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giovedì, 28 aprile 2005
II PARTE - Capitolo LXXVChe tratta di tutto quello che Cide Hamete Ben-Engeli non disse e giammai avrebbe potuto dire.
Dopo che il notaio prese atto di come Alonso Chisciano il Buono era trapassato da codesta presente vita, il baccelliere, il barbiere ed il curato se ne andarono alle loro dimore, senza aggiungere neanche una parola che potesse infrangere quell'immenso silenzio.
Nella stanza rimasero solo il fedele scudiero ed i resti del vecchio Chisciotte.
Sancio si avvicinò guardingo al capezzale del letto.
L'ingegnoso idalgo si sporse dalle lenzuola e sussurrò:
- Siamo di nuovo soli?
Lo scudiero emise un lungo sospiro e fece di sì con la testa.
- Allora, cosa aspetti? Sella Ronzinante, è il momento di mettersi a buscare nuove avventure.
Sembrava a Chisciotte che tutto quel tempo in cui si attardavano era sottratto al mondo ed a coloro che in esso erano bisognosi di favore e protezione. E vieppiù temeva che potessero tornare la serva e la nipote che erano andate a disporre esequie degne del suo buon nome.
- Che Iddio ci aiuti! Ed ora, cosa faremo? - sbottò Sancio.
- Per prima cosa, ammazzeremo l'arabo che va contando le mie imprese in ogni dove, poi torneremo a disfar nuove offese e a raddrizzar torti, com'è lodevole costume di tutti i buoni cavalieri erranti, e proteggeremo i bisognosi dai ripetuti assalti della realtà, come è giusto che sia e sarà.
Il buon Alonso Chisciano, pensava che, morto l'arabo, nessuno più avrebbe avuto l'ardore di scrivere con penna di struzzo volgare e mal temperata le imperiture prodezze del cavaliere senza macchia e dalla triste figura. Ma io non sono certo che così fu o sarà.
gaetano vergara © 2005
[ Nel post precedente è possibile leggere la versione originale spagnola e qualche piccola spiegazione (oltre ad un interludio tanguero pseudo-pubblicitario)]
sabato, 23 aprile 2005
Giornata internazionale e rappresentazione glocale
Oggi, in molte parti del mondo, c'è qualcuno che sta celebrando la Giornata internazionale del Libro e l' anniversario della morte di Cervantes leggendo passi del Chisciotte.
Le avventure del cavaliere errante e di Sancho mi hanno accompagnato in diverse fasi della vita facendomi divertire ed alimentando il mio desiderio di leggere per stare lontano dal mondo e comprenderlo meglio.
Purtroppo, al momento, non ho molto tempo; ma ho deciso di buttarmi ugualmente nel flusso dell'evento trascrivendo qui sotto una mia ignobile continuazione del capolavoro cervantino.
Intanto, approfitto dell'occasione per spiegare che la (momentanea) mancanza di tempo è dovuta al fatto che sabato prossimo, intorno alle 9 di sera, debutta il recital
Alma Tanguera - Musica e parole da Gardel a Piazzolla.
Uno spettacolo sul tango, senza alcuna ombra di danza.
Sul palco, tre valenti musicisti ed un tipo strano (io) che ripercorre un itinerario emotivo fatto di cronache, interpretazioni e versi tratti dalle più importanti canzoni dello sterminato repertorio rioplatense. Lo spettacolo si tiene al Teatro Lendi di Sant'Arpino nell'ambito della manifestazione Pulcinellamente. Il teatro è dotato di un palco grandissimo. Una sorta di cattedrale nel deserto di quelle tipiche dei sud di tutto il mondo.
Ho paura che la mia voce non sia adeguata a reggere l'evento. Ma mi consola il fatto che il tango sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti. E poi i musicisti con cui ho l'onore di condividere il palco sono veramente molto bravi.
Ve li presento; sono (in ordine di capelli bianchi):

Antonio Volpicelli (clarinetto soprano)

Francesco Volpicelli (clarinetto soprano e clarinetto basso)

Francesco Di Giuseppe (chitarra classica).
