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lunedì, 01 febbraio 2010
Conto sapienziale
(racconto già pubblicato su Microcenturie)
dedicato a Paulo Colhón Conselho
Il bello della morte
è che noi non ci saremo
al nostro funerale
Prima di morire di fame e di stenti nel ristorante più lussuoso della capitale, mio nonno mi diede un consiglio che non dimenticherò, un consiglio che mi ha cambiato la vita e che ora voglio passare a voi con la stessa generosità con cui è arrivato a me.
Mi disse: Figlio mio - disse proprio così, “figlio mio”, anche se ero suo nipote e lui mio nonno -, disse: Figlio mio, ti lascio un consiglio, un consiglio solo, ma prezioso. Ascoltalo, questo è un lascito di cui apprezzerai nel tempo la forza e il valore. Dunque, mi disse, non seguire mai i consigli di nessuno, specialmente se vengono da persona più grande di te e già vicina alla morte.
E morì, con la morte in bocca che dal palato dovette passargli dritta al cuore, arrestando per sempre quel muscolo e ogni funzione vitale. Insomma, schiattò, e io rimasi alquanto sconcertato e pensai che in realtà volesse dirmi il contrario di quello che mi stava dicendo. Càpita spesso che la gente ti lasci intendere il contrario di quello che dice. E io, in un primo momento, mi convinsi che anche lui, in verità in verità, mi volesse indicare di seguirli i consigli altrui, in specie quelli degli anziani.
Poi, d’un tratto, mentre guardavo la sua bocca semiaperta e le pupille bloccate su quell’ultimo sguardo, mi tornò in mente una rivelazione che mi aveva fatto qualche giorno prima. Figlio mio, mi aveva detto, i tuoi genitori non esistono, figlio mio, non esistono i genitori di nessuno, i genitori sono un’invenzione di Babbo Natale e della Befana.
Ricordo come fosse ora lo sconcerto che mi prese anche allora: mi chiusi in me stesso tutto il giorno e mi soffermai a ripensare alle sue parole. Se i miei genitori non esistono, riflettevo, se non esistono genitori sulla faccia della terra, allora di certo non esiste neanche lui, il nonno, in quanto apparente genitore del mio padre inesistente.
Eppure, mentre lo vedevo in quella cucina, allo stremo delle sue forze, mi veniva lo stesso da piangere. E piangevo, infatti, rimuginando una volta di più le sue parole pronunciate qualche minuto prima di esalare, tra le mie braccia, il suo ultimo respiro (che è un altro modo per dire che uno è schiattato e non metterà più piede su questa terra).
Ormai, alla luce di questo ricordo in forma di rivelazione, assumeva un senso nuovo e ancor più profondo anche il consiglio che mi aveva dato in punto di morte. Voleva insegnarmi che io non dovevo seguire il consiglio di nessuno, pensavo, ma lui, genitore al quadrato, proprio “nessuno nessuno” era e, pertanto, io non dovevo seguire neppure i suoi consigli, fatto salvo quel monito che mi intimava di NON SEGUIRE I CONSIGLI DI NESSUNO. In buona sostanza, c’era poco da sragionare, la frase andava presa per quello che diceva e significava. Dovevo sentirmi unico al mondo e figlio solo delle mie azioni. Non dovevo perdere la testa dietro alle direttive ed ai consigli altrui. Ero un uomo autonomo, libero e responsabile.
Mentre ero assorto in questi pensieri, incontrai un mendicante arabo che aveva qualcosa nel cappello ed era convinto che fosse un portafortuna.
Scambiammo quattro chiacchiere che non sto qui a ripetervi e alla fine lui mi disse una frase che non dimentico con un tono fermo che subito mi ricordò quel mio nonno che in quanto nonno non esisteva, perché se i padri non esistono, tanto meno possono esistere i padri dei padri... Ma questo ormai già lo sapete anche voi. Il mendicante, dunque, mi disse: Non sono i viaggiatori che fanno il viaggio; è il viaggio che fa i viaggiatori.
Pensai che quella era proprio una bella frase, ma non voleva dire un cazzo, come tante frasi messe lì apposta per farti pensare che sono belle, ma in fondo non vogliono dire un cazzo. E, tutto immerso in questo pensiero, mi allontanai riprendendo il mio cammino verso quel non so dove da cui ero venuto.
