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mercoledì, 29 settembre 2004
Interludio con qualche parola prima del punto.

giovedì, 23 settembre 2004
Lanci Aerei
Erano due ore che Warkrieg mi inseguiva brandendo la sua enorme spada. La vedevo luccicare al sole e mi abbagliavo di quel fulgore. Tiravo disperatamente le mie lance d'argento e già presentivo quella lama infuocata sul mio giovane collo imberbe. Neanche una si avvicinava al nero bersaglio lucente. La mia vista era ubriaca di quei bagliori. Confondevo la spada coi raggi del sole e le lance erano troppo pesanti per le mie braccia inesperte. Decisi di smettere i miei inutili tiri al bersaglio per concentrare lo sguardo sulla mongolfiera baluginante di Warkrieg: entrambe le mani mi facevano da schermo contro il lucore della terribile lama. Vidi il suo velivolo avvicinarsi al mio. Tremai così forte da scuotere il mio aerostato e rallentarne ulteriormente la corsa. Per riprendere velocità gettai via le ultime due zavorre di sabbia e piombo. Ma Warkrieg continuava ad avanzare verso di me, verso la mia giovane vita. Disperato, tirai ancora una lancia dal gigantesco forziere che il Re mi aveva dato in dotazione, e nel lanciarla mi resi conto che pesava almeno quanto la zavorra. Mi restavano ancora trentanove lance nell'aerostato. Le ho contate a mano a mano che le gettavo a mare per alleggerire il peso del mio velivolo e volarmene via, alla faccia di Warkrieg e del Re. Mentre mi allontanavo nell'aria, gli gridai che avrebbe dovuto buttare in acqua la sua spada ingombrante, se avesse voluto raggiungermi. Ma Warkrieg non avrebbe mai abbandonato quei pezzi di ferro forgiati a foggia di croce. Forse non avrebbe neanche potuto. Sembrava anche lui accecato dalla luce terribile di quella lama, e il vento continuava a spirare in senso contrario impedendogli di seguire il suono flebile della mia povera voce.
gaetano vergara © 1993-2004
[Dedicato a Gennaro Pannone e PF Alfarach che accompagnavano la prima versione di queste parole con portentose corde elettrificate che avevano il pregio aggiunto di sovrapporsi al suono flebile della mia voce]
lunedì, 20 settembre 2004
Lezioni di democrazia
(música y canciones provincianas y universales)
Ieri, presso la Casa delle Arti (ex Casa del Balilla) di Succivo, ho assistito ad un’intensa e generosa performance di Daniele Sepe e del suo gruppo. Vediamo se me li ricordo tutti: Daniele Sepe (sax tenore e soprano, flauti, ocarina e zampogna), Auli Kokko (voce e percussioni), Massimo Ferrante (voce e chitarra), Piero De Asmundis (tastiere), Lello Petrarca (basso), Enrico Del Gaudio (batteria), Marzuk Mejri (darbuka ed altre percussioni).
Per chi ancora non lo conoscesse (peggio per lui, o per lei), Daniele Sepe è un sassofonista e polistrumentista napoletano che ha cominciato la sua multiforme attività pubblica con il "Gruppo Operaio ‘e Zezi di Pomigliano”, ed oggi produce musiche ed eventi sempre in bilico tra jazz, riscrittura folk e tradizione colta. Un bel tipo che ha incontrato nel suo cammino Roberto de Simone, Roberto Murolo e Roberto Schiano (tanto per fermarci ai Roberto), ma soprattutto una persona piena di interessi e curiosità musicali, culturali e politiche.
Nei suoi dischi e nei concerti è facile trovare uno standard jazz accanto (o giustapposto) ad una canto di protesta pugliese, ad un canone classico o ad una zamba sudamericana, oppure vi può capitare di sentire suoni di ciaramella che si intersecano con linee di basso dub o con tastiere distorte come chitarre rock. Il tutto con la voglia di divertirsi e comunicare attraverso suoni e parole di tutto il mondo. Ed è bello che molte di queste parole passino per la voce cristallina e virtuosa di Auli Kokko, cantante svedese naturalizzata napoletana da vent’anni. Una dimostrazione vivente di come, attraverso i suoni, sia possibile sentire negli altri una parte di sé stessi.
