|
domenica, 30 gennaio 2005
Testicoli gialli - Seconda parte
Sull’onda dei micro- e minigialli raccolti sul suo blog da Zop, pubblico qui sotto altri tre testicoli gialli (anche in questo caso, si tratta di traduzioni di alcune delle minificciones che ho scritto negli scorsi anni in lingua spagnola per Ficticia).
III
La sorpresa
“Per evitare sorprese, devi sempre aspettarti tutto da tutti ", disse suo padre prima di trafiggergli il cuore con la forchetta ancora unta di un’insalata condita male.
gaetano vergara © 2002
Versione originale: La sorpresa
IV
Reo confesso (rivelazione dall'altro lato) .oihcceps olla imradraug id odom ous li ovatroppos non éhcrep iaccipmi oL
gaetano vergara © 2003
Versione originale: Reo confeso (revelación desde el otro lado)
V
AD 2006: Un’invenzione che nessuno ebbe il tempo di conoscere
L’inventore JL Junior intraprese il suo primo viaggio nel tempo all’età di quarant’anni. Scelse quella meta relativamente vicina per conoscere quel bastardo di suo padre e vendicarsi del suo abbandono. Ma quando raggiunse il 1965, si rese conto che lì non c'era nessun JL Senior.
Deluso, si consolò tra le cosce della puttana che, qualche mese dopo, sarebbe stata sua madre.
gaetano vergara © 2004
Versione originale: AD 2005: Una invención que nadie conoció
giovedì, 27 gennaio 2005
mercoledì, 26 gennaio 2005
Pensa come ti sentiresti domattinase ti svegliassi in un paese dove un mitragliere fosse un costruttore di pace, gli imputati al governo giudicassero i giudici senza assoluzione, i liberali innalzassero veti e proibizioni, i fascisti propugnassero democrazia e libertà, i cristiani avessero una sola guancia, centinaia di occhi e mille denti, i ministri dell'ecologia difendessero cemento e centrali nucleari,  e tu fossi un cinico senza cuore.
martedì, 25 gennaio 2005
Testicoli gialli - I parte
[Quelli che si annoiano nel leggere sproloqui e proclami, possono cliccare qui e saltare direttamente alla lettura dei miei primi due testicoli. Gli altri sono invitati a leggere le righe che seguono, secondo il consueto ordine sequenziale della lettura occidentale].
Da un paio di mesi Antonio Zoppetti raccoglie sul suo blog una raccolta di gialli scritti nel modo più sintetico possibile.
Come tanti progetti di questo instancabile animatore di giochi letterari, anche questa iniziativa mi è sembrata da subito attraente e degna di attenzione.
Ecco perché ho pensato di proporgli qualche traduzione delle minificciones in lingua spagnola che ho scritto negli scorsi anni e che potrebbero ascriversi a questo genere che lui definisce "giallini" (o "microgialli") e che io preferisco chiamare "testicoli gialli". *
Da oggi, dunque, comincerò a pubblicare qui dentro alcune di queste minicomposizioni; poi magari inviterò Zop a verificare se troverà qualche spunto degno della sua microraccolta.
La prima coppia comprende un testicolo biblico ed un omaggio a Max Aub. **
I
All'ombra del primo albero di mele Abele stava pensando come liberarsi di suo fratello; ma Caino fu più rapido.
gaetano vergara © 2003
Versione originale: A la Sombra del Primer Manzano
II
21/07/1972: Un delitto esemplare Domani ucciderò Max Aub. Ma non lo farò apposta.
gaetano vergara © 2002
Versione originale: 21/07/1972: Un crimen ejemplar
*Pienamente consapevole dell'equivocità dell'espressione, li definisco testicoli anche perché credo di aver fatto due palle ai miei lettori più assidui con tutti i testi iperbrevi che vado pubblicando da oltre un anno su queste pagine.
