La madre è sempre una e sola, i padri, per tutti, tanti (alcuni maschi e altre femmine, qui il sesso non importa).
Nulla tolgo all’inseminatore che per primo mi generò, nutro per lui affetto profondo perché fu padre primo e secondo, ma so che poi sono venuti in molti con in altri solchi il seme (potrei parlar anche di speme o frapporre una erre tra spe e me, ma non voglio divagare né risultare melenso o volgare, che già Vergara lo sono da me - per parte di padre, si intende).
“Si può mai essere così coglioni”, canta uno nei ricordi “da creder possibili poteri buoni?”, e cerco di far seguire anche alle sue parole le migliori intenzioni di cui lastrico i solchi.
Ancora prima un altro disseminò che nulla di umano mi è estraneo.
“Ama il tuo prossimo come te stesso e fagli ciò che vorresti ti venisse fatto in materia di gentilezza, furore e sesso”, m’arrivò così un’altra semente, e non è poco se non è niente.
Giunse un mattino il germe del fare da una banda di padri muratori, con storie di nonni e narratori, per non dire di naviganti e attori, che passarono di mare in mare, e di male in male, senza a porto o verità tendere o approdare; perché dà più gusto il rum da tracannare che un nemico in cui affogare.
Ma qui mi fermo e attendo altro seme, ed altra speme, che mi/ci possa fecondare, perché se mi semini, semini il mondo, e se t’insemino, insemino il mondo, non solo te (ma se t’è piaciuto il flusso sei solo tu la troia senza perdenza; la terra se ne sta là desolata e muta, come prima del tempo).
Ricevo dall'Argentina e pubblico questo messaggio di Laura che suona come un monito contro tutte le dittature. Non me ne vorrà Laura per il giorno di ritardo; ieri per un problema sul server di Alice non ho ricevuto posta sulla casella che sa. Ed ora lo metto qui un po' frettolosamente e direttamente in spagnolo (aggiungo, comunque, nei commenti una frettolosa traduzione).
24 de marzo de 1976 Hoy se conmemoran los 30 años de la instauración, en Argentina, de la dictadura más sangrienta de su historia. Los militares, apoyados por los Estados Unidos en el marco del Plan Cóndor, provocaron efectos devastadores en todas las esferas de la sociedad argentina. Hoy quiero recordar a los 30 mil desaparecidos. Estudiantes, sindicalistas, periodistas, sacerdotes, obreros, militantes, intelectuales, madres, abuelas, bebés. Niños recién nacidos que fueron arrancados de sus madres y entregados como hijos a quienes las torturaron. Cientos de ellos aún desconocen su verdadera identidad. Hoy, y todos los días, los extrañamos, los recordamos, los queremos, los necesitamos.
Laura
Otra voz canta Circe Maia y Daniel Viglietti
Por detrás de mi voz escucha, escucha otra voz canta.
Viene de atrás, de lejos; viene de sepultadas bocas y canta.
Dicen que no están muertos escúchalos, escucha mientras se alza la voz que los recuerda y canta escucha, escucha otra voz canta.
Dicen que ahora viven en tu mirada sostenlos con tus ojos, con tus palabras, sosténlos con tu vida, que no se pierdan que no se caigan escucha, escucha otra voz canta.
No son sólo memoria Son vida abierta, continua y ancha; son camino que empieza. Cantan conmigo, Conmigo cantan
Dietro la mia voce ascolta, ascolta un’altra voce canta.
Viene da dietro, da lontano; viene da sepolte bocche e canta.
Dicono che non sono morti ascoltali, ascolta mentre si alza la voce che li ricorda e canta ascolta, ascolta un’altra voce canta.
Dicono che ora vivono nel tuo sguardo sostienili con i tuoi occhi, con le tue parole, sostienili con la tua vita, che non si perdano che non cedano ascolta, ascolta un’altra voce canta.
