|
giovedì, 30 dicembre 2004
Schnee (Bielefeld, 281204)
Vista dalla finestra ha qualcosa a che fare col silenzio, la neve.
Cala come calce stanca e restaura il vuoto che mi serve per pensare, la neve.
A sinistra o destra nulla resta da guardare, solo candore lieve.
Come questo foglio bianco prima che lo imbrattassi di parole dense di nonsenso greve, e neve.
mercoledì, 22 dicembre 2004
23.12.97 Racconto di Natale ed Epifania che tutte le feste si porta via
Omnia munda mundis. Ai puri tutte le cose sembrano pure. Pure 'a fessa 'e mammeta.

Il giorno che viene la Befana papà non era in casa. E neanche a Natale. Le calze ce le ha portate zio Carlo. Erano piene piene di caramelle, gomme e cioccolatini. Molto più piene di quelle dell’anno passato, e poi l’anno passato non c’erano le gomme, e a me le gomme mi piacciono molto di più delle caramelle. Come è bravo zio Carlo che ci ha portato una calza piena piena anche a mamma, e invece papà non ci ha fatto mai neanche una calzetta a mamma mia. Io sono molto contenta, però a me la calza di mamma mi piace di più della mia. Non avevo mai visto una calza così. Non era molto grande. Era di plastica come un palloncino, e era tutta tutta trasparente che si vedeva dentro tutto quel ben di Dio. Però non era un palloncino perché non finiva con una forma di melone o di lampadina, ma proprio come un calzino stretto stretto, lungo lungo e tutto dritto. Sembrava una specie di zucchino o di cetriolo pieno di colori per mezzo delle carte delle caramelle, delle gomme e dei cioccolatini che si vedevano dentro. Quando lo zio l’ha cacciato fuori, mamma si è messa la mano sulla bocca e poi ha detto che lui è sempre il solito stronzo. Poi però si è messa a ridere pure lei e ci ha dato un bacio forte forte sulla bocca dello zio. No un bacio come ce lo dà a noi o a papà, ma più stretto e più forte, come quelli che si vedono dentro alle telenovele. Poi lo zio Carlo ci ha messo la mano sul culo di mia mamma e lei lo ha spinto sulla sedia e si è messa a ridere forte forte. Mi sembrava una pazza scatenata. Volevo restare con loro a ridere e divertirmi, però mamma ci ha fatto andare a dormire e lo zio ha detto che potevamo portarci le caramelle nel letto. Io me le sono mangiate tutte quante in mezz’ora, e pure il mio fratellino, e mo’ teniamo un forte male di pancia. Però a me mi sono rimaste ancora le gomme e due cioccolatini che ho conservato per quando viene papà. Ci voglio proprio raccontare che bel Natale abbiamo passato con zio Carlo. Sarà molto contento. Però anche un poco triste perché non c’era anche lui. Chissà zio Carlo che bella calza ci portava pure a papà mio se lui stava con noi il giorno della Befana insieme a tutti quanti.
Ai puri tutte le cose sembrano pure; pure le cosce di Maddalena su cui si strusciarono giudei e romani a legioni; pure le bocche oscure che vomitarono spergiuri e menzogne a profusione; pure le mani dei quaranta ladroni che razziarono città e villaggi senza posa e senza distinzione; pure le anche che si dimenarono tra i sette veli prima della decapitazione; pure Sodoma, Gomorra, Roma e Berlino dopo la deportazione; pure le tue orecchie e gli occhi che cercano un senso e una ragione. Eppure, quante paure negli impuri di fronte allo sguardo innocente dei puri. Lo sguardo innocente dei puri non giudica e non assolve. Lo sguardo innocente dei puri grida nel silenzio. Pace e giustizia in terra per gli uomini. Pure per gli impuri, gli scuri e i gatti senza padrone come te ed i tuoi re.
gaetanovergara © 1997-2004
venerdì, 17 dicembre 2004
Un esercizio di stile in 3000 battute
Lo scorso 14 Dicembre Gabryella ha proposto sulla pagina del Blogrodeo un concorso basato sulla stesura di una “mistery story con delitto”, da elaborare nel rispetto dei seguenti vincoli:
1) la lunghezza del testo contenuta in non più di 3000 battute
2) la presenza in ogni composizione di 6 personaggi (individui, animali, oggetti) il cui nome o la cui professione iniziasse per le seguenti lettere: O, P, L, E, S, T
3) la possibilità che ogni elaborato contenesse, in un punto qualsiasi, la seguente frase: “quando si è escluso l’impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità”.