Come già dichiarato nel sottotitolo, questo textículo è stato precedentemente pubblicato su Microcenturie.
Come? Cosa dite? Non sapete ancora cosa sia Microcenturie?
Ma correte subito a vedere! Ci sono tante cose belle assai. Lo giuro!
Per il momento, sono state pubblicate una quarantina di pagine: racconti che edificano mondi minimi, romanzi fiume di una sola pagina sulle orme di Giorgio Manganelli. Aggiungo che, in sintonia con la poetica microcenturiona, è possibile stampare e spargere in giro i racconti che ci intrigano di più; questo incluso, ça va sans dire, e infatti facciamo conto che non l'ho detto, ché mi pare una cosa volgare assai sponsorizzare le proprie parole per il bieco fine di contaminare la realtà extra-virtuale con le secrezioni della nostra immaginazione. |
mercoledì, 27 gennaio 2010
S o n e p t u s i n t e r r u p t u s
Ripensando al primigenio atto,
io mi rivedo nell'animaletto,
tu senti d'esser lo scuro anfratto
in cui giubiloso mo' te lo metto
com'in memoria di quell'antefatto
e ricercando il coito perfetto
che ha nella gioia sublime effetto
e nella noia la morte nel let…
giovedì, 21 gennaio 2010
Muito Romântico
trentottesimo frammento
Si vive attaccati, in due come si fosse uno, per un tempo interminabile, e poi ci si incontra per strada e ci si scambia un cenno di saluto chinando la testa e abbozzando un principio di sorriso senza dire niente, come due conoscenti che si incrociano qualche volta sulla tromba delle scale e non hanno mai avuto voglia di scambiarsi una parola. Si vive attaccati, uniformando anche il ritmo del respiro e i battiti del cuore e poi, un bel mattino, ci si sveglia ognuno nel proprio letto, in due case differenti, sotto le nuvole di un’altra città e la luna di un altro paese. Si vive attaccati, in due come si fosse uno, per un tempo interminabile che all’improvviso termina come ogni cosa, e si finisce perfino per farsene una ragione, convincendosi che forse è meglio così. Si vive, si vive attaccati senza tregua, sotto il fuoco di bombe che piovono da non so dove e proiettili che arrivano da ogni direzione. Si vive attaccati senza tregua, e qualche volta si perde anche la voglia di schivarli, i colpi. Perchè in un giorno così, potresti pensare di buttarti nel cuore delle deflagrazioni, perfino, per lasciarti esplodere tra il fuoco di ricordi che fanno solo male.
Si vive attaccati, e poi ci si incontra per strada e ci si scambia un cenno di saluto chinando la testa come due conoscenti che si incrociano sulla tomba delle scale e non hanno nulla da dire.
venerdì, 15 gennaio 2010
Discarica di Acerra – XXI secolo
Considerazioni dell’autore as A Young Neapolitan Cock
appollaiato in cima a un cumulo di rifiuti
sul calare della notte
Me sento comm’a nu vallo
‘ncoppa 'a munnezza
tutto cuntento fino a cche aiza
‘a capa ‘a coppa ‘a rezza
e guarda ‘ncielo,
po’, ‘mmiezzo addurmuto,
avascia l’uocchie
pecché le prorene ‘e denocchie,
e vede tanta suzzimma attuorno
ca le vene voglia
‘e se ‘mbruscenà pe’ terra
e chiagnere, chiagnere
e chiagnere ancora
‘mmiezzo ‘a ‘stu pantano
brutto, ‘nzevato e senz’ammore
ca s’ a l l a r g a a ogni m u m e n t o
e s’aregne ‘e cazzimme,
‘a coppa, ‘a sotta,
‘ncielo, ‘nterra,
'a dinto, ‘a fora
e in ogni luogo,
comme dice
‘ncopp'a altare
chillu percuoco
vestuto niro niro,
cchiu niro
'e ‘sta nuttata
senza luna,
senza speranza
e
senza ‘e te
c’ammallisciave ‘stu bebé
e me facive scurda’
tutta ‘sta schifezza
e ‘sta cazza ‘e rezza
ca me tene ‘nchiuso prigiuniero
'ncoppa ‘a ‘na muntagna ‘e lota
int’a ‘na notte scura,
afosa, ‘nfosa e fetacchiosa
addo’ me pare perzo tutte cose
e pure ‘a vita,
ch’era l’urdema posa
ca m’era rummasa.