Non sono solo memoria Sono vita aperta, incessante e vasta; sono un cammino che inizia. Cantano con me, Con me cantano
A proposito della République Boréale (((interludio in cerca di una via di fuga)))
Dal freddo polare dello scorso febbraio, su iniziativa di WilliamNessuno, sono nati i Cahiers de la République Boréale, quaderni immaginari dedicati alle bianche terre situate più a nord dell'Islanda, a est della Groenlandia, ad ovest delle Spitzbergen. Da quel giorno, una rete di immaginifici autori, seguendo la scia del geniale Erik Satie, va raccontando storie, miti e leggende di questo gelido territorio artico.
L’altroieri è stato il mio turno. Mi sono dedicato a raccontare una delle meravigliose storie del mitico ingeniør Sylvianus Hyperboreus, mago e inventore del XV secolo. Pare che, tra l’altro, si debba al suo genio la diffusione dei pinguini nella Repubblica Boreale, l’invenzione dell’ovovisus (prototipo ovoidale del moderno televisore), il ritrovamento di una serie ghiacciai e la scoperta della skreda (stupefacente sostanza priva di controindicazioni).
Questo, dunque, il mio modesto contributo (ma vi invito a leggere tra i Cahiers il resto delle leggende; e se ne sapete di vostre, aggiungetele pure senza indugi):
I pensieri dell’ingeniør
L’ingeniør Sylvianus Hyperboreus non ha ancora progettato il suo primo ovovisus e trascorre il suo tempo affacciato alla finestra a guardare la neve.
In un delirio da skreda, pensa che vista attraverso i vetri ha qualcosa a che fare col silenzio, la neve: “Cala come calce stanca e restaura il vuoto che serve per pensare. A sinistra o a destra nulla resta da guardare, solo candore lieve. Ed anche al centro, si perdono nel nitore tutte le sfumature.” Prende un foglio bianco, il buon Hyperboreus e immagina un vecchio dalla barba candida che formula un pensiero grande come un universo intero e lungo come l’eternità. Si spaventa, accartoccia il foglio e costruisce il suo primo uovo visivo. Ma lì dentro si muovono troppi colori. Esce all’aria aperta a disintossicarsi e raffreddare i pensieri. Intorno a lui tutto torna bianco e nitido come il giorno prima della creazione.
Torni, dolce e sospirante come ieri. Chiudi la porta e rientri dalla mia finestra, e io nella tua. [...] Sai bene che vivrei in questa precarietà anche per sempre, sono abbastanza egoista cinico e rapito per farlo. [...] Domani potrai anche mettermi alla porta o appeso alla finestra, domani potrai pure uscirtene di nuovo dalla mia vita; un giorno ci rincontreremo, e sarà automatico riannusarci tra la puzza del mondo e al di là di ogni insensata incertezza.
Some day we’ll meet and you’ll dry all my tears then wisper sweet, little things in my ears.
Lasciami un piccolo spazio nel tuo cuore. Vi coltiverò fiori e alberi da frutta. Lasciami un piccolo spazio per costruire una fonte di acqua perenne e una capanna di arbusti canne e paglia che ci ripari dal vento. Lasciami un piccolo spazio. Fuggiremo lì dentro, senza paura che qualcuno ci veda. E non ci sarà più nessuno a disturbarci o a farsi maledire. Lasciami un piccolo spazio. Vedrai che la smetteremo di sognare un'atomica che ci renda superstiti. Lasciami un piccolo spazio. Ce ne staremo buoni buoni ad inventarci il mondo chiusi in una parentesi che avrà più senso della vita stessa. Lasciami un piccolo spazio nel tuo cuore in cui si apra un varco per raggiungere la nostra isola. La nostra isola tangente la realtà.