Ma ora vi saluto, ho le prove.
E vi lascio col mio Quijote apocrifo.
II PARTE - Capítulo LXXVQue trata de lo que Cide Hamete no dijo Después que el escribano dio por testimonio cómo Alonso Quijano el Bueno había pasado desta presente vida, el bachiller, el barbero y el cura se fueron a sus casas, sin el ánimo de decir ni siquiera una palabra que pudiera romper aquel grandísimo silencio.
En la habitación quedaba sólo el fiel escudero y el viejo Quijote de cuerpo presente. Sancho se acercó circunspecto a la cabecera de la cama. El ingenioso hidalgo se asomó de las sábanas y le preguntó: -¿Estamos otra vez solos? El escudero después de haber dado un gran suspiro, dijo que sí con la cabeza. -Pues, ¿qué esperas? Ensilla a Rocinante, es la hora de volver a buscar aventuras. Le parecía a Quijote que todo el tiempo que allí se tardaba era quitársele al mundo y a los en él menesterosos de su favor y amparo. Y también temía que pudieran volver el ama y la sobrina que habían salido para prepararle un entierro digno de su gloria.
-¡Váleme Dios!, y ¿qué haremos, ahora?- replicó Sancho. -Primero, matar al árabe que va contando mis fazañas por todas las cuatro partes del mundo, luego volver a deshacer todo género de agravio, enderezar tuertos, castigar alevosías y proteger a los menesterosos frente a los repetidos asaltos de la realidad.
Luego de la muerte del árabe, ya ninguno se atrevería a escribir con pluma de avestruz grosera y mal deliñada las nuevas proezas del valeroso caballero.
gaetano vergara © 2002
[testo riformattato a prove ultimate]
martedì, 19 aprile 2005
cronache conclavizie con citazione colta conclusiva
il buon cristiano pecca, spacca e impicca
e aspetta il rintocco della romana mecca
habemus papam!
habebimus pacem?
<°(((-----<
citazione colta:
Volevo un gatto nero, nero, nero,
mi hai dato un gatto bianco
ed io non ci sto più.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
siccome sei un bugiardo
con te non gioco più.
di Franco Maresca, Armando Soncillo, Framario
cantata da Vincenzo Pastorelli allo Zecchino d'oro del 1969
giovedì, 14 aprile 2005
Inter-ludio in forma di fantasioso funeraleSe una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà - fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà - vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione.
Gianni Rodari, La Grammatica della fantasia
Un quarto di secolo fa, giusto un quarto di secolo fa, moriva Gianni Rodari. Io, che in un'altra vita ho fatto l' animatore teatrale, mi sono formato sui suoi testi come il francescano sui Fioretti ed il gesuita sugli Esercizi spirituali di padre Ignacio. Stamattina mi va di ricordarlo proponendovi un paio dei suoi immaginifici esercizi di spirito e di stile. Dunque, bando alle ciance; la prima lectio brevissima si basa sul binomio fantastico, la spina dorsale della grammatica di Rodari. Si tratta di mettere insieme due parole che apparentemente non hanno legame tra loro, ma possono stimolare la nostra immaginazione ed invogliarci a inventare una storia. La tecnica ormai è arcinota e tante volte è stata utilizzata anche nella blogosfera. Il principio è che la parola singola agisce (...) solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell'abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare. Occorre, però, una certa distanza tra le due parole, occorre che l'una sia sufficientemente estranea all'altra, e il loro accostamento discretamente insolito, perché l'immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (…) in cui i due elementi estranei possano convivere. [*] Similmente, la tecnica dell' ipotesi fantastica si basa sulla classica domanda "Che cosa succederebbe se...", per formulare la quale si scelgono a caso un soggetto e un predicato. La loro unione fornirà l'ipotesi su cui liberare la nostra imaginazione. Per esempio, - Sia il soggetto Reggio Emilia e il predicato volare: Che cosa succederebbe se la città di Reggio Emilia si mettesse a volare? - Sia il soggetto Milano e il predicato circondato dal mare: Che cosa succederebbe se improvvisamente Milano si trovasse circondata dal mare? Ecco due situazioni all'interno delle quali gli avvenimenti narrativi si moltiplicano spontaneamente all'infinito. Possiamo immaginare le reazioni di persone diverse alla straordinaria novità, gli incidenti di ogni genere cui dà luogo, le discussioni che sorgono... Altre ipotesi esemplari ci invitano a pensare: - Che cosa succederebbe se un coccodrillo bussasse alla nostra porta chiedendoci un po' di rosmarino?