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giovedì, 02 luglio 2009
R i t r a t t o d i P a e s e
ritratto
di un paese
insozzato, ingozzato,
rimbecillito, raggirato
e sgozzato
da magnati milanesi,
malfattori mafiosi,
magistrati ammanigliati,
mignotte miracolate
e masse malleabili
e malaccorte
assolutamente
assuefatte
alle malefatte
del potere.

ritratto
di un paese
assimilato
e ammaliato
dalle macchinazioni
machiavelliche
dei gran maestri
della manipolazione
ritratto
di un paese
maledetto,
maldicente,
mammista,
mansueto,
malfamato,
malfido,
maneggione,
mediocre,
mangione,
megalomane,
mefitico,
menzognero,
meschino
e menefreghista
ritratto
di un paese
malmesso,
soprattutto
malmesso,
e
scarsamente
propenso
alla critica
e al cambiamento.
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N.B.
Al sesto e settimo rigo (titolo escluso)
avrei potuto invertire l'ordine dei fattori e scrivere
da magnati mafiosi
e da malfattori milanesi.
oppure
da magnati malfattori
e da mafiosi milanesi.
e il prodotto non sarebbe cambiato più di tanto,
purtroppo.
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Piccolo aggiornamento serale
E ancora non avevo letto dell'ignobile Ddl sulla sicurezza approvato oggi al senato. Praticamente una versione riveduta e scorretta delle leggi razziali. Ritratto di una paese intollerante e chiuso in se stesso come una crisalide nel suo bozzolo, come una lumaca immersa nella sua bava appiccicosa, come un ragno intrappolato nella sua stessa tela.
Pensassero piuttosto alla sicurezza sui mezzi di trasporto, alla sicurezza sul lavoro, alla sicurezza delle pene per i potenti che delinquono…
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venerdì, 26 giugno 2009
Ri-flessione sulla penna caduta
La penna gli cadde di mano perpendicolare al pavimento, la punta dritta sul marmo come un sasso lanciato da un cavalcavia. La penna gli cadde come un dardo del destino che gli impedì di mettere su carta i suoi pensieri. La penna, la penna cadde all’improvviso, bloccando sul nascere tutto il mondo che gli sarebbe potuto emergere dalle dita in quel momento. La penna, la penna cadde giusto allora che sentiva crescere dentro di sé l'urgenza di trasformare in scrittura il groviglio di sentimenti che gli si avvolgeva intorno all’interno.
Cercai di prenderla da terra stendendo il braccio in tutta la sua estensione. E mentre allungavo la mano sentivo già i miei pensieri spargersi al suolo, mischiando le parole alle parole; e vedevo accavallarsi le frasi e i sensi del mio ragionamento.
Mento.
La penna era già a terra, quando ho cominciato a digitare queste parole che mi affiorano dalle punte delle dita come sassi che calano sul suolo di questa tiepida mattinata di giugno.
La penna restò lì, spiaccicata al suolo come un corpo morto, mentre l’uomo tornò a sognare il momento in cui non ci sarebbero state più pene, in questo mondo.
Ma era uno di quei sogni che si trasformano facilmente in incubi di bonaccia e pace eterna.
Molto meglio viver di pene.
In ogni senso.
domenica, 21 giugno 2009
Due composizioni tardo settecentesche
scritte negli anni '80 del XX secolo
(perché non si può parlare sempre
e solo di passione, amore e politica) *
I - [senza titolo]
Ogni cosa ha due lati,
ed ogni lato ha due lati,
ha due lati, ha due lati
(qualche volta
casualmente
correlati).
--oOo--
II - L’infinito euclideo ('88 hh)
Per un punto
passa un numero
di rette
che non finirai
di contare.
Infinita
è la realtà
se alzi lo sguardo.
Per due
una e una sola
retta - infinita.
Passa l’infinito
per due punti,
passano gli infiniti
per uno.
Infinita
la realtà
se alzi lo sguardo.
Per due punti
passa una sola retta e
infinite curve
che si intrecciano
in una rete
infinita.
Infinita la realtà
finito lo sguardo.
P.s. Né finita
la tua immagine
in tra de specchi,
se riesci
a immaginare.
* Anche perché a quei tempi nella mia vita non c'eri né tu né Berluscass né questo suo regno che pare infinito.
