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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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sabato, 29 aprile 2006
 

Muito Romântico
quinto frammento

Disteso sull’arena, ardo al sole; espero che il fumo del mio bruciore arrivi fino all’Alentejo e ti parli di me, della mia voglia rovente di vederti presto, il più presto possibile, mesmo agora.

[...] Riprendo da solo il tram numero 15; attraverso Santo Amaro, attraverso Belém, passo per Alges fino ad arrivare all’ultima fermata, laddove il Tago si incontra con l’Atlantico e la mia carne con le tue gambe.

Nuestras vidas son los ríos...

Esco dal tram e lancio pietre al mare che non sa niente, mentre le onde della nostalgia si schiantano sulla scogliera.


postato da aitan | 07:20 | Permalink | commenti (29)





lunedì, 24 aprile 2006
 

All’uscita dal Don Giovanni

In mezzo a tanta perfezione compositiva; in mezzo a tante seduzioni ed archetipi intrecciati; in mezzo a tanta musica sinuosa, avvolgente e sublime; in bilico sul tessuto intricato di tragico e comico; ammirato per cotanta fisicità di cantati lirici e atletici; plaudente per una regia capace di occupare ogni spazio e fare della platea scena; irretito per tanti inni al'amour che offuscano i didascalismi di maniera; mischiando in mente mia Tirso, Zorrilla, Molière e Da Ponte; guardando il San Carlo come un corral spagnolo del siglo de oro (o come una arena di tori imbestialiti e toreri narcisi); ringraziando per gli effetti speciali che ignorano Hollywood e si mettono sulla scia del Globe Theatre o del barroco; perdonando qualche voce sospesa sul fondo scena e sopraffatta dalle note del golfo mistico; lasciando fluire ad libitum l’ammirazione per il genio sconfinato di Mozart;

mi porto dentro (e voglio lasciare a caldo qui fuori)

la lista delle donne di DG che Leporello (Andrea Concetti) cava di tasca e sbatte in faccia alla povera Donna Elvira (Sonia Ganassi, brava, brava lei, e bravo bravo lui!):

Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e trentuna;
Cento in Francia, in Turchia novantuna;
Ma in Ispagna son già mille e tre.
V'han fra queste contadine,
Cameriere, cittadine,
V'han contesse, baronesse,
Marchesine, principesse.
E v'han donne d'ogni grado,
D'ogni forma, d'ogni età.
Nella bionda egli ha l'usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.
Vuol d'inverno la grassotta,
Vuol d'estate la magrotta;
È la grande maestosa,
La piccina e ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
È la giovin principiante.
Non si picca - se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella;
Purché porti la gonnella,
Voi sapete quel che fa
.

[Atto I, Scena 5]

Insomma, prodromi di globalizzazione e democrazia seduttiva (perché, volgarizzando napoletanamente il linguaggio universale della fregna, ogni buco è pertuso e ogni lassata e’ persa; ma anche perché io son, per mia disgrazia, uomo di buon cuor - come sussurrerà DG a Zerlina qualche scena più tardi).

dal Don Giovanni: Zerlina (Elizabeth Norberg-Schulz) e Masetto (Giampiero Ruggeri)

E mi porto dentro le galanti promesse del duetto più famoso di tutta l’opera (una delle arie più famose della storia della musica):

Don Giovanni:
Quel casinetto è mio: soli saremo
e là, gioiello mio, ci sposeremo.

Là ci darem la mano,
Là mi dirai di sì.
Vedi, non è lontano;
Partiam, ben mio, da qui.

Zerlina:
(Vorrei e non vorrei,
Mi trema un poco il cor.
Felice, è ver, sarei,
Ma può burlarmi ancor.)

[…]

Don Giovanni:
Io cangierò tua sorte.

Zerlina:
Presto... non son più forte.

Don Giovanni:
Andiam!

Zerlina:
Andiam!

A due:
Andiam, andiam, mio bene.
a ristorar le pene
D'un innocente amor
.

[Atto I, Scena 9]

E si incamminano abbracciati verso il casino (la Zerlina interpretata da Elizabeth Norberg-Schulz è particolarmente vezzosa e sensuale; tanto quanto il DG di Erwin Schrott è altezzoso e spavaldo e la Donna Anna di Mariella Devia intensa e commovente come deve essere).

La Liberté guidant le peuple di Delacroix (1830)

E porto con me a futura memoria anche la XXII scena in cui il libertino si fa paladino della libertà prerivoluzionaria (il Don Giovanni risale al 1787, solo un paio di anni prima dell’assalto della Bastiglia)

Leporello:
Venite pur avanti,
Vezzose mascherette!

Don Giovanni:
È aperto a tutti quanti,
Viva la libertà!

Donna Anna, Donna Elvira e Don Ottavio:
Siam grati a tanti segni
Di generosità.

Tutti:
Viva la libertà!

[Atto I, scena 22]

E Don Giovanni prende in braccio una bella ragazza che si denuda il seno come citando La Liberté guidant le peuple di Delacroix (1830). Un bel modo per celebrare l’imminente 25 Aprile, data in cui al Teatro San Carlo di Napoli sarà possibile assistere all’ultima rappresentazione in cartellone del Don Giovanni di Mozart-DaPonte per l'attenta e coinvolgente regia di Mario Martone.