Durante i concerti di Daniele & Co. non mancano mai canzoni di circostanza, manifestazioni di dissenso, canzoni urgenti e riflessioni politiche. La loro vuole essere in ogni senso musica militante. Negli ultimi dieci anni, li ho seguiti spesso in concerto e sui dischi. Ma ieri ci sono stati due momenti, in particolare, in cui il gesto politico ha saputo farsi con arguzia e ironia specchio di questi nostri disastrati tempi: in uno, dopo che Massimo Ferrante aveva chiesto ed ottenuto il coinvolgimento del pubblico in funzione di coro, Sepe ha riflettuto attraverso una gustosa performance su come sia possibile per un fesso con un microfono (senza offesa a Ferrante, naturalmente, che lì faceva la parte del simbolo) condizionare un'audience fino a far ripetere ciò che si vuole ad una massa acritica di uomini e donne; in un’altra si è avuta una drammatica rappresentazione delle lezioni di democrazia che gli USA impartiscono nelle terre del lontano oriente (con tanto di mutande sulla faccia e corda al collo del volontario immolato per la lezione).

A fine concerto, io ed il mio amico Francesco, dopo una lunga chiacchierata con Auli, abbiamo preso due cd: io, Anime Candide (senza rendermi conto che si trattava dell’edizione internazionale di un cd già in mio possesso nell’edizione del Manifesto) e Francesco il bel cd Conosci Victor Jara?, dedicato a Maddalena e ad Ines, due giovani napoletane morte in un incidente aereo a Quito. Ad Ines, mia collega e amica, è dedicata anche l’Associazione Napoletana Ispanisti "Ines Bellomia". Ma queste sono altre note.
giovedì, 16 settembre 2004
Favoletta triste e solitaria
Solo perché da piccolo era timido, solo ed infelice e da grande aveva imparato a far ridere la gente, credeva di essere un grande artista; e ci credeva tanto da convincere il mezzo mondo raggiunto e trasformato dalla riproduzione eterea. Tanto ci credeva lui e tanto ci credevano gli altri, che finì per essere considerato il più grande comico di tutti i tempi, e riempì cinema e teatri di spettatori acclamanti e bramosi di sentirsi meno esclusi, tristi e soli. Dicono che ogni sera si rinchiudeva nell’ultima stanza dell’ultimo piano e piangeva. E la notte, ogni notte, il suo pianto si raddoppiava perché piangendo si disperava nel sentirsi piangere da solo. Di certo sgorgavano da quelle lacrime anche le battute che l’indomani ci avrebbero fatto ridere a crepapelle.
gaetano vergara © 1992-2004
sabato, 11 settembre 2004
D u e S c o n o s c i u t i (ballatina fuori luogo e senza tempo, in attesa di alternative) [*]
Due sconosciuti si incontrano, si annusano, due sconosciuti. Due sconosciuti si prendono, si scambiano (indirizzi, anelli, virtù e vizi, ansie e frustrazioni ed altre coppie di elementi che vanno insieme indissolubili come l’attinia col paguro), d u e s c o n o s c i u t i . Due sconosciuti, dopo dieci, cinque, vent’anni, si lasciano (magari perché uno di due smette per sempre di calpestare questo suolo) e si lasciano da sconosciuti, due sconosciuti.
oppure
Due sconosciuti si conoscono (si conoscono per davvero fin dove lasciavano intendere le scritture) e cambia integralmente il senso e la ragione.
Non importa il tempo.
o anche
Due sconosciuti percorrono strade parallele che non si incontreranno mai. E sarà un bene o un’occasione perduta.
oppure
...
