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sabato, 24 settembre 2005
Tragedie di guerra e piccole lotte per l'alternanza
Lo scorso lunedì ho partecipato ad una serie di incontri antibelligeranti al Teatro Mercadante di Napoli. Lì per lì sono rimasto molto emozionato. Pronto all'azione nonviolenta. Ma dopo sono stato riassorbito dal ritmo delle mie giornate e me ne sono quasi dimenticato. Approfitto ora di una pausa, per sorseggiare un bicchierino di grappa e lasciarmi sedimentare dentro qualche ricordo di quell'iniziativa di Uguaglianza, giustizia sociale e solidarietà incorniciata nei lavori in corso di Emergency.
Quel lunedì tutto era ben organizzato, all'insegna del concetto di progettazione collettiva dell'utopia che muove Gino Strada & Co. Se sei solo a inseguire un'utopia, sei un pazzo; se siete in molti, è il caso di rimboccarsi le maniche e progettare il cambiamento. Dal palco del teatro si proiettavano diapositive con foto, grafici e percentuali di guerra: negli attuali conflitti militari il 90 per cento dei morti sono civili; per lo più si tratta della parte più indifesa della popolazione: vecchi, bambini e donne inermi. Durante la prima guerra mondiale la percentuale di vittime civili era solo del 15%, poi dalla seconda comincia la tragica escalation. Molto più rassicuranti (al limite anche consolatorie) le immagini che mostravano gli interventi di Emergency nel (terzo) mondo: assistenza medico-chirurgica specializzata per i feriti di guerra; centri per la riabilitazione fisica e sociale delle vittime delle mine antiuomo; centri sanitari per l'assistenza medica di base; formazione del personale locale; interventi umanitari e progetti di sviluppo. Ma su quel palco napoletano, Gino Strada - oltre ad aver argomentato il suo rifiuto assoluto per la guerra, oltre ad aver condiviso con l'uditorio il disprezzo per ogni specie e sottospecie di guerrafondaio, oltre ad aver comunicato l'esigenza di diffondere i diritti umani in ogni luogo e senza distinzioni - tirato per la giacca, si è lanciato in un rapido giudizio sulla politica italiana che mi permetto di riassumere così: io cerco un'alternativa, i partiti politici, al massimo, mi offrono un'alternanza. Le differenze tra coalizioni di destra e sinistra si assottigliano. Siamo dominati da un pensiero unico declinato in forme all'apparenza diverse ma sostanzialmente fondato sui medesimi principi e interessi. La differenza tra Berlusconi e Prodi ricalca quella tra un Bush e un Kerry: la stessa che intercorre tra la Pepsi e la Cocacola.* Sempre di bollicine si tratta. E noi preferiamo bere distillati e vino buono.
Caspita, dove è finita la grappa che mi riempiva il bicchiere?
*
Si deve al giornalista americano John Pilger il concetto dell'indistinzione sostanziale tra Bush e Kerry, Pepsi e Cocacola. Qui da noi sarebbe come relazionare Bruno Vespa con Emilio Fede, o il TG2 con il TG5. La testa si confonde con il culo, gli afflati con le flatulenze.
domenica, 18 settembre 2005
Tà tatà tatàta - Interludio avverso la referenzialità delle paroleNon esiste approdo, esiste solo vento o bonaccia, vele spiegate o legno stagnante. Non esistono risposte che non si possano intonare come domande. Non ci sono parole dotate di un senso che valichi il loro suono. ...
Tà tatà tatàta, tatàta tàta tàta tà tatàta... Tà tatàtata tatàta... Tà tà tàta tatàta... ...
domenica, 11 settembre 2005
Lo sguardo degli altri
Mi siedo sfatto davanti alla tv spenta dopo un'assenza dall'Italia lunga ma non troppo, non abbastanza. Malato di esterofilia congenita, mi pare che tutto funzioni meglio negli altri cantoni dell'Europa. Già in aeroporto tutti i segni della crisi. Sono sfiduciato e non vedo vie di uscita. Questo paese scivola inesorabilmente via dal suo continente. E non siamo più neanche poveri ma belli.
Raccolgo tutte le mie forze, mi faccio coraggio ed accendo la tv.
