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domenica, 15 novembre 2009
Un verso prolungato e stridente
Quando sentii quel verso prolungato e stridente pensai che si trattasse di un bambino che imitava l’ululato di un lupo per mettere e mettersi paura, o solo per gioco, come se volesse provare la forza e la tenuta delle proprie corde vocali. Questo o cose simili, pensai, e mentre pensavo non riuscii a trattenermi dall’aprire quella porta.
Mi azzannò sul collo prima che potessi rendermi conto che non avrei dovuto aprirla, quella porta, e a pensarci bene non avrei dovuto neanche stare a rimuginare tutte quelle sciocchezze, dopo aver sentito quel verso prolungato. Sicuramente avrei fatto meglio a tapparmi le orecchie e andarmene per la mia strada, ché lo diceva anche la buonanima di mio nonno che chi si fa i fatti suoi campa cent’anni e non rischia di diventare un lupo mannaro in una storia strampalata senza testa né coda. Ma ormai era troppo tardi. Meglio, forse, che fossi morto sul colpo, di crepacuore, prima che rimanessi segnato a vita, pensai. In fondo, la morte non deve essere così brutta, pensai, un’esperienza unica, pensai, solo che dura troppo a lungo e non hai nessuno a cui poterla raccontare. O almeno così sembra alla maggioranza di quelli che sono vivi e restano persuasi che quelli che se ne sono andati dormano un sonno lungo e stridente come un ululato.
Un attimo dopo (che è una di quelle cose che si dicono così per dire e si scrivono così per scrivere), un attimo dopo, dicevo/scrivevo, pensai che “un sonno lungo e stridente come un ululato” era un’immagine metaforica che non c’entrava niente, pensai, era solo che mi stavo facendo influenzare da quel verso prolungato e stridente, e per questo tutta la mia vita sembrava incentrata su quel momento, quel maledetto momento in cui avrei fatto meglio a tapparmi le orecchie, o a nascere sordo, se questo fosse stato nella sfera delle mie possibilità, pensai. E così mi trovai impegolato nella questione dei limiti, che è una delle più limitanti tra le tante che limitano l’azione umana e anche il pensiero (il che non è affatto poco, se si considera che ci sono alcuni che si ingannano e ci ingannano sostenendo che il pensiero umano non è soggetto a limitazioni di sorta).
Mentre ero tutto immerso in queste cogitazioni, mi venne un’improrogabile voglia di buttarmi in strada e azzannare qualcuno. Quella voglia ebbe immediatamente la forza di dare nuovo senso alla mia esistenza e cominciai a sentire il fascino della mia nuova vita.
La luna illuminò la tua nuca mentre ti giravi lenta nella direzione del mio balzo allupato.
Il resto lo sai e non sprecherò tempo e fiato a raccontartelo, ché ora è l’ora di trovare carne fresca da morsicare.
Vedrai, vedrai che sarà bello anche per te affondare i denti nella pelle e sentire in bocca il sapore del sangue ancora caldo. E ti verrà voglia di ululare. Anche se dopo resterai delusa, perché sempre e comunque alla fine…, beh, sì, alla fine non ti resterà più un maledetto niente. Niente. Niente di niente.
lunedì, 09 novembre 2009
filastrocca farlocca dell'evanescenza e della scemenza
evanescente come una bolla / e bella più bella della bolla
che a guance gonfie la fanciulla / ridendo soffia e poi più nulla
nulla da dire, nulla da fare / scompari come un'onda del mare
scompari come un'onda scompare / scompari come scompare il mare
la notte di chi non sa amare / e scrive versi da far cagare
anche gli stitici più restii / e gli amanti dai molti addii.
mercoledì, 04 novembre 2009
ma se dio è in ogni luogo,
sarà anche su quel chiodo vuoto
venerdì, 30 ottobre 2009
Sfoglia sfoglia margarita, pe’ sapé si ‘sta vita
tene senso oppure no. Ma forse no.
Oh, no, no no, no no!
Quando la notte scende
dentro la botte cresce
trabocca e poi pende
vino che fuoriesce,
esce, mesce e m’esce.
Verso l’ultima ora,
verso della malora!,
verso un sorso ancora
verso quella pulzella
che il core mi accora;
Per lei bella più bella,
mora che m’innammora,
bevo a garganella
da dentro la mia cella,
sotto una buona stella
ca’ m’arrecreja ‘a pella.