[*] Naturalmente, le alternative citate nel sottotitolo, se vi venisse la voglia, l’esigenza o l’estro, potreste offrirle voi, e sarebbero come sempre bene accette.
martedì, 07 settembre 2004
I titoli che avete fin qui suggerito (con integrazioni successive al 7 Settembre)
per questo mio giochino in cerca di con-senso

- La verità, la colpa (Razgul, col parziale beneplacito di Elos)
- Anima rivelata (Pep)
- La morte di Bacco (Elos)
- Permette questo ballo? (Lettera 35)
- Mmmmmmmmm, mumble mumble, è una bottiglia o una donna? (Smurf)
- Ma tu suoni il clarinetto trasverso? (J.C.)
- In cerca di senso (Ladradiorchidee, col consenso di Alfarach)
- La Prima di Bere (Occidente)
- Vinto dalla vita (Ladydavill)
- Agua de vida (Arla)
- Nudità (Signorina Marietta)
- Mutilazione (Francesca Mazzucato)
- Intimità (Zara)
- Amante docile (Melusina)
(Titoli pervenuti dopo il 7 Settembre) 
- Bibita scura e frizzante in epoca vittoriana (EnzoDellaMea)
- Rivelazione (Tristano)
- Epifania (Tristano)
- Ai bordi dello zip (Marmarmare)
- La deflorazione di Bacco (Elos)
- Verità e rivelazione (il luogo ombroso dell'aletheia) (Alderano)
- Il perfetto declinare (Alderano)
- Balliamo sul mondo (Dakrua)
- Prestante (Untitled io)
- Disincontri (TT)
Grazie per giocare.
Mi viene in mente una vecchia canzone che gridava “Giocare col mondo / facendolo a pezzi / bambini che il sole / ha ridotto già vecchi.”
Mi viene in mente, ma mi rendo conto di quanto possa essere fuori luogo.
giovedì, 02 settembre 2004
Segni in cerca di senso
In un commento all’ultimo post riportato qui sotto, avevo risposto a Raz e Violeta che anche a me succede di sfogliare i miei vecchi taccuini pieni di parole e immagini e sorprendermi di fronte ai segni di un estraneo.
Avevo aggiunto che, peraltro, nel riempire i miei blocchetti non rispetto l’ordine delle pagine, in modo da mischiare tempi di stesura, storie e sensazioni vissute in un arco di tempo che può essere di un mese come di cinque o sei anni. È possibile, dunque, che su uno stesso taccuino si ritrovino pagine del ‘99 e del 2004, e ad ogni momento sembrano moltiplicarsi gli estranei che firmano quei fogli.
Bando ai pessoismi di maniera, da una di quelle pagine tiro fuori, scannerizzo e modifico in digitale questo disegno. D’altro canto non è la prima volta. Salvo dove diversamente indicato, tutte le immagini di questo blog provengono dal condominio che popola il mio cervello (mentre lo scrivo mi accorgo che sto ricadendo nei modi molteplici di Fernando & Co.).
In questo specifico caso, si tratta di un’illustrazione in cerca di titolo e di senso. E mi piacerebbe che qualcuno di voi di buona volontà provasse a cercare di spiegare cosa caspita ho disegnato sul cinquantaseiesimo foglio del mio taccuino tedesco; e magari suggerisse pure un titolo adeguato, di quelli che illuminano un’operina insipida e ne fanno un capolavoro concettuale.
Naturalmente, è solo un gioco simbolico e insignificante come la vita, e come nella vita non c’è alcuna gratificazione finale (a meno che non siate di quelli che considerano un premio la dissoluzione della carne e l’impossibilità di sentire i propri passi che calpestano il suolo).
A rileggerci presto,
gaetano / aitan
P.s. Come le parole, anche i disegni che inserisco su questo blog sfuggono alle regole del copyright, però mi farebbe piacere che se qualcuno utilizzasse quest’immagine ne specificasse la provenienza. Magari anche solo inserendo la scritta gaetano vergara © 2004 che appare al passaggio del mouse (come succede in codesta pagina).
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