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Leggendo ci si allontana dal mondo per comprenderlo meglio <°((gaetano~vergara))°>


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domenica, 24 luglio 2005
 

Madrid tra Bossa e scampoli di Movida

La Spagna, nella cabeza di un italiano, si associa automaticamente a fiesta, movida, dolcevita; e Madrid viene percepita di conseguenza come la capitale europea del divertimento e della gioia di vivere: bar aperti 24 ore su 24, discoteche di ogni tipo, uomini e donne disponibili che parlano una lingua che è facile capire. Era così quando ci sono venuto la prima volta oltre 20 anni fa ed è così anche ora che "la movida ha muerto".
Per inciso, la movida propriamente detta fu un fenomeno di massa nato alla fine degli anni '70 sotto la spinta della fine del franchismo ed il desiderio del cambiamento [ma senza troppe implicazioni politiche; per quelle c'erano i vecchi cantautori, amabili, detestabili, didascalici e barbosi come ad ogni latitudine (io, comunque, ne salverei senza indugi più di uno o due)]. I ragazzi bene di Madrid ormai conoscevano Londra e le droghe. Erano affascinati da tutto ciò che fosse poco raccomandabile. Proibito proibire. La promiscuità veniva sempre più percepita come normalità. "Everyone can be a hero, just for one day".
Presto, i media cominciarono a interessarsi a loro e la capitale ad accoglierli come parte della sua storia,  anche in opposizione a Barcellona, l'eterna rivale e città moderna per eccellenza. Era l'inizio della fine. Da un momento all'altro il fenomeno da marginale si generalizza, diventa moda, tutto il mondo conosce Almodóvar e lo apprezza, la movida si ufficializza e ufficializzandosi muore alla metà degli anni '80.
Eppure mi pare di riconoscere un lascito di quegli anni nella vita diurna e notturna di questa capitale cosmopolita e nelle scelte di un governo che accoglie (e crea) il cambiamento e scandalizza i benpensanti di ogni razza o religione.
E possibile rendersene conto anche in estate, quando l'orda dei turisti riempie le discoteche e i tablao di pseudo-flamenco.

Binotti en el Bar Clamores jazz - foto by Justos (c) 2005

Io mi sono fatto perfino trascinare in una sovraffollata discoteca dalle parti di Puerta del Sol, al primo piano di un palazzo storico e con una scenografia da casa nobiliare del '700. Mioddio che calore faceva in quelle sale! Ma, naturalmente, mi sono sentito molto più a mio agio nel Café Jazz Populart, dalle parti di Plaza de Santa Ana, dove un pianista statunitense (tale Joshua Edelman) suonava con un trascinante gruppo cubano che pareva essere più in gamba (o più in serata) di lui. Oppure al Clamores (nel quartiere bene di Camberí, ma a pochi minuti da Malasaña - metro Bilbao), dove ho ascoltato la voce vellutata di Beatrice Binotti, accompagnata da due valenti chitarristi locali (che però suonavano troppe note negli accompagnamenti di bossa, un disturbo per chi ha formato il proprio orecchio sull'essenzialità di João Gilberto).
BB è una cantante madrilena di madre e padre italiani innamorata della bossa nova e del tropicalismo brasiliano. Quando sono arrivato, cantava "De noite na cama" di Caetano Veloso riecheggiando l'interpretazione di Marisa Monte, ed alla fine, nel bis, ha offerto un'intensa esecuzione del capolavoro di Antonio Carlos Jobim e Vinícius de Moraes "Eu sei que vou te amar". In mezzo una bella versione di "Xote Das Meninas" (sempre di Marisa Monte) ed una serie di canzoni dal suo secondo cd intitolato "El Viaje", un disco cantato in spagnolo (salvo una bonus track in italiano della canzone che dà il titolo al cd). Nelle sue canzoni originali, oltre al Brasile che era protagonista del suo primo lavoro, si sentono echi di latin jazz, tango e ninnananne popolari.
Qui a Madrid la definiscono l'"Astrud Gilberto española". A  me continua a ricordare di più MM (anche ora che ne sto ascoltando l'ultimo rilassante cd). Ve la consiglio, BB è meglio di tanta lounge music che fa tendenza nei quattro cantoni di questa meravigliosa palla di mondo in cui ci trasciniamo globalmente a livello locale, locale, locale assai.