La stella sempre quella
che vidi in una stalla
seduto sulla sella
d’una bella cavalla
di tanto tempo fa
(allisce ‘stu babà),
ma questo già si sa
(so’ propio baccalà)
e di più non dirò
pure perché non so
se sì è sì o no
o no,
no no,
no
no
.
venerdì, 23 ottobre 2009
Dialogo umorale in 2 colori e 3 camicette
- E va be’, se proprio vuoi, usciamo. Ma…, che dici, mi metto la camicetta gialla o quella fucsia che comprammo insieme a Terracina?
- Che ne so, fa’ comme vuo’ tu.
- E dai, non cominciare a fare lo scorbutico… La gialla o la fucsia?
- Nun ‘o saccio, t’aggio ditto ca nun ‘o saccio e nun ‘o saccio.
- …
- E ja’, nu’ ‘ffa chella faccia, mo’…
- …
- ‘A gialla, ja’, ‘a gialla… pure pecché ‘a gialla…
- Ma dai, no… Perché la gialla? E’ così carina la fucsia. La verità è che tu non l’hai mai sopportata quella camicetta fucsia. La verità è che tu non sopporti come mi vesto…
- Ma comme? Tu primma vuo’ sape’ 'a me che cammisa t’e mettere e po’, appena t’o dico, me faje ‘sta piazzata? Ma tu che vvuo’, che caspita vvuo’ a me?
- Tu non capisci, tu non capisci… Io non sopporto che abbiamo gusti così differenti. Io non sopporto che tu mi tratti con tutta questa indifferenza e non sopporti i miei gusti.
- Ma che vvuo'? Ma che cazzo staje dicenno?
- Che dico? Che dico? Dico che non mi capisci..., che non mi rispetti... Ecco! Io, se faccio certe domande, è perché vorrei sentirti vicino, vorrei che fossimo più in sintonia, vorrei che corrispondessero di più i nostri gusti, che avessimo gli stessi desideri…
- E no, a ‘mme, invece, me piace quanno doje persone rummanneno ognuno ca capa soja, eppure se vonno e se vonno ‘bbene.
- No, no, no…, io questa cosa non la sopporto … Tu non vuoi bene a ‘mme. Tu insegui un tuo sogno, cerchi un amore irraggiungibile che superi tutto, che faccia cadere le barriere, che annulli le differenze. Io, invece, voglio che tu ami me, proprio me, per come sono, per le cose che mi piacciono e per quello che detesto.
- E mo’ chesta addo’ l’e sentuta, int’a ‘na telenovela o int’a uno ‘e chelli vajassate ‘i chillu mascuolne da mugliera 'e Mauriziocostanzo.
- No, eh, non cominciamo con la De Filippi, ora…
- Va bbuo’, niente De Filippi, niente televisione, stuto tutto cose e me ne vaco. Tu viestete comme vuo’ tu, jesce cu chi vuo' tu, che tanto cu tte nun se po’ parla’.
- Ah, questa è bella, mo’ sono io quella con cui non si può parlare.
- …
- …
- Ma comme si bella quanno te 'ncazze!
- Ma, veramente…?
- Viene cca, nun ffa' 'a scema!
- …
- Siente a 'mme, ma pecché nun ce stammo tutte e duje accucculate uno vicine 'a n'ate, ca televisione stutata, azzeccate azzeccate; e pe’ tramento tu te lieve pure chesta cammesella janca…
- Ma come… non mi ti piace neanche questa, ora?
domenica, 18 ottobre 2009
Comunista come l’acqua che scorre da tutti i rubinetti
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché vorrei che l’acqua potesse arrivare
a tutte le case
e sgorgare limpida e buona da bere
così come è,
senza filtri, additivi e infingimenti.
Forse sono comunista anch’io,
perché non vorrei più vederla imbottigliata
in assurdi contenitori di plastica ed etichettata
con improbabili specchietti per gli allocchi.
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché mi scandalizzo quando penso a
tutto il denaro che spandono e spendono
per indurci a bere proprio quella bottiglia lì
perché fa plin plin, plon plon, plun plun
e la beve pure quello là
che esce tutti i giorni in televisione
ed ha la tipica faccia da paraculo
di chi mangia solo a ristorante
e versa brocche di cristallo
in bicchieri di plastica.
Forse, ora, sono comunista anch’io,
perché mi incazzo come un tuareg assetato
quando penso che convincerci a comprare
l’acqua che era nostra e di tutti
ha aiutato qualcuno
il cui nome mi fa male ricordare
a costruire un impero in cui io sono suddito
e lui satrapo, sultano e imperatore.
Forse, Saramago, sono comunista anch’io,
perché non vorrei più vedere camion di bottiglie
scorrazzare per il paese da nord a sud e da sud a nord
e quintali e quintali di plastica che invadono le strade
nell’attesa di un riciclo che non si può fermare.