- Che cosa succederebbe se il nostro ascensore precipitasse al centro della terra o schizzasse sulla luna?Niente impedisce, del resto, di provocare l'impatto con la realtà per mezzo di ipotesi più impegnative. Per esempio: - Che cosa succederebbe se in tutto il mondo, da un polo all'altro, da un momento all'altro, sparisse il denaro?Un tipo particolare e molto produttivo di ipotesi fantastica si ottiene formulando ipotesi di sottrazione. Nello specifico, Rodari distingue due casi di sottrazione: la scomparsa e lo smarrimento. - Esempio del primo caso: Scompare la luna. (Perché? Dov'è finita? Chi la ha rapita? Che cosa ci costerà riaverla?). Altro esempio: Una mattina alle dieci, a Milano, scompare la carta (cioè sparisce ogni tipo di carta, da quella delle banconote a quella del rotolo igienico). Conseguenze della scomparsa. Suo significato. Provvedimenti. Soluzione del dramma. - Esempio del secondo caso: Il signor Tizio, tornando da una passeggiata, si accorge di aver perduto un orecchio. O una scarpa. O la memoria del suo indirizzo di casa . (...) Che senso può avere un gioco del genere? Ma proprio il contrario di quel che sembra: se immaginiamo un mondo senza carta scopriamo, come fosse la prima volta, tutti gli usi della carta, tutte le azioni e situazioni umane che si reggono sulla carta. La forma di queste storie è proprio quella della ricerca.Ora tocca a voi. Cominciamo con qualche ipotesi fantastica e di buon auspicio. I Esercizio - Ipotesi fantastica- Che cosa succederebbe se, da un momento all'altro, tutte le forme di pubblicità e propaganda diventassero invisibili e mute.II Esercizio - Ipotesi fantastica, sottotipo della sottrazione- Scompaiono gli avvocati dal governo, dal parlamento e dal senato...III Esercizio - Ipotesi fantastica, sottotipo dello smarrimento- Berlusconi, tornando da un lifting, si accorge di aver perduto l'audience ed il consenso...In conclusione, vi propongo una terna di binomi fantastici su cui esercitare la vostra immaginazione IV Esercizio - Binomio fantastico- montone / Montecitorio- Berlusconi / Minerva (la dea della sapienza e dei cerini) - Bush / colombaLa chiave consiste nel cominciare a pensare che cosa potrebbe unire in una storia le due parole scelte. Non preoccupatevi se apparentemente non hanno nulla in comune. Proprio in questo consiste la sfida. L'immaginazione trova sempre la sua strada. [*] In fondo, alla base c’è la classica figura dell’ossimoro che Rodari utilizzò anche per il titolo dell suo saggio più famoso, La Grammatica della fantasia (1973). Proprio da questo testo sono tratte la maggior parte delle citazioni di questo post, anche se non mancano brani tratti da Novelle fatte a macchina (1973) ed Esercizi di fantasia (1981).
martedì, 12 aprile 2005
Se cerco un'altra parola per dire arcano, trovo soltanto la parola Praga [...]. Non cessa mai di ammaliare coi propri incantesimi [...]. Non andarvi se cerchi una felicità senza nuvole [...]. Praga non molla nessuno di quelli che ha catturato.
(frammenti tratti da
Angelo Maria Ripellino, Praga magica, 1973,
parte I, § 3)
In concomitanza con un viaggio a Praga di un gruppo di miei alunni, ho rievocato sul blog didattico che gestisco un breve viaggio nella capitale della Repubblica Ceca che ho fatto tra il 2003 e il 2004 (mi trovavo in Germania, ed andai a trascorrere lì Natale, Santo Stefano, la notte di San Silvestro e i primi giorni del nuovo anno).