 

postato da aitan | 19:02 | Permalink | commenti (14)





sabato, 16 luglio 2005
 

Offerte Plurali Madrilene

Come ho detto qua e là, sono già un paio di settimane che vi scrivo da Madrid (I beg your pardon,  sembra l'inizio di un reportage dal fronte); ed a Madrid resterò ancora per qualche giorno [mi mantengo nel vago perché considero la vaghezza come una cifra caratteristica del blog, salvo nelle parentesi dove si lasciano scivolare schegge di realtà, dati di fatto e considerazioni ironiche (tra queste due pareti curve potrei perfino farmi scappare che rientrerò in Italia a fine Agosto. Ecco!, (non) volevo dirlo, l'ho detto.)]

Palacio Real de Madrid - foto de Gaetano Vergara (c) 2005

Madrid è vitale, attraente e interessante come qualcuno di voi ha scritto nei commenti ai post sottostanti. Una città che offre molto a chi ci vive e a chi ci passa. Lei, però, non fa mostra di aspettarti a cosce aperte come tante capitali marinare sparse tra l'Atlantico ed il Mediterraneo. Qui el agua es poca (y el pato no flota); fluisce stanco solo lo scarso Manzanares che fu cantato da don Lisander come espressione geografica di estremo Occidente (a fronte dell'orientale Reno); ed a me mi mancano gli scrosci delle onde e il volo obliquo dei gabbiani. Ma ve bene così; più  che bene. La città offre molto… Qualche ora fa, per esempio, l'Orchestra ed il Coro della Staatkapelle di Berlino hanno presentato nella Plaza Mayor nientepocodimenoche la Nona Sinfonia in Re minore opera n.125 di Beethoven; insomma, quella celeberrima corale che è stata assunta a inno dell'Europa Unita (a tutt'oggi la migliore scelta politica del gruppo dei 6 arrivato a 25 con l'idea che 'cchiu simmo, 'cchiu belli parimmo e 'cchiu ricche ce facimmo, comm'a chilli american' 'e sfaccimm'). Dirigeva Daniel Barenboim, nientepocodimenoche.
La piazza era gremita e noi siamo arrivati un po' in ritardo (noi eravamo una serba, una perugina, un siriano y este servidor que aquí os está escribiendo ahora). I musicisti li vedevamo di sghimbescio, ma avevamo giusto di fronte Filippo III, orgoglioso sul suo cavallo perennemente intento nell'atto di incedere con lo zoccolo sinistro sollevato maestosamente dal suolo (come usano fare i cavalli regali).
Nonostante la posizione sfavorevole, siamo stati subito avvolti dalla gioia della musica. Sul finale, in tutta la piazza riverberava un'onda di emozione che si è concretizzata in un lungo applauso che il maestro Barenboim non ha voluto coronare con un bis (era molto sudato, il caldo di Madrid è un padre implacabile che non fa distinzione tra talenti ed incapaci).
Madrid, dicevo, offre molto…, ma non è stato sempre così. Immaginatevela dopo la guerra civile (non meno incivile delle altre), quando ancora risuonano le bombe e la desolazione.

 


 

 INSOMNIO
  Madrid es una ciudad de más de un millón de cadáveres (según las últimas estadísticas). 
  A veces en la noche yo me revuelvo y me incorporo en este nicho en el que hace 45 años que me pudro, 
  y paso largas horas oyendo gemir al huracán, o ladrar los perros, o fluir blandamente la luz de la luna. 
  paso largas horas gimiendo como el huracán, ladrando como un perro enfurecido, fluyendo como la leche de la ubre caliente de una gran vaca amarilla.
 Y paso largas horas preguntándole a Dios,  preguntándole por qué se pudre lentamente mi alma,
 por qué se pudren más de un millón de cadáveres en esta ciudad de Madrid,
 por qué mil millones de cadáveres se pudren lentamente en el mundo.
 Dime, ¿qué huerto quieres abonar con nuestra podredumbre?
 ¿Temes que se te sequen los grandes rosales del día, las tristes azucenas letales de tus noches?