(Mannaggia ‘a miseria
ca me tene 'mpiso
e 'a morte ca nun m'acciso
ancora!)
venerdì, 08 gennaio 2010
Precipitazioni di settembre
Sono quarantacinque giorni che non piove. Invece, quando andavo in fabbrica io, pioveva tutti i santi giorni. Prendevo il treno delle 6 e 25 bagnato fradicio. La pioggia ticchettava sui vetri mentre cominciavo ad asciugarmi al fiato della calca di centinaia di pendolari grondanti d’acqua come me. Arrivavo a destinazione prima che riuscissi a togliermi di dosso tutta quella umidità. E in realtà non è che fossi proprio veramente già arrivato, perché poi dovevo prendere il pulmino che mi portava fino a fuori il cancello della fabbrica; ancora sotto la stessa pioggia, perché pioveva, pioveva, pioveva sempre. Il più delle volte mi toccava lavorare coi piedi intirizziti. Montavo cavi e cornette guardando la pioggia che rigava i vetri e pensando alla povera gente che non aveva un tetto per coprirsi. Perché io ci pensavo alla povera gente sotto la pioggia. Il caporeparto ogni tanto mi vedeva distratto e cominciava a rimbrottare tutto incazzato. Ma in fondo era una brava persona. Mi diceva che dovevo essere più veloce, che non dovevo imbambolarmi, che se continuava così sarei stato tra i primi a essere segato. Perché c’era la crisi del settore. Tutti usano i cellulari, ora, diceva, e le cabine presto spariranno. E poi spariranno anche i telefoni di rete, e noi insieme a loro. Cazzo, c’aveva ragione il caporeparto. È venuta presto la crisi, come una tempesta. Ormai non serviamo più a niente noi che montavamo fili e cavi.
Anche il giorno che entrai in cassa integrazione pioveva a dirotto. E continuò a piovere per tutta l’estate. Poi venne settembre. Un settembre piovosissimo di tormente e temporali, il più piovoso che io ricordi da che sono nato. E il più nero. Alla crisi del settore si univa la crisi del paese, la crisi del continente, la crisi di tutto il mondo. Non saremmo mai più rientrati dalla cassa integrazione. Non avrei mai più messo piede in una fabbrica. Seguirono decine di cortei sotto la pioggia e chilometri consumati a cercare un nuovo posto, mentre gocciolava, pioveva, diluviava, pioveva tanto, pioveva sempre.
Ora è un mese e mezzo che ho deciso di intraprendere una mia attività. Sono in strada, in mezzo alle macchine che non si sa dove vadano né da dove vengano e mi sfrecciano davanti senza neanche guardarmi in faccia. Come fossi un palo della luce o uno di quei fottuti immigrati che mendicano e fanno finta di pulire i vetri. Ma io non chiedo la carità di nessuno. Io ho una mia attività. Vendo ombrelli. E sono quarantacinque giorni che non piove.
sabato, 02 gennaio 2010
bipedi barcollanti / che brancolano nel brio / fino all’ultima euforia
sprofonderemo nel baratro ebbri di allegria
avvitati nella noia dell’ultima striscia
tirata in un parcheggio
di periferia
.........
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(anyway, be good and
have a happy
new year)
.........
....
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lunedì, 28 dicembre 2009
Gli anni ’00 del XXI secolo
Qualcuno ha osservato che, con tutta probabilità, se invece di avere cinque dita per mano ne avessimo sei, gli anniversari si calcolerebbero a dozzine e a multipli di dodici. Ma l’essere umano si è trovato sempre tra le mani dieci dita e, così, ha cominciato a fare i suoi conti su base dieci, e su base dieci ci siamo abituati a fare i bilanci della nostra vita e della storia: contiamo decine, centinaia e migliaia di uomini e cose; ricordiamo ventenni e celebriamo centenari e bicentenari; festeggiamo i compleanni di quarantenni, cinquantenni e ottuagenari; attendiamo trepidanti l’avvento di ogni nuovo secolo e millennio; rievochiamo i mitici anni ’20 e gli sconvolgenti anni ’60 e ’70 del secolo che fu, oppure ci chiediamo cosa resterà, cosa è restato, di quegli anni ’80 (cfr. Raf).