Una botta di fortuna. Mi viene in soccorso il presidente ed il suo coro azzurro con iniezioni di ottimismo a tutto spiano. Ovunque mi giri ci sono notizie buone. Mi punzecchiano tutto il corpo e la mente con endovenose ed intramuscolari. Che bene mi fanno queste siringhe di fiducia!
-La nostra maggioranza è stata capace di tenere salde le alleanze internazionali dell'Italia e la sua immagine nel mondo.
-La disoccupazione è stata ridotta al 3%.
-Il prezzo dei farmaci bloccato fino al 2007.
-Tutti gli italiani residenti all'estero riconoscono nel Presidente del Consiglio l'unico leader naturale della coalizione di centro-destra per la sua competenza e per il suo carisma, ma soprattutto per l'enorme capacità di aver rafforzato l'immagine dell'Italia sulla scena internazionale.
-Aumenta il successo formativo di scolari e studenti universitari.
-La nuova Punto risolverà la crisi del mercato automobilistico.
-L'Italia manda soccorsi agli Stati Uniti d'America.
Grazie a Supersilvio, mi alzo dalla poltrona rinfrancato. All'estero mi avevano riempito la testa di sciocchezze. Qui va tutto bene. Il pomeriggio è azzurro ed io mi accorgo di essere pieno di risorse dentro di me. E allora prendo un giornale spagnolo per selezionare materiale per il mio lavoro. Mi rimbocco le maniche per la patria; questo paese merita ogni mio sforzo.
Ma, maledizione, mi imbatto in un sedizioso articolo su Palermo che dice più o meno così:
Conoscete, stimati lettori, un'altra città nel Mediterraneo così bella ed al tempo stesso così triste e ignobile? Come tutta la Sicilia, Palermo è appartenuta per secoli e secoli alla Corona spagnola, del che nelle sue strade e piazze rendono testimonianza numerose vestigia, iscrizioni, statue, monumenti, lapidi, immobili. E se non fosse per il fatto che -su questo non ho dubbi- la mia offerta non sarebbe compresa, oserei suggerire al Re di Spagna di negoziare con le autorità isolane per offrire loro un finanziamento per risanare la meravigliosa isola e rendere più decoroso il suo straordinario patrimonio architettonico; ...tutto questo a patto che Palermo fosse reintegrata, come figliola prodiga o pecorella smarrita, alla nostra nazione. Mi rimetto alla prova dei fatti: Maiorca, che obiettivamente ha la metà del fascino e dell'attrattiva della Sicilia, è la regione più ricca o una delle più ricche della Spagna, mentre la Sicilia è la regione più povera di quello che è già il paese più povero -l'Italia- della CE. Fatevi i vostri conti, galantuomini siciliani, e vedrete se non vi conviene di più venirvene con noi che continuare a fare parte di un paese sprofondato in una crisi economica spaventosa che è solo agli inizi, un paese governato, per colmo di sventura, da un buzzurro come Berlusconi che sparisce all'improvviso per cinque giorni... per sottoporsi a un trapianto di capelli, e riappare con un fazzoletto da pirata in testa come una versione ridotta della buonanima di Espartaco Santoni. [*]
Quanta perfidia in queste parole. [**] Ma perché questi stranieri si accaniscono contro il buon Silvio e la nostra meravigliosa patria. Tutta invidia, tutta invidia! Fossero almeno le parole di un quotidiano comunista, di un giornale anarchico, di un foglietto fondamentalista islamico, no, si tratta del Tiempo, una fottuta rivista del fottuto centro spagnolo. Maledetti!, ma perché non si preoccupano del loro dannato Zapatero che prima ha rovinato l'immagine della Spagna ritirando le truppe dall'Irak ed ora fa sposare i froci?
Spengo i miei pensieri, ricado nel mio pessimismo nazionale e desidero rinascere altrove. Più povero e più bello.
[*]
Espartaco Santoni era un attorucolo e albergatore di origine venezuelana, molto noto alla stampa scandalistica spagnola per i suoi amorazzi e per i suoi frequenti matrimoni (ben sei, uno dei quali con la baronessa von Thyssen, Carmen Cervera).
Nel '76 fu arrestato per truffa.
