur’essa

e arape ‘sta fessa
ca s’arrap’ ‘stu cazzo,
e 'a capa do pazzo
va truva’ mo’ che fa

pesce fritto e baccala’,
chiagne e ride Michelemma’
mentre l’onna vene e va’,
ride, ride e rid’ je pure
ca me fotte d’a paura
ca dimane ‘stu mare
cu li pisce s’arretire

e ‘o ciel’ se fa scuro
e se fa triste l’aria,

‘nserrat’, fenestrella
‘e Marechiaro,
ca Nanninella e’ morta
e moro je pure!

chiagne ‘o pate d’e criature
e ‘na vergine sverginata
mo che ‘o mare l’ha lassata,
chiagne ‘a figlia
e chiagne ‘o frate,
chiagnene ‘e mamme
e chiagnene ‘e pate,
mentre ‘o mare s’arretire
e se fa scura l’aria
e se fa triste 'o cielo

ma sott’a luna
e Marechiaro
e lacreme regnene
‘natu mare
e affonnano ‘e piscature
int’a chest’acqua sporca,
‘mmiezz’a chest’aria scura.

‘Ncopp’a ‘na barca sulitaria
puorteme vient’ luntane,
luntane ‘a Napule, luntane a te.

...

Vesuvio, l’Etna chiama, rispondi forte
da Palermo a Milano diffondi morte
‘ncopp’a chest’aria scura,
‘ncopp’a chest’acqua sporca,
ca si ‘o scarpone affonna,
a te, che te ne ‘mporta?

(Napoli, Aprile 1992)

disegno di Gaetano aitan Vergara (c)(c) 2003

 

 

postato da aitan | 22:16 | Permalink | commenti (35)





martedì, 26 settembre 2006
 

El último cigarro

Appena hai chiuso la porta, ho percorso tutto il corridoio barcollando e sono venuto nello studio. Sul contestador automático c’era uno strano messaggio registrato intorno alle sette di oggi. Prima, perso tra le tue cosce, non ero neanche passato a controllare se qualcun’altro mi avesse cercato.

Sono dieci minuti che lo ascolto e lo riascolto. Non ci sono parole. Solo le note elementari di una pianola che si ripetono ossessivamente come da un albero di natale dimenticato nell'angolo di una stanza vuota; come qualcuno che suona una tastiera sghemba attaccato alla cornetta del telefono; come la banda sonora che accompagna la scure che sta per abbattersi sul mio collo.
Mentre accendo una sigaretta, mi scorre un brivido lungo la schiena. Forse me lo merito…
Per un attimo smetto di digitare e mi guardo alle spalle. Qualcosa si è mosso lì dietro. Fingo di tranquillizzarmi pensando che sia il riflesso della lampada nel vetro della foto di Leida che sovrasta e controlla la mia figura ripiegata su questa tastiera scricchiolante.
Hai ragione, hace de veras mucho frío en esta casa. E sarebbe anche il caso di cambiare l’ordine a los cuadros colgados alle pareti.
Socchiudo gli occhi e rivedo la pelle nuda della tua schiena ondeggiare al ritmo lento-veloce-lento del mio ventre. Rivedo la tua testa posata sul tavolo in una smorfia di dolore; i denti stretti attraversati da un alito di vento che ispiri nel tuo corpo pronto a contenere il mondo intero per un attimo pieno di senso…
Magari ti ho solo usata. Forse ti ho scaricato addosso tutto il mio malestar. Probabilmente ti ho preso troppo alla lettera quando mi hai detto señor mío.

Hai ragione tu. E' come se dopo mi fossi dimenticato di te e ti avessi gettata via come una cicca usata.
Non lo so. Non so spiegarmi. L'unica certezza è questo desiderio che mentre scrivo continua a crescermi tra le zampe.

Spengo el cigarro sul bordo del davanzale con la mano tremolante. Qualcosa continua a muoversi sulle mie groppe stanche.

