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domenica, 27 febbraio 2005
Napoli, Sabato 26 Febbraio, "Galassia Gutenberg".Se il blog diventa un libroScrivere fuori o dentro la rete?Moderato dibattito con interventi di Jacopo De Michelis, Giuseppe Granieri, Flaviano Fillo (Herzog), Loredana Lipperini, Vittorio ZambardinoSala buia, palco illuminato. Troppa luce sulla faccia di Herzog, e la sua sagoma elegante si proietta sullo schermo su cui un po' nervosamente passano in rassegna i blog dei relatori ed altre contigue pagine citate nel corso della serata. L'eroe di Sacripante sta seduto fuori dal tavolo. Gli unici piedi che possiamo vedere sono i suoi. Dunque proprio lui, lo strenuo difensore della pubblicazione dentro la rete, è quello fuori; gli altri quattro, sostenitori più o meno convinti del rapporto osmotico tra il dentro e il fuori, sono dentro, o meglio dietro, questo tavolo concreto e metaforico. Fuori, completamente fuori, anche la presentatrice dell'incontro, Serena Gaudino. Va bene, va bene, ho capito, non riuscite a seguirmi, mi spiego meglio e passo ad un resoconto più freddo e distaccato. Allora. Cominciamo a dare un ordine crono-logico agli eventi. Il taglio narrativo sarà di tipo autobiografico. Ma la voce narrante sarà quella di un freddo testimone degli eventi (eccetto nelle parentesi dove faranno capolino di tanto in tanto le opinioni e le emozioni del narratore intradiegetico). Veniamo ai fatti. Ieri ho trascorso un giorno intero a Galassia Gutenberg a sproloquiare e sentir dire di blog. Al mattino ero tra i relatori, di sera tra il pubblico in penombra. Del mattino, potete leggere altrove e non mi sembra il caso di dilungarmi su questa pagina (anche perché si trattava pur sempre di lavoro; e lo dico con tutta la passione che si può riservare a questa parola ed all'agglomerato di persone che lo rappresentano). Qui vi parlerò della sera. Il titolo del dibattito era " Scrivere dentro o fuori la Rete?" e costituiva il seguito ideale di un incontro tenuto sempre nell'ambito di Galassia Gutenberg lo scorso anno ed intitolato " Blog: come cambia la scrittura nella rete" (ne lasciai un'impressione a caldo il 15 febbraio 2004 ed una un po' più tiepida un paio di giorni dopo, quando i 10 lettori che ora seguono questa pagina erano 2 o 3). Dunque, ieri, oltre al già citato Herzog, c'erano a parlare (da sinistra verso destra): Vittorio Zambardino, Loredana Lipperini, Giuseppe Granieri e Jacopo De Michelis. Tutti a cercare di dare risposta all'interessante quesito posto dalla Gaudino. E tra le righe spuntavano come funghi altri quesiti altrettanto problematici (e più o meno velenosi): - può un blogger farsi scrittore di libri? - un post ben riuscito avrebbe la stessa valenza su carta stampata? - cosa succede se chi scrive libri o articoli giornalistici trasferisce i propri testi sulla rete? - lo specifico della scrittura cambia dal passaggio dall'uno all'altro canale di comunicazione? - nella pubblicazione dei testi in rete sono davvero scomparsi i guardiani della soglia o si sono solo spostati? - può un blogger uscire dalla rete e rivolgersi all'editoria tradizionale senza perdere l'identità e le caratteristiche del suo linguaggio? - che cosa è la letturatura? che rapporti ha con la vita? si vive per raccontarlo, per bloggarlo o perché (per fortuna) non si è ancora fermato il cuore? (Caspita, s'è fatto tardi, ho un impegno, continuerò domani, dopodomani o mai. È una promessa).