** Max Aub (1903-1972) di padre tedesco e madre francese, nato a Parigi e vissuto tra Spagna e Messico, è l'autore del fondamentale Delitti Esemplari (1957), una raccolta indispensabile per chiunque voglia occuparsi di crimini e racconti brevi.
giovedì, 20 gennaio 2005
Le tre tigri dell'Eu-frate
È una giornata priva di qualunque valido motivo. Uno di quei giorni monotoni che non riesco neanche ad arrabbiarmi. È un giorno di pioggia lenta e persistente che annacqua ogni volontà residua di scendere in strada. Tanto ogni posto è lo stesso. Adesso. Ma almeno in casa non piove.
Si fossi foco sarei stanco di bruciare, si fossi acqua m'annegherei, se fossi vita... Vita; vita. Dove sei? finita. Sei per sei trentasei, trentatré trentini scesero da Trento. Tutti e trenta... tre tigri contro tre tigri. E l'Eufrate.
Il frate rifiutò categoricamente di collaborare per aiutarla a farla finita, anche se lei continuava a gridare e lo supplicava gemente. Le direttive papali erano chiarissime. L'Enciclica "Evangelium Vitae" non dava adito ad interpretazioni. Fuori pioveva, ma tra le mura dell'ospedale mantenevano la temperatura costantemente calda, e lui sudava. Il letto di ferro cigolava ai contorcimenti della donna. Lui la osserva e si ripassava i semi del rosario tra le mani, uno ad uno. Era ancora giovane. Meno di quaranta anni. Snella e piacente. Doveva essere stata così magra già prima della malattia che la stava consumando. Dio! Dio, perché te le prendi così giovani? e belle. Si avvicinò al letto e le pose la mano sudata sulla fronte. Lei continuava ad implorarlo, a chiedergli qualcosa che l'aiutasse a farla finita. Una capsula, una siringa. Qualsiasi cosa, qualsiasi cosa pur di smettere quel supplizio. Frate Cecco alzò la testa al cielo, chiuse gli occhi, si chinò davanti al letto e distese le braccia poggiando lentamente le mani sul collo e le caviglie della donna. Cominciò ad accarezzarla strusciando maldestramente i palmi come un bambino; su e giù sempre sugli stessi punti di quella pelle ancora liscia e attraente. Aiuto, aiuto, ti prego, aiutami a morire. Ti scongiuro. Abbi pietà di me. Il frate affondò con forza la testa sul grembo della donna e cominciò a sfregare la barba, la bocca, la lingua sulle lenzuola bianchissime. Sudava, sudava di desiderio e calore. Aiutami, dammi una pillola, una capsula, qualcosa che mi tolga di torno! Frate Cecco corse verso la porta. Si fermò un attimo. Un attimo, poi la chiuse a chiave, gettò via il saio e tornò accanto al letto.
Si fossi Cecco come sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre, le vecchie e laide lasserei altrui.
Lei tacque e cominciò a dibattersi, a dimenarsi e a seguire il ritmo di quel corpo irsuto e sfrenato tra grida di dolore o di piacere. Alla fine, le strinse le mani intorno al collo. Forte, sempre più forte. Fino a soffocarla.
Rileggo. Dovrei limare qua e là. Non piove più. Sono pronto a scendere in strada. Abbozzo un finale affrettato.
Fuori aveva smesso di piovere. Frate Cecco si fece il segno della croce, benedisse il corpo della donna e scese in strada. Non era poi così giovane. E neanche tanto bella. Sempre sia lodato!
gaetanovergara (c) 201297
venerdì, 14 gennaio 2005

seguirás el ejemplo del alarife anónimo y extraviarás al futuro lector en los meandros y trampas de tu escritura : [...] captar al intruso ingenuo, seducirlo, embaucarlo, envolverle en las mallas de una elusiva construcción verbal, aturdirle del todo, forzarle a volver sobre sus pasos y, menos seguro ya de su discurso y la certeza de sus orientaciones, soltarle otra vez al mundo, enseñarle a dudar
[Juan Goytisolo, Variaciones sobre un tema fesí, Juan sin Tierra, 1975]
seguirai l'esempio del fabbricatore anonimo e farai perdere il futuro lettore nei meandri e nelle trappole della tua scrittura : […] captare l'intruso ingenuo, sedurlo, imbacuccarlo, avvolgerlo nelle maglie di un'elusiva costruzione verbale, stordirlo del tutto, forzarlo a tornare sui suoi passi e, ormai meno sicuro del suo discorso e della certezza dei suoi orientamenti, scioglierlo di nuovo al mondo, insegnargli a dubitare
[miei disegno e traduzione]
lunedì, 10 gennaio 2005
Dedica sotto forma di ringraziamento
accorato
A tutti quelli che mi
hanno raccolto sul ciglio del davanzale prendendomi per mano e lasciandomi
scendere dal lato da dove ero salito. Ed anche per chi vociava in strada e mi
ha convinto a rientrare senza saperlo e senza conoscermi affatto.