Ecco, mi piacerebbe che ora, sullo scorcio del primo decennio del terzo millennio dopo Cristo, provassimo a fare un bilancio collettivo e ci chiedessimo, tra quindici vent’anni (oppure tra centocinquanta duemila anni), cosa ricorderemo (cosa ricorderanno) e cosa rimpiangeremo (cosa rimpiangeranno) di questo decennio ormai giunto alla sua ultima settimana.
Se volete partecipare a questa rievocazione rilasciata a caldo al capezzale del decennio moribondo, lasciate un commento. Sarà mia cura riportare una sintesi delle vostre considerazioni nel riquadro che chiude questo testo.
| Cosa resterà di questi anni zero? |
la battaglia di Genova - la morte di Carlo Giuliani - gli attentati dell'11 Settembre - la guerra in Iraq - lo tsunami del 2004 - il neoconservatorismo rapace e sanguinario di Bush, Blair, Sharon e Berlusconi - la definitiva egemonia del berlusconismo sull'immaginario collettivo italiano - il collasso delle sinistre novecentesche - la vittoria di Obama [razgul] - la superpotenza cinese - il ruolo pervasivo di internet e l'exploit di Facebook - il computer prende spazio e tempo alla tivvù - il volto infantile e tossico di Kate Moss - la crisi economica del 2009 - le curve di Scarlett Johansson - Johnny Depp as a new Marlon Brando - la monnezza per le strade di Napoli e Palermo [aitan] - il web 2.0 [razgul] - l'attentato alle torri gemelle [simple] - l'11 settembre 2001 - la quarta coppa del mondo conquistata dalla nazionale di calcio italiana - le olimpiadi invernali di torino 2006 [e.l.e.n.a.] - il trionfo dell'mp3 - la diffusione di massa della chirurgia estetica - il consolidamento della sinistra, più o meno annacquata, in Brasile, Uruguay, Argentina, Cile, Ecuador, Venezuela, Nicaragua e Paraguay - i morti della Thyssen e migliaia di altre morti bianche - il caso Englaro - la strage degli immigrati a Catelvolturno - la pletora di clandestini morti annegati [aitan] - l'introduzione dell'euro e... la diffusione del carovita [e.l.e.n.a.] - una maggiore sensibilità verso l'ambiente [gp] - le occasioni perse per cacciare il nostro presidentedelcons - le cose lontane precedenti il decennio [musicamauro] - l'imponente 'Marcha del Color de la Tierra' degli zapatisti dal Chiapas a Città del Messico nel 2001 [razgul] - lo smarrimento politico in Italia - il pomeriggio delle Torri e l'articolo di Baricco su Repubblica del giorno dopo - la strategia del terrore (Sars, antrace, etc etc.) - i centri di detenzione permanente - Gaza e Piombo fuso [pessima] - gli sms - roger federer - la morte del punto g - la morte del pop - la morte di berlusconi (che l'anno ancora non è finito) - violante che sdogana il fascismo - i fascisti al governo che non sdoganano i comunisti perché vai a trovarne uno - lo spritz e gli aperitivi (che ci hanno rotto le palle) - la pixar [hobbs] - le rotonde al posto dei semafori - il "fai girare l'economia" sui sacchetti di plastica - il presidenteoperaio incazzato in piazza duomo - la gelmini che tagliuzza la scuola pubblica - le pubblicità in rumeno e albanese sui bus milanesi - le polveri sottili che gli occhi piangono sempre come quelli delle madonnine ma nessuno si inginocchia quando ti vede - i babbi natale sfiniti e appesi ai balconi - gli alberi di natale neri - sbandierare il futuro pensando di ricostruire centrali nucleari - i giornalisti imbavagliati o uccisi - la diminuzione degli sms natalizi del cavolo [laele] - le