[otoño, 2002]

postato da aitan | 16:56 | Permalink | commenti (14)





giovedì, 21 settembre 2006
 

Martedì 19 Settembre, San Gennaro Martire
Come perdere la tramontana tra bora e grecale

Era la festa di San Gennaro,
quanta folla per la via...
Me ne tornavo sul far della notte
in bus verso casa mia.

Al capolinea vien su il conducente
e compaiono al nostro cospetto
tre giovanette dell’europeo Oriente
ben messe, gradevoli e di bell’aspetto.

Lui le guarda, le squadra e sorride;
loro, con cadenza che un poco stride,
non chiedon che di comprare il biglietto
per poi buttarsi - a dormire- in un letto.

Si rammarica l'omino, ché or non ne ha
e sulla bocca rifulge il riso suddetto
con dentro il tono un tono d’affetto.

Za-za-za-zá
Za-zá
Za-zá.

Nel momento culminante
dell’azione travolgente,
'mmiezz'a tutta chella gente,
il conducente se ne va
(e io e gli altri tutti là
fissi come baccalà).

Za-za-za-zá
Za-zá
Za-zá.

Però, don’t worry, che tornerà presto
con tre biglietti lucenti in mano
pòrti con fare da gran Solimano,
vasto sorriso e gesto ampio e lesto.

Tutte liete in tra gli eventi,
le tre ragazze, da donne solventi,
mostrano una banconota da euro venti.

Lui non ha resto e cambio non v’è
(i miei compagni di viaggio,
tutti infastiditi, guardano
e riguardano l’orologio
e sono affatto indisposti
a metter mano al portafogli
anche per la paura
ca trase quacchedun’ 
e so’ piglia
).

Sto pensando di offrire io il passaggio alle tre
con clemenza sovrana da assoluto re.
(E poi sarebbe ora di partire, finalmente!)

Ma, nel momento culminante
dell’azione travolgente,
'mmiezz' ‘a tutta chella gente,
il conducente sai che fa?

Spinge le orientali sulla corriera
con gentilezza che pare sincera
e dice una cosa come questa qua:
Jamm’, jamm’, saglite, saglite.
Site state furtunate ca oggi e’ festa
e ‘o monaco se veste, ‘o sang’ s’e’ squagliat’
e je lass’ ‘a una e piglia ‘a n’ata
!”

Su siffatte parole alfine si parte,
prima che si inneschi
da Palermo ad Aosta
un coro scomposto
di vibrante protesta
contro le tre orientali
che ora ridono e ridono
sulle barriere che si recidono.

T'amerò,
t'amerò,
t'amerò,
pure a lei glielo dirò
che t'amerò:
T'amerò, Zazá!
T'amerò, Zazá!
T'amerò, Zazá!

----

Non so voi, ma ho riso pur’io,
e per certo avrei riso eziandio
(e anche vieppiù) se fossero state racchie
e malmesse come laide cornacchie
(o se perfino si fosse trattato
d’un maschio abbronzato
o di una banda di neri
tali da deviarti i pensieri
sul complotto terrorista
di marca, o di pista, islamista).
E sai che gioia, e che gloria,
se quello non fosse stato
neanche il giorno della
liquefazione rituale
del sangue sangennarico,
ma ci si sentisse ugualmente
tutti con tutti più buoni,
senza tra i piedi
più santi e santoni?
Senza più lazzari,
e senza padroni;
senza più picari
e senza predoni.
Senza più rischi
e fatali emozioni.
Senza più fischi
e male intenzioni.
Senza più fiaschi
e sfuggenti perdoni.

Zazá, Zazá,
za-za-za-zá...
che t'amerò ll'aggia cunta’...
e tutt’o tiempo aggia sfuga’...
Zazá, Zazá,
za-za-za-zá...
Zazá, Zazá,
za-za-za-zá...
comm'aggi'a fá pe' la truvá?!
Je senza fe’, nun pòzzo stá!