Más allá de la rama más alta
A la sombra de un ciprés,
encontró el sentido de la vida mientras ataba la soga a la rama más alta. Su
ojo cayó en las variedades de colores que se asomaban encima del cerro, pero
sus pensamientos miraban más allá, hacia el horizonte que lo iluminaba de su
inmensidad.
gaetanovergara©220603
(già pubblicato in Ficticia)
giovedì, 06 gennaio 2005
Chorar de barriga cheia. Serenamente.
Ed ora al rientro ti chiederanno (serenamente) come hai trascorso questi giorni festivi e aggiungeranno (in tono mesto) qualche ovvia considerazione (come farne a meno?). Serenamente, dirai, in una tranquilla cittadina del Nord Europa (Bielefeld, North Rhein Westfalia, aggiungerai per chi ama perdersi tra le coordinate).
Serenamente, giocando a carte e scambiando tenere bugie al caldo delle pareti addobbate. Serenamente, frequentando matinée di jazz da camera, design finnico e foto minimaliste rese pleonastiche da troppe spiegazioni. Serenamente, serenamente, facendo shopping in megastore brulicanti di clienti afferrati all'ultimo oggetto (un lettore MP3, un telefonino, un vibratore di grido) che possa riempire i solitari vuoti (quelli che con niente possono essere riempiti). Serenamente.
Serenamente, disegnando un po' ed un po' leggiucchiando (mahoma!, se ti sentisse Juan sin tierra!) e un altro po' (poro-poro-popò) suonicchiando il flauto (mingus!, se fosse qui Thelonious approverebbe il gerundio diminutivo e ti chiederebbe ragione di tante note balbuzienti). Serenamente, inanellando versi che esulano dal tuo ritmo (e sentire che anche tu esuli dal tuo ritmo, in questo scorcio di anno nuovo, vita risaputa). Serenamente, in una sauna stracolma di gente ('cazzo ne potevate sapere che il giovedì era il giorno dell'anziano, con sconto del 30 per cento sull'entrata degli arzilli avventori over 60 (tanti ciondoli penduli e nessuna -o quasi nessuna- vecchina abbastanza sensibile al reklamizzato appello. (Abbastanza sensibile da mettere in mostra le robe mosce, intendi dire, ma eviti la sottolineatura per non offendere la suscettibilità di alcuno))). Serenamente, in mezzo a qualche candido giorno di neve appena macchiato dalla visione di un uomo malfermo e malandato, il corpo prostrato a 90 gradi portati avanti a piccoli passi tremolanti (movesi il vecchierel canuto e stanco, mentre tu ti diverti a scivolare sulle strade ovattate).
Serenamente, serenamente, serenamente, in una notte di capodanno tra tedeschi e brasiliani a parlare d'altro e tornare sull'argomento, chorando de barriga cheia come dalle tue parti si fotte piangendo. Serenamente, a scoprire ristoranti greci, anatolici ed autoctoni (evitando istintivamente quelli malesi, tailandesi ed indonesiani). Serenamente, a cercare note inconsuete nei grandi magazzini o nei negozietti second hand sparsi per la regione (ed incontrare la voce di Greetje Bijma grondante di gemiti, gorgoglii, gioie e grida). Serenamente, passeggiare tra gli enormi sempreverdi ed il silenzio rotto solo dai vostri passi. Serenamente, mentre la TV vi aggiorna sulla catastrofe e dal chiosco della stampa internazionale ogni paese conta le sue vittime (nessuna meraviglia, se tu per primo ti scopri molto più colpito dalla notizia della morte del padre del tuo amico che dalla fine improvvisa delle moltitudini anonime dell'Oriente lontano).
|
|