 


 

Sono versi di Dámaso Alonso (storico eterodosso, acuto filologo e sensibile poeta madrileno nato nel 1898 e morto nel 1990). Sono tratti da Hijos de la Ira, libro pubblicato in prima edizione nel '44.
Oso tentare una traduzione che vorrebbe funzionare anche come riattualizzazione e localizzazione critica.
Insomma, INSONNIA

 


 

 Roma è una città di più di un milione di cadaveri (secondo le ultime statistiche). 
 A volte nella notte io mi rigiro e mi rialzo in questa nicchia in cui imputridisco da 45 anni, 
 e passo lunghe ore sentendo gemere l'uragano, o latrare i cani, o fluire blandamente la luce della luna.  
 E passo lunghe ore gemendo come l'uragano, latrando come un cane infuriato, fluendo come il latte dalla mammella calda di una grande vacca gialla. 
 E passo lunghe ore chiedendo a Dio, chiedendogli perché imputridisce lentamente la mia anima, 
 perché imputridiscono più di un milione di cadaveri in questa città di Roma, 
 perché mille milioni di cadaveri imputridiscono nel mondo. 
 Dimmi, che orto vuoi concimare con la nostra putrescenza? 
 Temi forse che ti si secchino i grandi roseti del giorno, i tristi gigli letali delle tue notti?

 


 

Beh, per ora mi fermo qui, a furia di scriver d'insonnia, mi si chiudono gli occhi dal sonno.

postato da aitan | 02:27 | Permalink | commenti (20)





sabato, 09 luglio 2005
 

Mehr Licht. Zuviel Licht.
 
Quando arrivò lei, una luce nuova si irradiò sulle nostre vite, e tutto fu più chiaro: cose e case, chioschi e chiese, chierici e laici... Quando arrivò lei, nulla fu più lo stesso, ed anche le ombre che si allungavano dai nostri corpi cominciarono a risaltare di nuovo nitore. (In verità, io fin dal principio mi resi conto che qualche forma cominciava a dissolversi fino a scomparire. Ma non dissi una parola... Come avrei potuto, di fronte a tanto indicibile fulgore?)
Dopo, ci fu chi prese l'abitudine di tirare avanti con le mani serrate davanti agli occhi; non so bene se per non abbagliarsi o per non sapere. E intanto lei si aggirava impassibile nei dintorni del vuoto che ci pervadeva. Il maledetto vuoto che fino a quel momento ci aveva lasciato trascorrere le nostre esistenze in una fluidità di cui non percepivamo la magnificenza e la portata.
Quando arrivò lei, io non esitai a benedire il dio che qualche giorno dopo, primo tra i primi, avrei maledetto e maledico ancora dall'alto di questa collina piena di mugugni e voci tra le quali chissà se potrai mai distinguere la mia. Questa che se l'ascolti ti parla ora e ti mette in guardia dalla luce e lo splendore.
Lei arrivò in un giorno di maggio. E fu come un'illuminazione. Di colpo, capii che la mia vita non poteva avere altro senso, e mi avvicinai ogni giorno di più, lungo un itinerario rotatorio, una spirale poggiata su un piano inclinato che scivolava dritta al punto fulgente che era la luce del mio cammino. E ad ogni passo un'estasi di calore e sudore, ad ogni passo un passo oltre, verso il risveglio della mia anima sopita e la messa a fuoco dei miei occhi pigri. Un passo e un passo oltre, verso la comprensione di tutto ed ogni cosa. Cammino curvo della perfezione.
Il solo pensiero mi dà brividi che scuotono il vento e lasciano crepitare le foglie. Ascoltate uomini viventi il culmine e la fine di tanto sovrumano amore! Ascoltate la tragedia incastonata tra le righe di tante fiammelle e bagliori!
Io pieno, finalmente appagato, un passo, ancora un passo e un passo oltre, sentivo di essere alle soglie del raggiungimento. E lei lì ferma, imperterrita, luce pura e primo motore.
L'ultimo dei miei passi fu l'attesa di un sorriso che non arrivò e un abisso di solitudine. In un lampo mi sentivo di nuovo incompiuto e inappagato. Ma fu la puzza di bruciato a distrarmi dal cammino e dalla meta.
Quando abbassai lo sguardo, i miei piedi stavano già prendendo fuoco e le fiamme risalivano lungo il mio ventre verso il collo e la testa.