- ...Che? Che? Senza che…?
Senza che… tu nun può sta?
 - Ma fatte ‘e fatte tuoje!
e jammece a cucca’

Za-za-za-zá, Za-zá Za-zá!
Za-za-za-zá Za-zá Za-zá!
Zazá, Zazá, Za-zá Za-zá!
Za-zá Za-zá!
Za-zá!
Zá!
Zá!

postato da aitan | 00:45 | Permalink | commenti (20)





lunedì, 18 settembre 2006
 

interludio problematico e semiserio su alcune insidie del web

Ogni giorno spamming e phishing si fanno più insidiosi e creativi.
Ogni giorno è più difficile non cadere nella trappola della ciurma di inquinatori del web che una ne fanno e cento ne pensano per irretirci, inondarci di lerciume pubblicitario, rubarci i nostri dati personali e defraudarci di denaro e tranquillità.
Ogni giorno ricevo decine di e-mail con inviti irrinunciabili; allettanti proposte matrimoniali; vendite che puntano a solleticare, esaltare o ingrandire ogni tipo di muscolo maschile; metodi per arricchirsi in quattro e quattro otto e due undici...
Tra le tante, isolo questa per la raffinatezza psicologica del suo autore che punta a farsi prendere in considerazione attraverso il rifiuto (una vecchia tecnica, qui esercitata con perizia da consumati web-truffatori: “se non mi vuoi, clicca qui”, e, una volta cliccato, sei bello e fregato, inesorabilmente caduto nella trama dello spammer di turno come Pinocchio nel sacco del gatto e del zorro):


From: sales
To: ****
Sent: Monday, September 18, 2006 10:08 PM
Subject: Il suo kit le verrà spedito nei prossimi giorni
[Ma quale kit? - Nota del Pollo di Turno]

Gentile Utente,
Grazie per aver sottoscritto la nostra proposta!
[Cheeee? - NdPdT]
Nei prossimi giorni le sarà spedito, in imballaggio completamente anonimo, il kit "Hot Buster" [Cosaaaa? - NdPdT] con il quale potrà trasformare in momenti indimenticabili tutte le sue serate in dolce compagnia!
Il kit da lei scelto comprende:

- 1 Vibromassaggiatore per vagina
- 1 Vibromassaggiatore anale (con pompa)
- 10 Condom al gusto pesca
[Avrei preferito i Frutti di bosco - NdPdT]
- 2 Confezioni di lubrificante
- 1 paio di slip/perizoma
- 1 frusta in vero cuio nero
- 1 Confezione "Fisting" di guanti in lattice (neri)
[Però, mica male... E che eleganza! - NdPdT]
- 1 Catenella con pinze per capezzoli
- 2 DVD Porno-collection 2004/05
[Ma sono vecchi! Magari già ce li ho... - NdPdT]

La merce sarà consegnata all'indirizzo da Lei fornito e confermato nella nostra precedente e-mail [Quale?, diomio! ma sarà stata mica mia moglie? - NdPdT] all'indirizzo: ***, potrà pagare sia con assegno che in contanti direttamente al corriere. La cifra del kit "Hot Buster" da Lei ordinato è di 490€.

Visualizza ordine  -  Cancella Ordine
[E qui scatta il riflesso condizionato di cancellarsi subito e ritirarsi dall’affare, in un modo o nell’altro - Nota dello Scrivente per Allertare i Polli di Turno che si trovassero a leggerlo]

* Per prendere visione, modificare od eventualmente cancellare il Suo ordine clicchi sui link appositi. In difetto la merce verrà recapitata presso il suo domicilio e non potrà avvalersi del diritto di recesso. [Colpo di grazia - NdSpAPdT che si trovassero a leggerlo]

Cordialmente la saluto.
Marta Clara Bertinotti
Sales Manager
Hotties America Srl
Via Goito, ***  - Mantova
Posta elettronica  -  Numero di telefono


Inutile dire (inutile dire?) che tutte le parti in rosso erano link che portavano allo stesso indirizzo web (http://www.forteforte.ETC.ETC.) che mi sono guardato bene dal seguire per evitare di cadere nella rete (non è escluso che, chi si trovasse a cliccare su quel collegamento, innescherebbe inconsapevolmente un meccanismo che potrebbe infestare il computer riempendolo di indesiderati ospiti in forma di virus, worms e fottutissimi trojans).