macerie dell'Aquila - le case crollate di Messina - il mio voto a Rosa Russo Iervolino [dido] - il grande fratello e i cosiddetti reality show - le vignette di Vauro, Altan, Ares e Ángel Boligán - le finte pandemie - il nobel per la pace all’Intergovernmental Panel on Climate Change nel 2007 - i ponti di Calatrava - le opere di Cai Guo Qiang - qualche disco della Tzadik - la morte di Pina Bausch e la fine dei Teletubbies [aitan] - il video della morte per impiccaggione di Saddam Hussein [utente anonimo] - i razzi talebani contro i buddha (marzo 2001) [kalekaiagathe] - le immense (e purtroppo tragicamente inutili) mobilitazioni internazionali contro la guerra in Iraq, culminate nel gathering mondiale del 15 febbraio 2003 [razgul] - un ripiegamento nel privato a livelli mai raggiunti nell'ultimo mezzo secolo - l'elezione di Obama e la crescita della "democrazia" internettiana [ALF64] - la strage di Beslan [bianca] - i film di Paolo Sorrentino - le recite di Arturo Cirillo - le suonate di Stefano Bollani [dido] - le riscoperte postume di De André e Moana Pozzi - le morti di Antonio Buero Vallejo, Renato Carosone, Roberto Murolo, Sergio Bruni, Luciano Berio, Nina Simone, Herbie Mann, Jorge Amado, Carmelo Bene, Giorgio Gaber, Augusto Monterroso, Luigi Pintor, Roberto Bolaño, Manuel Vázquez Montalbán, Guido Crepax, Elia Kazan, Enrico Baj, Mario Merz, Norberto Bobbio, Alberto Sordi e Nino Manfredi, Gabriella Ferri, Marlon Brando, Antonio Gades, Tiziano Terzani, Henri Cartier-Bresson, Giovanni Raboni, Jacques Derrida, Luigi Veronelli, Consuelo Velázquez, Artie Shaw, Arthur Miller, Saul Bellow, Sergio Endrigo e Bruno Lauzi, Syd Barrett e Richard Wright, Mario Merola e James Brown, Gillo Pontecorvo, Alice Coltrane, Ryszard Kapuściński, Emanuele Luzzati, Jean Baudrillard, Dino Risi, Bolognini, Comencini, Vancini e Ingmar Bergman, Ugo Pirro, Max Roach, Joe Zawinul, Jimmy Giuffre, Ettore Sottsass, Nunzio Rotondo, Robert Rauschenberg, Luigi Malerba, Mario Rigoni Stern, Fabrizia Ramondino, David Foster Wallace, Stefano Rosso, Leo de Berardinis, Vittorio Foa, Miriam Makeba, John Updike, Giampaolo Dossena, Mario Benedetti, Ivan Della Mea, Willy DeVille, Mercedes Sosa, Fernanda Pivano, Claude Lévi-Strauss, Alda Merini, Pina Bausch e Michael Jackson – l’alternarsi dell’autoritarismo energico e modernista di Wojtyla con l’autoritarismo sciapo e conservatore di Ratzinger - la fine di Edoardo, Gianni, Umberto e Susanna Agnelli e l’inizio della dinastia sciapa degli Agnelli-Elkan - il digitale terrestre - l’iphone e l’attesa del mactablet - la riabilitazione di Craxi - la diffusione, crisi e rinascita di blog e t-blog [aitan] - il berlusconismo, per ricordarci quanto coglioni siamo stati a non liberarcene prima [zeus] - prestiti a tasso zero - crescita zero della popolazione - i migliori anni della carriera e della vita di Renato Zero - speranze di uscire dalla berlusconeide zero - il primo presidente afro-americano degli USA, che è stato anche il primo assegnatario di un Nobel preventivo per la pace, più che mai azzerato, ehm..., sorry, volevo dire azzeccato, visto l'ampio utilizzo della guerra preventiva caratterizzante la fase iniziale della sua presidenza [turquoise] - l'aviaria - la suina - i morti ammazzati in carcere - Brenda e tutte le trans morte ammazzate perché i potenti possano continuare a farsi di coca e di trans - i modellini di Vespa a porta a porta [dido] - i bluff di Allevi - gli operai, gli impiegati e i precari sui tetti - ma pure qualche nota positiva, tipo tutti i dischi di Iva Bittovà - ‘Lágrimas Negras’ di Bebo Valdés e Dieguito el Cigala - alcuni dei tanti cd di Bollani - tutti quelli di Chico César - ‘Continuo’ e ‘Aurora’ di Avishai Cohen - ‘Border’ di Lila Downs - ‘Silence is sexy’ degli Einstürzende Neubauten - ‘São Vicente di Longe’ di Cesaria Evora - ‘Ciranda’ di Márcio Faraco - ‘Things’ di Paolo Fresu e Uri Caine - ‘Guilty Guilty Guilty’ di Diamanda Galàs - ‘A New Hot One’ di David Krakauer - Claudio Lolli e Il Parto delle Nuvole Pesanti che hanno rifatto ‘Ho visto anche degli zingari felici’ - ‘Terronia’ di Pino Minafra - 'Graffiando vento' di Mirabassi e Guinga - Quintorigo ‘Plays Mingus’ - ‘Samsara’ di Roscoe Mitchell, Zurzolo, Don Moye et al. - ‘Live @ radiotre’ di Salis e Satta - tutti i cd di Daniele Sepe del decennio e, soprattutto, ‘Conosci Victor Jara?’ e il trittico di ‘Truffe & Other Sturiellett'’ - ‘Astrolabioanima’ di Sollima e Gandola - ‘Maresia’ di Stefania Tallini - ‘Piosenki Do Snu’ e ‘Kapka’ dei Tara Fuki - ‘In cerca di cibo’ di Trovesi e Coscia - ‘Cê’ e poco altro di Caetano Veloso - varie cose e cosette suonate e prodotte da John Zorn - ‘Migranti’ di Marco Zurzolo - l'acume e l'ironia di Moni Ovadia [aitan] - il ruggito del coniglio, di dose & presta [kalekaiagathe] - i preparativi spasmodici e le grandi luminarie in attesa di quel 2000, che chissà cosa ci si aspettava portasse e invece... [zaritmac] - la constatazione amarissima delle occasioni perse, a sinistra, e la sensazione di essere in un cul de sac - la lezione dell'onestà della memoria di Boris Pahor - gli auguri di [zena], i miei e i vostri.
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venerdì, 25 dicembre 2009
Ma certo che Babbo Natale esiste! Una volta, saranno stati vent'anni fa, si è incarnato nelle mie sembianze tra Piazza Plebiscito e Via Roma rivolgendosi candido, morbido e sicuro del suo compito a decine di bambini non suoi, con a seguito un amico improvvisato fotografo che monetizzava l'incontro agli occhi miopi degli adulti ma invisibile ai più piccoli, che vedevano altro e vedevano oltre.
Ma certo che esiste Babbo Natale, anche se resta ignaro degli aspetti pratici che comporta l'accompagnamento di un figlio vero sul versante dell’indipendenza e dell’autonomia…
martedì, 22 dicembre 2009
Muito Romântico
trentasettesimo frammento
‘Na cosa facile facile
pe’ te e pe’ tutte quante
Mo’ era Pasca
e vene già Natale n’ata vota
e gira gira rota
e passa ‘o tiempo e ‘a moda
ma tu nun passe, tu,
pecché tu si l’ammore
ca pure quanno chiove
asciutta ‘e panne ‘o sole
pe’ me purtà calore
‘ncoppa ‘a ‘sta terra scura
mmiezz’a ’stu munno ‘nfame
c’aiza mane e mure,
te leva ‘a vocca‘o pane
e te tratta ca manco 'e cane
sule pe’ pute’ parià.
E mentre Peppe o Ciro
s’aggira e s’arravota,
torna Pasca
e vene Natale n’ata vota,
e gira gira rota
va truvà mo’ chi è state
c’a cugliuto bbuono ‘o tiro
chiullu fatto è niro niro
niro niro comm’a ‘tte.
E crisceme ‘stu bebé,
crisce ‘stu bammeniello
che è bello, bello, bello,
comm’o figlio da maronna
ca more e nasce a juorno
senza paura o scuorno.
E accumencia n’ata vota
‘stu taluorno.
sabato, 19 dicembre 2009
Interludio senza figure
(in attesa di una cosa facile facile)
Stat pipa pristina nomine, nomina nuda tenemus.
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