gaetanovergara (c) 2005

Wo viel Licht ist, ist starker Schatten  / Dove la luce è molta, più cupa è l'ombra
(Johann Wolfgang von Goethe, "Götz von Berlichingen" - I atto)


postato da aitan | 20:11 | Permalink | commenti (17)





sabato, 02 luglio 2005
 
290605 - Frammenti fra denti stretti e genti distratte
(con fantasticheria finale e appendice promozionale)


Qui si stanno sgarrupando i tetti
e noi arranchiamo e sgomitiamo
come se niente fussi o fussi stato

Qui si sta sfaldando tutto
e noi portiamo il capo verso i lidi
Ansiosi di infossarlo nell'arena

'Nu popolo 'e strunze
con modi da struzzo

Un popolo di struzzi
e 'na maniata 'e strunze

Il popolo distrutto
cercherà vendetta
per allievar la pena

Il popolo distrutto
invaderà il campo
ed entrerà in scena



020705

Stasera parto per Madrid, e ci resterò un bel po'.
Ma credo che anche dalla capital borbónica tornerò spesso qui, in questo e nei vostri non-loci.
Epperò, prima di decollare da questa sponda, voglio lasciarvi un modesto suggerimento, come un vecchio zio che nell'atto di allontanarsi ci ammorba col suo ultimo consiglio che resta nell'aria anche quando il suo corpo è già imbarcato altrove.
Un suggerimento per chi porti la sua testa verso altri lidi, ma senza l'intenzione di sprofondarla nella sabbia o nella terra umida; un suggerimento per chi voglia riempire di lettura un po' del tempo trascorso sotto l'ombrellone o sdraiato nell'ozio di questa lunga estate che presto finirà.
Dunque, il  suggerimento.

Recatevi all'indirizzo alfar.splinder.com e stampatevi le pagine della magmatica storia senza titolo, senza scansioni in capitoli e senza chiare coordinate che racconta le epiche, squallide ed esaltanti vicende di Muzzaré-Odisseo e di suo padre Diego Armando nato nell'anno del primoscudetto.
La narrazione è sparsa in vari post che vanno dal 6 settembre del 2004 all'altroieri; e non è ancor conclusa. Magari potreste anche cominciare dalla fine.
Riconoscerete le prime parti del blog dedicate a questo Odisseo di Secondigliano da formule tipo:
- Goccia dopo goccia, eterna estate calda, qui nella penombra c'è un bambino e impara.
- Gutta, guttae, guttae, il bambino impara...
- Gutta, guttae, impara...    
I personaggi che si avvicendano nel narrato sono (e di certo me ne dimentico qualcuno):
- i già citati Muzzarè e Diego Armando
- Amigdala, puttana nigeriana
- Ciore di Maggio, puttana brasiliana
- lo zio Renato, babiere
- L'agente Digos Decio Rupe e i suoi luogotenenti Lunco e Brunco
- il pusher Toni Zizzu
- il piccolo Ciccillo da Secondigliano
- la carnale Dolores Obsessiòn
Lo stile è è fluido e avvolgente, ma la costruzione lessicale infarcita di forme dialettali, gergo camorristico, lingue straniere e cultismi implica qualche sforzo (che per certo vale la pena affrontare).

Poi, mi farete sapere. Oppure, meglio, farete sapere direttamente a lui.

postato da aitan | 09:38 | Permalink | commenti (17)