Inutile aggiungere anche che non mi sono mai sognato di ordinare tutta quella roba. Io per certe cose mi servo del negozio giù all’angolo o ricorro ad un artigiano di fiducia che te le fa su misura. Ad ognuno secondo le proprie necessità.

postato da aitan | 23:32 | Permalink | commenti (18)





venerdì, 15 settembre 2006
 

Muito Romântico
nono frammento

Parlami, apriti, dimmi tutto, sia bello o sia brutto, non importa. Voglio tutto quello che esce dalla tua bocca. Vomita, sfogati, sputa il rospo. Senza paura e senza veli. Strepita, sussurra, inondami delle tue parole. Apriti, accarezzami col suono della tua voce e sferzami col peso delle tue accuse più volgari e dei tuoi pensieri più reconditi, quelli che non confessavi neanche a te. Dimmi tutto, senza timore di ferirmi o ferirti. Ingiuriami, aggrediscimi. Attendo trepidante un tuo responso. Rivelati, confessati, dischiuditi senza pregiudizi né ritegno. Pendo dalle tue labbra (in ogni senso), e sarò pronto a non aggiungere parola fino al tuo prossimo segno. Scopriti, parla su tutto e di tutto. Lasciati e rilasciati. Liberati, liberami e sciogli la tua lingua preziosa. [...] Voglio tutto quello che esce dalla tua bocca: siano anche bestemmie, rantoli, maledizioni e sputi. Voglio tutto quello che esce dalla tua bocca. Ma preferisco baci umidi di saliva e passione.

 

postato da aitan | 22:15 | Permalink | commenti (18)





martedì, 12 settembre 2006
 

Danilo Rea suona Fabrizio De André
e tra le note risuonano grida di guerra alla guerra

In continuità con un recente post, racconto a tutti gli amici fragili che passano di qui che ieri sera sono andato a sentire Danilo Rea che reinterpretava in chiave jazz "Le canzoni di Marinella" al Duomo di Caserta Vecchia. Ero in buona compagnia. L’atmosfera era molto suggestiva: un pianoforte a coda sull’altare spoglio di una delle più belle chiese romaniche del sud Italia, poche luci azzurrate a rendere più raccolta la scenografia. Quando siamo arrivati, il miglior pianista pop-jazz italiano stava ripercorrendo una versione rapsodica e parodistico-marziale di Girotondo, e ci buttava dentro qualche preziosa battuta monkiana.

La bomba è già caduta, Marcondiro'ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?
La prenderanno tutti, Marcondiro'ndera
sian belli o siano brutti, Marcondiro'ndà
[…] Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?
[…] La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Flash back: prima di raggiungere il borgo medievale di Caserta, avevamo appena sperimentato un percorso alternativo consigliato dal navigatore satellitare comprato qualche ora prima. Siamo arrivati ncoppp’ Casertavecchia quando il concerto era già cominciato da oltre mezz’ora; abbiamo parcheggiato ai piedi del borgo (che è tutto in salita) e ci siamo incamminati verso il duomo. Portavamo con noi una culla che ha cominciato a danzare appena abbiamo messo piede e ruote tra le note del tempio. Resta dunque per me un mistero sapere quali melodie avessero risuonato prima delle 11 meno venti tra le navate.
So invece, e vi racconto, che, dopo l’allegro apocalittico di Girotondo, è venuto l’andamento lento di una intensa e convincente rilettura di Inverno.

Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

Di seguito abbiamo ascoltato un Carlo Martello missato con Spiritual e interpretato con accenti da boogie woogie (con la mano destra che giocava a imitare il walkin’ bass).

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura del Sire vincitor.
Il sangue del Principe e del Moro
arrossano il cimiero d'identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite le bramosie d'amor.