messico messico da Oaxaca al Tabasco via Chiapas con memorie della Capitale
Messico esperpéntico di allegri alebrijes mostruosi e scheletri che suonano il sax Messico di lisce terracotte nere e conchiglie perlacee Messico pubblicamente disorganizzato e servile che ci trovi quando vuoi tutto quello che vuoi Messico di chilometri di spiagge semideserte con palme di cocco amache palapas e zopilotes Messico di ricchi piatti di pesce e fagioli tortillas e creme di cacao Messico di chile e papaya chilipotes e tequila Messico Pacífico in cui è facile perdersi in acque che ti tirano sempre p'adentro Messico senza tempo di Tlaloc e coca-cole Messico allucinogeno di sogni concentrici Messico di vari techi (zapo- tol- az- mix-) e barocchismi occidentali in salse arabe Messico di caldo torrenziale e piogge che lavano tutto e ogni cosa in un attimo fluviale Messico in cui è facile perdersi Messico tricolore che sventola bandiere e ancestori Messico multicolore di disperata allegria e provetti danzatori Messico di bande di ottoni stonati e monotone marimbe dal ritmo perfetto Messico Messico Messico e Nuvole Messico mezcalero di vermi e cavallette fritte Messico di cucarachas zanzare e malaria Messico di taxi collettivi con sette persone a bordo e autista e bagagli di bagattelle e piatti stracolmi Messico di odori forti Messico e cumbia Messico di mercati poveri e stracolmi di ogni cosa Messico in cui è facile perdersi […]
Il testo continua sul settimo numero di sacripante, tra una serie intricata di cartografie in cui vi consiglio di naufragare. Specifico (perché sono inguaribilmente pedante) che messico messico risale al 2001 e che nella versione originale finiva con una frasetta ascrivibile alla serie Muito Romântico (o alla ricerca spasmodica di se stessi in territori alieni). Erano solo sei parole
1. Messico 2. confuso 3. incantato 4. e 5. senza 6. te
Ma nell’editing sacripantesco la frasetta s’è persa. E forse le è meglio così.
Domenica, 12 marzo, alle 18:30 presso l’Auditorium "Bianca d'Aponte" di Aversa (Caserta)*
il Quartetto Clivia
presenta
ALMA TANGUERA Musica e Parole da Gardel a Piazzolla
Un percorso artistico, storico ed emotivo nello spirito del Tango con
Antonio Volpicelli (clarinetto soprano)
Francesco Di Giuseppe (chitarra classica)
Francesco Volpicelli (clarinetto soprano e clarinetto basso)
Gaetano Vergara (autore del testo e voce narrante)
N.B. Durante l’esibizione non sarà eseguito neanche un passo di danza; ma contiamo di far smuovere gli animi dalle vostre sedie.
Se avete voglia, pazienza, tempo e banda larga, potete cominciare ad ascoltare qui un batiborrillo, un poutpurri, una miscelánea, un mix, un amasijo, un medley, una mezcla, un’insalatina mista, una recopilación, un cocktel, un fárrago, un patchwork, un centón, un mélange, un revoltijo, un impasto sonoro che mette insieme, in un paio di minuti, tre momenti dello spettacolo.
Ringrazio Heide Fernades da Silva per le foto che ho ignobilmente manipolato e tinto di rosso e Francesco V per aver corretto le sbavature tecniche del mio frettoloso missaggio.
* L’auditorium è lo spazio dell'Associazione Musicale onlus intitolata a Bianca d'Aponte, talentuosa cantautrice aversana scomparsa improvvisamente all’età di 23 anni, quando aveva ancora tante emozioni da condividere e tutto lasciava credere che non le mancasse tempo... L’associazione, presieduta da Gaetano d’Aponte, ricorda Bianca mantenendo vive le sue belle canzoni e promuovendo iniziative musicali e concerti; inoltre, aiuta a far conoscere giovani donne di talento, attraverso il Concorso nazionale "Sono un´isola: io, donna per una canzone d´autore - Premio Bianca d'Aponte", giunto alla II edizione e riservato a cantautrici che abbiano compiuto il 18° anno di età entro il 30 settembre del 2006. Il direttore artistico del concorso è Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel. Al momento il sito dell’Associazione http://www.biancadaponte.it/ è in ristrutturazione. Quando sarà di nuovo attivo, lo segnalerò su queste pagine.