Forse sono comunista anch’io,
e brindo alla tua salute con un altro sorso
di rosso buono bevuto direttamente
dalla bottiglia di vetro riciclato e puro
che passo al compagno
che mi siede accanto
per allargare il giro
(perché l’allegria è un bene
che più lo condividi,
più si moltiplica
e ti ritorna
grato)
…
..
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domenica, 11 ottobre 2009
Muito Romântico
trentacinquesimo frammento
Beneath an underdog
Adesso sono solo come un cane; malmesso come chi non c’ha da fare, ricerco senso per valli, monti e mare in mezzo a strade vacue, insane e vane. Ormai non faccio che spolpare l’osso. Brancolando sull’orlo di un fosso, giro su me stesso come un fesso e senza posa d’abbaiar non cesso. Ormai sono peggio di un bastardo. Arrovellato nel mio stesso lardo, fisso lo sguardo su un punto piantato nel fondo più profondo di me, ma in fondo in fondo ritrovo sempre te, e non so più se carezzarti ancora o scappare via, mandandoti in malora come la notte al fondo d'ogni aurora.
lunedì, 05 ottobre 2009
Vorrei scrivere prose che illuminino la realtà
e poesie che le diano senso.
martedì, 29 settembre 2009
un amorevole consiglio da un amico
a volte basta solo un pacchetto,
un pacchetto di cioccolattini e
un paio di rose rosse o rosa,
per farla rientrare dai propositi
più oscuri e lasciarle aprire
il cofanetto aulentissimo
e odoroso di tutte quelle
cose preziose e linde
che porta dentro
ascose
solo per te e per sé,
che da soli fate
già più di tre,
tutte quelle cose,
deh, tutte quelle cose
che potrebbero essere
un po’ pure per me
che sono qui
a parlare di lei, di te,
di voi, del suo papa,
del suo pappa e del suo re,
che poi saresti sempre tu,
tu, tu e tu che mi leggi e che ascolti
come ti parlassi del tempo che fu,
ignorando il qui ed ora
su cui soffia la tua bora
di sbuffi e noia;
mentre lei,
è ovvio,
me-
ri-
te-
rebbe
di più,
molto di più;
qualcuno tipo me e me,
tanto per fare un esempio.
giovedì, 24 settembre 2009
sesto anniversario sul viale del tramonto
Oggi questo blog compie sei anni. Sei anni sono tanti. Ormai sembra un vecchietto un po' stanco con intorno tutta una miriade di giovani social network e twitter che lo trascurano, lo trattano come un vecchio bacucco sempre impegnato a dire cose barbose e a lamentarsi della realtà virtuale e di quella reale o presunta tale. Ma non importa, io gli faccio i miei auguri, faccio i miei migliori auguri al mio caro blog: gli auguro di continuare ad avere voce finché ci sarà qualcuno disposto ad ascoltare e, magari, anche a scambiare quattro chiacchiere con lui su questo viale sempre più desolato e oscuro.
mercoledì, 23 settembre 2009
Pale Cruelty
...perché ogni guerra è una guerra civile
Quando ci accorgemmo che le corde dei nostri archi sfregate con i crini tesi di cavallo avevano un suono più dolce e avvolgente del dolce canto di Luptwak, deponemmo l'ascia, imboccammo il calumet e facemmo l'amore e non la guerra.
La formica lavora in primavera mentre canta la cicala, e in inverno si rintana al caldo e mangia il grano. Affamata e infreddolita, la cicala canterina chiede pane ed offre canto. La formica la lascia entrare e spezzano la monotonia del focolare e la fame dell'inverno facendo l'amore e non la guerra.
Le nostre squaw amarono l'uomo del sesto cavalleggeri e noi le loro donne. Ma loro continuarono a fare la guerra e ci sterminarono strombettando e sproloquiando mentre noi cantavamo sulle corde dei nostri archi e le cicale e le formiche facevano all'amore e mai alla guerra.
[1991]
venerdì, 18 settembre 2009
(a salma fumante e calma calante)
Quando ci scappa il morto,
c'abbia ragione o torto,
vedi in televisione
la carne da cannone,
grondante di emozione.
Allor che scappa il morto,
s'abbia ragione o torto,
la carne da fucile
campeggia sul giornale
a scritta cubitale.
Tra pianti di sconforto
il morto quand'è morto
diventa immortale
eroe nazionale.
Dopo che è morto il morto
continua lo sconforto
dentro il suo proprio orto,
mentre ignara e fiera
sventola la bandiera
sopra la mitragliera.
lunedì, 14 settembre 2009
Disamoroso apologo
(raccontino u-morale e sfiiduciato)
- A volte vorrei essere un altro. Ma poi resto sempre quello che ero…, quello che sono.