Se qualcuno fosse interessato a paragonare la sua Praga con la mia, può andarsi a leggere queste impressioni di viaggio rese, per ovvi motivi didattici, in lingua spagnola. Sono solo brevi schizzi. Per chi volesse addentrarsi nella vita praghese consiglio un grande libro di Angelo Maria Ripellino, insigne poeta e sensibile slavista troppo poco ricordato dai diffusori della cultura italiota. E già che ho aperto il rubinetto paternalistico e fraterno dei consigli, ne approfitto per indicare a tutti gli appassionati di teatro che non l'avessero ancora letto un altro bel saggio di Ripellino dedicato ai maestri della regia nel teatro russo del primo '900.
Il libro cecoslovacco si chiama Praga Magica, quello russo Il trucco e l'anima.
giovedì, 07 aprile 2005
Appena rientrato da 5 ore di Valchirie belle, noiose, anacronistiche, atemporali, moderne, intense e a tratti esaltanti e ben messe in scena al Teatro San Carlo di Napoli, mi riprometto di riparlarne quando avrò fatto un po’ pace col tempo ed avrò lasciato opportunamente sedimentare il magma di sensazioni misto al sonno che mi assale ora.
martedì, 05 aprile 2005
 modesta visione di uno stilita infedele di tratti agnostici morto un pappase ne fa un altro, questo è certo, è il destino di ogni casino (dove i politici gestiscono la cosa pubblica come una casa privata ed asservono le puttane con stipendi da fame; poi ogni tanto cambiano colore e si ha l'impressione che siano diventati altri sotto la pelle maculata dell'avito pappopardo che resta sempre uguale e ferino) morto un papala sua santità si mette in fila ed attende di trasferirsi nel nuovo eletto; così pare che sia, lo dicono pure alla tivvù esperti, beghine e cardinali e la tivvù intanto blatera e blatera riempiendo di lacrime e notizie gli spazi vuoti che nessuno sa riempire un monopolio di emozioni che insabbia le elezioni (magari dalle urne potesse davvero venire fuori un cambiamento anche per te e per me che, religiosi, torniamo a spegnere il televisore; ma questa è un'altra storia, anche se sembra sempre uguale la china e la speranza che è sempre l'ultima a non farci disperare)
domenica, 03 aprile 2005
Per l'Amore di Dio e degli Uomini che lo ricreano nella Storia
Dopo lunga e teletrasmessa agonia, è morto il papa che quando lo annunciarono ed io ero bambino credemmo di pelle scura come la madonna di Cracovia.
Seguono scrosci di applausi prima timidi poi lunghi, di quelli che dichiarano "noi-siamo-qui" agli occhi delle telecamere di tutto il mondo irradiato di antenne.
Una manciata di secondi dopo suonano a morto le campane di San Pietro. Ma ormai non è più di quella piazza il silenzio.
Io che grazie a dio sono ateo quanto Luis e che, come Erri, quando leggo il libro credo alla storia più che allo scrittore, io, dicevo, so da duemila anni che morto un pappa se ne fa un altro, figuriamoci un papa.
Per carità, nessuno si senta offeso, è nell'ordine delle cose e nell'ordito delle vite che tutti si torni polvere; e non poteva essere risparmiato neanche l'arcinoto morituro su cui riversavo tutta la mia pietà già prima che smettesse gli abiti bianchi e tornasse il Wojtyla di nome vagamente africano che avevamo visto candido candido affacciato alla finestra dei nostri video. (Che fossero questi i patti, lo sapevamo tutti.)
Forse il prossimo avrà la pelle nera e toccherà a lui l'abbattimento delle mura d'Occidente. E magari vivremo il tempo per assistere ad un altro scisma o alla dissoluzione dell'esistente. Ma è più probabile che per te e me non cambi niente. E qualche volta ho il coraggio di pensare che sia meglio così. Poi però mi ravvedo. E torno a spegnere il televisore.
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