Morì all'età di 61 anni nel 1998. Negli ultimi anni della sua vita era solito nascondere la calvizie con una bandana piratesca.
[**]
È la prima parte di un articolo di Ignacio Vidal-Folch intitolato "El despertar de Palermo" apparso sul n.1218 (5 settembre 2005) della rivista Tiempo de hoy. La traduzione è mia.
Il resto dell'articolo si dilunga sulle bellezze e sul degrado del capoluogo siciliano. Un lungo spazio è dedicato a mafia e tangenti. Solo nel finale uno spiraglio di ottimismo: "A metà settembre avrà termine il concorso sul miglior manifesto antimafia, organizzato dal comune. Il manifesto vincitore sarà esposto dappertutto, facendo compagnia […] agli adesivi che da qualche mese alcuni coraggiosi stanno seminando per tutta la città, in cui si avverte che 'un popolo che paga il pizzo è un popolo che ha perso la sua dignità'. Sono timidi indizi della volontà di risveglio di Palermo".
domenica, 04 settembre 2005
Cronache veneziane di 20 anni faNel remoto 1984, di ritorno da un lungo viaggio a Venezia a dormire fuori la stazione Santa Lucia e accompagnare i suonatori di strada, scrissi queste parole in forma di verso (insomma, andavo spesso a capo senza riempire il corso lungo del rigo ed avevo il coraggio adolescenziale di mettere insieme, ad una strofa di distanza, parole come libertà e amore).
Parma, Settembre 1984
Vino che zoomi e metti a fuoco ogni cosa e accresci il silenzio e catalizzi il rumore, ricordami un po' queste ore passate!
Vino in cui solo stai bene quando stai bene, stai male se già stavi male. Vino, riordinami queste ore che ho passato!
Minerva è solo la dea dei cerini, Lilith, una gatta che se piange ride, Eloise, corpo caldo che danza solo se tu ci sei.
Ana, un sogno da cui tiravi note soavi che abbiamo sacrificato per la libertà. Vino, se sai, spiegami cos'è la libertà.
Vino che zoomi e metti a fuoco ogni cosa sovrapponimi le immagini altre da queste della gente di patria che ha sacrificato il coraggio e io per loro l'amore.
Vino ci sei ma sei ancora poco!
Vino che hai danzato per noi e hai cantato con noi e hai regalato il brasile ad un giorno di pioggia, perché non rispondi se ti chiedo perché?
Sono passati più di vent'anni. Avevo pensato ad una vita da girovago, ma dopo una multa della polizia per "aver provocato un assembramento" insieme ad un chitarrista brasiliano ed un percussionista argentino, me ne tornai a casa e mi misi a fare lo studente universitario. I miei compagni ebbero un foglio di via perché il loro permesso di soggiorno era scaduto.
Napoli, 4 Novembre 1984
Cristo, Karman, dei dell'Olimpo, è finita la scorta di quei giorni! Lo spirito sfuma Mi sveglio in un incubo di noia avvelenato dalle routine.
Cielo, cielo, soffoco mentre il corpo decade, c'è un ronzio nel cervello ed è di fuoco la pelle mentre non so cosa fare. Affondare nella gioia di ieri! Ma qui non c'è liquido nel quale lanciarsi. Gli animali in cattività sono incapaci di amore.
Cristo, Minerva, credevo di esser vivo ma era solo un canto di cigno, solo un canto di cigno quando di nuovo morivo sull'inchiostro sbiadito.
Cielo, cielo, come odio queste pagine che mi chinano la testa e mi tolgono la tua visione nella cattività che schiavizza l'amore.
Fummo l'ultima generazione di saccoapelisti di Venezia. I vigili e la polizia ci guardavano in cagnesco. La notte suonavamo a Piazza San Marco, e coi soldi che raccoglievamo tra i passanti compravamo il vino al Caffé Florian. Lo pagavamo con spiccioli da 50 e 100 lire. Ma non arrivavamo mai al prezzo totale della bottiglia. Mentre contavamo ad una ad una le monetine, la cassiera si annoiava e ce la cedeva a prezzo da salumeria. Aveva premura di liberarsi di noi per non disturbare la selezionata clientela internazionale. Non c'è una ragione e ce ne sono mille, se ci ripenso ora.
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