- …
- Insomma, io ti voglio bene, ma mi sono anche rotto le palle.
- E già, vedessi io, bello mio!
- …
- Io ti ho sempre voluto bene, t’ho sempre voluto…, ma lo sapevo, lo sapevo che non c’era da fidarsi, che non saresti cambiato mai, che non ti saresti mosso di un passo. Mannaggia, non mi dovevo affidare a te. Non mi dovevo fidare della prima impressione.
- Ma no, cosa dici? Che caspita c'entra la fiducia, ora? Queste sono cose della vita, le solite cose che capitano ai vivi prima di morire, prima che si arresti il cuore… Perché bene o male si finisce sempre così, con un arresto cardiaco… E tu sempre a sbatterti inutilmente e a fracassare i coglioni. Come avessimo tutto il tempo davanti, come se fossimo immortali…
- Ma che cazzo dici? Di che caspita parli?
- Stai calma, stai calma; misura le parole che poi…
- Ma va un poco a fare in culo da un’altra parte, brutto stronzo.
- E io solo questo volevo sentirti dire, cretina che non sei altro. Me ne vado, me ne vado, è certo che me ne vado.
Malgrado queste parole che sembravano di reciproca rottura, malgrado le porte sbattute e le telefonate bruscamente interrotte, di lì a qualche giorno lui sarebbe cambiato per far piacere a lei, lei avrebbe fatto di tutto per compiacere lui. E cambiando cambiando, cambiando lui, cambiando lei, avrebbero finito per non incontrarsi mai. Come sembra che capiti a tutti. Più o meno.
mercoledì, 09 settembre 2009
0 9 0 9 0 9
Improvvisazione facile ma non troppo
o v v e r o
Il fascino indiscreto della megalomania
si dilegua senza l'avallo della plutocrazia.
(Intanto, io sto a pezzi, sto uno schifo;
mi fa male l’Italia, mi brucia la Liguria
e mi va in fiamme la Campania,
mentre dovrei parlare d'altro
e d'altro vorrei, se altrove fossi
e in altra epoca capitato.)
Salgo sul tetto come un gatto,
la gente sotto, infastidita,
mi tratta come fossi un matto
e tira avanti la sua vita
senza soluzioni né vie d'uscita.
M'agito come un berlusconi,
grido che regalerò milioni,
sfoggio promesse che non mantengo,
dico sconcezze, spargo emozioni,
faccio il bauscia, faccio il balengo,
urlo cazzate e non mi tengo:
ne dico tante senza ritegno,
giuro sul falso, prometto impegno
…
ma lo fo senza televisioni,
senza giornali, senza milioni,
senza balle d'accumulazioni,
senza puttane e senza troni,
senza sorrisi, senza canzoni,
senza minacce né uccisioni.
Arriva d'un tratto la polizia
e in nome della democrazia
m'afferra e mi porta via.
Serve poco la megalomania
non supportata da plutocrazia.
(Lo so, lo so, è tutta colpa mia.
È un'idiozia, è una fetenzia,
e dovrei parlar d'altro, tuttavia:
Povera Italia, Italia ria!)
appendice del giorno dopo
"La maggior parte degli Italiani vorrebbe essere come me e condivide i miei comportamenti.”
Ora che dalle feste del megalomane torna a spuntare pure la cocaina, si ripresenterà il solito copione del berluscone specchio ingigantito (si fa per dire) del paese; si dirà che a tutti gli italiani maschi, maschioni, piacciono le donne, e chi è senza peccato scagli la prima pietra; si ripeterà che siamo gente che ama divertirsi e abusare e ci gongoleremo di essere un popolo furbetto, gaudente e divertente, il più simpatico del pianeta.
Il cerchio si chiuderà ricordando che tirava anche Agnelli (che in fondo è il modello edipico del piccoletto).
E così gli italioti, grandi e piccoli, si sentiranno autorizzati a perseverare nei loro vizi privati e pubblici soprusi. Le cose non potranno che andare peggio, sprofonderemo nel baratro pieni di euforia.
(Accidenti, qua finisce che divento più moralista di mio padre, buona anima.)
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venerdì, 04 settembre 2009
Muito Romântico
trentaquattresimo frammento
tu mi fai girar

la mia vita andava a rotoli, il paese andava a rotoli, tutto il mondo andava a rotoli e tu ci danzavi sopra forsennatamente mentre precipitavamo insieme verso l’abisso e io me ne stavo a bordo pista a vederti rotolare, come se non sapessi che insieme a te precipitavo anch’io e tutto il mondo intorno che gira ogni giorno e fermare non potrai, mai
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