Inoltre, aveva auspicato che “l’assassino potesse essere identificabile con la vittima o, in alternativa, con il lettore”.
Come in ogni seduta del Blogrodeo c’era un limitato tempo di stesura a disposizione (nello specifico si trattava di 4 ore).
Per me erano disponibili solo i 20 minuti di un break lavorativo. Ma stimolato da tanti vincoli ho voluto cimentarmi ugualmente nell’esercizio di stile.
Purtroppo, però, il webmaster del Blogrodeo ha avuto qualche problema, per cui, nel corso delle 4 ore a disposizione, si è improvvisamente reso impossibile postare le composizioni degli altri partecipanti.
In seguito Gabryela, ha aperto una nuova pagina per continuare il suo PATARODEO. Ed io le ho inviato questa rielaborazione del mio esercizio imponendomi il vincolo di redigerla in giusto 3000 battute.
“L’ORSO ballava sulle note vibranti del PAGLIACCIO. L’ELEFANTE guardava immobile le SCIMMIE che si spulciavano a vicenda. La TRAPEZISTA stirava l’abitino nel quale tra un paio di ore l’avrebbero vista svolazzare nel cielo del tendone.
Tutto sembrava tranquillo. Ma quel giorno non ci sarebbe stata nessuna rappresentazione. Di colpo il frastuono di uno sparo interruppe ogni attività e cambiò il corso di quella giornata. O forse sarebbe stata tutta la loro vita a cambiare da quel momento. Accanto alla gabbia dei leoni, l’illusionista giaceva al suolo con un rivolo di sangue che gli fuoriusciva dalla testa. A pochi passi una pistola ancora fumante.”
A questo punto mi sembra di vederti, caro LETTORE, mentre ti fermi, ti gratti la testa, lasci cadere qualche granello di forfora sul foglio e rileggi il testo virgolettato. Lo so, sei un tipo attento, magari anche un appassionato divoratore di gialli. Il brano ti sembra deja-vu, tutta la situazione ti pare di averla già vista, vissuta o letta da qualche altra parte. Ma sei deciso ad andare avanti. Cerchi elementi o moventi per attribuire l’omicidio a qualcuno dei protagonisti della scena del delitto. Ti è sempre piaciuto anticipare le conclusioni dello scrittore. Ponderi con calma la situazione e ti fermi a considerare che nessuno degli animali avrebbe potuto colpire il povero illusionista; e neanche il pagliaccio e la trapezista ti sembra di doverli ascrivere all’albo dei sospetti: loro erano in tutt’altre faccende affaccendati, lo ricordi bene. E allora cosa ti resta per dipanare l’intrigo? Hai letto da qualche parte, non ricordi bene dove, che “quando si è escluso l’impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità”. Pensi che l’illusionista si sarebbe potuto tirare un colpo alle tempie per togliersi di torno da solo. Oppure magari tra qualche rigo interverrà qualche altro personaggio. Il vero colpevole.
Decidi di riprendere la lettura e cercare conferme alle tue ipotesi.
“Il pagliaccio e la trapezista accorsero sulla scena del delitto, mentre dal tendone fuoriuscivano il lanciatore di coltelli, l’equilibrista, i nani e le ballerine. Dietro, una lunga scia di animali. Qualcuno vide un’ombra allontanarsi nei pressi di una roulotte. Sicuramente si trattava dell’assassino. Gli corsero dietro il pagliaccio ed un paio di nani. Ma riuscirono solo a raccogliere dal fango un foglietto che quel farabutto aveva lasciato cadere nella fuga. Sopra c’era scritto: “L’ORSO ballava sulle note vibranti del PAGLIACCIO. L’ELEFANTE guardava immobile le SCIMMIE che si spulciavano a vicenda. La TRAPEZISTA stirava l’abitino nel quale tra un paio di ore l’avrebbero vista svolazzare nel cielo del tendone.