lunedì, 21 febbraio 2005
Un altro modo è possibile (11 imperativi categorici più 1ovvero come dare i numeri e distrarsi dal clamore)Siccome 6 sì come 6 sii come 6 o non essere. Poi, libera la mente e getta via il tuo telefonino (avrai più tempo per la solitudine). Lascia perdere dogmi, cir-convenzioni e 7. Non inseguire rialzi al 3% né variazioni del PIL. Diffida delle opinioni che si basano sul 50 per 100 più 1, a volte possono anche essere giuste, ma non certo per quel 51. Non aver paura di navigare controcorrente e senza il favore dei 20. Tieni spenta la TV o guardala a voce ammutolita e sottofondo mingusiano. Compra qualche libro col denaro con cui insegui il 53 ed altre uscite riottose. Vendi l'auto e prendi un contrabbasso (o un trombone, se hai abbastanza fiato). Chiama altri 2 compagni e forma un terzetto. Con altri 5 sarete un ottetto (uhau, un ottetto; un ottetto ossesso, splendido figlio dell'8 palindromo). Ancora altri 8 o 9 e sento già una piccola orchestra risuonare nella stanza. L'Unione fa la forza (ma chi fa da sé... è trinitario..., vabbé, a questo ci penso domani o tra 2 o 3 secoli che tanto finché c'è vita c'è sp...). In-somma: Un altro modo è possibile, poi, magari, un altro mondo seguirà. XII (e ultimo, lo giuro sulla trinità (ex pluribus unum)) non applicarti troppo sul perimetro e neanche sulla superficie, è solo un'immagine simbolica e insignificante come la vitache così è se così deve essere
martedì, 15 febbraio 2005
Vota il tuo testicolo giallo preferito(una bieca campagna promozionale simbolica e insignificante come la vita)
Mi piacerebbe sapere quale dei 9 minitesti a sfondo giallistico pubblicati dal 25 gennaio allo scorso 9 febbraio ha la preferenza dei miei 10 lettori. Come capita sempre sui vostri schermi quando incappate in questa pagina, il gioco proposto implica una sana perdita di tempo che non garantisce alcun premio finale né prevede vincitori e vinti (qui spero che mi diciate che il premio è nella lettura; che il gioco consiste nel giocare; che già vi appaga il piacere di trascorrere con me qualche minuto - per quanto virtuale. Se poi non volete dirmelo, a me basta che lo pensiate. Anzi mi accontento di continuare a pensare che qualcuno lo possa pensare).
Dunque, bando alle ciance, se volete contribuire a soddisfare questa mia innocente curiosità, (ri)leggetevi le 9 perline ed esprimete in un commento la vostra preferenza.
Trovate
- in un post del 25 gennaio i primi due testicoli;
- cinque giorni dopo i testicoli III, IV e V;
- il 9 febbraio i restanti 4 testicoli.
Colgo l'occasione per chiarire che l'idea di definire testicoli questi testi brevi (ed altri che andrò via via pubblicando con altri colori) nasce, oltre che dalla consapevolezza di avervi fatto due palle, anche dalla speranza che queste minuzie, che vorrei avessero la perfetta compiutezza della sfera, possano lasciare germinare in voi sensazioni e idee di più considerevole consistenza e dimensione.
mercoledì, 09 febbraio 2005
Testicoli gialli - Terza ed ultima parte
Ecco altri quattro testicoli gialli, gli ultimi della serie ispirata alla raccolta di Zop.
(Si tratta ancora una volta di traduzioni di alcune delle minificciones che ho scritto negli scorsi anni in lingua spagnola per Ficticia).
VI
Finale forzato e senza virgole
Mi ammazzo per concludere la storia nel rispetto della volontà del mio autore che ha fretta di spappolarsi le tempie.
gaetano vergara © 2003
Versione originale: Final forzoso y sin comas
VII
Circolazione sanguinea
Oggi la povera Justina si è spenta nel padiglione dei malati terminali della Clinica "San Gennaro".
Dicono che un anno fa, mentre pregava per la vita del figlio, vide lacrime di sangue sgorgare dalla statua del patrono. Colma di fede e speranza, si avvicinò a quegli occhi di pietra, accarezzò il prezioso liquido e si baciò ripetutamente le dita.
Ancora non sapeva che il suo Paquito era crepato dopo aver spruzzato l'ultimo sangue della sua siringa sulla faccia impietrita del santo.
gaetano vergara © 2003
Versione originale: Circulación sanguínea
VIII
Sospiri d'amore
- È molto che aspetti?
- Tutta la vita... È tutta la vita che ti aspetto. E lo soffocò nel silenzio di un tenero abbraccio.
gaetano vergara © 2003
Versione originale: Suspiros de amor
IX
Delitto senza colpa
Le chiesi un bacio e non me lo negò. Le dissi che volevo il suo culo e non rispose. Forte della convinzione che chi tace acconsente, le saltai addosso e la presi con furia e passione.