(Ma siccome ogni cosa ha due lati, io non smetto di sognare che si sia finalmente giunti al finale dell'utilizzatoRe.
Al Capone chiuse la sua parabola per una questione di tasse, Alì Ber Loscone la chiuderà per una questione di mignotte. Un argomento su cui il Ministro delle Pari Opportunità prima o poi dovrà pur spendere un paio di parole. Nel suo ruolo istituzionale, intendo, non in quello di ex favorita.)
(Epperò,
la vera tragedia
di questo paese
è che
morto un papi,
se ne farà un altro)
((Quanto a te, già sai…))
martedì, 16 giugno 2009
Confessioni di un orso cubano emigrato a Berlino

Di giorno faccio l’orso in uno zoo e me ne sto tutto il tempo a sognare ad occhi aperti; sogno di lavorare in un circo equestre, perché sotto il tendone i bambini stanno più lontani e non si sentono protetti dalle gabbie.
Di notte dormo, sperando di cadere in letargo, o di liberarmi da questa finta pelliccia e di correre nudo in riva al mare come se fosse sempre primavera.
mercoledì, 10 giugno 2009
M u i t o
Romântico
trentaduesimo
frammento
...
Mi chiedi dove ci scaraventerà l A p r O S s i M a oNda.
Ti chiedi se sapremo cavalcarla o se ne saremo arrovellati.
Senza risponderti ci a u g u r o che io possa essere
il sollevatore d'ogni tua croce,
e la tua croce;
e che tu
sappia
essere
il mio
calvario
e il mio
sollievo.
E poi,
ancora,
balsamo,
condanna,
legno storto
e follia,
in secula
seculorum,
o solo almeno
giorno per giorno
o r a per o r a
d'anno in anno,
fino alla fine
del gioco,
'till when
the
p
a
r
t
y
is
o
v
e
r
:
di
gioia
in gioia
di noia in noia
e di danno in danno,
fino al giorno in cui
i vermi pasteggeranno
tra le t u e e m i e ossa
confuse sotto lo stesso
metro cubo di terra,
come se fossero
una sola cosa,
finalmente,
unacosasola
fino alla
fine del
tempo
e di
te,
p
e
r
f
i
n
o
.
.
.
Che non credevo / ci potesse essere / qualcun'altra / a cui giurare / per sempre /
tra i fili / della barba di Piazzolla. /
('Azzor!)
venerdì, 05 giugno 2009
Cronaca locale
Io sono qui che scrivo, scrivo e mi chiedo dove andremo a finire, intanto che a pochi metri dal mio piccì Luigi Cesaro, cavallo vincente del piddielle provinciale, parla al suo popolo insieme a una ciurma di politicastri locali riciclati da centri e sinistre. La ministra Carfagna, annunciata sui manifesti come una diva in tournée, non è potuta venire. La gente maschera la delusione seguendo la traiettoria dei fuochi d’artificio che ora rimbombano nella piazza. Tra i botti, qualcuno grida Viva Berlusconi, viva la libertà. Nell’aria scroscia una caterva di applausi, mentre a me mi si scrosciano i maroni.
Pensavo che non se ne facessero più di comizi, pensavo bastassero le televisioni e i porta a porta.
Si sta chiudendo la campagna elettorale, questi sono proprio gli ultimi fuochi. Il comizio è un comizio alla vecchia maniera, molto gridato e pieno di avverbi che finiscono in mente, mente, mente. Per un attimo mi affaccio alla finestra per aggiungere qualche immagine al sonoro: la gente in piazza è poca. Ormai il popolo vota, li vota massivamente (mente, mente, mente), ma non sa nemmeno più perché; seguono il flusso, il mandriano del gregge, quello che la spara più grossa.
E' una vecchia storia, e io non so come andrà a finire né vedo vie di uscita.
Provo a distrarmi ripensando a un articolo che ho letto sul Corriere: David Carradine è morto, ieri, alla veneranda età di settantatré anni, per un gioco autoerotico. (Bondi, invece, è vivo e fa il ministro della cultura di questo scalcagnato paese). L'attore è stato trovato con una corda intorno al collo ed una intorno ai genitali. (El País stamattina ha pubblicato cinque fotine di Villa Certosa; la più cliccata mostra un cazzo eretto e una faccia oscurata). Le due funi calavano da un attaccapanni. L’hanno trovato in una stanza di un lussuoso albergo di Bangkok.