Dio del cielo se mi vorrai amare,
scendi dalle stelle, vienimi a cercare
Oh, Dio del cielo se mi vorrai amare
Scendi dalle stelle, vienimi a cercare.
[…] E se ci hai regalato il pianto ed il riso
Noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso
E se ci hai regalato il pianto ed il riso
Noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso.
[…]  Dio del cielo se mi vorrai
In mezzo agli altri uomini mi cercherai
Dio del cielo se mi cercherai
Nei campi di granturco mi troverai.

Ciò detto, agì da gran cialtrone
con balzo da leone in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco
tra i glicini e il sambuco il re si dileguò.

Infine, una debussyana Canzona di Marinella e, per bis, una Catarì molto suggestiva che si intrecciava con qualche strofa della Guerra di Piero (o almeno a me così è sembrato o mi è piaciuto sentire).

E mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.
Sparagli Piero, sparagli ora e dopo un colpo
sparagli ancora, fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue.
[…] "Ninetta mia, crepare di Maggio
ci vuole tanto, troppo coraggio.
Ninetta bella diritto all'Inferno
avrei preferito andarci in Inverno".

Poi, in coda, il brano si trasformava in un’altra melodia che conosco, cavolo se la conosco, ma non riesco a definire.
Se qualcuno c’era allora e potesse ora aiutarmi a dipanare questa matassa ingarbugliata della mia memoria…, beh gli sarei molto grato in secula seculorum. Amen e così sia. Se così deve essere. Ma se non deve essere così, per l’amor del cielo e per la salvaguardia della terra, cambiamo tutto prima che sia troppo tardi.

Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà...

 

postato da aitan | 23:12 | Permalink | commenti (22)





giovedì, 07 settembre 2006
 

Interludi di cronaca grigia e bigia ed altre amenità da terza pagina


Fini dichiara: “5 anni sono pochi per diventare cittadini italiani”.
Confermano Bossi, Bondi e Berlusconi: “Viviamo qui da più di 50 anni e ancora non ce ne importa un cazzo di questo paese!”


Le forze di pace, armate fino ai denti, si stanno infiacchendo al sole libanese.


In giro proliferano giovanetti che ti chiedono di  rinchiuderli in uno scantinato per qualche anno per evitare l’imminente inizio delle lezioni e prepararsi a un futuro migliore: già gongolano al pensiero di quando torneranno a riveder le stelle e potranno vendere lo scoop a televisioni e giornali.


Intanto, nella blogosfera, Zar strikes again!
E non perdetevi neanche le buone nuove di Laguna, Hangin’ e Alfar.


Così quasi per caso, trovo il mio nome citato tra i multi-premi di Scrivere l’essenziale.
Sottovoce, urlo che tra i premiati preferisco il minitesto di Flo' al mio (in parentesi, aggiungo confessione: a questo frammento galardonado con matita rossoblù, preferivo l’altro dei miei due textículos pseudo-essenziali; ma senza sventolarlo troppo in giro, mi taccio e ringrazio).


 

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lunedì, 04 settembre 2006
 

A vele spiegate, ma non tanto
(perché su quella barca possano vedersi in tanti e lasciarsi cullare dalle onde)

 

È troppo chiedere agli dei che l'ordito di cause intrecciate che chiamiamo Destino si intersechi a tal punto da permettere la realizzazione delle migliaia di fremiti avvinghiati, allacciati e avvoltolati che formano la dimensione e il senso del nostro Desiderio?

 

Senti, amico mio, io dico che dopo gli ultimi calci, ti sta tendendo una mano la sorte. Stringila e lasciati andare nel flusso delle acque nuove in cui ti immerge.
Io dico che questa volta potrai incontrarla lì, dietro la cresta di un’onda. Prendila, afferrala, falla tua senza troppi indugi e ripensamenti. Fregatene per una volta del suo passato e dei legacci che la tengono avvinghiata al presente. Alza la testa e fatti vedere come sei, che come sei è già tanto.

I venti del fiume gonfiano le vele a tuo favore, le cupole e i comignoli della città si vanno perdendo alla distanza e il mondo si riduce a una nervosa linea grigia cui volgi le spalle con gli occhi fissi all’orizzonte.

Mandami una cartolina dall’altra sponda con te e lei che fate ciao al vento.


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