Che cazzo ne potevo sapere che era sorda dalla nascita?
gaetano vergara © 2004
Versione originale: Delito sin culpa
domenica, 06 febbraio 2005
Interludio con parole e immaginiPensieri della seconda faccia esiste la mia verità, esiste la tua verità ed esiste la verità, la quale ultima coincide con la prima
mercoledì, 02 febbraio 2005
Show Case di Pippo Pollina
 Ieri ho assistito alla Feltrinelli di Napoli ad un concerto-intervista di Pippo Pollina moderato da un collaboratore del compianto Repubblica Musica (al momento mi sfugge il nome di questo giornalista: Federico Vacalebre? Ernesto Assante?, Gino Castaldo sicuramente no, perché Castaldo me lo ricordo). In realtà, ci ero andato più che altro per curiosità e per far piacere alla mia amica Aitana che conosce di persona questo cantautore siculo-europeo e ne segue da Buenos Aires le imprese artistiche. Io, invece, delle composizioni di Pippo Pollina ho poca esperienza. Avevo ascoltato qualcosa del suo primo gruppo, gli Agricantus; ricordavo una canzone che aveva registrato qualche anno fa con gli Inti Illimani; sapevo di collaborazioni con Battiato e Nada ed avevo sentito parlare e letto qui e là del suo successo fuori patria (da quello che ho capito, dopo un lungo girovagare per il mondo, Pippo Pollina risiede da un decennio a Zurigo). Ma non potevo certo annoverarmi né tra i suoi aficionados né tra i suoi più moderati conoscitori. Tuttavia, mi ha fatto piacere trascorrere un paio di ore ascoltandolo parlare, suonare e cantare. Ne è venuta fuori una bella figura di " provinciano universal" capace di innamorarsi di tutto ed assorbire culture di varia provenienza con sensibilità e spirito critico. Mi è piaciuto ritrovare in lui quell'urgenza di riscontrare negli altri una parte di noi stessi di cui tante volte ho parlato su queste pagine, soprattutto in riferimento alla musica. Ma più di ogni altra cosa ho avuto modo di conoscere una persona simpatica e consonante con certe mie corde razionali, emotive e civili. Allo show-case (insisto a chiamarlo con questa definizione inglese perché così lo hanno presentato ieri ed aggiungo, per i non anglo-parlanti, che questo termine corrisponde all'italiano vetrina, bacheca, mostra-spettacolo), Pollina ha presentato 4 brani dell'ultimo cd (album che nel momento in cui scrivo mi fa da colonna sonora) in versione minimale (due al piano, due alla chitarra). Ho particolarmente apprezzato un testo cantato in italiano e in spagnolo: si intitola Il pianista di Montevideo ed è dedicato ad un musicista uruguayano che PippoPò aveva sentito suonare all'Hotel Palace di Ginevra mentre i clienti dell'albergo chiacchieravano amenamente fregandosene delle sue raffinate interpretazioni (e tra le note sento risuonare certe atmosfere che ricordano Gardel, Pugliese e Aníbal Troilo). Ma è stata l'esecuzione dell'ultima canzone quella che mi ha fatto sentire particolarmente compiaciuto, come quando ti trovi a condividere i medesimi gusti con una persona or ora incontrata al bar e che già ti sembra di conoscere da sempre. L'esecuzione in questione è stata quella de La ballata della moda, una canzone poco nota di Luigi Tenco, che ricordo in un vecchio vinile in cui il grande cantautore genovese interpretava brani suoi, di De Andrè ( La ballata dell'eroe), di Jannacci ( Passaggio a livello) e perfino una versione italiana del dylaniano Blowing in the wind (che poi avrebbero cantato anche nelle chiese e negli oratori). Sul cd, intitolato Bar Casablanca, le canzoni suonano ancora meglio, soprattutto quelle impreziosite dai fiati di Javier Girotto (eccelso sassofonista e polistrimentista argentino residente in Italia da almeno 15 anni e fondatore degli Aires Tango). Aggiungo che è stata molto interessante anche l'intervista che intervallava l'ascolto dei brani. Si è parlato della difficoltà di trovare spazi musicali in una città come Napoli; dei problemi di diffusione culturale in un paese sempre più omologato ai gusti delle tv governative; delle carenze strutturali della Kultur-Industrie nazionale; del paradosso della ciurma governativa che si autodefinisce Polo delle Libertà. Si è parlato dell'esigenza di confrontarsi con altre culture partendo dalle proprie radici; dell'amore per l'America Latina; delle esperienze formative di Pippo Pollina, dai viaggi alle letture ed all'impegno civile; del potere unificante della musica; degli istanti di felicità che si possono provare suonando. Si è parlato di Sicilia; di mare e di mafia; di un progetto cinematografico di prossima uscita in Svizzera; dei rapporti tra canzone e letteratura; della differenza tra il suonare utilizzando strumenti elettronici o battendo su pelli, corde e tasti capaci di vibrare in consonanza con l'impeto del musicista. L'incontro si è concluso con un paio di domande che mi piace lasciar campeggiare da queste pagine: da cosa dipende la maggiore apertura culturale delle popolazioni del centro Europa; perché un cantautore come Pippo Pollina si trova a fare l'emigrato di lusso a Zurigo ed esplica fuori dall'Italia la parte più cospicua della sua attività artistica?
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