¡viva el coño

viva la música

viva la república

y viva la libertad!


postato da aitan | 00:01 | Permalink | commenti (30)





lunedì, 17 aprile 2006
 

Sogni senza filtro
mentre il gioco si fa duro
e noi continuiamo a trastullarci a bordo campo

Dopo “la scesa” del cavaliere nell’agone,
la pronta ascesa “ai vertici del campionato
più bello del mondo” (non oso figurarmi gli altri).
E poi giù giù “assist” e “falli di rigore”,
“meline a centrocampo” e “schemi a tre punte”,
“alleati ridotti al rango di riserve utilizzate solo
nelle partite minori”, “difese a catenaccio”,
scontri televisivi “da coppa dei campioni”,
squadre e squadristi “schierati contro la terna arbitrale”,
“ovazioni da stadio”, “striscioni e grida da ultras”,
“pareggi” e “rimonte prodigiose in zona cesarini”,
continue rievocazioni di altre ed altre partite…

¿Ma dimmi, verrà mai il novantesimo minuto
in cui si scenderà in massa ad invadere il campo
come nei sogni in cui giocavamo senza filtro né pallone
?

Totò in Gambe d'oro - elaborazione di aitan

Fratelli d’Italia,
¿dov’è la vittoria
finché Berlusconi
non porge la chioma
e le chiavi di Roma
non lascerà?

Fratelli d’Italia,
¿sarà vera gloria
se poi dai tromboni
lo stesso idioma
come un sarcoma
si diffonderà?

Titò in "Gambe d'oro"

Fratelli d’Italia, tifosi elettori,
¿che faremo ora senza il presidente
dell’ACcì* che ci sapeva eccitare
come a un processo del lunedì
per rafforzare la nostra italiota
convinzione che nella guerra e sul campo
sono ammessi anche i colpi più bassi
e i gol segnati col culo o con la mano?

Perché
l'importante
è vincere
per guadagnare,
mica partecipare.

Fratelli di Italia,
¡cicoria cicoria!
mentr’io mi rigiro tra le mani
il torbido bicchiere mezzo pieno
sperando che quella goccia in più
ci faccia traboccare di tumulti,
scelte alternative e alternanze reali;
ma intorno a me gira e rigira
lo stesso campionato e nessuno
sembra intenzionato a ritoccare
i modi e le regole del gioco.

Titò in "Gambe d'oro"


Le parti virgolettate sono rubate al linguaggio della politica.
Le illustrazioni sono tratte da Gambe d’oro, pessimo film del ’58 in cui un Totó ormai in declino fa la parte del barone Fontana, il presidente della squadra di calcio di Cerignola. Il barone bada solo ai soldi ed osteggia l’amore di sua figlia per un giovane calciatore di belle speranze.
Da qualche parte si celano metafore ed allegorie da ripensare.


*AC = Associazione Calcio Milan

 

postato da aitan | 21:45 | Permalink | commenti (24)





martedì, 11 aprile 2006
 
isla de pascua - elaborazione grafica di gaetano vergara (c)(c)2006

postato da aitan | 19:42 | Permalink | commenti (32)





giovedì, 06 aprile 2006
 

   

 Ad un paio di giorni dalle elezioni

per quanto

 

 
 

orgoglioso d’esser tra i coglioni

che manderanno via i berlusconi

 

mi rifugio nel mio impolitico filone

     
Muito Romântico    
con questo quarto frammento

 
   

d’una serie lunga assai

Rivedo in altri volti e andature il tuo viso e ricado nell’abisso della tua mancanza.  […]
Spero che non ti ferisca troppo camminare sola sui cristalli che abbiamo infranto insieme. Due elefanti in una fabbrica di vetro. […]
Ma come darti torto? Io posso solo offriti la porta stretta, la via nuova (che chi la prende lascia la vecchia e non sa quello che trova); lo scandalo, le critiche, le illazioni; l’ansia del cambiamento e mille incognite; la mia faccia di cazzo che ti fa ridere teneramente e hai voglia di baciare (ma qui no, che possono vederci, e se c’è qualcuno che mi conosce... che figura ci faccio?, devo smettere di fare la stronza, siamo solo amici; e ti amo, ti amo, ti amo, te quiero, ti amo forse per sempre, ti voglio tutto intero. Tutto intero, tutto).
Tutto l'alcol e le parole ingerite non bastano a farmi dimenticare di me, e dentro di me di te e di noi. Come vorrei lasciare la testa sul comodino e dormire senza pensieri per risvegliarmi svaporito e voler solo chiamarti. Come vorrei lasciare aperto il rubinetto dell'inconscio e mandare affanculo tutto il resto, almeno per un attimo, un attimo solo - come in un orgasmo vissuto senza cazzi o titillamenti di vagina. Come vorrei lasciare la testa sul comodino e dormire senza pensieri per svegliarmi il giorno dopo spensierato e voler solo chiavarti. […]
Tu sei qui e viva.
Risento sulla lingua, tra i denti e sul palato il sale dei tuoi capezzoli e lo sciroppo della tua bocca. E risento sulla pelle e tra le dita la seta tagliente dei tuoi peli [...]. Risuona in ogni dove la tua voce suadente dolce tenera acuta e volgare, forte tremante tosta e pungente; lama e velluto in cui mi avvolgi e trafiggi, vento e marea in cui mi spingi e mi ormeggi.

¿Por qué no me enseñaste
cómo se vive sin ti?

postato da aitan | 23:17 | Permalink | commenti (50)