Tutto sembrava tranquillo. Ma quel giorno non ci sarebbe stata nessuna rappresentazione (…)””
Ora respiri sollevato, lettore mio. Hai sempre odiato il circo e gli inganni degli illusionisti.
Domani dirai in giro che si è trattato di un suicidio e ti inventerai una storia di acrobazie, equilibrismi e tradimenti.
gaetano vergara © 2004
futile ed autoincensatoria aggiunta del 12 Gennaio 2005
Questo esercizio di stile ha ricevuto un paio di righe di recensione sul Corriere della Sera di sabato 8 Gennaio 2005.
lunedì, 13 dicembre 2004
Interludio pre-natalizio
cambio di vocale (8)
Mi
segue,
esegue
e mi dà retta,
giustizia xxxxxxxx
Mi
giudica,
pregiudica
e inverte la rotta,
giustizia xxxxyxxx
Temo che questa sia fin troppo facile. Si tratta di interpretare un pensiero ipotetico e terribilmente verosimile del nostro governante massimo sostituendo gli aggettivi criptati.
Magari potesse risultare altrettanto semplice un cambio di governo (o l'autogoverno di tutti e di ognuno)!
(È possibile verificare la soluzione cliccando sui punti interrogativi ed immettendo la propria proposta).
domenica, 12 dicembre 2004
in-sincerità e in-giustizia
Ha ragione Dell’Utri. Se la giustizia fosse di questo mondo, Berlusconi non sarebbe stato assolto per aver corrotto i giudici (e per aver governato, ingabbiato e intimorito i non irriducibili).


Marcello dixit: ''Se non dovesse andare bene, resterò comunque fiducioso. Non parlerò mai male dei giudici, perché tanto so che la giustizia non è di questo mondo''. (Adnkronos - Palermo, 29 nov. 2004)
Agostino dixit: Bandita la giustizia, che altro sono i regni se non grandi associazioni di briganti? Le bande di briganti non sono forse dei piccoli regni? (De Civitate Dei, IV, 4)
Cervantes dixit: Allá van leyes do quieren reyes. (Proverbio spagnolo tratto dal capitolo XXXVII del Don Quijote)
giovedì, 09 dicembre 2004
FINALE
Le strade di entrambi gli emisferi erano ugualmente deserte. Ad Est e ad Ovest le fabbriche e i negozi avevano interrotto ogni attività. Ovunque i bambini avevano messo da parte i loro giochi e gli amanti si erano allontanati dai loro letti sfatti. Tra 90 minuti, la squadra vincitrice avrebbe esultato. Tra 90 minuti, la gente del Sud si sarebbe riscattata dalla sua sottomissione o quelli del Nord avrebbero confermato il loro strapotere. Tra 90 minuti Maria avrebbe conquistato qualche istante di felicità o avrebbe pianto una volta ancora. Intanto, sospeso nell’infinito, un vecchio dalla barba bianca stava portando a compimento la sua partita. Nel silenzio assoluto di una notte senza fine, si disponeva a tirare il globo terracqueo nell’ultimo buco nero dell’universo.
gaetanovergara © 2002-2004
Sólo para hispanohablantes: Versione originale spagnola apparsa in Ficticia
domenica, 05 dicembre 2004
Incontri nelle alte sfere di Babele
Un paio di giorni fa, Effe ha lanciato da casa Herzog un invito a “immaginare l'incontro im-possibile" tra alcuni dei nostri scrittori preferiti o detestati.