Ecco, a me piacerebbe tanto averci un presidente settantatreenne che fa giochini autoerotici con corde e attaccapanni in una camera d'albergo.
Mi piacerebbe tanto avercelo, avercelo, avercelo, e non avercelo più.
Ma so bene che nemmeno questa sarebbe una via di uscita e continuo a chiedermi dove andremo a finire, mentre la folla si allontana dalla piazza, Cesaro si prepara a raggiungere un altro comizio e io penso che, ovunque sia, ovunque andremo, mi piacerebbe portare con me un grappino, una chitarra e un paio di amici.
lunedì, 01 giugno 2009
Suvvia, non s’agiti, signora mia,
è solo una questione di corna.
Apprendiamo stamane
dai liberi giornali
di lotta e di governo
che nella neo-etica italiota
un uomo, se cornuto,
è autorizzato dai fatti
e dalla pubblica opinione
a frequentare minorenni,
anche a frotte,
promettendo
mari, monti,
partecipazioni
cine-televisive
e pezzi di governo,
perché il maschio
è maschio,
la carne è carne
e chi dice male di lui
andrà all’inferno
e da laggiù,
nelle viscere
della terra,
continuerà
a vederlo
fotterci
in eterno;
perciò,
per cui la quale
mi pare anche normale
che colui cui tutto è concesso e può
riceva il consenso generale
espresso (ops!) in centinaia,
migliaia, milioni di voti
allegramente elargiti
dalla maggioranza
degli italioti
che mica sono tutti idioti,
perché, mi consenta,
la maggioranza, si sa,
ha sempre ragione,
che applauda Hitler,
Ceauşescu, Perón,
o Mussolini,
che consumi cocacole,
cocaine, coccoina,
o pannolini,
che deturpi, distrugga,
metta le dita al naso
o che inquini;
e poi, diobbuono,
lo sanno
anche i bambini
che da santachè
mondo è mondo
i grandi uomini
si inculano
i piccini.
Insomma,
signora mia,
se indaga a fondo
si renderà conto che ha
un sapore antico
tutta questa
neo-etica
italiota,
destinata
a diffondersi
per l’Europa intera
e da qui per tutto il mondo
in un allegro girotondo
di nani, noemi, brunette,
ghedini, carfregne e ballerine.
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In the meantime,
nell’attesa che l’Italia tutta subissi
lui e il suo partito di calorosi voti,
Palermo è subissata dalla monnezza,
e anche qui a Napoli cominciano
a riaffiorare i rifiuti dai cassonetti.
Ma questa non è colpa sua,
Del capo sono solo i meriti.
Le colpe sono tutte
dell’opposizione
e del popolo
che non si lascia
guidare a dovere.
Perché lo sa lui
che cosa
è meglio per noi
e come fare per superare il brutto momento
aspettando con ottimismo che giri il vento!
Orsù, antico, operoso e nobile popolo italiano
affidiamoci, dunque, alla sua magica potenza
e liberiamo la mente da ogni incombenza.
Tutto il resto, signore mie,
sono solo private questioni di corna
o è lo spettro comunista che s’aggiorna
con tutta la sua lugubre luce notturna
come la mala erba che sempre ritorna
ignara delle buone ragioni dell’urna!
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E mo’,
alluccate
tutte quante
appriesse a 'mme:
Chi dice ca sì, chi dice ca no,
e’ sempe ‘o popolo ca‘o vo’,
da Casoria a Mondragone,
viva ‘o ‘rre, viva ‘o padrone
Chi dice ca no, chi ca dice sì
chesta storia adda firni’
e chi parla male
‘e Berluscone
o e’ ‘nvediuso
o e' ricchione.
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sabato, 30 maggio 2009
Interludio senza parole

sabato, 23 maggio 2009
Milano, avanti ieri.
Due improvvisazioni / in ottava senza rima /
che non c'entrano con questa / bella cosa che sta qua / e m'ha fatto salutare / da vicino tanta gente / che fino a poco fa / sapevo solo a parole / (grazie, grazie, prego, grazie)
I
Come essere umano
mi è d'uopo affermare
che i momenti più belli
di tutta la mia vita
li ho per certo vissuti
allorché ti ho sentita
veramente animale
e come tale amata
sbattuta et adorata
su vette rasente cielo
(détta coi toni mocciosi
che vanno per la maggiore,
tanto per dimenticare
che soffro l'eterno male
di every day invecchiare
come una vela al mare
sott'un vento senza fine.)
