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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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martedì, 30 maggio 2006
 

Sei in un interno

- I -

Il primo comincia col raccontare
la storia di un gruppo di persone
in attesa di non si sa ben cosa
in una stanza più vuota che piena:

un tavolo, qualche poltrona e poi
un paio di bicchieri di cristallo.

- Ah sì, c’erano pure dei bicchieri
di cristallo smerigliato - aggiunge,
ed intervalla parole a parole
con brevi sorsate d’acqua tiepida.

 

- II -

Il secondo lo guarda,
si carezza la barba
e muove impaziente
le sue grasse gambe
fino a dondolare
il tavolo su cui
tiene appollaiato
l’avambraccio sinistro.

 

- III -

Il terzo gira per la stanza rasente le quattro pareti e grida che non ha più idee:
- Ormai sono privo di idee e non ho alcuna idea di come possano venirmene in mente, immerso come sono e siamo in tanta vasta desolazione.

 

- IV -

Steso supino sul palcoscenico
il quinto sta raccontando al quarto
che, “poco dopo, il sesto, al suolo
si accasciò” (e, mentre quest’ascolta,
il sesto si accascia steso al suolo.)

 

- V -

E si accasciò steso
al suolo questo sesto
quando ormai intorno
già tutti dormivano.

 

- VI -

Dormivano ignari, come ignaro resterai tu di cosa fosse successo prima, sventurato lettore. E sarai assalito da una sana voglia di andare via o essere altrove. Oppure ti chiederai qualcosa del tipo:
- Cosa mai sarà potuto succedere in quella stanza quasi vuota 
riempita da sei persone e molti pensieri sospesi in aria,
sparsi sul pavimento o in attesa di precipitare dal soffitto.

Ed in ogni caso, a me, che me ne può fregare?

Così mi taccio e ti chiedo scusa
per il disturbo in prosa e versi.
(Meglio era spiegare come persi
il filo del senso giù in cambusa
oppure maledir li dei avversi
e lanciare al vento la mia accusa.)

 

postato da aitan | 07:34 | Permalink | commenti (30)





mercoledì, 24 maggio 2006
 

Muito Romântico
sesto frammento

Se ci sei, batti un colpo. Un colpo ancora al centro del mio cuore. Oppure materializzati qui, tra le lenzuola, dentro queste braccia rinsecchite come d’autunno le foglie. Avvolgiti al mio corpo come fa il vento alla schiena e getta via questi fogli e la pena, butta via il tuo ritegno e il mio contegno, scaraventa fuori da questa stanza passato presente e paure: [...] stringiamoci così, per sempre per un attimo ancora, ancora un attimo che illumini di senso la noia dei nostri giorni e le ore. […] Lascia che io possa tornare a sentire la (tua) vita scorrermi tra le mani. [….]

Esistono attimi che valgono una vita
e demoni che è bellissimo percorrere.

[…] Voglio la tua bocca, il tuo profumo, la tua anima e il tuo sangue. Voglio i tuoi brufoli, il tuo seno, la lingua, le tue natiche, il cuore ed i pensieri; i tuoi capelli, voglio; il tuo naso, le tue gambe, le linee che disegnano il tuo corpo e la traiettoria che riempie di senso lo spazio che cammini. Voglio i tuoi capezzoli, le tue unghie, i peli del tuo pube, le tue parole (anche le più banali), i tuoi gesti (anche i più irregolari), le tue sensazioni, il respiro, l’alluce del tuo piede sinistro e anche le altre dita, il lobo del tuo orecchio destro e ciò che avanza e non mi basta. Voglio la tua libertà e le tue catene. Voglio i tuoi occhi e la tua cistifellea. Voglio te, tutta intera.

Skuggan av ett brott
El resto es silencio
Der Rest ist Schweigen
Le reste n'est que silence
Il resto è silenzio
The Rest is Silence
o lurida finzione.
E al di fuori non c’è riposo, there is no rest at all;
ningún descanso, afuera; …ni después ni ahora.

postato da aitan | 20:38 | Permalink | commenti (24)





giovedì, 18 maggio 2006
 

Uffff! A me questo passaggio di consegne da Letta a Letta sembra una rancida allegoria del gattopardismo italico. Tutto cambia perché tutto resti uguale.

Letta Junior si nasconde dietro una bandiera

(Per non parlare di mastella alla giustizia, un margheritino alla scuola privata, sei donne e 5 senza portafoglio, parisi alla difesa, gerontocrati riciclati, il paese all’ultimo stadio, l’Italia nel pallone, ministeri divisi in due per far contenti tutti e chi più ne ha più ne metta. Evviva evviva prodoni e giannenrico letta!)

Ma come si può diventare così coglioni da non riuscire a capire che non ci sono poteri buoni?

Che avesse avuto ragione il fratello alfar a non violar le urne?
Va be’, mi taccio, tanto per non far gongolare qualche passante destrorso, che qui siamo un paese spaccato in due, e in verità mi sento spaccato in due (o in tre o quattro) anche io stesso e i miei tumefatti coglioni (intendendo proprio quelli nei pantaloni e non quelli di cui sopra né il 50% -ometto più ometto meno- pronti a inalberare bandiere contro la prossima discesa in campo del cavaliere di turno…).