Io sono accorso all’appello di buon grado spedendo il divertissement che pubblico qui sotto. Noterete che è scritto in spagnolo, intitolato in latino e tedesco, glossato in portoghese e ravvivato da un celebre canto in lingua angloamericana. Questa Babele di modeste dimensioni si giustifica con quattro motivi ugualmente futili (e proprio per la loro profonda futilità non ve li risparmio):
1. Nell’ingegnoso entourage di Effe si gioca spesso con le lingue dell’Unione.
2. Ho usato Castellano ed English come atto di riverenza verso i due maestri che si incontrano nel mio breve testo.
3. Ho usato Deutsch e Português in omaggio agli scrittori che si sono incontrati nel racconto di Effe che costituiva il modello introduttivo del gioco (ma confesso che non me la sento di garantire sulla correttezza del mio portoghese).
4. Ho usato senza ragione due parole in Latino (perché nei giochi nulla si giustifica meglio delle cose irragionevoli).
Anno Domini 1616 (Eine Ode an die Freude in Kafka-Stil)
DOS SANTOS SUBEN A LA DERECHA DEL SEÑOR
Aquel año, Dios se despertó de uno de sus largos sueños de la razón, muy aburrido y malhumorado.
Paseaba por sus jardines sin ganas de hacer nada, cansado de crear infinitos mundos de los cuales perdía cada vez el control. ¡Basta!, necesitaba una pausa y un largo reposo; ¡qué alguien se inventase algo para recrearlo usando esa materia de la que están hechos los sueños!, ¡qué le poblasen aquellos campos baldíos con nueva linfa e ingenio!
De un momento, dio la vuelta al infinito.
En la pequeña galaxia gobernada por el sol, encontró a unos pocos kilómetros de distancia a un bardo inglés y un escritor castellano que hacían al caso suyo.
Desde entonces, William y Miguel cantan sus historias a la derecha del Señor entre un coro de ángeles, arcángeles y querubines.
Oh, when the saints, go marchin' in,
Oh when los santos go marching in,
Oh Lord, I want to be in that number,
Cuando los santos go marching in.
Oh when they gather 'round the throne,
Oh when they gather alrededor del trono,
Oh Señor yo quiero estar in that number,
Cuando se reúnen 'round the throne.
Nota pessoana:
Há uma razão na escolha daquela fecha. Parece mentira o um destes jogos que gosta fazer o destino, no mesmo ano (1616) morreram tanto William Shakespeare como Miguel de Cervantes Saavedra.
traduzione per i meno babelici
Anno Domini 1616 (Un Inno alla Gioia in stile kafkiano)
[ma in realtà si tratta di quanto meno kafkiano si possa immaginare, NdR]
DUE SANTI SALGONO ALLA DESTRA DEL SIGNORE
Quell’anno, Dio si svegliò da uno dei suoi lunghi sonni della ragione molto annoiato e di malumore [ma in spagnolo “sueños” vale sonni e sogni, senza troppe distinzioni, Ndt].
Passeggiava per i suoi giardini senza voglia di fare nulla, stanco di creare infiniti mondi dei quali perdeva ogni volta il controllo. Basta, aveva bisogno di una pausa e di un lungo riposo! Che qualcuno si inventasse qualcosa per farlo divertire usando la materia di cui sono fatti i sogni! Che gli popolassero quelle terre desolate con nuova linfa e ingegno!
In un momento, fece il giro dell’infinito.
Nella piccola galassia che aveva affidato al governo del sole, trovò, a pochi chilometri di distanza, un bardo inglese ed uno scrittore spagnolo che facevano al caso suo.
Da allora, William e Miguel cantano le loro storie alla destra del Signore, in mezzo ad un coro di angeli, arcangeli e cherubini.
Oh, when the saints, go marchin' in,
Oh when los santos go marching in,
Oh Lord, I want to be in that number,
Cuando los santos go marching in.
Oh when they gather 'round the throne,
Oh when they gather alrededor del trono,
Oh Señor yo quiero estar in that number,
Cuando se reúnen 'round the throne.
Nota pessoana:
C’è una precisa ragione nella scelta di quella data. Sembra menzogna o uno di quei giochi che ama fare il destino, ma sta di fatto che nello stesso anno (1616) morirono sia William Shakespeare che Cervantes.
|
|