FINE
II
Finito il tempo in cui
si scoppiava di parole,
ora si scoppia in strada,
al caldo delle polveri,
o sotto il duro giogo
delle replicate crisi
che sconvolgono le vite,
anche se il premier ride
e l'opposizione siede
aspettando cadaveri
sulla sponda di un fiume
melmoso e inquinato
in cui sarà triste fare
l'irreversibile parte
del cadavere, un giorno
che per noi ormai il tempo
sarà pure lui finito.
FINITO
[Se vi va, esprimete la vostra preferenza per la uno (I) o la due (II). E siate clementi. A Milano faceva un caldo della madonnina ed io non ero molto in me. Peraltro, mi ha sconvolto trovare ribaltato il mio immaginario. Pensavo che la capitale della crisi italiana fosse una città brutta e noiosa. E invece mi sono ricreduto, grazie anche a chi me l'ha fatta passeggiare da dentro nei limiti del tempo brevissimo che avevo disponibile. Mannaggia la miseria, mannaggia la morte e mannaggia il tempo che non la smette di cingerci d'assedio!
(E grazie puranco a tutta la redazione e all'organizzazione di B&N che m'ha offerto l'occasione e dato la soddisfazione di questa premiazione in mezzo a tutta questa popolazione che m'ha dedicato tanta immeritata attenzione che vorrei rivolta soprattutto all'illustatrice della mia obliqua immaginazione: Eugenia Monti.)]
venerdì, 15 maggio 2009
La bicicletta rossa
Tornò nella casa dove era nato, si mise a letto e trovò lì, intatti, tutti i sogni di quando era bambino. Dopo un attimo di esitazione, scelse quello della bicicletta rossa e non la smise più di girare tra mobili, soffitti e suppellettili.
Dall'ufficio lo chiamavano al cellulare, ma lui non rispondeva, perché a quei tempi non c'era il cellulare, e nemmeno Berlusconi. Cioè, non è che non ci fosse, Berlusconi, ma credo che costruisse solo caserme e palazzi, limitandosi a governare cantieri edili e comitive di pianisti di pianobar e animatori turistici. Forse non ci crederete, ma a quei tempi la televisione aveva solo due canali e, per passare dal secondo al primo o dal primo al secondo, ti dovevi alzare e dovevi schiacciare un bottone che faceva un gran rumore. Lo so, lo so, anche questo vi sembrerà strano, ma quando sull'altro canale cominciava una trasmissione nuova, appariva in basso a sinistra un grande triangolone bianco, e se ci mettevi il dito sopra, non succedeva un bel niente, perché quegli apparecchi non erano sensibili al tatto, e anche grandi e piccini sembravano essere molto meno sensibili ai caroselli, in quei lontanissimi tempi là. Ma forse, a pensarci bene, non è del tutto vero che si era meno sensibili a quella decina di minuti di sarabande e pubblicità; perché io mi ricordo bene che ci ritrovavamo tutti riuniti, alle nove in punto, per sentire di Giò Condor, olandesine volanti e rossi antichi; per quanto poi, siparietti a parte, di pubblicità e propaganda ne girasse molto meno, in quei tristallegri tempi là. Giravano, invece, molte biciclette, e a me pare di rivederne una rossa con cui mi addentravo tra mobili e suppellettili e progettavo sistemi infallibili per far risalire le sue ruote gommate lungo finestre e pareti e gironzolare sulle soffitte e sui tetti. Avevo grandi sogni, ai tempi di quei caroselli, ma il più bello era quello di pedalare giorno e notte col vento in faccia alla luce del sole e della luna.
Va be', sto divagando: questa è un'altra storia, e anche quella sembrava essere un'altra storia, a pensarci bene.
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Lo so che Carosello faceva alle 8 e 50 e non alle nove in punto come c'è scritto qua sopra. Ma la voce narrante di questo pezzullo si ricordava così e così ha scritto, magari anche per non appesantire ulteriormente quel già lungo e arzigogolato periodo di interruzione pubblicitaria. Questioni di stile. Mica cose da poco...
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