 


Aggiornamento ottimistico del mattino dopo:
Ma sì, accontentiamoci per ora dello Stretto (non) necessario (con buona pace degli amici siciliani).


 

postato da aitan | 00:45 | Permalink | commenti (27)





venerdì, 12 maggio 2006
 

Un tenue filo rosso  (ohi libe libe libe libe là)
[ piccolo polinomio fantastico fatto in casa ]

Tra Ludwig e Lisa scorreva buon sangue. Una scrittrice luterana avrebbe detto che tra loro c’era una forte empatia, un giovane autore yiddish avrebbe parlato di vasi comunicanti; o sarebbe saltato alla prossima frase. E forse avrebbe fatto meglio così.

Lisa ne bevve a iosa. Ludwig decise di conservarne una parte per farne un sanguinaccio al cacao o un black pudding con patate lesse.
- Che schifo, viene fuori una storiaccia di vampiri - avrebbe sospirato la scrittrice luterana, cancellando parola per parola e spazio per spazio con inchiostro rosso e spesso.
Su quella pagina scarlatta il giovane scrittore avrebbe vergato il suo successo, se tutto questo fosse veramente avvenuto o davvero successo.

- Su, cesso, muoviti, che c’è ancora tanta neve da spalare! - gridò Lisa, mentre Ludwig buttava il sangue sul selciato innevato e pensava di farla finita con lei e con tutta questa storia. Che infatti finisce qui, visto che ci scappa la pipì e siamo lontani dal vaso sia io che la scrittrice riformata; sia io che il giovane yiddish di successo (per non parlare di Ludwig e Lisa impegnati altrove a fare chissà cosa, beatus ille et beata illa / et pure sua sorella Camilla / che è sciancata e brutta ma snella / e in penombra sembrerà una stella / rossa rossa come il colore del futuro / prima che ci cadesse addosso il muro. / Suvvia venite tutti e tre di là, / ohi libe libe libe libe là!)

 



Chi vuole giocare di suo, metta insieme, nell'ordine che gli/le aggradi,  sangue, cacao, vaso, stella e neve e ci imbastisca una storia più degna di codesta che avete appena letto e che è figlia di un capriccio poco sensato.


 

postato da aitan | 22:10 | Permalink | commenti (29)





martedì, 09 maggio 2006
 

Ancora sulla giornata nazionale delle Scritture di Strada - piccolo aggiornamento del dopodomani

C’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
in casa non si sentono le trombe,
in casa ti allontani dalla vita,
dalla lotta, dal dolore e dalle bombe
.
[Gaber-Luporini, 1974]

Tutto bello, entusiasmante, commovente e divertente come s’aveva da essere, ed a tratti anche di più.

Io, al momento, sono ancora scarso di parole, ma ho cominciato a lasciare colà dove si puote qualche immagine a commento dell’evento.


Poi si tratterà di spulciare le parole liberate, riflettere sul senso di quei segni raccolti per strada tra gli ignari passanti, capire che ci dicono, chi siamo, che sono, dove andiamo e perché vorrei continuare a proseguire senza posa mentre continuo a innamorarmi di tutto.

Intanto, potete leggere i primi frizzanti resoconti delle scritture campane qui , quo  e qua  e rammaricarvi per non esserci stati (oppure darvi una pacca sulla spalla e complimentarvi con voi per la felice partecipazione).


postato da aitan | 20:42 | Permalink | commenti (28)





sabato, 06 maggio 2006
 

Logo di Blulu per Scritture di Strada 2006

E così si avvicina l’ora fatidica delle scritture di strada.
Per la brigata napoletana, l’appuntamento è alle 9,45 di domenica a Piazza del Plebiscito.
Salvo variazioni dell’ultima ora, percorreremo via Caracciolo facendo un po’ di chiasso per farci notare: come un circo che pubblicizza il suo spettacolo per le strade della città; anche se temo l’arrivo delle autorità di pubblica sicurezza che potrebbero verbalizzarci una bella scrittura di strada per aver provocato assembramenti, per occupazione di suolo pubblico o altro (e noi, senza colpo ferire, ce ne andremo anticipatamente dalle parti di Flounder conservando la scrittura rilasciata dal vigile di turno come un trofeo stradale).

Stante il variabilissimo programma,  Francesco farà il giocoliere sul lungomare napoletano; Aitan soffierà in flautini e ocarine ed agiterà percussioni di ogni tipo; Zaritmac e Stefko, vestiti da sandwich, metteranno in mostra le insegne, gli slogan ed il programma del gruppo. Alternativamente, tutti faranno sentire le loro voci da strilloni:

- Scriiiitture di strada, scriitture di strada. Partecipate al nostro progetto di liberazione delle parole.
- Scriiiitture di strada, scriitture di strada. Giocate con noi. Lasciate per iscritto una vostra traccia.
- Scriiiitture di strada, scriitture di strada. Non si vince niente e niente si perde. Si tratta solo di passare un po’ di tempo con una penna in mano.
- Scriiiitture di strada, scriitture di strada. L’unico rischio è che ritroverete il vostro testo in internet.

Hangin’, appena intravedrà una faccia interessata (di qualunque età, etnia o etica religiosa), metterà in moto il suo rinomato occhio slap slap e porgerà il cesto dei binomi:
- Vuole giocare con noi?
E, prima che si oda un sì o un no, soggiungerà qualcosa tipo:
- Prenda un paio di bigliettini.
Dido porgerà un post-it o un foglio A4 o un rotolino di carta allo scrittore in nuce:
- Provi a mettere su una storia, qualche verso, un suo ricordo, anche solo una frase utilizzando le due parole contenute nei bigliettini.
[In realtà, non è detto che ci si debba fermare ai binomi, sono ammessi anche trinomi, polinomi; binomi con aggiunte di parole suscitate da meccanismi associativi…; quando si gioca, è bene rispettare le regole senza essere troppo dogmatici].
A questo punto, offriremo uno standing desk, una scrivania portatile appositamente creata per l’occasione a sostegno dello scrittore avventizio e… comincerà l’avventura.

In alternativa, lo scrittore di strada potrà essere invitato ad attività tipo:
- Le va di descriverci il panorama?
- Ci racconta per iscritto l’ultima puntata di “Un posto al sole”?
- Che cosa è che la fa stare allegro/triste/incavolato?
- Vuole redigere il suo programma a Sindaco di Napoli?
- Può scrivere una lettera a mio marito/mia moglie per spiegarle/spiegargli che io ero a via Caracciolo e non mi trovavo a letto con quell’altra/quell’altro.
- Se le dico “
o malamento” a chi pensa? …Le va di mandargli un pizzino?

Oppure gli si potrà offrire un incipit da continuare scegliendo da un mazzetto di carte gialle:
- Era una notte buia e tempestosa.
- Era un giorno sereno e radioso.
- Quella mattinata, mentre camminavo per via Caracciolo…
- A volte, in strada, si incontrano strani tipi.
- All'alba del nuovo giorno, tutte la città si trovò senza automobili.
- C’era una volta una bambina che si chiamava Cappuccetto Nero.
- La parole che leggete non potrete mai sentirle dalla mia voce. Ormai io non parlo più da 12 anni.
- C’era una volta… “Un re”, diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pino.
- Basta! Andrò dal giudice e gli dirò tutta la verità.
- Chi era quella donna? Cosa faceva lì fuori? Perché da tre giorni entrava e usciva dai miei sogni e si affacciava continuamente nei miei pensieri?
- Nell’assoluto silenzio di una domenica vuota, si mette di fronte allo specchio
- Appena entrò, si sentì avvolto in quel profumo; come stordito, si sedette, chiuse gli occhi e lasciò che il tram gli cullasse i ricordi.
- Quella tra le lamiere, era la morte più imbecille che riuscissi a immaginarmi.
- 7 maggio del 2006. Mi trovavo sul lungomare, quando

Oppure si potrà offrire il finale di una storia ed invitare lo scrittore di strada a raccontarne inizio e sviluppo:
- E vissero felici e contenti ma senza denti.
- Poi fecero una festa ed invitarono anche me.
- E divennero amici per la pelle.
- L’unica cosa certa è che non avrebbe mai dimenticato quella domenica di maggio.

Se si riunisse un gruppo di 5 o 6 persone, potremmo invitare i partecipanti a formare un cerchio e improvvisare qualche gioco della serie dei cadaveri squisiti. Oppure si potrebbero inanellare catene di idee, tipo: il più intraprendente dice una parola (cielo), gli altri a catena ne dicono altre che si associano alla precedente semanticamente (cielo stella) o  per rima (stella bella) o in quanto sinonimo (bella bona) o in  quanto contrario (bona cozza) o per relazione etimologica (cozza cozzare)…  Le parole possono diventare lo stimolo per una poesia, un racconto, una canzone, o rimanere una lista associativa da portare a Santa Maria Capua Vetere come incentivo per ulteriori narrazioni.

Conclusa la passeggiata sul lungomare, il gruppo napoletano si sposterà a Santa Maria, ed a piazza Bovio si metterà al servizio di Flounder & co, dove, tra l’altro, è previsto un gioco che a partire da stimoli sonori e con la complicità del buio degli occhi chiusi stimolerà la creazione di sceneggiature filmiche da trascrivere a futura memoria.

E comunque vada, io finora mi sono già divertito.

A me non importa tanto l’approdo,
a me interessa soltanto il viaggio
e quand’anche arrivassi al porto
mi curerei solo di camminare
fino a trovarmi di fronte al mare
e ancora, ancora navigare
fosse anche per tutt’altro porto,
ché io perseguo soltanto il viaggio
e non il fine, la fine o il modo
.

Così è, se vi pare e se vi piace.

postato da aitan | 00:13 | Permalink | commenti (17)





mercoledì, 03 maggio 2006
 

 

primo pezzo di cadavere

con sua sorella

terzo pezzo di cadavere

 

postato da aitan | 21:10 | Permalink | commenti (10)